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MotoGP | Taramasso: "Mescole dure per compensare abrasività e calore"

La MotoGP torna a correre in Malesia dopo tre anni d'assenza, anche se a Sepang le squadre potranno già contare sui dati raccolti nei test pre-campionato. Dal punto di vista degli pneumatici, si tratta di una pista impegnativa, sulla quale bisogna fare i conti con temperature ed abrasività dell'asfalto elevate. La Michelin però ha già preparato le sue contromosse.

Piero Taramasso, Michelin

Piero Taramasso, Michelin

Gold and Goose / Motorsport Images

La MotoGP si appresta a concludere la sua lunghissima trasferta asiatica. L'ultima tappa è quella di Sepang, in Malesia, su una pista che le squadre ed i piloti conoscono molto bene, anche se questo non vuol dire che ad attenderli ci sarà un weekend semplice. Anche perché in palio c'è tanto, visto che Pecco Bagnaia si gioca il suo primo match point per provare a chiudere i conti con Fabio Quartararo e laurearsi campione del mondo della classe regina per la prima volta nella sua carriera.

Dopo Phillip Island, dove le gomme sono state messa a dura prova dalle caratteristiche del velocissimo tracciato australiano, quello malese è un altro esame importante per la Michelin, anche se l'azienda francese può disporre di tanti dati preziosi, come ci ha spiegato il suo responsabile Piero Taramasso.

"Sepang è una pista particolare, che però conosciamo molto bene, perché ci andiamo a fare i test invernali e quindi abbiamo parecchi dati sia noi che i team. E' anche un po' la pista di riferimento, sulla quale i costruttori valutano le moto nuove ad inizio stagione. Avendo tanti dati a disposizione, diciamo che siamo preparati per tutte le condizioni", ha detto Taramasso a Motorsport.com.

"I fattori da tenere in considerazione sono le temperature estreme, ma anche l'abrasività dell'asfalto, che messi insieme possono generare un consumo importante ed una perdita di performance. Non a caso, è il circuito sul quale portiamo le mescole più dure della nostra gamma, proprio per compensare l'abrasività ed il calore", ha aggiunto.

La carcassa posteriore ormai è stata introdotta nel 2019, ma in Malesia non l'avete ancora utilizzata in un weekend di gara, anche se qualche riferimento c'è già...
"Come in Giappone ed in Australia, parliamo di una pista sulla quale torniamo a correre dopo un'assenza che durava dal 2019. Sarà la prima volta che utilizzeremo la nuova carcassa posteriore in un fine settimana di gara a Sepang, anche se abbiamo già avuto modo di valutarla in occasione dei test invernali di quest'anno, nei quali ci aveva dato degli ottimi risultati".

Fabio Quartararo, Yamaha Factory Racing

Fabio Quartararo, Yamaha Factory Racing

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

A livello di mescole invece che tipo di scelte avete fatto per questo ritorno a Sepang?
"Nei test avevamo provato anche una mescola più morbida al posteriore, che abbiamo deciso di introdurre nell'allocazione del Gran Premio proprio come soft. La media sarà la stessa mescola del 2019, che era stata la più utilizzata in gara, ma sarà adattata alla nuova carcassa, mentre per la dura abbiamo optato per un composto leggermente più rigido, che però si deve sposare con questa costruzione che tendenzialmente è più morbida. Queste sono tutte soluzioni asimmetriche, più dure sul lato destro, che è quello più sollecitato. All'anteriore invece abbiamo confermato le stesse opzioni del 2019, che sono tutte simmetriche".

In Malesia non è facile affidarsi alle previsioni meteo, perché il tempo può cambiare rapidamente...
Il clima di solito è abbastanza imprevedibile, ma diciamo che segue degli schemi: fa sempre molto caldo e nel pomeriggio è probabile che possa arrivare qualche temporale. E' simile a quello della Thailandia: 30-35 gradi di temperatura ed alte probabilità di temporali. Non a caso, in passato è capitato più volte di assistere a partenze ritardate a causa della pioggia, perché quando arriva lo fa in modo veramente torrenziale.

