Rossi: "Corro ancora perché mi piace come mi fa sentire"

In una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Valentino Rossi ha spiegato quali sono i motivi che lo portano ad essere ancora in MotoGP a 42 anni, oltre a quelli per cui ha preferito non fermarsi quando era all'apice della sua carriera.

Rossi: "Corro ancora perché mi piace come mi fa sentire"

La sua 26esima stagione nel Motomondiale non è iniziata esattamente nel migliore dei modi, con appena quattro punti raccolti nelle prime tre gare e con prestazioni al di sotto delle aspettative. Nonostante tutto, la passione e la voglia di Valentino Rossi non sembrano essere state intaccate per niente. E il "Dottore" ha spiegato perché in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport.

"Il mio ragionamento è molto semplice e mi fa strano che certa gente non lo capisca, forse il mio modo di pensare è diverso. A me piace come mi sento, la sensazione, l'adrenalina che dà vincere, andare sul podio o solo fare una bella gara. Sto bene per qualche giorno", ha detto Valentino.

"Mi piace quella sensazione lì. So benissimo che alla fine il tempo l'avrà vinta, purtroppo per tutti è così, ma provo con tutte le mie forze a rendergliela il più difficile possibile, ecco. E questo è il solo motivo per cui ancora corro", ha aggiunto.

Lo scorso anno ha spopolato la serie "The Last Dance", sull'ultimo anno dei Chicago Bulls di Michael Jordan. La leggenda del basket ha lasciato all'apice, pensando che fosse la cosa migliore da fare, ma poi ha dato la sensazione di essersi pentito.

"Queste sono sempre cose belle da dire, però, secondo me, quello che perdi smettendo di fare quel che ti piace di più, è più di quello che guadagni nello smettere quando sei all'apice della carriera", ha detto Rossi riguardo a questa filosofia.

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"E comunque non sai mai quando è veramente finita: nel 2013, al ritorno in Yamaha, per tutti ero già finito. Invece, se non mi avessero rubato il Mondiale, nel 2015 ne avrei vinto un altro, sarebbe stato il decimo e avrebbe allungato la mia vita sportiva da vincente addirittura di 6 anni".

"Quindi non la penso come Jordan, anche se lui è un mito per me. Ovvio, non voglio arrivare 12esimo e 16esimo. E se avessi voluto smettere all'apice avrei dovuto farlo qualche anno fa. Ma io ci credo, ci voglio provare".

Riguardo proprio alla serie sul #23, il pesarese non ha nascosto che un giorno ne vorrebbe una su di lui: "Mi piacerebbe moltissimo e probabilmente lo faremo, la mia storia è bella, ci sono tante cose da raccontare. Abbiamo immagini, anche private, mai viste e quindi i prossimi anni, quando smetterò, mi piacerebbe fare un libro, ma soprattutto una serie come 'the last dance', perché secondo me sarebbe proprio figo".

Ormai che la sua carriera è vicina alla conclusione, è giusto domandarsi se sente di aver lasciato un'eredità alla generazione odierna della MotoGP.

"Io sono stato il primo pilota moderno della MotoGP, ho fatto tante cose per primo, che sono diventate un insegnamento per tanti piloti di adesso. Ho iniziato giovanissimo, ma io a 20 anni ero già in 500 e la mia strada è stata seguita poi da tutti. Ci sono un po' di cose che io ho fatto a cui tutti hanno guardato".

Sulle tre stagioni più belle della sua carriera non ha dubbi: "Il 2001, perché era l'ultimo Mondiale della 500 e quindi l'ultima possibilità di farcela: una battaglia all'ultimo sangue con Biaggi, stupenda. Poi il 2004, la vittoria all'esordio a Welkom con la Yamaha. Sportivamente la più bella. E il 2008: per molti ero già finito, vecchio. Invece passando alle Bridgestone ho battuto Stoner".

Così come sul momento che invece vorrebbe cambiare: "Valencia 2006. Lì ho buttato via un Mondiale che avrei potuto vincere e sarebbero stati 10 comunque, anche dopo il furto del 2015".

Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT
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La caduta di Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT
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La caduta di Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT
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Luca Marini, Esponsorama Racing Valentino Rossi, Petronas Yamaha SRT
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