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Simona De Silvestro: “La pressione me la metto da sola”

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Simona De Silvestro: “La pressione me la metto da sola”
Di:
, Motorsport.com Switzerland
Tradotto da: Chiara Rainis, Motorsport.com Switzerland
22 mar 2018, 20:23

Unica donna ed unica europea a correre nella Supercars, la pilota di Thun si prepara all’avvio della seconda stagione nel difficile campionato australiano Superturismo con la chiara intenzione di progredire, come lei stessa spiega.

Simona De Silvestro, Nissan Motorsports
Simona De Silvestro, Nissan Motorsports
Simona de Silvestro, Nissan Motorsports, Jean Todt, FIA president
Simona de Silvestro, Nissan Motorsports, Jean Todt, FIA president
Simona de Silvestro, Nissan Motorsports
Simona de Silvestro, Nissan Motorsports
Simona de Silvestro, Nissan Motorsports
Simona de Silvestro, Nissan Motorsports
Simona de Silvestro, Nissan Motorsports, Rick Kelly, Nissan Motorsports
Simona de Silvestro, Nissan Motorsports
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport
Simona de Silvestro, Nissan Motorsport

Unica donna ed unica europea a correre nella Supercars, Simona De Silvestrosi prepara all’avvio della seconda stagione nel difficile campionato australiano Superturismo con la chiara intenzione di progredire, come lei stessa spiega.

Grazie alle due esperienze nella serie alla 1000 Km di Bathurst nel 2015 e nel 2016, la pilota di Thun si è guadagnata il volante a tempo pieno presso la Nissan Motorsport (in realtà la Kelly Racing sostenuta dal costruttore giapponese). 

 

E dopo una prima stagione completa con la Nissan Altima, in cui ha ottenuto due 13esimi posti come migliori risultati e una top 5 mancata per poco in occasione della finale di Newcastle, la pilota svizzera punta ad alzare il proprio livello nel 2018, per la seconda campagna nella disciplina.

Nelle prime due manche di Adelade, Simona De Silvestro si è classificata 18esima in entrambe ed è stata vittima di un incidente con la Holden di Tim Blanchard in Gara 1 e prima della tappa di Melbourne, in programma dal 23 al 25 marzo, ha rilasciato un’intervista a Motorsport.com.

Simona, come ti sei approcciata alla serie Supercars dopo un primo anno di apprendistato?
“Il 2017 ha rappresentato un grosso cambiamento per me. In una decina d’anni di automobilismo mi ero costruita uno stile di guida tipico delle monoposto e, invece, mi sono ritrovata su un’auto chiusa e con molto meno carico aerodinamico in un campionato formato per lo più da esperti della disciplina. All’inizio è stato complicato, ma pian piano mi sono sentita sempre più a mio agio. Ora ho capito che cosa fare per essere veloce. Inoltre, conosco i circuiti, per cui potrò concentrarmi sull’assetto della vettura”.

Che cosa pensi di dover migliorare?
“In corsa mi sento bene e il ritmo è buono, infatti al debutto ad Adelaide ero da top 10 in termini di tempo sul giro, il che è positivo. Sono quindi le qualifiche e la performance secca gli aspetti su cui devo ancora lavorare. È complicato sperare di ottenere un buon risultato, partendo dalla 20esima posizione. Non mi manca molto, per cui sono abbastanza fiduciosa”.

Hai cominciato la stagione con più esperienza, ma un nuovo ingegnere di pista, Chris Stuckey. Ci è voluto del tempo per conoscervi?
“È vero che prima di arrivare ad Adélaide avevamo effettuato assieme soltanto i test di Sydney, tuttavia ora sa già che cosa cosa voglio dalla vettura. Essendo all’inizio della collaborazione siamo andati bene e la macchina era perfettamente regolata. Avere nel team un esperto come lui è una buona cosa”. 

Sempre parlando dei nuovi arrivati, che cosa ha portato il direttore tecnico Nick Ollila?
“Era ciò che ci mancava. L’anno scorso con quattro vetture c’era sempre il rischio di seguire direzioni diverse. L’obiettivo di Nick è di creare coesione e meno dispersione nel lavoro. È senz’altro un plus”.

Per questa seconda stagione senti più pressione e attese più elevate?
“Di certo le attese sono maggiori, ma sono io soprattutto a mettermi pressione addosso. Nel 2017 ho dovuto imparare tutto e ho vissuto alcuni momenti frustranti ed altri incoraggianti. Adesso mi sento bene in macchina e starà a me trovare gli ultimi decimi che mancano per piazzarmi più avanti. Ovviamente sarà difficile, considerato che in una serie come questa anche due decimi possono fare una grande differenza in termini di posizione in griglia”.

