Marta Gasparin, una passione nata in Porsche

Marta Gasparin, una passione nata in Porsche

La padovana è l'unica donna che è responsabile Motorpsort di una Casa in Italia

È l'unica donna che dirige i programmi sportivi di una Casa automobilistica in Italia. Marta Gasparin, padovana di 32 anni, è il manager di Porsche Italia che gestisce da sei anni la Carrera Cup Italia e che ora supporta la presenza dell'Ebimotors nel Campionato Italiano GT con la 911 GT3 – R. Carina, minuta, ma molto determinata e grintosa, Marta nel paddock è il punto di riferimento organizzativo del monomarca riservato alla 911 GT3 Cup. Ha uno sguardo penetrante e idee molto chiare di chi è abituata a prendere decisioni in tempo reale. Chi è Marta Gasparin e come è nato il legame con Porsche Italia? “Mi sono laureata alla fine del 2004 in marketing di beni di lusso. Era una azienda che non conoscevo, anche se rientrava nelle strategie di marketing che mi interessavano insieme alla BMW, e sono grata di aver avuto la possibilità di sviluppare la mia tesi di laurea da loro. Al Motor Show avevo conosciuto il direttore generale, il dottor Casadei che mi diede l'opportunità di fare uno stage in azienda. Doveva durare sei mesi, ma dopo soli due mesi in azienda cercavano una persona per sviluppare internamente un progetto legato al Motorsport che prima era dato in outsourcing. Sembrava il ruolo pensato per me, perché io ho sempre avuto la passione per i motori!.”. Ma la passione per i motori quando è nata? “Beh, devo ammettere che è una cosa strana: di solito c'è il padre o lo zio che avvicina i giovani alle corse, mentre per i miei le automobili erano solo e soltanto dei mezzi di trasporto. Quando avevo otto anni mio padre mi portò a Monza perché doveva incontrare una persona che gestiva un team di formula. Rimasi affascinata dalle sensazioni che mi dava quel luogo magico per l'odore della benzina, dei freni e per il rumore. Mio padre, concluso l'incontro per il quale era andato nel paddock, voleva portami via subito, mentre io non volevo più uscire dall'autodromo. Da allora ho frequentato le piste da appassionata e mi sono nel tempo informata leggendo i giornali di settore”. La voglia di essere pilota, magari solo in una gara non è mai venuta? “Mai. Il fascino che subisco da questo mondo è dato in gran parte dal ruolo organizzativo. Dietro ad un Campionato come la Carrera Cup Italia ci sono un milione di variabili che sono inimmaginabili per chi la vive da fuori. Riuscire a farle collimare tutte per costruire un prodotto finito che sia attraente per i team e i piloti che vogliono investirci è una delle soddisfazioni più grandi che ho avuto da questo lavoro. Il secondo aspetto affascinante di questo mondo è dato dalla tecnica che esprimono queste vetture GranTurismo”. Non è facile trovare una donna appassionata e competente di corse... ”La Porsche l'ho scelta, non mi è capitata per caso. All'epoca della tesi avevo analizzato le diverse strategie di marketing dei vari marchi automobilistici ma non ne avevo trovato nessuno che sposasse appieno i miei valori di fare sport. Devo ammettere che in questi anni mi sono state offerte diverse opportunità da parte di Case automobilistiche o Campionati, ma non le ho mai prese in considerazione. Anzi, non sono nemmeno mai andata a fare i colloqui”. Non deve essere stato facile costruire il monomarca italiano più prestigioso fra le ruote coperte... “Certo che no. All'inizio la Carrera Cup Italia è stato un Campionato che è nato come una costola della Targa Tricolore che era ed è ancora rappresenta la parte più amatoriale del correre Porsche. In realtà il format della Carrera Cup esisteva già a livello internazionale, ma che non era mai stato sviluppato in Italia perché non c'erano le condizioni e forse non nemmeno la voglia pèer farlo”. Qualcosa però è cambiato nel 2006... “Il dottor Casadei deve aver visto la scintilla della passione e l'entusiasmo che ha fatto da traino a tutto quello che è venuto dopo. Nel 2006 mi è stato affidato lo studio di un progetto triennale: ho dovuto costruire un conto economico e provare ad immaginare in quale contesto andare a correre. Lo studio è durato circa sette mesi, mentre in parallelo seguivo il mondiale FIA Gt perché l'Ebimotors aveva lo status di squadra ufficiale Porsche ed ero il direttore sportivo. Va detto che è in quell'ambito che si è creata la prima cellula della Carrera Cup Italia, perché Luca Riccitelli era il pilota del team e Andrea Mercatelli il direttore tecnico. In pista abbiamo imparato a conoscerci. Intorno