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SBK, Bautista: “Honda mi fa sentire come se fossi in MotoGP”

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SBK, Bautista: “Honda mi fa sentire come se fossi in MotoGP”
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Tradotto da: Lorenza D'Adderio
12 lug 2020, 09:09

Alvaro Bautista, nell’anno del suo debutto in Superbike, è diventato la sorpresa della stagione 2019, facendo crescere anche tra i più scettici la passione per le derivate di serie.

Il mondiale Superbike è sempre stato il fratello ‘povero’ della MotoGP. Tuttavia, l’arrivo di Álvaro Bautista nel 2019 alle derivate di serie in sella alla Ducati, con cui ha vinto le prime undici gare consecutive della stagione, ha fatto appassionare molta più gente a questo campionato, soprattutto in Spagna.

Un anno dopo, nonostante questo esordio senza precedenti, Bautista non corre più in Ducati diventando il pilota scelto da HRC per guidare il progetto di Honda in Superbike e tornare a conquistare titoli che mancano da molto tempo. La casa giapponese infatti ha vinto i suoi primi tre campionati mondiali costruttori in Superbike (dal 1988 al 1990) e si è ripetuta nel 1997 con John Kocinski. Da allora però, la Casa alata non è più riuscita a conquistare il titolo, che invece è andato a Ducati (17), Aprilia (4), Suzuki (1), Yamaha (1) e Kawasaki negli ultimi cinque anni consecutivi con Jonathan Rea.

In HRC vogliono concludere questo digiuno di vittorie e hanno dato fiducia a Bautista per sviluppare una moto che li riporti al successo, la CBR1000RR-R Fireblade SP 2020. Questa settimana, Bautista è stato con il suo team al Circuito di Barcellona, dove si sono tenuti i test. Motorsport.com ha potuto incontrare il pilota spagnolo.

In quale momento hai deciso di firmare con Honda e perché?
"È iniziato tutto nell’estate del 2019, quando avevo sul tavolo il rinnovo con Ducati. Honda è arrivata con la fretta di fare un progetto totalmente nuovo con il coinvolgimento di HRC e con l’intenzione di creare una moto vincente. Sono arrivati a casa mia a Talavera (vicino Madrid) Sato San e Kuwata San (Tomonori Sato e Tetsushiro Kuwata, Project Leader e Vicepresidente HRC, rispettivamente) per parlare direttamente con me e questo mi ha dimostrato che avevano un grande interesse. Mi hanno detto che non potevamo mostrarmi nulla del progetto in quel momento, ma mi assicuravano che stavano terminando di fare una moto vincente per la SBK, l’intenzione era quella di tornare a vincere.

In quel momento mi sono sentito molto valorizzato, molto voluto da Honda e questo mi ha aiutato a fare il passo. In Ducati sapevo cosa avrei avuto quest’anno e Honda mi offriva qualcosa di nuovo che mi entusiasmava, così come mi aveva entusiasmato l’offerta di venire in Superbike per la prima volta. Così ho pensato ‘se questa cosa arriva in questo modo è perché così deve essere’ e ho fatto il passo. Sai già che quando HRC vuole qualcosa e mette tutta la carne sul fuoco, riesce nel suo intento. Quindi prima o poi avremo la possibilità di lottare per il mondiale".  

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Ora che sei immerso in questo nuovo progetto, cosa ti dà Honda che Ducati non ti dava?
"Honda mi porta una fabbrica alle mia spalle. Sinceramente mi sento come se fossi in MotoGP. Gli ingegneri, il trattamento, tutto è uguale alla massima categoria, l’unica cosa che cambia è che si lotta con moto da strada invece che con prototipi. Hanno ascoltato i miei commenti, stanno sviluppando la moto con i miei dati e con le mie indicazioni, noto che sto facendo, o comunque provo a fare, una moto vincente. Prima avevo la moto e basta, non c’erano evoluzioni. La moto funzionava bene e basta, qui invece sento di essere in un progetto molto ambizioso".

Quanto tempo credi che servirà per far diventare la CBR1000RR-R Fireblade una moto vincente?
"Non lo so. Dalla prima volta che ci sono salito fino ad oggi abbiamo raccolto molti dati, abbiamo provato a migliorare le cose, ma ora faremo un passo in avanti. Durante lo stop per il virus, in Giappone hanno lavorato sodo su cose che qui non abbiamo, perché di fatto gli ingegneri non sono potuti venire, ma li avremo nel prossimo test. Avremo moltissime cose da provare e tutto dipenderà se ci riusciamo o no. Molte volte si provano cose sulla moto con un’idea chiara, ma non sempre funzionano. Se siamo in grado di far funzionare tutto ciò che abbiamo chiesto, saremo competitivi molto presto".  

Álvaro Bautista continua ad avere l’anima da pilota MotoGP? Resta la speranza di tornare lì un giorno?
"Io sono un pilota. È chiaro che sento che in MotoGP non ho potuto dimostrare tutto ciò che penso avrei potuto, forse perché non sono stato nel momento né nel posto giusto. Sinceramente, se avessi un’opportunità in MotoGP con un team ufficiale e con opzioni di vincere, mi piacerebbe provarci. Ma solo a queste condizioni, perché ora sono in Superbike con una moto che sarà vincente ed anche io voglio divertirmi e lottare per le vittorie. Tornare in MotoGP per stare in un team satellite, no. Ci sono già stato e non è ciò che voglio".