L’incertezza sul futuro impegno Nissan nella Supercars ti preoccupa?
“No, non cambia niente né a me, né alla squadra. Adesso dobbiamo concentrarci su quest’anno e sui risultati da fare. Vedremo poi che cosa ci riserverà il domani”. 

Ti sei trovata implicata in un incidente con Tim Blanchard durante Gara 1 ad Adelaide. Potresti analizzare quanto successo?
“È stato un po’ strano. C’è una regola per cui la macchina che è davanti al cartello dei 150 metri ha la priorità, ma Tim non ha tirato su il piede ed è arrivato troppo veloce in curva prima di finire contro le barriere. È andata così e bisogna accettarlo”.

Come affronterai l’appuntamento di Melbourne?
“È un tracciato che mi piace molto e sono veramente contenta di andarci. Rispetto ad Adelaide, che un circuito abbastanza sui generis e ricco di sobbalzi, questo è più nella norma. È in pratica più vicino a ciò che conosco”.

Anche se è da tempo che corri fuori Europa, avendo disputato diverse stagioni negli Stati Uniti, da pilota europea hai avuto difficoltà ad entrare in un campionato al 100 per cento australiano?
La parte più complicata è che le auto sono vicine come prestazioni e ci si deve confrontare con driver impegnati da tanti anni nella serie e che, quindi, ne conoscono ogni ingranaggio. È senz’altro molto particolare per chi non è abituato ed anche per questo i piloti europei hanno spesso faticato ad imporsi. Ovviamente ho dovuto adattarmi. Venire dall’altro lato del pianeta lo ha reso naturalmente meno facile in rapporto a quanto gareggiavo in America. Inoltre, il calendario prevede 16 round. Tutto sommato adesso mi trovo bene e vivere in Australia poi non è tanto terribile (ride, ndr). Ci si abitua in fretta alla fine…”.

Una domanda a cui avrai dovuto rispondere spesso…essere l’unica donna del gruppo è problematico?
“È vero, me lo hanno chiesto in molti (ride di nuovo, ndr). Ma direi di no, come in tutte le categorie in cui sono stata impegnata in passato, non mi sono mai sentita trattata in maniera differente. Sin da inizio carriera mi sono di sovente trovata ad essere l’unica ragazza. Certo, prima di approdare nelle Supercars la gente non sapeva molto di me, ma ora credo di aver dato prova di essermi guadagnata un posto”.  

A questo proposito, di recente Carmen Jorda ha dichiarato che la Formula E potrebbe essere una disciplina adatta alle donne in quanto “meno fisica”. Che cosa pensi di questo commento?
“Non sono per nulla d’accordo e non la vedo assolutamente così. Non credo che il fisico sia un handicap per le ragazze nell’automobilismo. In IndyCar ho guidato monoposto che necessitavano di una frenata più forte rispetto a quelle degli uomini e per me non è mai stato un problema. È un peccato che vi siano questo genere di dichiarazioni, in quanto potrebbero scoraggiare le donne ad intraprendere gli sport motoristici. E poi non è neppure giusto nei confronti di chi disputa la Formula E, visto che potrebbe essere letta come un’insinuazione che sia più facile, una cosa tra l’altro non vera. Il livello dei piloti è molto alto e lo hanno dimostrato anche in altri campionati frequentati in passato”.
Quali sono secondo te gli ostacoli che devono affrontare le giovani interessate a questa professione?
“Nessuno! Personalmente, quando avevo 10 anni, avevo una sola ossessione: arrivare in Formula 1. Era il mio sogno e non mi sono posta alcuna domanda. Ho fatto di tutto per riuscirci (Simona De Silvestro è stata collaudatrice del Sauber F1 Team nel 2014, ndr). Quello che invece è complesso è trovare le opportunità, gli sponsor ed essere al posto giusto al momento giusto. È forse questo ciò che mi è mancato quando gareggiavo in monoposto”. 

 

Un’ultima domanda: la Nissan ha annunciato il proprio ingresso in Formula E per il 2018-2019. Essendo legata al marchio e avendo già corso nella serie (Simona de Silvestro è stata la prima donna ad aver marcato punti nel campionato elettrico nel 2016, ndr), ti reputi la candidata ideale per uno dei due sedili?
“Buona domanda… Mi è piaciuto molto il periodo in Formula E, ma attualmente ho un bel programma nelle Supercars, che tra l’altro è un campionato che richiede un impegno al 100 per cento, inoltre vi sono parecchie concomitanze fra le due categorie. Quindi, anche se non si sa mai, la mia priorità restano le Supercars”.

 

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