a quell'embrione si è formato nel tempo uno staff molto professionale e appassionato senza il quale non ci sarebbe un Campionato così competitivo”. All'inizio era il campionato degli specialisti e dei gentleman driver, mentre ora alla Carrera Cup Italia si avvicinano molti giovani? “Ci sono tre anime diverse che rendono vincente questa categoria e ognuna alimenta le altre due. Nel 2007, quando siamo partiti, il fattore giovani non c'era: il 60% del piloti erano gentleman driver e il restante professionisti giunti da altre categorie”. E come siete riusciti a coinvolgere i giovani talenti? L'idea per avvicinare i giovani è nata nella notte dalla 24 Ore di Spa del 2006. Eravamo nella hospitality Porsche perché la vettura di Luca Riccitelli si era già ritirata per un incidente. Anche se erano le quattro della notte, ci stavamo scambiando delle opinioni su come avrebbe potuto essere la Carrera Cup. Ad un certo momento è entrato nell'hospitality Hartmut Kristen, capo della Motorsport di Weissach. Si è seduto con noi e in modo informale, come può accadere solo nel mondo delle corse, ha ascoltato le nostre proposte. È stata di Luca Riccitelli l'idea di istituire un riconoscimento speciale per i piloti giovani e per questo abbiamo istituito la classifica Under 25”. Di solito le Case mettono a disposizione un budget per proseguire la carriera... ”Volevamo fare qualcosa di diverso e abbiamo proposto a Kristen di organizzare un test con la squadra ufficiale a Weissach, riprendendo un concetto che è molto caro alla Casa madre che ha sempre allevato i suoi piloti. L'obiettivo lo abbiamo finalemnte raggiunto con Marco Mapelli, secondo assoluto della Carrera Cup Italia 2011 dietro a Balzan e primo dell'Under 25. Marco è un ragazzo molto talentuoso, con la testa giusta per arrivare al professionismo. L'11 aprile lo accompagneremo a Weissach dove verrà sottoposto ad un test di 8 ore. All'inizio girerà con una vettura stradale accompagnato da un pilota ufficiale per imparare il tracciato e poi avrà a disposizione la 911 GT-R fino a sera, lavorando a stretto contatto con i tecnici tedeschi, che avranno modo di valutarlo e apprezzarlo”. Il fatto che Balzan sia uscito dalla Carrera Cup Italia dopo tre anni di successi non può che fare bene al monomarca... “Direi di sì. Balzan si merita il salto di qualità. L'idea di dare vita alla partecipazione nel GT Italiano è nata parlando con Enrico Borghi seduti ad un tavolo. La squadra vuole crescere, il pilota vuole crescere. E Porsche Italia ha valutato che dopo cinque anni di Carrera Cup Italia era arrivato il momento di fare uno scatto, specie nell'ottica di dare un supporto ai team più professionali che si vogliono mettere alla prova nel mercato aperto del GT”. Supporto, assistenza e ricambi: l'impegno di Porsche Italia si qualifica così nel GT, senza mai parlare dell'Ebimotors come di una squadra ufficiale... “Diciamo che per Porsche lo status di squadra ufficiale ha una valore particolare che è lasciato solo alla Casamadre: insomma la linea del nostro Marchio è diversa da quella di altri. È una scelta corretta. L'impegno nel GT italiano è condiviso fra il team e la Casa. Di solito succede che il Marchio fornisce la macchina, gli ingegneri, i piloti e gli sponsor e alla squadra prescelta tocca gestire in pista il programma. Da noi c'è una compartecipazione del rischio fra la Casa e la squadra. La 911 GT3- R di Ebimotors è la prima che arriva in Italia come importatore, perché fino allo scorso anno non eravamo organizzati per gestire il GT: adesso abbiamo formato i nostri gli ingegneri a Weissach e abbiamo provveduto ad un approvvigionamento di ricambi”. L'iniziativa di Borghi ha spinto anche l'Antonelli Motorsport a preparare una macchina.. ”L'arrivo anche di Marco è la piacevole risposta proprio all'input che volevamo dare. Faremo il possibile per dare il massimo risalto alla nostra partecipazione nel GT. Tutto questo fa gioco a Porsche e alla Carrera Cup Italia che diventa un vivaio per i piloti interessati a fare il salto nel professionismo”. Con che prospettive partirà il Campionato Italiano GT? “Sarà molto interessante, perché fino a pochi anni fa era il frutto di una sfida a due fra Porsche e Ferrari, mentre ora ci sono sei Marchi impegnati. Speriamo che la Federazione faccia delle regole chiare per tutti in modo che ogni Casa ed ogni vettura possano emergere. Ovviamente noi crediamo di disporre della migliore per vincere...”.

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Campionati PCC
Articolo di tipo Ultime notizie