Rossi: "Essere diventato un'icona vale più delle vittorie"

Per il "Dottore" è arrivato il momento dei saluti: quella di Valencia sarà l'ultima gara della sua carriera in MotoGP e inevitabilmente Valentino è stato il grande protagonista, percorrendo il viale dei ricordi con le moto con cui è stato campione ma anche aprendosi in una conferenza stampa davvero emozionante, e non solamente per lui.

Rossi: "Essere diventato un'icona vale più delle vittorie"

Valentino Rossi ci aveva visto lungo lo scorso agosto, quando ha annunciato che avrebbe appeso il casco al chiodo alla fine di questa stagione, dopo 26 anni nel Motomondiale. Il "Dottore" temeva che il momento più duro sarebbe arrivato a Valencia, quando la fine si sarebbe concretizzata e l'inizio del fine settimana è stato particolarmente emozionante, non solo per lui, ma probabilmente per tutti coloro che hanno vissuto la sua era.

ll suo giovedì è cominciato con una passeggiata sul viale dei ricordi, perché la Dorna gli ha fatto trovare nel paddock le nove moto con cui è stato campione del mondo, che il pesarese ha svelato una ad una, facendosi fare poi tante foto ricordo. Poi è arrivato forse il momento più duro, la conferenza stampa d'addio, nella quale lo abbiamo visto emozionato come in pochi altri momenti nella sua trionfale carriera, soprattutto quando nel finale gli è stato mostrato un video di ringraziamento realizzato dai tifosi di ogni parte del mondo.

"E' stata una stagione particolare, specialmente nella seconda parte. Ho cercato di affrontare le ultime gare in maniera normale, senza pensarci, ma non è facile. E' un momento molto importante per me, vedere tutte le mie moto e anche tutti i piloti di MotoGP qui per me è speciale. Ora cercherò di dare il massimo in pista, sperando che non piova", ha esordito Valentino.

"Tranne le Honda, le altre moto le ho a casa mia. La Yamaha del 2004 ce l'ho addirittura in camera da letto, quindi la vedo ogni mattina quando mi alzo. Ma vederle tutte insieme così è proprio commovente e mi ha fatto pensare a tutta la strada che ho fatto. Dopo l'ultima poi ci sono stati altri dieci anni ed è chiaro che è stato un percorso molto lungo", ha aggiunto, raccontando le emozioni vissute tra le moto che hanno contraddistinto la sua carriera.

Riguardo all'assenza delle Honda, spera di poter rimediare al più presto: "Ho parlato con Alberto Puig e gli ho chiesto almeno la 500cc. In teoria la Honda me la doveva dare e avevo già preparato il posto a casa, ma poi per un motivo o per l'altra non è mai arrivata. Spero che la Honda cambi idea e me la faccia avere, me ne prenderei cura bene".

Prima di chiudere definitivamente, c'è ancora da affrontare questo fine settimana. Ed è curioso che tutto finisca proprio a Valencia, una pista che in passato non gli è stata particolarmente amica, visto che per ben due volte ci ha perso il titolo all'ultima gara.

"Quando in Austria ho fatto l'annuncio ho ricevuto tanti messaggio e tanto sostegno, soprattutto dai piloti e anche da tanti avversari del passato. E' chiaro che ho sempre pensato a questa conferenza stampa. Valencia è una pista che ha un significato speciale, ma al contrario per me, per alcune cose che mi sono successe in passato. Sto cercando di affrontare le cose normalmente, ma è inevitabile pensare che da lunedì la mia vita sarà diversa. Alla fine continuerò ad essere un pilota, anche se lo farò con le auto, quindi proverò a divertirmi questo fine settimana".

Riguardo alla cosa che gli resterà di questa lunghissima carriera, più che i trionfi, Rossi si porterà dentro l'essero riuscito a diventare un'icona di questo sport.

"La cosa più positiva della mia carriera è che tantissime persone hanno cominciato a seguire la MotoGP per fare il tifo per me. E' stato così in Italia, ma un po' in tutto il mondo. Durante la mia carriera sono diventato una sorta di icona e questo è un grande piacere. E' chiaro che per un pilota sono importanti i risultati in pista, ma questa rimane la cosa migliore della mia carriera".

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Non a caso, il suo 46 giallo ormai è diventato un segno di riconoscimento per i suoi tifosi, che secondo lui continueranno a portarlo sulle tribune di tutto il mondo anche dopo il suo stop.

"Penso che il prossimo anno continueranno ad esserci sulle tribune delle persone con il cappellino con il 46. Ci sarà il nostro team da sostenere e spesso ci sarò anche io. Ma sarà diverso, non so cosa proverò a venire a delle gare senza dover correre. Ma lo scoprirò solo il prossimo anno, quindi vi farò sapere".

C'è poi un'altra curiosità legata a questo fine settimana. Domenica sarà il 14/11/21 e la somma di questi numeri è davvero emblematica: "La somma della data fa 46, lo abbiamo scoperto alcune settimane fa. Nella mia carriera i numeri sono stati qualcosa di ricorrente, magari è un segno o magari è solo un caso".

Quando gli è stato chiesto se abbia qualche rimpianto non c'è stato neanche bisogno di troppe spiegazioni: "Ho cercato a lungo di vincere il decimo titolo. Mi sarebbe piaciuto vincere quello del 2015, perché avrebbe allungato la mia carriera di campione del mondo. Poi vincere il decimo avrebbe un po' chiuso il cerchio. Ma ho una sorta di maledizione del 9, pensate anche ai podi, che sono 199. Quando l'anno scorso ho conquistato il 199° a Jerez ho pensato che avrebbe potuto essere l'ultimo, ma va bene così, perché quando si lotta per i podi e le vittorie è sempre un grande divertimento, quindi non ho troppi rimpianti".

