La scusa e l'accusa di Romain Grosjean

La scusa e l'accusa di Romain Grosjean

Il terribile botto del pilota Lotus può essere utile ad aprire una discussione sulla sicurezza

È andata bene. Ancora una volta. La Formula 1 si aggrappa alla sicurezza delle attuali monoposto, ma non può fare affidamento sulla lucidità di alcuni dei protagonisti del Circus. Nel Gp del Belgio abbiamo assistito ad un’allucinazione collettiva dei piloti? Almeno quattro conduttori hanno avuto dei comportamenti sorprendenti a Spa Fracorchamps. Il peggiore è stato certamente Romain Grosjean. Il francese ha innescato la paurosa carambola subito dopo il via. L’agghiacciante sequenza di immagini l’abbiamo vista e rivista al rallentatore e ogni volta ha scatenato emozioni forti: vedere la Lotus sfrecciare davanti al casco di Fernando Alonso, dopo che ha preso il volo, ha fatto rabbrividire. Il ferrarista se l’è cavata con il più grosso spavento in carriera (e meno male che c’è subito il Gp d’Italia per cancellare ogni residuo del botto nella memoria), ma bene ha fatto la FIA ad intervenire con la mano dura: un Gp di squalifica e 50 mila euro di multa per il transalpino. IL RISCHIO FA PARTE DEL GIOCO La F.1 non è uno sport di educande: il rischio fa parte dello spettacolo. E se i piloti sono fra gli sportivi più pagati, una ragione ci deve pur essere. Quello che stupisce e deve far riflettere non è tanto l’errore, quanto l’incoscienza di Grosjean. Lo sbaglio può accadere, ma deve restare un fatto isolato. Romain, invece, ha scatenato seri problemi in sette dei dodici Gp di quest’anno e sempre nelle prime fasi di gara. Il campione in carica della Gp2, evidentemente, ha una visione degli spazi che è falsata rispetto alla realtà. La casistica dei suoi crash è impressionante e stupisce che fino ad oggi non sia mai intervenuto Eric Boullier, il team principal della sua squadra, per calmare i bollenti spiriti del giovane pilota che, in precedenza, era già stato “scaricato” da Flavio Briatore proprio per la sua testa calda. LA SCUSA E L’ACCUSA “Ero convinto di essere davanti ad Hamilton completamente — ha spiegato Grosjean, quasi per giustificarsi —. Il problema è che con queste monoposto non si vede bene ai lati e non c’è la percezione di dove si è”. Questa è la frase che deve far riflettere: un pilota di Formula 1, che deve avere il pieno controllo di quanto gli accade intorno, non ha avuto la percezione del pericolo della sua manovra. Sono “pupazzetti” che vengono caricati a molla prima del via e poi vengono mandati allo sbaraglio? È difficile crederlo, tanto più che oggi i Gp stanno diventando sempre più “teleguidati” dagli ingegneri di pista al muretto. LA FOLLIA COLLETTIVA Eppure Kamui Kobayashi ha “bruciato” i freni nel giro di formazione della griglia e non è riuscito a scattare degnamente dalla prima fila. Emozione? Troppa pressione psicologica? Chissà, sta di fatto che Pastor Maldonado è schizzato con la sua Williams ben prima dello spegnimento dei semafori e poi, alla ripartenza della safety car ha causato l’incidente con la Marussia di Timo Glock. Il venezuelano quando abbassa la visiera del casco perde la lucidità e diventa un pericolo pubblico (in World Seriers by Renault aveva investito un commissario a Montecarlo perché se n’era infischiato delle bandiere gialle!). A Monza dovrà scivolare indietro nella griglia di dieci posizioni, ma ormai Pastor è assuefatto alle punizioni e alle reprimende. E’ un altro che meriterebbe di restare a casa per un Gp. SCHUMI BRUTTO ESEMPIO La “malattia”, però, non colpisce solo i giovani: l’entrata ai box criminale di Michael Schumacher l’abbiamo vista tutti, tranne gli uomini della FIA che hanno graziato sua maestà ancora una volta. Il sette volte campione del mondo che esempio può essere per i giovani piloti che si stanno facendo le ossa nelle categorie addestrative? L’unno ha tagliato la strada a Sebastian Vettel come se la Red Bull del tedesco non esistesse. Le regole vanno rispettate e non interpretate. Michael, evidentemente, non accetta l’idea di essere arrivato al capolinea: se non lo capisce da solo, ci pensi la Mercedes… POCA VISIBILITA’ LATERALE Ma torniamo a Grosjean, perché nel suo delirio difensivo ha messo l’accento su un aspetto molto importante: quello della visibilità dall’abitacolo. Romain ha lasciato intendere che gli specchietti retrovisori non servono più a niente. Aggiungiamo noi che ormai sono diventati degli strumenti aerodinamici utili ad indirizzare i flussi d’aria in una certa parte della macchina. E le protezioni della testa limitano la visibilità laterale. Questi sono aspetti importanti. Intanto si potrebbero togliere gli specchietti e sostituirli con micro-camere da montare nei punti più favorevoli della monoposto: le immagini potrebbero essere visibili su un display nell’abitacolo. I PILOTI NON HANNO PESO POLITICO Il parere dei piloti non conta nulla. Forse non è mai contato nulla, ma ci sono stati momenti in cui la GPDA, l’associazione dei conduttori di F.1 aveva contribuito a migliorare la sicurezza. I tecnici stanno disegnando le monoposto del 2013: perché non far emergere la problematica della visuale laterale? ESEMPIO DEI PROTOTIPI Il guaio non riguarda solo le monoposto del Circus, ma pare che si amplifichi nei prototipi LMP1, i mostri che corrono la 24 Ore di Le Mans e il mondiale di durata. Dentro il cockpit i piloti hanno un angolo cieco: sono molto sdraiati nel sedile, al punto che specie il passaruota anteriore destro copre la visuale di un cono di pista. Nelle curve a raggio stretto, quindi, è difficile capire se c’è una macchina in testacoda o se c’è un pericolo sulla pista. I conduttori più rappresentativi si sono lamentati, ma la FIA imporrà posizioni di guida rialzate e parabrezza più grandi a partire dal 2014. Questa può essere stata una delle valide ragioni che hanno spinto Dindo Capello e chiudere con i prototipi? APRIAMO IL DIBATTITO Si spendono cifre imbarazzanti nella ricerca aerodinamica, e poi non si dedicano le risorse minime per mettere in macchina il pilota nelle migliori condizioni. Cosa si può fare per affrontare il problema? In fondo basterebbe dibattere il problema fra quelli che lo vivono e lo subiscono. Al resto penserebbe la moderna tecnologia…

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