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Muller: "Il mio ritiro? Mi mancherà fare la valigia!"

Venerdì in Qatar si conclude l'immensa carriera di Yvan Muller nel WTCC: il francese parla della scelta di appendere il casco al chiodo ripercorrendo gli anni di trionfi.

Muller: "Il mio ritiro? Mi mancherà fare la valigia!"

L'incredibile carriera di Yvan Muller nel FIA World Touring Car Championship si concluderà venerdì con le gare in Qatar. Vediamo come il francese si appresta ad affrontare quest'ultimo impegno al volante della Citroën C-Elysée WTCC.

Cosa rappresenta per te l'ultimo evento del 2016 in Qatar?
"Onestamente nulla di particolare, anche se è ormai da tre settimane che tutti mi pongono la stessa domanda sottolineando che si tratta di un appuntamento speciale. Parto considerandola una gara come le altre, nulla di più".

Però in palio c'è il secondo posto in campionato...
"E' più di una gara da questo punto di vista, sì. Ma non sto lottando per il primo posto e per uno che ha vinto quattro Mondiali ovviamente non conta molto arrivare secondo o terzo. Per il mio team comunque cercherò di riuscire ad agguantare la piazza d'onore".

Dopo la Main Race vedremo qualche lacrima?
"Mi emoziono per alcune cose, ma per altre no. Vedremo come reagirò in quel momento, sinceramente non credo che piangerò, però non si può mai dire".

Sei stato nel WTCC per 11 anni, cosa ti mancherà?
"Probabilmente fare la valigia e partire ogni volta lasciando casa".

E riguardo le competizioni?
"E' una parte di me, senz'altro, ma me la lascio alle spalle. Non ho mai avuto bisogno di combattere per correre, semplicemente è una cosa che va a finire, tutto qui".

Cosa ti ha convinto a lasciare?
"Prima di tutto è stato un lavoro per me, una cosa che amo fare. Ma per l'anno prossimo avevo bisogno di qualcosa che mi motivasse, tipo far crescere una vettura e trovare soluzioni per renderla competitiva perché è ciò che più mi è sempre piaciuto fare. Come pilota penso di aver dato abbastanza".

Qual è stato il segreto del tuo successo nel WTCC?
"Sono sempre stato focalizzato al 100% sul lavoro, preciso, tecnicamente buono, attento ad ogni dettaglio; bisogna sempre prensare a queste cose e capire le tue prestazioni. Nessuna distrazione è concessa. Questo è ciò che insegno ai giovani piloti del mio team. Quando uno è forte non esito a farglielo notare, ma poi lo interrogo per capire tecnicamente a che punto si trova. Gli pongo anche il quesito se per lui è meglio andare ad una festa e divertirsi o allenarsi al simulatore. Tutto ciò fa la differenza".

Sei cresciuto in una famiglia legata ai motori, tua sorella era una pilota e tu hai iniziato con successo nelle corse su ghiaccio...
"Sì, ogni esperienza che ho fatto è stata ottima per me. Le corse su ghiaccio, rally, Dakar, corse turismo, monoposto, sono tutte attività che ho svolto negli anni '90 e 2000. Ogni settimana ero al volante di una macchina diversa, provavo prototipi, auto turismo, correvo su ghiaccio; nella stessa settimana accumulavo esperienze diverse. Sono arrivato a farlo quando ero fra i 30 e i 40 anni, dunque l'età migliore. Ho imparato tanto".

Hai qualche rimpanto?
"Ovviamente sì. Nel 2007, a Macao, ero in testa, ma la mia auto ebbe un problema all'ultimo giro e persi il titolo. Questo è un esempio, ma quando fai parte del mondo dei motori devi accettare anche problemi indipendenti dalla tua volontà, dunque non conta pensarci troppo".

Qual è stato il punto più alto raggiunto nel WTCC in questi anni?
"In 11 anni di carriera di bei momenti ce ne sono stati tantissimi. Ho avuto modo di lavorare con gente diversa, piloti, ingegneri, meccanici; penso che la collaborazione e i legami stretti con certe persone me le porterò dentro per sempre. Questa è la cosa più importante".

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