Corser chiarisce: "Ero solo dipendente del JR Racing"

Dopo mesi di silenzio Troy ha parlato perché si era stancato di vedere la sua immagine lesa dalla vicenda

Corser chiarisce:

"Sono rimasto tranquillo e in silenzio, nella speranza che venisse trovata una soluzione per portare i nostri piloti sulla griglia, almeno per il primo round europeo del Mondiale Superbike. Tuttavia, ora la situazione sta danneggiando la mia immagine, quindi non posso più tacere".

Con questo sfogo Troy Corser ha iniziato a raccontare la vicenda legata alla sua presenza nel JR Racing Team, squadra che si sarebbe dovuta presentare al via del Mondiale Superbike con due BMW da affidare a Toni Elias ed Ayrton Badovini. Un progetto che però non è mai decollato a causa di una proprietà che non ha rispettato gli impegni presi, soprattutto a livello economico.

Per questo, l'ex iridato ci ha tenuto a precisare che lui non faceva parte della proprietà di questa struttura: "Io ero semplicemente un dipendente, non il proprietario o il team manager, quindi non mi piace affatto leggere che il JR Racing Team era la squadra di Troy Corser, soprattutto in relazione a quello che viene considerato un grande fallimento".

Anzi, il "Coccodrillo" è pronto a dichiararsi anche lui come parte lesa nella vicenda: "A meno che il JR Racing Team non trovi una soluzione in tempi molto brevi, almeno per quanto riguarda gli obblighi finanziari, temo che dovrò tutelarmi e prendere tutte le misure necessarie a difendere la mia immagine ed i miei interessi".

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