Da Louis Chevrolet al mondiale Wtcc con la Cruze

Da Louis Chevrolet al mondiale Wtcc con la Cruze

La Casa americana celebra il suo centenario che è anche una straordinaria sequenza di vittorie nelle corse

Cento anni. Un secolo: 1911-2011. Una storia ricca di storie e di successi. Sulla strada come nelle corse: Eric Nève, responsabile della Chevrolet Europe Motorsport, è solito indossare un cravattino ad ogni vittoria della Cruze nel WTCC, il mondiale turismo. Un gesto che è diventato abituale, visto che ormai si parla di dominio della categoria: due titoli costruttori (2010 e 2011) e altrettanti nei piloti. La stagione in corso non è ancora finita ma si deve solo scoprire se Yvan Muller raddoppierà la corona iridata dello scorso anno o se sarà il compagno di squadra, l'inglese Robert Huff, a soffiargli il mondiale. Quel papillon dorato, ostentato in modo simpatico da Nève, è il simbolo della Casa americana che dei successi nel Motorsport ha fatto un vanto nelle specialità a cui ha partecipato. Le corse sono parte del DNA del costruttore e la sua storia affonda le origini in Svizzera, dove Louis Chevrolet è nato nel 1878 a La Chaux-de-Fonds nel giorno di Natale. Figlio di un orologiaio, Louis è attratto da un altro tipo di meccanica e si trasferisce in Francia a Beaune dove scopre l'officina che produce biciclette Roblin. Gareggia e vince sulle due ruote, specie in sella alle Gladatior, marchio proprietà di Darracq, costruttore transalpino di automobili. Le quattro ruote hanno un altro fascino, ma il destino di Chevrolet si compie solo quando emigra in America nel 1900, prima in Canada e poi negli Stati Uniti. A New York lavora per la De Dion Bouton America, ma è alla filiale della Fiat che si fa apprezzare: diventa un autista e come tale deve saper riparare il mezzo che guida, sviluppando la conoscenza delle doti meccaniche. Diventa collaudatore e il 20 maggio del 1905 partecipa alla gara organizzata nel vecchio ippodromo di Morris Park a New York con una Fiat 90 CV. Vince al debutto oscurando il mito di Barney Oldfield. Le affermazioni si sussuguono sulle piste ovali dalla California al Canada e Louis diventa un pilota famoso. Nel 1906 con una Darracq V8 batte in Florida un record di velocità, coprendo un miglio in 30”5 alla media di 116,62 meglia orarie. Le gesta di questo svizzero dotato di baffi a manubrio alla francese attraggono William Crapo “Billy” Durant, titolare della Buick che lo vuole come pilota ufficiale. L’incredibile successo di Buick spinge Durant a fondare la General Motors nel 1908 a cui aggiunge nel tempo altri marchi poi diventati prestigiosi come Cadillac, Oldsmobile, Oakland, prima che la crisi bancaria del 1910 lo costringesse a cedere le armi. Lavorando con un progettista in un appartamento in affitto a Detroit nel 1910, Louis Chevrolet inizia a delineare un prototipo che avrebbe portato il suo nome. Dopo aver lasciato GM, l’irrefrenabile Billy Durant stipula un contratto con Louis per produrre l’auto sognata dal famoso pilota. A Detroit nasce il 3 novembre 1911 la Chevrolet Motor Company Car. Nel 1912 debutta la Serie C―Classic Six, un lussuoso modello a sei cilindri con motore di 4,9 litri capace di 109 km/h e dal costo di 2.150 dollari. Louis Chevrolet l'anno dopo torna in Francia per un periodo di riposo con la famiglia. Nel frattempo Billy Durant ristruttura l'azienda con l'intento di produrre automobili meno costose. Quando lo svizzero rientra negli Usa si trova di fronte al fatto compiuto e si compie la rottura fra i due soci, ma lascia i diritti per produrre automobili con il suo nome. “Ti ho venduto la mia auto, ti ho ceduto il mio nome, ma non il mio corpo e l'anima e torno a fumare quelle sigarette che tanto fastidio ti danno. Voglio vivere!”. Louis si trasferisce a Indianapolis dove, insieme ai fratelli Arthur e Gaston, diventa una leggenda della Indy 500. Partecipa a quattro edizioni della corsa sull'ovale e come miglior risultato ottiene un settimo posto. Protagonista di molti incidenti anche gravi, si dice che Chevrolet abbia montato sulle sue vetture da corsa una struttura tubolare che lo proteggesse in caso di capottamento: l'invenzione dell'attuale roll-bar, quindi, va attribuita a questo fantasioso costruttore. Fonda la Frontenac Motor Company nel 1914 e progetta una monoposto molto leggera grazie all'uso esteso dell'alluminio, non solo nel telaio ma anche in diverse parti del motore. Nel 1916, Louis Chevrolet corre e si ritira a Indianapolis. Quattro anni dopo, il fratello Gaston vince la 500 Miglia con una Monroe-Frontenac. Gaston muore in California sul catino di Beverly Hills nel giorno del ringraziamento del 