Le Mans, qualifiche 1: è tris Porsche

Le Mans, qualifiche 1: è tris Porsche

Jani frantuma il record del circuito a quasi 250 km/h di media. Audi in chiaroscuro dietro le Porsche

Impressionante: la prova di forza che le tre Porsche 919 Hybrid hanno offerto quando i giochi si sono fatti seri, ovvero nella prima sessione di qualifica, è stata di quelle da fugare qualsiasi dubbio. Neel Jani, sulla numero 18, ha ottenuto con 3'16"887 il nuovo primato del circuito della Sarthe e dietro di lui con facilità si è piazzata la seconda Porsche, la numero 17, questa volta guidata da Timo Bernhard. Terza la Porsche dei debuttanti a Le Mans Hulkenberg- Bamber e del più "esperto" - della corsa francese- Tandy. La prima delle Audi, quella di Duval, è quarta e precede le altre due R18 con Bonanomi che ha portato la propria vettura al quinto posto davanti all'esemplare di punta, quello di Faessler-Lotterer e Treluyer, protagonista quest'ultimo in negativo della sessione.

Anche il turno ufficiale, infatti, è stato turbolento con l'esposizione per lungo tempo di una bandiera rossa causata proprio dal pilota francese finito in testacoda, che si è esibito in un dritto anche allo scadere della sessione. È chiaro, vedendo la differenza di prestazioni, che in Audi non danno grande importanza alla qualifica. Sono convinti a Ingolstadt che anche le condizioni del tempo nel corso della gara saranno mutevoli e foriere di sorprese, oltre che sapere che oggi come oggi è impossibile sfidare la Porsche sul terrerno della prestazione pura.

Ma, a differenza di quanto accaduto a Silverstone e a Spa, prime due corse del WEC, qui a Le Mans in Porsche sembrano essere molto più sereni e avere ben in mente cosa fare anche a livello tattico. Non è un caso che i tempi siano stati ottenuti subito al pronti via della sessione.

Se in Audi, almeno sul fronte delle posizioni di classifica, non si è pianto troppo, in Toyota sembra esserci invece un clima ben più teso. Nonostante gli sforzi dei propri piloti le vetture campioni del mondo sembrano appartenere a un altro pianeta velocistico rispetto alle rivali. È pretattica? Forse ma quasi due secondi dai tempi dell'Audi e soprattutto l'essere molto più lenti di quanto non fossero nel 2014, pole di Nakajima, indica che  i giapponesi stanno preparando le vetture per installare nuovi particolari aerodinamici nelle qualifiche decisive di giovedi. Difficilmente però potranno recuperare il divario sul giro secco.

Poco brillanti, ma su questo ci si poteva scommettere ad occhi chiusi, le prestazioni delle Nissan GT-R LM Nismo; la prima viaggia a quasi 22" dalla pole ed è di poco più veloce, questione di decimi, delle migliori LMP2. Velocissime sul dritto vanno in crisi nella percorrenza di curva come era già accaduto nel prologo. Ma per tutti c'è tempo, meteo permettendo, per verificare cosa non ha funzionato nella prima giornata. Decisamente nervosa anche nel turno di qualifiche ufficiali

Lo avevano detto e lo hanno confermato. Per timore che potesse arrivare la pioggia la Porsche lancia le sue due vetture di punta per fare subito il tempo. Un giro di lancio ed ecco che al secondo passaggio sul traguardo Timo Bernhard piazza 3’17”767. È un rilievo che Brandon Hartley aveva immaginato scherzando con il pubblico martedi pomeriggio. Ma non passano che una trentina di secondi e Neel Jani sulla 919 numero 18 frantuma ogni riferimento con 3’16”887 alla media di 249,200kmh. È il primato della pista per le LMP1.

Da quel momento si comprende che la pole sarà un’affare di famiglia in casa Porsche, anche perché dopo i cambi di piloti, al terzo posto sale Nick Tandy con 3’19”297. Il britannico è distante dai due compagni di team ma questo gli basta per mettersi dietro la prima delle Audi che guidata da Loic Duval aveva appena realizzato 3’19”866. La situazione tecnica appare chiara: Porsche imprendibili davanti e subito dietro, a distanza di sicurezza, il trio delle Audi R18 e-tron Quattro tra le quali va bene quella di Marco Bonanomi, autore del tempo della numero 9, e decisamente in difficoltà appare quella di punta con Marcel Faessler staccato.

