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Ferrari: il futuro è Leclerc, ma chi ci sarà con lui nel 2021?

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Ferrari: il futuro è Leclerc, ma chi ci sarà con lui nel 2021?
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15 dic 2019, 14:28

Il monegasco è l'unica certezza del Cavallino e il suo contratto potrebbe essere rinnovato presto fino al 2024. Vettel si giocherà il futuro nei primi GP del 2020. Alonso è un capitolo chiuso, ma mai dire mai a Verstappen...

Nel recente incontro con i media, in occasione della tradizionale cena natalizia a Maranello, l’ad Louis Camilleri e il team principal Mattia Binotto hanno parlato molto, toccando tutti i punti caldi in merito alla situazione della Scuderia.

Analisi, bilanci e la stagione che verrà, ma non c’è da sorprendersi che a creare più interesse siano state le dichiarazioni sulfronte piloti, ovvero il futuro assetto del Cavallino in casco e tuta, un argomento che scatena sempre la fantasia dei tifosi ed anche degli stessi addetti ai lavori.

Ciò che è emerso nella serata di Maranello sono fondamentalmente quattro punti: Leclerc è una realtà destinata ad un lungo futuro in rosso, Vettel un punto interrogativo che troverà una risposta all’inizio della prossima estate, Alonso un capitolo chiuso, Verstappen un pilota non gradito dopo le recenti sparate sulla Ferrari.

Un lustro in rosso per Leclerc

 

Iniziamo da quanto dichiarato da Camilleri: “Le performance incredibili di Charles sono state l’evento più notevole della stagione, e non è solo per il suo talento”. Il 2019 del pilota monegasco è andato oltre le più rosee aspettative, un giudizio che include anche gli errori commessi da Charles nel corso della sua prima stagione in rosso.

Le parole di Camilleri sembrano tanto un’investitura che di fatto rende Leclerc uno dei principali punti fermi nei programmi futuri del Cavallino, ed insieme alle parole ci sono i fatti, ovvero i colloqui iniziati già la scorsa estate tra la Ferrari ed il management di Charles per estendere ulteriormente l’attuale contratto, che lega il monegasco alla squadra fino al termine del 2022.

Si è parlato di un prolungamento di ulteriori due anni, ovvero sino al termine della stagione 2024, con un corposo aumento della retribuzione prevista dal contratto attualmente in vigore. Non sorprende quindi che per la Ferrari un "asset" come Charles sia da blindare nel lungo periodo, sia per toglierlo dal mercato che per assicurarsi il contributo di un giovane di assoluto valore.

Il futuro di Vettel dipende da…Seb

 

Qui il contesto diventa molto meno definito, perché per prevedere cosa accadrà bisognerà attendere i verdetti della pista. Tradizionalmente il mercato piloti entra nel vivo in occasione del weekend di Monte Carlo, ovvero a fine maggio, ed il prossimo anno la tappa nel Principato sarà il settimo appuntamento in calendario.

Una grossa parte del futuro di Vettel sarà deciso nel primo terzo del Mondiale 2020, perché saranno quei risultati che definiranno lo status del pilota con cui la Ferrari dovrà sedersi per parlare di futuro. Il palmares in questi casi serve ben poco: per avere un buon potere contrattuale servono argomenti da spendere nel presente in un futuro prossimo, ed il biglietto da visita finirà inevitabilmente con l’essere ciò che Seb avrà fatto nel primo terzo di stagione. Vettel spera di poter vantare un rendimento in linea, o migliore, di quello di Leclerc, e se lo scenario sarà questo, allora potrà chiedere di restare alle sue condizioni.

Se invece Seb non potrà mettere sul tavolo dei risultati importanti (soprattutto valutando il confronto interno con Charles) allora sarà il Cavallino ad avere il coltello dalla parte del manico. Le ipotesi sono due: titoli di coda dopo sei stagioni insieme, o una proposta molto ridimensionata sul fronte ingaggio e, all’occorrenza, un ruolo di scudiero di lusso qualora la situazione di classifica lo richiedesse.

La Ferrari, come tutti i team, avrà uno o più piani alternativi per coprirsi davanti ad un potenziale addio a Vettel, ed anche in questo caso è ipotizzabile che ci saranno due strategie. Una più aggressiva, ovvero la caccia ad un top-driver, l’altra più ad ampio respiro.