1920 in un incidente con 0'Donnell: Louis, colpito dal lutto, abbandona le gare e con l'altro fratello Arthur crea un'azienda di preparazioni per vetture da corsa, antenate delle odierne sprint car. Chevrolet, come milioni di altre persone, subisce pesanti perdite nel crollo di Wall Street del 1929, e rientra a Detroit dove lavora per diversi anni in uno stabilimento Chevrolet. Louis muore a Detroit, per complicanze del diabete, il 6 giugno 1941 all'età di 63 anni di età. Il logo del cravattino abbinato al marchio Chevrolet che si consolida sul mercato Usa, viene disegnato sotto la supervisione di Durant: compare per la prima volta in un'inserzione del 1913 dopo che lo stesso “Billy” lo ha visto sulla tappezzeria di un Hotel parigino e ne ha strappato un pezzo. Secondo la figlia Margery, racconta in un libro che Durant aveva abbozzato possibili marchi su pezzi di carta a tavola, durante una cena. «Mi sembra di ricordare che una sera tra la zuppa e il pollo fritto avesse schizzato il disegno che viene ancora utilizzato sulle vetture Chevrolet». E la Chevrolet, per restare fedele allo spirito del suo fondatore, non ha mai rinnegato il suo passato agonistico. Nel 1940 un giovane Juan Manuel Fangio vince il Gran Premio Norte, una durissima gara su strada di 600 miglia che porta da Buenos Aires (Argentina) a Lima (Perù) e ritorno, con una Chevrolet V6. Nel 1955 Jerry Unser, il precursore della mitica famiglia da corsa, si impone con una Chevrolet V8 alla Pikes Peak, la inusuale corsa in salita sterrata del Colorado. E alla fine degli Anni '50 la Chevrolet rinuncia alla squadra ufficiale e preferisce appoggiare alcuni team. Dieci anni più tardi Roger Penske mette in piedi una squadra di TransAm per far correre l'amico Mark Donohue con una Camaro. È dominio nel 1968 e 1969 e il profondo suono dei motori V8 diventa una musica abituale per gli appassionati di corse Usa. Si estende alla CanAm, categoria riservata alle grosse barchette, dove il motore Chevy equipaggia prima le Lola e poi le McLaren, sancendo una supremazia che dura dal 1966 al 1971, cinque anni che portano alla ribalta campioni come Bruce McLaren, Denny Hulme e Peter Revson. E come dimenticare la leggendaria Chaparral disegnata dal geniale Jim Hall: nel 1967 la sport dotata dell'alettone posteriore vince due gare del mondiale costruttori, aggiudicandosi la 1000 Km del Nurburgring e la BOAC 500 a Brands Hatch era spinta dal poderoso motore Chevy. Nel 1971 nasce negli Usa la IMSA (International Motor Sport Association) che viene monopolizzata dalla terza generazione della Corvette, mentre nel 1972 prende l'avvio il campionato NASCAR che raccoglie le migliori stock car. Questo campionato riservato a mastodontiche vetture con motori ad aste e bilancieri diventa il punto di riferimento delle corse americane fino ad oggi. Nel 1977 la Laguna Chevy conquista metà delle gare in calendario con Cale Yarborough e Darrell Waltrip. Poi inizia l'era di Dale Earnhardt che conquista ben sette titoli della Winston Cup. "The Intimidator", questo il soprannome di Dale, esalta la Monte Carlo, mentre Jeff Gordon e Jimmie Johnson sono i dominatori con la più recente Impala. La Chevrolet dal 1958 al 2010 ha collezionato ben 34 titoli costruttori, monopolizzando gli ultimi sei campionati, gli ultimi cinque siglati dal fenomeno moderno Jimmie Johnson. Per restare nel campo delle ruote coperte non si può dimenticare il ruolo della Corvette nelle gare Gran Turismo: nell'americana ALMS ha conquistato la classe GTS dal 2001 al 2004 e la classe GT1 dal 2005 al 2008, mentre alla 24 Ore di Le Mans ha totalizzato sette affermazioni di categoria. Non ci sono solo le ruote coperte: come fornitrice di motori la Chevy ha collezionato importanti successi alla 500 Miglia di Indianapolis. 70 anni dopo il successo di Gaston Chevrolet è arrivata l'affermazione di Rick Mears nel 1988 con la Penske-Chevrolet a cui hanno fatto seguito i trionfi firmati da Emerson Fittipaldi, Arje Luyendyk, Al Unser jr e Tony Stewart, l'ultimo della serie che è datato 2001 e ottenuto con il telaio italiano Dallara. In Italia la Chevrolet trova spazio anche nel campionato Superstars dove la Lumina CR8 del team Motorzone Race Car fa correre Fabrizio Armetta e Alessandro Kouzkin: in passato ci sono state le affermazioni siglate proprio da Fabrizo Armetta, Matteo Malucelli e Pierluigi Martini. La serie è nata per le quattro porte, ma ora è caratterizzata anche dalla Bmw M3 per cui non è detto che in futuro non si possa vedere anche una Camaro MY2012. Giusto per rinverdire anche da noi un mito che non si è mai spento...

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