Iniziare la fase di distaccamento da quello che è stato il suo mondo per tutti questi anni gli ha anche permesso di capire più a fondo come è vista la sua figura: "In questi ultimi mesi ho cominciato a capire meglio cosa rappresento per il motociclismo. Prima vedevo un po' tutto da dentro, quindi ero quasi in una sorta di tunnel, in una dimensione chiusa, ed è difficile fare un passo indietro e capire cosa succede intorno a te. Siamo sempre concentrati su una corsa o su un risultato. Però ora che l'ho realizzato, sono molto orgoglioso di quello che ho fatto".

Qualcuno ha anche paragonato la sua carriera ad una storia infinita: "A volte, nel corso degli anni, ho pensato di essere alla fine della mia carriera, soprattutto dopo il 2012. Non pensavo di avere la velocità per ripartire e per lottare. Poi ho corso per altri dieci anni. E' per questo che è stata quasi una storia infinita. Per quanto riguarda i sogni, il mio era diventare campione del mondo della MotoGP e ci sono riuscito".

Non poteva mancare poi un pensiero agli avversari che hanno reso ancora più belle le sue tante imprese: "La rivalità è qualcosa che ti consente di dare il massimo e di andare oltre i tuoi limiti. Ne ho avute tante nella mia carriera, soprattutto nella prima parte, quando vincevo molto. Cito Biaggi, perché eravamo due italiani e si era creato tanto movimento intorno a questa cosa. Poi ci sono stati Stoner, Lorenzo, Marquez. Mi sono sempre divertito nelle rivalità comunque ed è un qualcosa che a posteriore ricordi come positivo, o speciale".

Nell'arco della sua carriera lo abbiamo visto quasi sempre sorridente. Chi si aspetta delle lacrime domenica, dunque, potrebbe rimanere deluso: "Onestamente, non so cosa accadrò dopo la gara di domenica. Spero di fare una bella gara e di arrivare fino alla fine, ma non posso prevedere le mie sensazioni. Io nei momenti speciali però tendo a sorridere, non piango molto. Onestamente, spero di non piangere".

Sicuramente una cosa che gli mancherà saranno i sabato sera nel suo motorhome con i ragazzi dell'Academy: "Negli ultimi anni sono stato molto vicini ai nostri ragazzi dell'Academy, siamo sempre stati insieme alla sera ed è sempre stato un momento molto bello. L'atmosfera che si crea durante un weekend di gara molto particolare, perché siamo tutti un po' diversi. Ma io voglio venire alle gare anche in futuro, quindi possiamo organizzare qualcosa del genere nei prossimi anni".

 

Ormai sembra essersi fatto una ragione del suo ritiro, anche se ha ammesso che all'inizio non è stato semplice: "Sono abbastanza triste sotto un certo punto di vista, ma il momento più brutto l'ho già passato, perché è stato quando ho deciso di smettere. Mi trovo a pensare a quello che farò l'anno prossimo. Verso giugno, quando ho dovuto prendere la decisione, se fossi stato più competitivo avrei deciso di continuare. Ma ho dovuto smettere ed è stata abbastanza dura. Ora però cerco di rimanere concentrato sulla gara, perché devo ancora correre e mi piacerebbe fare una bella gara".

Nonostante i suoi 42 anni, Valentino è una sorta di Peter Pan. Gli è stato domandato quindi quale sia stato il pensiero che gli ha permesso di rimanere giovane così a lungo e quale sarà quello da cui ripartirà lunedì.

"Sono stato fortunato a livello di DNA, anche se ormai sono grande, mi sento abbastanza giovane. Mi è sempre piaciuto guidare e fare a gara con gli altri, soprattutto con le moto, ma anche lavorare con il mio team per migliorare la prestazione. Poi alla domenica, quando le cose ti vengono bene, è veramente una goduria, e non so se ci sono altre cose nella vita che ti danno la stessa soddisfazione. Da lunedì non penso che cambierà tanto, probabilmente lo sentirò quando loro ricominceranno a correre il prossimo marzo, ma sarò impegnato. Poi io sono uno che ci mette già tanto a svegliarsi alla mattina, quindi se rallento ancora è un problema (ride)".

Poi è stata la volta di una carrellata di tifosi che hanno avuto modo di parlare con il loro idolo, per raccontargli come seguire le sue gesta sia stato un qualcosa che li ha aiutati a venire fuori da momenti molti difficili. Ma anche di un video tributo con fan di ogni parte del mondo che lo ringraziavano per questi 26 anni, che per la prima volta è riuscito a sciogliere Valentino, che ha faticato a nascondere gli occhi lucidi anche nel vedere che tutti i suoi avversari erano lì a sostenerlo alla fine di questa bellissima favola. Che però ha ancora una capitolo da scrivere prima di mandare i titoli di coda.

Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT
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Il nove volte campione del mondo Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT, Massimo Rivola
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Il nove volte campione del mondo Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT, Lin Jarvis
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Il nove volte campione del mondo Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT, Alberto Puig, Repsol Honda Team Team Principal
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Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT, nove volte campione del mondo
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Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT, Carmelo Ezpeletta
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