Il patatrac per la vincitrice dei primi due appuntamenti del WEC avviene quando manca poco più di un’ora e quattro minuti alla conclusione della sessione di qualifica. Treluyer, in quel momento alla guida, entra alla staccata della variante Playstation, la prima del rettifilo delle Hunaudieres. Nessun problema in frenata e nell’affrontare la parte destrorsa ma quando si tratta di trasferire il carico verso sinistra ecco che la R18 e-tron Quattro di punta caracolla in testacoda. Il francese tenta di ripartire ma si ritrova esattamente con il muso verso tutti coloro che lo seguivano bloccato. Bandiera rossa obbligatoria anche perché a Mulsanne è arrivata lunga la Gibson LMP2 del Greaves Motorsport, la stessa finita contro le barriere nelle prove libere del pomeriggio mentre poco prima la bella BR01 di Ladygin era finita nella sabbia a Tertre Rouge.

Nel frattempo si accende un’educata polemica tra direzione corsa e AF Corse che si vede levare in GTEPRO il miglior tempo ottenuto da Davide Rigon perché il veneto, secondo i commissari sportivi, ha superato i limiti della pista. La squadra italiana, che sembra avere risolto i problemi ai freni che avevano rallentato soprattutto Bruni nel pomeriggio, medita il ricorso per farsi ridare il mal tolto.

La sessione riparte molto più tardi, quando mancano meno di trentacinque minuti allo scoccare della mezzanotte. Subito migliorano Nakajima e soprattutto Treluyer che comunque resta staccato dalle altre due Audi. Lente continuano a essere le due Toyota con Sarrazin-Wurz-Conway a 6”656 dalla Porsche di comando e Nakajima, il migliore del trio che forma con Davidson e Buemi a 6”880. Un’enormità che la dice lunga sulla crisi di prestazioni del team campione del mondo in carica.

Molto bella la battaglia per la pole provvisoria in LMP2 che prosegue a proporre la Oreca di Lapierre davanti dietro alla quale ben si difende la anziana Gibson di Hirsh-Paletou e Lancaster e l’altra Gibson di Turvey-Evans-Dolan, vincitori della 6 Ore di Spa-Francorchamps. Ma è tutta questa categoria che è davvero racchiusa in breve battito di ciglia, visto che in tre secondi-che per una 24 Ore sono ipoteticamente pochi-sono racchiusi ben sette equipaggi.

Serratissima anche la lotta in GTEPRO. La prima sessione di qualifica ha visto la resurrezione della Ferrari 458 di Jimmy Bruni, Giancarlo Fisichella e Toni Vilander. Dopo avere chiuso le prove libere all’ultimo posto di raggruppamento a causa di un problema ai freni, i ragazzi dell’AF Corse sono riusciti a battagliare fino all’ultimo con Aston Martin e Corvette, riuscendo alla fine a conquistare la seconda piazza meno di quattro decimi dietro alla solita Aston Martin portata da Stanaway, vincitore della seconda gara di GP2 a Monaco, in pole provvisoria. Terza e quarta le altre due Aston Martin ufficiali mentre in leggera ombra sono state le due Corvette che comunque, a detta di Jan Magnussen, hanno impostato la partecipazione di quest’anno a Le Mans soprattutto in ottica di corsa e per essere molto costanti sul passo fin dalle prime batture di gara.

In GTE AM scontata la pole del solito Lamy, meno il secondo posto della 458 di Aguas-Perrodo-Collard che hanno preceduto Bertolini, la Porsche di Bachler e la Ferrari di Matteo Cressoni-Raffaele Giammaria-Ashley Mann. Decima la Corvette di Ruberti-Roda-Poulsen mentre nel mucchio la debuttante, in Europa, Viper del Riley Motorsport.

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A proposito di questo articolo
Campionati WEC
Piloti Marc Lieb , Romain Dumas , Neel Jani
Articolo di tipo Ultime notizie