Facciamo un passo indietro alla settimana scorsa: in Australia abbiamo vissuto una delle gare più spettacolari della stagione, con il ritorno alla vittoria della Suzuki con Alex Rins. Dal punto di vista degli pneumatici, che tipo di weekend è stato quello di Phillip Island?
"E' vero che è stata un po' lenta come ritmo, ma quella di Phillip Island è stata una bella corsa: ci sono stati tanti sorpassi, tre costruttori diversi sul podio e i primi sette racchiusi nello spazio di appena otto decimi. Diciamo che è stato un weekend positivo, perché sabato, con la pole di Martin, siamo anche riusciti a battere il record assoluto della pista, che resisteva dal 2013 e quindi apparteneva ancora alla Bridgestone. Sappiamo che questo è un circuito molto esigente sia sulle gomme anteriori che su quelle posteriori, però alla fine dal punto di vista degli pneumatici è andata bene. Per quanto riguarda le scelte, all'anteriore la maggior parte di piloti hanno usato la media, ma c'è anche chi ha montato la dura. Al posteriore invece sono state utilizzate tutte e tre le soluzioni, con una prevalenza di dure e con Marquez che invece è stato l'unico a scegliere la soft. Diciamo che chi ha optato per la dura, lo ha fatto per avere un po' più di stabilità sul posteriore".

Sei rimasto stupito quando Marc ha scelto la soft? Bisogna dire che alla distanza ha retto molto bene, visto che ha chiuso secondo...
"Marc l'ha gestita molto bene, ma non sono rimasto sorpreso, perché fin da subito, appena l'ha provata, ha detto subito di sentirsi molto a suo agio con quella gomma. E' vero che a Phillip Island il problema più importante è l'usura, che ogni anno è molto elevata anche cercando di calibrare i tipi di mescola, quindi era una scelta un po' rischiosa, anche se Marc è riuscito a fare un ottimo lavoro".

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

Come sottolineavi prima, in tanti a fine gara hanno detto di aver dovuto gestire anche il consumo della gomma anteriore...
"Sì, soprattutto sul lato sinistro, Phillip Island è un circuito davvero esigente anche con la gomma anteriore. C'è una tipologia di usura abbastanza unica, forse qualcosa di simile lo si vede solo ad Austin. L'anteriore non è mai troppo carico, quindi invece di puntarsi e tenere dentro la moto, si lascia spingere fuori traiettoria sulla prima apertura del gas e questo va a generare l'usura".

Il responsabile del Gran Premio d'Australia, Andrew Westacott, ha detto che è al vaglio la possibilità di riasfaltare il tracciato di Phillip Island. Pensi che potrebbe essere un aiuto per gestire l'usura o cambierebbe poco?
"Credo che sia una cosa che dipende più dalla configurazione del tracciato che dall'asfalto. Anzi, da quello che mi ricordo, mi sembra che con il manto nuovo ci siano stati addirittura più problemi. In passato dei nostri concorrenti hanno avuto dei problemi in questo senso sia con la MotoGP (nel 2013 fu imposto il cambio moto dopo 10 giri proprio a causa dell'usura delle gomme Bridgestone, ndr) che con la Superbike. Temo che l'asfalto nuovo possa finire per esasperare il problema, perché magari potrebbe esserci più grip, ma questo finirebbe per aumentare le temperature e potrebbe essere addirittura peggio. Ovviamente, nel caso di temperature elevate".

In tanti hanno chiesto come mai la corsa sia stata più lenta rispetto alle aspettative. Qual è il tuo punto di vista?
"Purtroppo la pioggia che è caduta tra sabato notte e domenica mattina ha peggiorato il grip della pista, quindi credo che il ritmo non troppo elevato sia stato dovuto principalmente a questo. Poi era risaputo che qui l'usura sarebbe stata un fattore, quindi i team hanno cercato di gestirla usando mappe un po' più conservative, ma anche i piloti hanno lavorato di strategia, sapendo di non poter attaccare dall'inizio alla fine. In queste condizioni, credo che sia normale che una gara non sia velocissima. Anche perché questo è un circuito sul quale la storia dice che mettersi davanti e spingere non paga. Alla fine ad emergere sono sempre quelli che riescono a gestire meglio".

Non mi sembra di aver sentito parlare di particolari problemi o lamentele...
"C'è stato solamente il caso di Mir, che ha fatto una gara un po' in ombra rispetto a Rins, ma si è già capito perché. La Suzuki ha avuto un malfunzionamento con un manometro, quindi avevano impostato una pressione di partenza troppo alta. Ma non è stato un problema legato a noi o alle gomme, quindi non vorrei aggiungere troppo".

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