Valentino: a 40 anni l'emozione di essere davanti può portare a perdere?

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Valentino: a 40 anni l'emozione di essere davanti può portare a perdere?
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16 apr 2019, 15:36

Il "Dottore" continua a regalare corse straordinarie che contribuiscono a cementare la sua leggenda. Eppure nelle ultime tre gare in cui si è trovato al comando non è riuscito a vincere. Analizziamo questo incredibile contrasto che farà scrivere fiumi d'inchiostro...

Non sempre è oro quel che luccica, anche se a volte abbaglia in una maniera tale che è difficile distinguerne perfettamente i contorni. E' innegabile che quello che Valentino Rossi sta riuscendo a fare quest'anno è qualcosa di straordinario, ma se si va a guardare le cose con più attenzione si può notare che c'è anche un piccolo neo nel suo recente ruolino di marcia.

La Yamaha sembra aver finalmente ripreso la strada giusta con lo sviluppo della M1 e lo si è visto immediatamente nei risultati del "Dottore". Dopo un inverno mirabolante, quando si è cominciato a fare sul serio, Maverick Viñales ha infatti lasciato al pesarese il palco ed il ruolo di comandante del box della Casa di Iwata.

Cosa che non sembrava affatto scontata a poche ore dal via della prima gara della stagione, in Qatar, con lo spagnolo in pole position e Valentino solamente in quinta fila. La svolta a livello di set-up trovata nelle domenica di Losail all'interno del box #46 però ha cambiato completamente lo scenario.

Valentino ha rimontato fino al quinto posto in Qatar e poi ha infilato due secondi posti in Argentina ed in Texas. Risultati che gli permetteranno di tornare in Europa secondo nel Mondiale, a soli 3 punti dal leader Andrea Dovizioso, ma che hanno anche fatto riaprire i libri dei record, visto che era addirittura dagli anni '70 che un pilota di oltre 40 anni non riusciva a salire sul podio nella classe regina.

E, forse, è proprio questo che rende talmente luccicante da abbagliare quello che sta facendo Rossi. Perché, a dispetto dell'età, continua a lottare ad armi pari con dei ragazzini che potrebbero essere quasi i suoi figli. Per fare un esempio, Alex Rins, con cui si è giocato la vittoria ad Austin, non aveva neanche festeggiato il suo primo compleanno quando Valentino aveva già vinto la sua prima gara iridata in 125cc.

Senza dimenticare che a quota 198 è veramente ad un passo dal celebrare il clamoroso traguardo dei 200 podi nella classe regina. Un quadro di fronte al quale ci si può solo togliere il cappello e riconoscere che c'è un motivo se Valentino è già la Leggenda con la L maiuscola del motociclismo.

Però c'è un altro conteggio che è fermo da troppo tempo e questa è una cosa che non si può ignorare. Quello delle vittorie si è fermato al 25 giugno del 2017, a quota 115, con quella del Gran Premio d'Olanda. E qui viene fuori quel piccolo neo che potremmo definire non "da Valentino".

Perché se fino a qualche mese fa la Yamaha era obiettivamente una moto che non aveva il potenziale per permettere ai propri piloti di battagliare per la vittoria, è altrettanto vero che nelle ultime cinque gare si sono presentate almeno tre occasioni, ma che il campione di Tavullia non è stato in grado di sfruttarle.

La prima è stata in Malesia lo scorso anno: Rossi ha preso il comando al via ed è rimasto davanti incontrastato fino a quattro giri dal termine, quando la Honda di Marc Marquez, partito settimo a causa di una penalità, è arrivata nel codone della sua M1. Proprio quando tutti gli appassionati pregustavano un grande duello, il "Dottore" ha perso l'anteriore alla curva 1 e così sono andati in fumo i suoi sogni di gloria.

La pioggia sembrava avergli dato un'altra grande occasione nella gara successiva, a Valencia. Sotto ad un vero e proprio diluvio, era parso nettamente il più veloce in pista ed era scappato insieme ad Andrea Dovizioso ed Alex Rins. A rovinare i suoi piani però è arrivata la bandiera rossa, che ha permesso al ducatista di allinearsi alla sua gomma soft sull'anteriore, montandone addirittura una nuova. Dopo la ripartenza, per provare a stare dietro al forlivese, è incappato quindi nella seconda caduta consecutiva.

L'ultima è stata proprio ad Austin. La caduta di Marquez ed un Dovizioso in quinta fila avevano creato lo scenario ideale per il ritorno alla vittoria di Valentino, che però ha dovuto fare i conti con un grande Rins. Il pilota della Suzuki gli aveva anche offerto uno spiraglio interessante al penultimo giro, andando lungo alla curva 11. Ma anche in questo caso Rossi non è riuscito ad approfittarne, finendo a sua volta lungo e permettendo al rivale di non intaccare il piccolo margine che si era costruito.

Insomma, in questa fase di crescita è mancata proprio la zampata al momento giusto che aveva sempre contraddistinto la carriera di Valentino. Cosa che invece, per esempio, è riuscita a Vinales che, nonostante due anni alla Dottor Jekill e Mister Hyde, ha colto al volo la chance che gli aveva offerto la domenica di Phillip Island nella scorsa stagione.

 

Sembra quasi che questo lungo periodo di astinenza abbia instillato in Rossi una sorta di emozione all'idea di vincere. Perché invece quando si è trovato a battagliare con Dovizioso per il secondo posto in Argentina, all'ultimo giro è stato chirurgico come ce lo siamo sempre ricordati e l'ha spuntata sul ducatista.

Volendo ci si può vedere anche una sorta di lato romantico della storia, con un 9 volte campione del mondo che ammette di essersi emozionato nel momento in cui ha visto Marquez a terra ed ha capito di avere la chance di tornare vincere. Cosa che forse era più lecito aspettarsi da Rins, che invece inseguiva la sua prima affermazione nella top class. Però se a 40 anni è ancora lì a giocarsela con i migliori al mondo, forse è proprio perché in lui c'è ancora anche questa sorta di Peter Pan, che non ne vuole sapere di invecchiare nonostante oltre 20 anni di carriera.

Se però riuscirà a superare questo ultimo "blocco", per gli altri tre contendenti al titolo saranno veramente dolori, perché vorrà dire che il "Dottore" sarà veramente tornato.

 
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Marc Marquez, Repsol Honda Team, Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing

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Alex Rins, Team Suzuki MotoGP, Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing

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Podio: il vincitore della gara Alex Rins, Team Suzuki MotoGP, il secondo classificato Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing, il terzo classificato Jack Miller, Pramac Racing

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