Le manovre di Honda nel mercato piloti lasceranno, con quasi tutta sicurezza, Cal Crutchlow senza moto in LCR. Honda gli ha offerto un posto in SBK, sarebbe un buon compagno di squadra?
"Ora siamo in un momento di sviluppo della moto e la squadra è nuova. È chiaro che Cal sia un pilota con molta esperienza e molto veloce, ma anche Leon Haslam ha trascorso tutta la carriera in Superbike e non credo che Cal possa dare un contributo maggiore di Leon. Ma, ad ogni modo, sarà una decisione di Honda. Io sono molto concentrato insieme a Leon sullo sviluppo e per un buon progetto penso che la cosa migliore sia continuare con i piloti attuali, siamo noi che stiamo facendo la moto".

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C’è un obiettivo definito per quest’anno o il 2020 è una stagione di preparazione?
"Non lo avevamo prima di cominciare ed ora, con tutto quello che è successo, ancora meno. È ovvio che sia Honda sia io vogliamo vincere, ma non ci siamo posti un obiettivo a breve termine. Certo, se possiamo vincere quest’anno è ancora meglio. Lottare per il titolo però è un’altra cosa e meno che mai con un calendario così condensato che ci condiziona. Se riusciamo ad arrivare a fine stagione davanti e lottando per vincere qualche gara, sarebbe un successo".

Ti ha sorpreso l’accordo tra Pol Espargaró e Honda per il 2021?
"Sorpreso? Quello che mi sorprende davvero è perché si fanno gli accordi così presto, sempre più presto. Non hanno nemmeno visto quale potrebbe essere il potenziale di Álex Márquez in MotoGP. È chiaro che Honda vuole avere i piloti più veloci sulle sue moto. Pol è un pilota rapido, lavoratore, aggressivo. Potrebbe funzionare bene per quel tipo di moto. Non mi sorprende e non smette di sorprendermi, ma è chiaro che tutto ciò si fa molto presto, senza aver visto nulla della stagione".

Per un pilota giovane e senza esperienza in MotoGP come Álex Márquez, pensi che questa manovra possa essere un colpo per lui?
"Io credo che si sia trovato in MotoGP un po’ a sorpresa. Quello che deve fare è godersi l’esperienza, approfittare ora che è in un team ufficiale e dimostrare quanto è in grado di fare. So che il primo anno è difficile, ma guarda Quartararo quanto è stato competitivo al suo primo anno. Álex può continuare a progredire durante la stagione e dimostrare di meritare la moto ufficiale".

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Hai lo stesso manager di Andrea Dovizioso, Simone Battistella. L’altro giorno ha parlato dell’ipotesi che Dovi possa prendersi un anno sabbatico. A questa età ed in un mondo così competitivo, pensi che un pilota come lui possa prendersi un anno sabbatico?
"Guarda Fernando Alonso, che torna l’anno prossimo. Non si può mai sapere, la cosa importante è ciò che ti go detto, quando si va in un posto non si hanno garanzie. Forse a Dovi non piace dove si trova, ma vuole continuare a correre, ma non a queste condizioni. In questo caso, si prende un anno sabbatico per non bruciarsi, si ricaricano le batterie e poi si torna come e dove si vuole".

E l’accordo tra Danilo Petrucci e KTM per correre nel team satellite come l’hai visto?
"Ho visto che in Ducati non lo volevano, lui ha cercato un posto e ha trovato questo. KTM non è stupida e sa che piloti ha e qual è il potenziale di ognuno di loro. Loro fanno la gestione all’interno del team e avrà materiale ufficiale, un po’ come quando era in Pramac e correva con la moto di fabbrica".

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In MotoGP c’è l’era di Márquez, vincitore di sei degli ultimi sette anni. In Superbike la situazione sembra simile, con Rea che ha vinto negli ultimi quattro anni. In uno sport in cui si fa un giro di 4 chilometri con una differenza di meno di un decimo, come possono esserci domini così evidenti?
"Ci sono molti fattori, entrano in gioco gli infortuni, un po’ la fortuna. Ma ciò che è chiaro è che sono importanti la continuità e l’esperienza. Márquez è nello stesso team da quando ha debuttato in MotoGP, conosce tutto alla perfezione, tutti i pezzi sono al suo posto, la moto è fatta su misura per lui, si sente forte, ha fiducia. In un giro, la differenza può essere molto piccola, di un millesimo. Ma ci sono molti altri dettagli, piccole cose che sommate fanno una grande differenza. Qui succede la stessa cosa con Rea, è da molto in Kawasaki, conosce il team, tutta la fabbrica lavora esclusivamente per lui, ha tutto, le gare, le gomme. Noi possiamo essergli vicino, ma alla fine vince sempre lui. In questo sport, con tanta uguaglianza, i piccoli dettagli sono essenziali".

Lo scorso anno hai vinto 16 gare al debutto in Superbike e con una moto nuova per te. Come vedi il tuo vecchio team con Scott Redding?
"È molto difficile fare ciò che ho fatto il l’anno scorso, arrivare da rookie e vincere 16 gare. Ora Redding ha più esperienza di me lo scorso anno, dato che ha vinto il BSB con questa moto nel 2019. Tuttavia, vedo che quest’anno ci sono più piloti ad un alto livello. Lo scorso anno all’inizio c’eravamo solo Rea ed io, ma quest’anno vedo più piloti, sarebbe difficile ripetersi. Ma li vedo bene e competitivi, Ducati è una moto difficile da battere".

Toprak Razgatlioglu lo vedi come un possibile pilota MotoGP?
"Non lo so, dovrebbe fare il passaggio l’anno prossimo. Altrimenti non ce lo vedo".

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Serie WSBK
Piloti Alvaro Bautista
Autore Germán Garcia Casanova