Kubica: "Tanti errori, ma la mia cambiata era lenta"

Robert analizza la stagione in WRC con la Ford Fiesta RS e ammette che in Formula 1...

Kubica:

Robert Kubica ha chiuso il 2014 con un micidiale uno-due, vincendo sia il Monza Rally Show che il Memorial Bettega al Motor Show di Bologna con la Ford Fiesta RS WRC dell’A Style Team. Abbiamo incontrato il pilota polacco fra una sfida e l’altra alla Motorsport Arena e questa, quindi, è un’intervista a… puntate.

OmniCorse.it ha beneficiato anche della possibilità di montare la Sony Action Cam sulla macchina di Robert regalandovi così le sue emozioni sull’insidioso tracciato dell’Area 48. Parlare con Kubica è sempre una grande opportunità di approfondimento perché riesce sempre ad argomentare con lucidità ed intelligenza il suo modo di vedere le corse.

Nella prima stagione nel WRC con la Ford della M-Sport si è meritato la ribalta della cronaca più per le spettacolari (e paurose) uscite di strada, che per le prestazioni pure. In questa chiacchierata Robert ci ha fatto capire quali sono stati i chiaro-scuri di un’annata con molte difficoltà aggiuntive a quelle di un normale debuttante. La FIA gli ha concesso l’uso di un cambio a paddle, ma il suo sistema era molto più lento di un sistema manuale e ne ha pagato le conseguenze…

Come mai hai scelto di correre al Motor Show di Bologna?
“Avevo previsto di staccare un po’ perché la stagione del mondiale rally è stata molto lunga e impegnativa. Pur avendo meno appuntamenti in calendario rispetto alla F.1. L’impegno è stato tosto per cui avrei voluto concedermi un periodo di riposo, ma poi è venuta l’idea di correre a Monza. Un po’ perché conosco l’A Style Team che mi ha fornito la Ford Fiesta RS WRC, un po’ perché è bello trascorrere alcuni giorni tra gli amici italiani. Credo che sia anche un modo giusto per ringraziare i fan che mi assicurano sempre un grande supporto e dare un adeguato ritorno agli sponsor che hanno investito nel mio programma. Siccome la macchina di Monza poteva essere utilizzata anche al Memorial Bettega, ho accettato l’invito di Franco Cunico che ha spinto molto per avermi. Inizialmente mi avevano detto che sarebbe stato un impegno di un giorno e poi ho scoperto che ero impegnato per tre. Ma fa lo stesso, visto che ho voluto venire a Bologna…”.

Come hai trovato la pista dell’Area 48 che quest’anno è stata ridisegnata?
“Non conoscevo quella precedente, perché avevo seguito il Memorial Bettega solo in televisione, ma questo tracciato ha una terra che si scava molto e, soprattutto, all’inizio del ponte si crea uno scalino che io considero molto pericoloso. Prima non c’è una vera curva e si può arrivare veloci, ma si corre il rischio, se si seguono le rotaie, di decollare… Il ponte è piuttosto alto, per cui è meglio non prendere troppi rischi. Diciamo che per il resto è un misto terra-asfalto ottimo. L’esperienza mi potrebbe essere utile l’anno prossimo nelle prove speciali spettacolo, dove si dovranno usare le gomme da terra sul fondo asfaltato. Per completare l’impianto ci avrei messo un salto vero, creando una situazione molto spettacolare che in pista o su strada normalmente non si vede. E servirebbe una terra meno sabbiosa, tale da consentire di tirare delle traiettorie, mentre la percorrenza delle linee cambia in funzione dei solchi che si creano dopo i primi passaggi”.

È stato più divertente sfidare Valentino Rossi a Monza o Ken Block al Motor Show?
“Valentino è un campione con la C maiuscola, va forte non solo in moto ma anche in macchina. A Monza corre da diversi anni per cui conosce la gara molto bene che ha caratteristiche molto diverse da qualsiasi altra. E’ un appuntamento in cui l’esperienza conta molto: se dovessi ripetere l’esperienza guiderei certamente meglio perché bisogna capire quali sono i punti dove si può fare la differenza, senza prendere rischi inutili negli altri. Il Memorial Bettega è più show, certamente più Gymkhana, molto adatta a Ken. E anche i tratti di asfalto con le gomme da terra non sono certo il massimo: io sono abituato alle monoposto in pista dove si disegnano le traiettorie, mentre qui la macchina si muove molto sulle gomme. Ma anche questa è un’esperienza che mi può tornare molto utile…”.

