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Miller: “Bayliss e Stoner i miei idoli, ma non sento pressione”

La Ducati ha presentato oggi la nuova Desmosedici che scenderà in pista nel 2021 con Francesco Bagnaia e Jack Miller. Quest’ultimo, al primo anno da pilota ufficiale, raccoglie l’eredità di Troy Bayliss e Casey Stoner, australiani che con Ducati hanno creato un binomio leggendario.

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Miller: “Bayliss e Stoner i miei idoli, ma non sento pressione”

Jack Miller affronta il suo primo anno da pilota factory Ducati e oggi si è mostrato ufficialmente nella presentazione della nuova Desmosedici, che guiderà nel 2021. L’australiano sostituisce Andrea Dovizioso e sarà compagno di squadra di Francesco Bagnaia, un cambio di rotta da parte di Borgo Panigale, che da quest’anno ha deciso di puntare sui giovani.

Ma Miller non è un giovane qualunque: dopo molti anni torna in scena il binomio Australia-Ducati. Abbiamo visto la bandiera australiana associata alla moto italiana con Tryo Bayliss e Casey Stoner, due leggende che non hanno bisogno di presentazioni e che sono rimasti nel cuore dei tifosi Ducati. Proprio Stoner è stato il primo e fino ad ora unico pilota a portare a Borgo Panigale il titolo nel 2007. Ora il testimone passa a Miller, che raccoglie un’eredità pesante per cui però non sente la pressione.

Alla fine dell’anno scorso hai dimostrato che molte persone si sbagliavano a giudicarti male. Pensi che la promozione al team ufficiale sia una nuova dimostrazione di questo fatto? Pensi di essere cresciuto maggiormente sia dentro sia fuori la pista nel tuo periodo in Ducati?
Sì, credo che si tratti di trovare la motivazione, cosa ti dà la carica. Ci sono ancora persone che hanno dubbi su di me, ma io faccio il meglio che posso per continuare a crescere. Penso che Ducati mi abbia dato gli strumenti per crescere. Non è mai facile avere un anno di contratto, come ho avuto negli ultimi tre anni. Ma penso di aver mostrato il mio valore e mi ha aiutato a non essere più un ragazzino e a continuare a crescere.

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Hai fatto delle richieste specifiche? Vorresti cambiare un aspetto specifico su questa moto per quest’anno?
C’è una lunga lista di cose da fare, ma non sono il tipo che si mette a stilare liste e dire cosa bisogna fare. Credo che sappiano cosa ci serve, ho lavorato con gli ingegneri Ducati negli ultimi tre anni, sanno cosa ci serve e cosa cercavamo. Conoscono i problemi che abbiamo avuto già l’anno scorso.

Pupulin verrà con te, ma siete comunque in un team diverso. Cosa cambierà? Quanto pensi che il metodo di lavoro sia diverso nel factory team?
C’è molto da fare, ma nel box credo che la differenza sarà che ci sono molte più persone intorno a me. Credo che il cambiamento maggiore sia un approccio ai weekend di gara lievemente diverso, ma ho il mio telemetrista con me, siamo stati fortunati a portare qualcuno con noi. Non cambiamo molto, abbiamo già un rapporto stretto fra Pramac e Ducati. Abbiamo scherzato e siamo stati bene negli ultimi tre anni. Mettevo la musica e li disturbavo, quindi sanno già come sono. È bello continuare a lavorare con i ragazzi con cui ha costruito un rapporto, perché ti conoscono, sanno cosa vuoi. Credo che il sistema attuale di Ducati di mantenere le persone insieme sia buono. Il team motiva il pilota e viceversa, entrambi lavorano per lo stesso obiettivo.  

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Ti sei operato alla gamba quando sei tornato in Australia, come stai ora?
La gamba sta bene ora. Ho dovuto fare la quarantena quando sono tornato in Australia, ho preso un’infezione alla gamba e mi sono dovuto operare. Poi ho dovuto fare altri 19 giorni di quarantena, ma da quando sono tornato in Europa ho fatto motocross, ciclismo, praticamente è tornato tutto alla normalità.

Cosa hai imparato dalla scorsa stagione che ti ha reso più forte per il 2021?
Ho fatto un gran lavoro sul fisico e anche sulla mente. Lo scorso anno siamo riusciti a migliorarci, avevamo il passo. Gli anni passati forse la costanza non era mai stata un mio punto di forza, ma nel 2020 siamo riusciti a fare un passo avanti in questo senso. Abbiamo avuto dei problemi lo scorso anno, in particolare con le gomme. Ma il modo in cui ho approcciato il weekend mi ha aiutato a superare questi problemi.

Sei il terzo australiano in Ducati in non moltissimi anni. Ti motiva o ti mette pressione? Credi di poter diventare il nuovo Stoner?
È una cosa buffa, anche perché non ci sono così tanti piloti australiani. Sicuramente mi motiva, sono cresciuto guardando correre Troy Bayliss e anche Casey Stoner, si può dire che fossero i miei idoli. La pressione è quella cosa che ti metti da solo, non sono loro a mettermi pressione, ma io stesso. Voglio fare il meglio che posso e tirare fuori il meglio di me. Il nuovo Stoner? Era un idolo, ma sono qui per fare quello che so, poi vedremo.

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Joan Mir è il pilota da battere anche quest’anno o ci saranno altri piloti?
Mir è il numero uno del 2020, nessuno si aspettava che vincesse ma l’ha fatto. Ma se si guarda l’ultima parte della stagione, credo che il rivale più forte sarà Franco Morbidelli, che però guiderà una moto vecchia. Sicuramente però non si possono sottovalutare piloti come Fabio Quartararo e Maverick Vinales, l’intera griglia è fatta da piloti forti.

Nella tua preparazione invernale in Australia abbiamo visto che hai fatto tanto motocross. Invece in Europa ti sei allenato con la Panigale, pensi che possa averti aiutato?
Sicuramente. Gireremo due giorni a Jerez con la Panigale, se il tempo lo permetterà. L’allenamento per la MotoGP è complicato, perché non c’è nessun altro mezzo al mondo come una moto da MotoGP, ma l’unica cosa che ci si avvicina è la Panigale e su quella si può lavorare. A parte questo nulla ti può preparare a guidare una motogp, si può fare tutta la preparazione in ogni modo, ma poi è sempre uno shock salire su una motogp dopo due o tre mesi.

Cal Crutchlow non sarà più in griglia, cosa ti mancherà di più di lui nel paddock?
Non mi mancherà nulla (ride). Manca a tutti, ma abbiamo un bel gruppo, con lui e Alex e Sam Lowes. Ci dà aggiornamenti su ciò che fa.

Jack Miller, Ducati Team

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Foto di: Ducati Corse

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Piloti Jack Peter Miller
Autore Lorenza D'Adderio