Da cosa dipenderà? Da come si comporterà Leclerc, sempre nelle fatidiche prima sette gare del 2020. Se Charles confermerà di potersi mettere sulle spalle i gradi di caposquadra, la rosa dei candidati a salire sulla seconda ‘rossa’ sarà più ampia. Ancora una volta un buon inizio di 2020 potrebbe fare la differenza per molti piloti, da Ricciardo, a Sainz e Giovinazzi.

E Vettel? Se finirà l’avventura in rosso potrebbe esserci un addio alla Formula 1, così come un ritorno in Red Bull o un passaggio in McLaren, grazie al buon rapporto che Seb ha con Andreas Seidl sin dai tempi dei primi passi con la BMW-Sauber.

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La suggestione Alonso è un capitolo chiuso

 

“Si, ci siamo parlati”. Mattia Binotto, con un gesto di massima trasparenza, non ha negato i colloqui che ci sono stati tra la Ferrari e Fernando Alonso e/o Flavio Briatore in sua rappresentanza. Non c’è da stupirsi, perché gliabboccamenti sono all’ordine del giorno quando un team vuole sondare la situazione del mercato.

“Di cosa vi stupite? Io sento tutti, ogni anno”, confidava anni fa un team principal ora in pensione, spiegando che prima di prendere una decisione è fondamentale avere un quadro completo di chi è sul mercato, e delle richieste di ciascuno dei candidati. Ma tornando al caso specifico di Alonso, la storia tra lui ed il Cavallino (terminata alla fine del 2014) non avrà un seguito.

Ovviamente un ritorno in rosso di Fernando avrebbe scatenato l’aspetto romantico legato ad un binomio rimasto incompiuto, ma è più facile rendere romantica una storia vincente che non il contrario. Oggi Alonso ha 38 anni, e per quanto ci siano pochi dubbi sulle motivazioni di "Nando", a Maranello servono scelte nel lungo periodo, e dopo anni di eccessiva prudenza, il 2019 ha dimostrato che non serve prendere campioni del Mondo per poter far bene, ‘basta’ scegliere piloti con il giusto potenziale, indipendentemente dal palmares.

Verstappen mai. Ma…mai dire mai

 

A proposito di Fernando Alonso, nel 2007 l’allora responsabile della Gestione Sportiva della Ferrari Jean Todt, si espresse così nei confronti dello spagnolo in un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport: “La Ferrari non è mia, un giorno, non so quando, il capitolo Todt si chiuderà e saranno altri a prendere le decisioni. Ma nel capitolo Todt non ci sarà Alonso”.

Promessa mantenuta, ma tre anni dopo Fernando firmò con la Ferrari (gestita da Stefano Domenicali) prendendo il posto di Kimi Raikkonen. Ovviamente, a due mesi dall’infelice dichiarazione di Verstappen sulla presunta irregolarità tecnica della Ferrari, non ci si poteva attendere una dichiarazione d’amore dei vertici del Cavallino nei confronti di Max, ed è più che giustificato il risentimento nei confronti di chi ha offeso il lavoro di centinaia di tecnici che lavorano quotidianamente a Maranello.

Ma la storia della Formula 1 ci insegna che tutto, non solo le monoposto, viaggiano ad altissima velocità. Ci sono situazioni che cambiano molto in fretta, e quando si delinea un quadro di convenienza reciproca si celebrano matrimoni che sembravano impossibili. In passato Verstappen e la Ferrari si sono già parlati, ma per diversi motivi (tra cui la giovane età dell’olandese) l’accordo è sfumato.

Oggi immaginare Max in rosso è realisticamente impossibile, per ragioni che vanno oltre le scellerate dichiarazioni di Austin. Max è un pilota con le stesse caratteristiche di Leclerc, ed una sua eventuale assunzione delegittimerebbe il ruolo di Charles, ‘prodotto’ Ferrari al cento per cento allevato nell’Academy di Maranello.

Ci sono poi aspetti contrattuali, ed anche un possibile “a presto” tra Max e la Mercedes, che avrebbe identificato nella figura di Verstappen il pilota candidato a sostituire Lewis Hamilton il giorno in cui l’esacampionedeciderà di fermarsi, ma si tratta di un giorno che sembra essere ancora lontano. Non dimentichiamo però che Verstappen è un pilota dal talento straordinario, e se arriverà un momento in cui sarà disponibile sul mercato, tutti i team che potranno permetterselo saranno obbligati a valutare la sua posizione, nessuno escluso, anche perché non farlo sarebbe un errore imperdonabile.

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