Qual è il bilancio dopo la prima stagione nel mondiale rally con la Ford Fiesta RS WRC dell’M-Team di Malcon Wilson?
“Non sono contento dei risultati ottenuti in questo primo anno di mondiale rally, anche se i risultati non erano una priorità della stagione, visto che ho deciso di iscrivermi al WRC per imparare. Se si vuole apprendere in fretta in un ambiente dove corrono i migliori è possibile commettere degli errori, perché andando piano non si impara quasi nulla. Ho buttato via diverse gare che potevo finire bene, magari a podio, però mi sono tolto la soddisfazione di vincere delle prove speciali con una macchina che non era al top”.

Cosa ti è mancato rispetto agli altri piloti Ford dell’M-Team?
“Sono stato molto penalizzato dal sistema di cambiata con il paddle che era molto più lenta di quello manuale usato dai miei avversari. Tante volte ho lasciato per strada dei secondi all’uscita dei tornanti perché non mi entravano le marce. E quando sei in lotta con i migliori rallisti del mondo sono “regali” che non ti puoi permettere. Dopo una speciale di 20 km se scopri di essere solo a quattro secondi da Sebastien Ogier e sai di aver lasciato un paio di secondi nelle inversioni di strada più lente, capisci che devi andare sempre molto vicino al limite, se non oltre, nel tentativo di chiudere il gap”.

Questo è un aspetto che non avevi mai raccontato…
“Beh, allora ti aggiungo che, essendo la cambiata più lenta, anche la caduta di giri fra una marcia e l’altra è maggiore, per cui impiego un tempo maggiore a far riprendere il motore”.

Di quanto vieni penalizzato?
“Conosco il valore esatto, ma preferisco non dirtelo…”.

E il prossimo anno come potrai ovviare a questo problema?
“E’ molto semplice, nel 2015 avremo tutti il comando del cambio con i paddle shift idraulici per cui saremo messi tutti alle stesse condizioni. Il sistema che ho utilizzato quest’anno era in grado di produrre una pressione che era il 15 o 20% in meno rispetto a quella di cui disponevano le vecchie Focus con il cambio idraulico. E ci sarà stato un perché se su quella macchina la pressione dell’impianto idraulico era nettamente superiore…”.

Hai messo in evidenza i problemi che ti hanno rallentato, ma questi non sono stati la causa dei tanti incidenti…
“Hai ragione, ho commesso diversi errori per inesperienza e alcuni per i miei limiti. Se avessi avuto al 100% la funzionalità della mano destra sarei riuscito spesso a recuperare la macchina. E poi ho le abitudini di chi ha sempre guidato in pista e che cerca di “tirare” le traiettorie, ma 20 anni in autodromo non si cancellano con un colpo di spugna. Quindi, se devo fare un bilancio deve ammettere di aver fatto troppi sbagli, ma se qualcuno prima di iniziare la stagione mi avesse detto che avrei vinto delle speciali in tre rally diversi o che avrei chiuso le prime due ps del Montecarlo in testa con un vantaggio di 35 secondi sugli inseguitori, non ci avrei creduto io per primo. Ho anche vinto la prima gara del Campionato Europeo, per cui non è proprio tutto da buttare. Ho fatto una buona esperienza che ora vorrei mettere a frutto”.

Non ti ha cercato la Citroen per un programma ufficiale, magari abbinando ai rally qualche presenza nel WTCC con la C-Elyseé?
“No, erano tutte chiacchiere. Non si è mai parlato di mondiale turismo”.

E di rally con la DS3?
“Mettiamola così: la Citroen ha reso nota la sua coppia di piloti per il mondiale, per cui non c’è alcuna possibilità di partecipare ad un programma ufficiale”.

Ma vorrai una macchina competitiva per il 2015?
“Lo spero, ma sono consapevole che ci sono anche gli anni in cui bisogna saper stringere i denti …”.

