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Tarquini dà l'allarme: "Il parco giovani in Italia è desolante!"

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Tarquini dà l'allarme: "Il parco giovani in Italia è desolante!"
Di:
Co-autore: Marco Congiu
22 lug 2019, 07:47

Il "Cinghiale" si è espresso su quello che può essere il futuro del motorsport tricolore, attualmente tutt'altro che roseo.

In un mondo del motorsport in continua evoluzione, il panorama dell'automobilismo inevitabilmente deve far fronte non solo agli esperti dei vari campionati, ma anche a quello che può essere il futuro del parco piloti.

A livello italiano, però, ci sono alcune cose che non lasciano molte speranze, o quantomeno andrebbero riviste, come ha affermato uno dei più grandi esperti fra i concorrenti ancora in attività, Gabriele Tarquini.

Il Campione in carica del FIA WTCR, che di candeline ne ha spente 57 il 2 marzo scorso quando qualche mese prima si era issato sul tetto del mondo con la Hyundai i30 N TCR del BRC Racing Team, è figlio di un'epoca dove gli autodromi nazionali traboccavano di fan, cosa che oggi invece non accade più.

E la cosa che più preoccupa il "Cinghiale", chiaramente molto attento a quelli che lo circondano con casco e tuta, è la mancanza di talenti con un futuro o una speranza su cui puntare con sicurezza.

"Il panorama dei giovani italiani è abbastanza desolante, ci sono buoni piloti in kart e un vivaio ancora florido, simile a quello dei miei tempi, ma oggi mancano le formule promozionali per loro, in pista e fuori - ha affermato Tarquini parlando con Motorsport.com - Anche la Ferrari penso che con la sua Driver Academy potesse fare qualcosa di più, pure a livello italiano, dove la passione per la Rossa è incredibile. Forse non è stato sfruttato al meglio il pacchetto e oggi non abbiamo molto infatti".

Il nativo di Giulianova è convinto che tutti i problemi nascano anche dal movimento del motosport tricolore, che sembra aver dilapidato quello che era un patrimonio accumulato negli anni garantendo a molti ragazzi dell'epoca (Tarquini compreso) di crescere e affermarsi a livello internazionale.

"Il guaio è che le categorie sono molto "spezzatino", recentemente sono andato a Zeltweg per correre un evento del TCR Germany Series e l'ADAC organizza weekend pieni di categorie differenti che attirano una marea di gente. Sono tutti raggruppati nello stesso fine settimana, raccogliendo il meglio dell'automobilismo nazionale, un po' come erano i Racing Weekend di tanti anni fa in Italia".

"Se parliamo di fine anni '80 e inizio anni '90, i nostri autodromi erano stracolmi. All'epoca in pista c'erano 300 macchine, dal Gruppo N al Gruppo A, arrivando al Super Turismo che poteva essere l'emblema. Oggi ci sono pochi partecipanti iscritti e per di più abbiamo campionati che si fanno concorrenza fra loro. Così si divide e così si distrugge tutto, non è fare il bene dell'automobilismo".

L'abruzzese resta legato al passato, il che non è una brutta cosa dato che parliamo di un sistema che funzionava alla grande e dal quale oggi magari ispirarsi per un domani più roseo.

"Diciamo che il compito dell'ACI Sport sarebbe quello di raggruppare il meglio del motorsport tricolore in eventi unici, anziché creare tante categorie differenti o simili. Basta vedere cosa è successo nel TCR: prima c'era solo il TCR Italy, oggi c'è anche il TCR DSG, la gente si divide fra uno e l'altro e penso che siano cose che non fanno bene in generale. Purtroppo tutto ciò non porta ad una crescita del movimento e della passione nei giovani".

"Ricordo i Super Racing Weekend d'un tempo che si facevano con la Salerno Corse, erano pieni di persone, appassionati, curiosi, famiglie di grandi e piccoli. Ancora oggi incontro gente che ricorda quei giorni, si andava ovunque nelle piste d'Italia davanti ad una marea di pubblico. Adesso frequento il panorama italiano e francamente è desolante, bisogna cercare di creare qualcosa di univoco e chiaro per chi è coinvolto ed appassionato, richiamando la gente in circuito con eventi belli".

Il domani dell'automobilismo è invece legato alle nuove tecnologie e anche il turismo sta prendendo questa strada, come ha sottolineato il portacolori di Hyundai Motorsport.

"Il TCR ha già annunciato che l'ETCR partirà il prossimo anno, un campionato di vetture completamente elettriche al quale la Hyundai prenderà parte. Penso sia una formula giusta, il TCR rappresenta ciò che è presente sul mercato, ho provato personalmente la Hyundai Kona elettrica stradale e l'ho trovata bellissima. Non c'è un problema di spazio e pesi, come invece avviene nelle monoposto, quindi penso possa funzionare bene. Se verrò coinvolto anche in questo genere di sviluppo ne sarò felicissimo, incuriosito e penso di poter dare una mano anche lì".

Ma il "domani" di Gabriele Tarquini sarà sempre in pista o dietro una scrivania? Al momento non è ancora chiaro quando, ma "Cinghio" sta già pensando a cosa farà da grande...

"Un giorno magari mi fermerò, come naturale che sia. Ho un bellissimo rapporto con Hyundai e mi piacerebbe fare qualcosa con loro e per loro. Ma gradirei anche una collaborazione con la Federazione Italiana per cercare di restituire qualcosa del tanto che ho avuto nella mia carriera. Vorrei ricambiare dando una mano al movimento, spero di poter essere d'aiuto".

Dichiarazioni raccolte da Marco Congiu

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Serie TCR , WTCR
Piloti Gabriele Tarquini
Autore Francesco Corghi