Chi è Yann Ehrlacher, il Campione WTCR fatto in... casa!

A 24 anni il francese diventa il più giovane Campione del Mondo Turismo FIA della storia, grazie ad una preparazione psico-fisica da veterano, aiutato molto dalla situazione famigliare. Ma ora non sarà più da identificare come nipote di Yvan Muller" perché la sua parte la sta facendo da solo.

Chi è Yann Ehrlacher, il Campione WTCR fatto in... casa!

Buon sangue non mente, ma non facciamo l'errore di continuare a chiamare Yann Ehrlacher "il nipote di Yvan Muller". Questa è una cosa che all'anagrafe resta, ma è ben altra questione se si tratta di parlare del nuovo Campione del Mondo del FIA WTCR.

Ad Aragón il 24enne pilota della Cyan Racing Lynk & Co è diventato il più giovane di sempre a vincere un titolo Turismo FIA e nell'albo d'oro succede alla coppia Hyundai - Tarquini/Michelisz - coronando il sogno incominciato quasi per caso nel 2017.

“E' una statistica, il fatto è che ho ottenuto la vittoria più bella della mia vita, sono super contento!”, dice Ehrlacher quando glielo si fa notare. Ma andiamo per ordine col racconto partendo da 3 anni or sono.

Allora correva quella che sarebbe stata l'ultima stagione del FIA WTCC e ai nastri di partenza di un campionato che sarebbe morto di lì a poco, il promoter Eurosport Events portò per rimpolpare la griglia due scalcagnate LADA Vesta TC1 prese a mano dal team RC Motorsport, con buona parte dell'iscrizione pagata dagli organizzatori.

E uno dei piloti era lo sconosciuto Ehrlacher, presentato appunto dallo zio Yvan - vecchio volpone con 4 Mondiali WTCC in bacheca - come sicuro astro nascente. E qui va aperta una parentesi su quanto ribadito da Muller anche ieri.

"Quando Yann ha iniziato nel WTCC era già più avanti di me mentalmente e come potenzialità, io non ero così alla sua età - dice l'alsaziano - L'ho presentato al promoter François Ribeiro che aveva 17 anni perché ero certo che sarebbe diventato forte. E' uno che qualsiasi consiglio gli dai, lo assimila immediatamente e poi lo mette in pratica. Quindi ecco come è diventato Campione".

Vero che con uno zio del calibro di Muller (e una mamma ex-pilota come Cathy Muller) le cose possono essere anche più facili avendo in casa praticamente l'enciclopedia dell'automobilismo a portata di mano, però bisogna anche sottolineare che ognuno cammina sulle sue gambe.

Cosa che Ehrlacher ha imparato a fare in fretta, prima vincendo gare nel WTCC con la suddetta LADA tenuta insieme col fil di ferro, poi proseguendo nel WTCR con la Honda nel 2018 e diventando pilota ufficiale Lynk & Co nel 2020. E il 2020, causa pandemia, gli ha dato tanto tempo per allenarsi, ma non in pista, bensì su altri aspetti.

“Col 2019 alle spalle siamo partiti di nuovo da zero e tutti alla pari come chance. Durante l'inverno abbiamo lavorato moltissimo, poi c'è stato il lockdown, ma quando è di nuovo tornato possibile girare, allora ci siamo dati da fare per migliorare la macchina con le nuove gomme Goodyear. E' andato tutto nella direzione migliore, io mi sono preparato meglio che potevo, sia fisicamente che mentalmente. E mi sono reso conto che avevo parecchie possibilità, molte di più del solito".

“La preparazione ad inizio stagione è la parte più importante perché è quella che ti consente di essere competitivo. Infatti sono sempre stato in vetta al campionato. Sicuramente la mia testa era molto più forte rispetto a prima quando abbiamo cominciato. Ma era anche quel che ci voleva, visto che in passato ho perso occasioni per questo motivo".

Il francesino si è sempre mostrato tutto d'un pezzo, "tirandosela" anche quando Tarquini in Ungheria nel 2019 lo tamponò per errore ("Non merita il mio rispetto, non gli rivolgerò mai più la parola", disse... evviva e auguri!). Chiaramente essere sempre leader della serie comporta una certa responsabilità.