Passiamo ad analizzare la Formula 1: Fernando Alonso ha lasciato la Ferrari per andare alla McLaren-Honda, mentre Sebastian Vettel ha abbandonato la Red Bull Racing per la squadra del Cavallino. Chi dei due ci ha guadagnato?
“Quello che ha strappato il miglior contratto!”.

Ma non stavamo parlando di soldi…
“Lo so, era solo una mia battuta. Sinceramente non è facile dire che dei due avrà da guadagnarci: non ho la bacchetta magica e non so predire il futuro. La F.1 è talmente complicata e competitiva che diventa difficile fare delle previsioni. Credo che Fernando, anzi sono sicuro, che prima di optare per certe scelte abbia fatto le sue valutazioni sulle persone che troverà alla McLaren e sulle performance che la squadra sarà in grado di esprimere. Non è certo il tipo che cambia squadra per andare a soffrire, ma spera di tornare a vincere con loro. La stessa cosa si può dire per la Ferrari che punta su Vettel per puntare nuovamente al successo”.

Perché Sebastian ha avuto un anno difficile dopo quattro titoli mondiali di fila, mentre Fernando si è confermato leader della Ferrari, bastonando regolarmente Kimi Raikkonen?
“La F.1 è uno sport tecnico anche dalla parte del pilota. Andare forte non significa andare a fare la spesa e tornare a casa. Se non hai il feeling con la macchina è impossibile sfruttarne il potenziale appieno. Si vede che è mancato qualcosa a Sebastian…”.

Il tedesco può aver patito il brake-by-wire sui freni posteriori: si dice che il sistema elettronico gli abbia tolto qualcosa nella sensibilità della staccata?
“E’ difficile da dire, però penso che un campione si adatta a tutte le situazioni. Potrà impiegarci due gare o magari di più, ma deve trovare il giusto adattamento. Mi ricordo che quando sono state cambiate le gomme, passando da Michelin a Bridgestone, si diceva che Fernando ed io che guidavamo con molto angolo di sterzo, ci saremmo trovati in difficoltà. Sì, abbiamo sofferto nei primi dieci giri, finché non abbiamo capito in quale direzione dovevamo andare con l’assetto per fare funzionare al meglio le coperture. C’è chi si sa adattare prima di altri. E in F.1 dietro a un pilota c’è sempre un team che lavora: Sebastian alle spalle aveva centinaia di persone che lavoravano per lui alla Red Bull Racing”.

Vettel è un po’ meno campione di Fernando?
“Un campione non si rimbambisce da un giorno all’altro e un rimbambito non diventerà mai un campione. Ci sono delle diverse fasi della vita: non sempre va tutto alla perfezione come si vorrebbe. Vettel per alcuni anni ha vissuto una modalità quasi ideale. Si sentiva tanto sicuro dei suoi mezzi che, se anche ha commesso degli errori, non gli sono mai pesati. In questa stagione, invece, è successo che ha trovato una macchina poco competitiva e all’inizio poco affidabile, per cui ha girato poco in pista. Insomma non ha trovato il feeling con la vettura che sperava e all’improvviso ha scoperto che non riusciva più a vincere e stravincere. Ed è stato molto difficile adattarsi alla diversa situazione. Fernando, invece, negli ultimi anni si è trovato con una macchina non competitiva e ha saputo gestire al meglio il potenziale che aveva a disposizione. È bello sapere che sei il pilota più forte, ma nella vita bisogna saper superare le difficoltà. Sebastian in futuro saprà gestire meglio le situazioni difficili perché saprà fare tesoro dell’esperienza di questa stagione. Io non credo nella crisi di Vettel: erano solo chiacchiere, saprà andare più forte di prima…”.

