È l'Auto-Efficacia la marcia in più di Marc Márquez

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È l'Auto-Efficacia la marcia in più di Marc Márquez
Di: Sara Rosa, psicologa dello sport
08 ott 2013, 11:19

Lo spagnolo conosce se stesso, immagina le sue imprese e ogni gara è una profezia che si auto-avvera

Marc Márquez, il cosiddetto “marziano”della MotoGp, al debutto nella Classe regina del Motomondiale ha già fatto capire chi è ai propri avversari (del resto, nessuno prima di lui aveva vinto quattro Gran Premi consecutivi nella stagione d’esordio nella categoria maggiore) e, come tutti i campioni, sembra riuscire a compiere imprese incredibili con una semplicità davvero disarmante. Il pilota del team HRC ha solamente 20 anni, accarezza l’asfalto con la grazia di un fuoriclasse, mostra una guida esuberante e talvolta al limite, e a chi lo osserva trasmette la sensazione di rincorrere un obiettivo ben preciso: diventare il numero uno. A colpire in lui è il netto e vivido contrasto tra la sua giovane età e la padronanza con cui porta la sua Honda, tra l’imprevedibilità della sua guida e la continua ricerca di auto-perfezionamento, tra il suo sorriso acerbo e lo sguardo vivace di chi sa bene che cosa vuole. Appare consapevole Márquez non soltanto della competitività del mezzo che la Casa giapponese gli ha messo a disposizione, ma soprattutto delle sue grandi capacità. A questo punto è naturale chiedersi come ciò sia possibile, come può un giovane pilota, seppur talentuoso, sapersi “dosare” così bene e riuscire a sfruttare al meglio le proprie potenzialità? Il tutto senza essere schiacciato dalle emozioni, dal peso della responsabilità o dall’incessante agonismo? La risposta può riassumersi nella sua intrinseca e sviluppata capacità di “Self-Efficacy” (o “Auto-Efficacia”, concetto definito per la prima volta dallo psicologo Albert Bandura). Con il termine di “Self-Efficacy” si definisce la percezione che abbiamo delle nostra capacità di portare a termine con successo un compito che ci troviamo ad affrontare. L’idea che abbiamo della nostra auto-efficacia influenza inevitabilmente le nostre scelte, le aspirazioni, i livelli di sforzo, la perseveranza, la resilienza, la vulnerabilità e, in generale, la qualità della nostra prestazione! La credenza di una buona auto-efficacia, propria dell'imberbe Marc, è certamente uno dei suoi punti di forza e gli permette di affrontare i “compiti difficili” come sfide da vincere piuttosto che come pericoli da evitare; di porsi obiettivi ambiziosi e di impegnarsi fortemente nel loro raggiungimento; di intensificare l’impegno di fronte alle difficoltà e di mantenerlo costante, di recuperare rapidamente il proprio senso di efficacia in seguito a eventuali insuccessi o regressioni; di attribuire un insuccesso a un impegno insufficiente o a una mancanza di abilità che possono comunque essere acquisite; di affrontare le situazioni “minacciose” con la sicurezza di poter esercitare un controllo su di esse. Un atteggiamento efficace, quindi, tende a procurare successi personali e a ridurre lo stress nonché a limitare la vulnerabilità alla depressione. L’atteggiamento efficace è insito in Márquez, sembra non abbandonarlo nemmeno quando l’errore è lì a un passo, ma anzi è proprio in quei frangenti che pare compiere un salto di livello: è proprio nella difficoltà, infatti, che Marc cerca ancora di più di ottimizzare il risultato, sempre e comunque. E lì che spesso decide di osare, attraverso un sorpasso o una manovra apparentemente azzardata, ma in realtà già visualizzata e provata nella propria mente. Avere auto-efficacia non significa essere ciecamente convinti delle proprie capacità, ma piuttosto di saper scegliere la soluzione migliore: provare a capire se il limite è ancora distante o al contrario percepire che oltre quella soglia si nasconde il rischio di un "errore" e nel Motociclismo è chiaro che evitare un errore significa sfuggire a un pericolo reale. Si tratta di saper effettuare un esame di realtà, comprensivo di una valutazione in merito alle proprie opportunità/limiti e rispetto alle eventuali insidie che si potranno presentare durante la performance stessa; conoscere l’intero “pacchetto” permette di affrontare le sfide con preparazione mentale e di poterle quindi superare. Márquez “si conosce”: forse è proprio questo il suo segreto. Gli sono chiare le proprie risorse e sa renderle dinamiche e adattabili alle diverse circostanze che si presentano in gara. Quando infatti riusciamo a rendere fluide e adattabili le nostre capacità, allora siamo al riparo da noi stessi, da sempre il primo grande avversario di ogni atleta: a quel punto siamo in grado di affrontare le nostre paure e le nostre sfide. Ogni gara si disputa sì in pista, ma ancora prima si gioca nella nostra mente, nei pensieri e nelle fantasie che elaboriamo sulla nostra futura performance; scendere in campo sicuri dei nostri punti di forza ci aiuta a raggiungere il risultato e a promuovere una profezia che si auto-avvera attraverso il raggiungimento del risultato...
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