“Indipendentemente dal risultato, sarei comunque stato contento del finale di stagione perché abbiamo vinto tre gare e mostrato un ottimo passo per tutto l'anno. E' chiaro, però, che quando inizi a vincere vuoi sempre qualcosa di più, per cui vedendomi nelle prime posizioni già in Q1 mi sono convinto che avrei dovuto vincere. Sapevo di aver lavorato bene e al massimo delle mie potenzialità, ma volevo la vittoria. Ho sempre detto che la pressione riguardava le gomme, ma in una situazione del genere ammetto di averla sentita anche su di me; quindi ho cercato di non farci caso".

Per di più, se ad Aragon in Gara 1 ci si mette anche la pista umida a far azzeccare le gomme al rivale Esteban Guerrieri, che rimonta dal 16° posto andando a vincere e riducendo il distacco da -31 a -16 con altri 50 punti in palio, è chiaro che serve essere molto forti mentalmente, oltre che fortunati.

“E' stata dura da accettare, Guerrieri ha fatto un grandissimo lavoro dimezzando il distacco da me, così come le mie speranze. Però avevamo ancora due gare davanti e nulla è finito se non quando viene sventolata la bandiera a scacchi. In Gara 1 Esteban è andato fortissimo e le cose si sono complicate, certamente. Lì sapevo di dover essere forte mentalmente e non mettermi ulteriori problemi e pressioni".

In Gara 2 Guerrieri è stato coinvolto in un incidente inevitabile fra le varie sportellate delle retrovie, dicendo addio a gara e a titolo, con Ehrlacher ad accontentarsi del sesto posto che gli ha permesso di chiudere il discorso in anticipo.

“Penso che abbiamo conquistato un grande risultato. Mio zio Yvan mi ha cresciuto, sono partito da zero perché non avevo mai guidato nulla, nemmeno un go-kart e a 7 anni non avevo mai preso in mano un volante. Essere Campione del Mondo ora è incredibile, Gara 2 è stata probabilmente la più lunga e dura della mia vita. Inoltre è entrata la Safety Car, che ha reso tutto ancor più lungo. E' vero che c'era anche la terza da affrontare, ma a quel punto volevo chiudere il discorso subito".

Dopo tante emozioni vissute da settembre ad oggi, ora è il momento della consapevolezza. Ovvero capire la qualità e il potenziale dello Yann pilota e non "nipote di", sapendo che da adesso in poi dovrai dimostrare al mondo di non essere una meteora, ma un punto di riferimento ben saldo fra i nomi delle corse.

“Ho scoperto una parte di me che non conoscevo. Quando sei a casa tua, da solo, inizi a pensare 'magari fra due settimane sarò qui come Campione del Mondo, magari invece non vinco niente'. E' difficile gestire una pressione del genere perché aumenta sempre di più. Era importante per me non fallire in questo weekend e ho lavorato con il massimo impegno possibile per vincere".

“Il numero 1? No, grazie. Nel 2021 continuerò a correre con il #68. L'1 significa molto e mostra agli altri che sei tu quello da battere perché Campione in carica. Però sono orgoglioso del mio 68, è quello con cui ho iniziato a correre e significa tanto per me, visto che è il numero del quartiere in cui vivo, in Alsazia. Quindi è fuori discussione che lo cambi!"

Yann Ehrlacher, Cyan Racing Lynk & Co 03 TCR

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Foto di: WTCR

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Yann Ehrlacher, Cyan Racing Lynk & Co 03 TCR, vince il campionato piloti

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Yann Ehrlacher, Cyan Racing Lynk & Co 03 TCR, vince il campionato piloti

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Yann Ehrlacher, Cyan Racing Lynk & Co 03 TCR

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Il vincitore della gara Yann Ehrlacher, Cyan Racing Lynk & Co 03 TCR

Il vincitore della gara Yann Ehrlacher, Cyan Racing Lynk & Co 03 TCR
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Yann Ehrlacher, Cyan Racing Lynk & Co 03 TCR

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Podio: secondo posto Yann Ehrlacher, Cyan Racing Lynk & Co 03 TCR

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Serie TCR , WTCR
Piloti Yann Ehrlacher
Team Cyan Racing , Geely Group Motorsport
Autore Francesco Corghi