L’iscita di Fernando dalla Ferrari gli ha portato diverse critiche…
“Ho sentito dei discorsi su Alonso mentre guardavo i Gp da casa in televisione che mi si drizzavano i capelli in testa: le stesse persone che lo avevano adulato, poi dicevano che badava solo ad andare in bicicletta. Basta guardare quanti punti ha portato alla Ferrari ogni anno rispetto ai compagni di squadra. E allora ben venga che vada in bici, o preferirebbe un pilota che la sera va al pub? La stagione di Formula 1 è diventata troppo lunga e ad un certo punto finiscono gli argomenti e bisogna buttarli là. Però mi meraviglio di certe persone che si sono attaccati a temi che non stanno in piedi. Non devo certo difendere io Fernando, ma criticare il pilota che più si avvicina alla perfezione con la macchina non competitiva mi sembra fuori luogo. Poi nessuno è perfetto: non c’è un calciatore, nemmeno Messi, che è in grado di tenere una forma ideale per dieci mesi all’anno. Se Alonso ha una gara in cui semplicemente ritorna nella norma, anziché regalare prestazioni straordinarie, viene subito criticato. Ma l’eccellente che ha una giornata storta ha un rendimento comunque superiore a quello della media. Fernando ha dimostrato di essere un campione, perché pur sapendo di andare via dalla Ferrari ha sempre dato il suo massimo fino alla fine. Il pilota, in definitiva, si trova sulla stessa barca della squadra, per cui è giusto remare tutti nella stessa direzione”.

Parlando di Ferrari, ci dici a distanza di anni cosa è successo per cui tu non sei approdato a Maranello?
“Non posso raccontare quella storia. Io la conosco dal mio lato. Forse la potrei svelare fra una decina di anni. Come nel privato, ci sono cose che non si vogliono rivelare. Io come pilota sono cresciuto in Italia: se vuoi appagarti o vinci un mondiale in F.1 o corri con la Ferrari. È chiaro che c’è stata una possibilità, posso dire che ad un certo punto ero quasi sicuro di correre. Dietro ad ogni decisione e a ogni grande cambiamento ci sono tanti fattori e io molti non li sapevo nemmeno. Io faccio solo il pilota… La vita è fatta così: fra dieci anni magari racconterò come ho vissuto la cosa e, magari, potrò mostrare anche qualcosa…”.

La Mercedes ha dominato la stagione…
"Hanno interpretato al meglio le nuove regole proponendo la migliore power unit, la monoposto più competitiva e l'aerodinamica adatta a questo progetto. Anche se in Formula 1 i cicli cambiano in fretta, mi aspetto che la Mercedes possa essere ancora vincente l'anno prossimo".

L'anno scorso hai guidato spesso il simulatore di Brackley. Hai contribuito a rendere la W05 Hybrid una monoposto vincente?
“Non ho nessun merito sullo sviluppo della Mercedes. Io ho guidato al simulatore l’anno scorso per riprodurre le condizioni variabili che si possono avere in un Gran Premio. Nel 2013 la monoposto era molto sensibile alle variazioni di temperatura. In parte era dovuto alle gomme, ma anche alla macchina. E trasferire queste informazioni sul simulatore non è stato facile”.

È vero che al simulatore di Brackley avevi fatto delle sessioni back to back con la pista?
“Sì, mi è capitato di lavorare subito dopo la conclusione delle prove libere per confrontare i dati della pista con quelli del simulatore. Poi non so quale possa essere stato il mio effettivo contributo nel lavoro di sviluppo. Io ho fatto il mio e non ho mai saputo cosa hanno usato del mio contributo e aggiungo che non amo in modo particolare il simulatore. Non ho mai corso con un team di F.1 che disponesse di un simulatore”.

Ti piace?
“Di solito il pilota che corre in F.1 odia il simulatore perché è uno strumento che può essere molto realistico non solo per i piloti, ma anche per gli ingegneri, ma ci sono delle difficoltà oggettive: la sensibilità di guida su una monoposto è data dalla schiena e dal sedere, mentre al simulatore il feed back è più acustico e visivo. È per questo che per me la guida al simulatore è molto più impegnativa e stancante che la macchina reale. Perché quando si arriva a portare al limite ogni aspetto della monoposto sul simulatore è difficile ritrovarsi e c’è il rischio di girarsi ogni due giri se non sei abituato a quelle condizioni. E allora bisogna trovare il giusto compromesso o, come stanno facendo tutti i team, allevare dei giovani piloti da simulatore che riescono a garantire un rendimento costante anche al variare delle condizioni della macchina. È vero che si può ripetere un run se non si è sicuri del risultato ottenuto, ma lo sviluppo va in fretta e non bisogna perdere troppo tempo…”.

Ci sarebbe stato tanto altro da approfondire, ma Robert è tornato in pista per vincere il Memorial Bettega...

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Campionati WRC
Piloti Robert Kubica
Articolo di tipo Ultime notizie