MotoGP | Taramasso: "Carcassa da alte temperature evoluta rispetto al 2019"

La MotoGP si appresta a tornare in Thailandia dopo tre anni, riscoprendo un circuito dalla caratteristiche molto particolari come quello di Buriram, che quindi ha richiesto anche alla Michelin di fare delle scelte molto specifiche in vista del weekend. Senza dimenticare l'incognita della pioggia, quasi una costante in questa parte del mondo.

MotoGP | Taramasso: "Carcassa da alte temperature evoluta rispetto al 2019"

Dopo la bellissima vittoria di Jack Miller in Giappone, con un Mondiale che resta apertissimo ma ha visto Fabio Quartararo approfittare degli zero in classifica dei suoi rivali, la MotoGP sbarca questo fine settimana in Thailandia per l'ultimo appuntamento della tripletta della 2022, che però rappresenta solamente il secondo dei quattro round asiatici.

Buriram è già di per sé un tracciato molto particolare, ma le insidiano aumentano se si considera che il Motomondiale non vi fa tappa dal 2019 e che le previsioni meteo non promettono niente di buono, con addirittura un rischio tifone per la giornata di venerdì. Di questo, ma anche dei riscontri dell'ultimo weekend a Motegi, abbiamo parlato con Piero Taramasso, responsabile della Michelin per quanto riguarda la MotoGP.

"Sono tre anni che non corriamo su questa pista, che è molto particolare. E' un tracciato veramente asimmetrico, con otto curve a destra e solo quattro a sinistra, quindi per molti aspetti ricorda l'Austria. Ci sono rettilinei molto lunghi e curve lente ed è per questo che portiamo la stessa costruzione per la gomma posteriore, pensata per tenere la temperatura più bassa", ha detto Taramasso a Motorsport.com.

"Tra l'altro, sarà la prima volta a Buriram per questa specifica, perché si tratta di una versione evoluta della carcassa da alte temperature, che è leggermente meno rigida, ma è stata introdotta dopo il 2019, quindi non è mai stata usata in passato in Thailandia. Crediamo comunque che possa rappresentare un passo avanti in termini di feeling e performance per i piloti rispetto all'ultima volta che abbiamo corso su questa pista", ha aggiunto.

Atmosfera al GP di Tailandia

Atmosfera al GP di Tailandia

Photo by: Srinivasa Krishnan

A livello di mescole cosa avete cambiato rispetto a tre anni fa?
"Al posteriore, la media e la soft sono due gomme asimmetriche, mentre la dura ha la stessa mescola su entrambi i lati. Nel 2019 avevano disputato tutti quanti la gara con la soft, quindi abbiamo deciso di confermare quella soluzione sulla nuova carcassa, anche se questo fine settimana la utilizzeremo come media. Poi abbiamo realizzato una gomma un po' più morbida ed una un po' più dura. Diciamo che si tratta di soluzioni calibrate intorno a quella che era stata la gomma utilizzata in gara tre anni fa: in questo modo pensiamo di poter coprire tutte le condizioni possibili".

Per quanto riguarda le gomme anteriori invece cosa ci puoi dire?
"Abbiamo fatto un lavoro simile a quello del posteriore, anche se in questo caso si tratta di tre soluzioni tutte simmetriche. Quella che avevamo utilizzato come dura tre anni fa, che era stata la gomma della gara per tutti, la porteremo come media ed abbiamo introdotto una nuova soluzione un po' più rigida, che sarà la dura. Riteniamo che questa sia una gomma che potrà essere utile in caso di temperature molto elevate, ma anche perché le moto sono state evolute parecchio negli ultimi tre anni ed ora sono molto più esigenti sull'anteriore. Anche la soft poi è una novità calibrata in base a quelle che potrebbero essere le esigenze del weekend".

Il surriscaldamento della gomma anteriore era stata una fattore importante nelle prime due edizioni del GP di Thailandia...
"Per qualche ragione, i circuiti in Asia sollecitano molto la gomma anteriore, sia per quanto riguarda le temperature che l'aggressività dell'asfalto. Che sia Buriram, piuttosto che Motegi o Sepang, se le pressioni non sono regolate alla perfezione rischiano di innalzarsi troppo e creare qualche difficoltà ai piloti".

Anche se sono tre anni che non ci andate, quindi non avete riferimenti precisi, quali sono le caratteristiche del fondo di Buriram?
"E' una asfalto che definirei medio. Non è tanto vecchio, ma dai miei ricordi non era una catastrofe, anche se parliamo di un'altra di quelle piste in cui è fondamentale salvaguardare il centro della gomma posteriore per evitare di accusare cali repentini della trazione".

Come spesso accade da quelle parti, le previsioni parlano di probabilità di pioggia per tutto il weekend. In questo caso ci saranno degli accorgimenti particolari?
"E' la stessa allocazione standard che abbiamo sugli altri circuiti, sapendo anche che da queste parti quando piove forte c'è il rischio concreto di non girare affatto, perché parliamo di condizioni troppo pericolose per qualsiasi tipo di pneumatico. Per questo quindi portiamo le stesse gomme rain presenti in tutte le gare del calendario".

Jack Miller, Ducati Team

Jack Miller, Ducati Team

Photo by: Dorna

La scorsa settimana ci avevi detto che il vostro obiettivo per il Gran Premio del Giappone era di strappare alla Bridgestone i record del tracciato giapponese, dove non si correva dal 2019. Il format rivisto ed il meteo però vi hanno complicato le cose...
"A Motegi andavamo con un po' d'apprensione, perché erano tre anni che non ci giravamo, però il livello di grip che abbiamo trovato non era il massimo, ma neanche così male. Il problema più grosso è stato che abbiamo fatto solo un turno di libere sull'asciutto, quindi c'è stato poco tempo per lavorare sulle moto. Il punto critico era gestire lo spinning e l'usura della gomma posteriore nella parte centrale, perché è una pista sulla quale la moto sta tanto tempo in rettilineo, inoltre ci sono tante frenate da fare a ruote dritte. Quindi, più la gomma degrada e più perdi trazione ed aiuto in staccata. Purtroppo non c'è stato molto tempo per lavorarci ed infatti è stato battuto solo il record del giro veloce in gara, anche se quello della best pole non è stato battibile a causa delle qualifiche disputate sotto alla pioggia".

Al netto di queste condizioni, che bilancio puoi stilare per Michelin in Giappone?
"Nonostante tutto, direi che la corsa è stata positiva. La scelta dell'anteriore è stata la stessa per tutti: viste le alte temperature e le staccate importanti di Motegi, hanno optato per la dura. Al posteriore invece funzionavano tutte e tre le specifiche, infatti alla fine erano tutte presenti nelle prime quattro posizioni. Questo vuol dire che la scelta non era vincolata, ma andava fatta in base al tipo di moto, allo stile di guida del pilota ed alla strategia di gara che decideva di attuare".

Dopo la gara, i piloti hanno parlato soprattutto di difficoltà legate alla trazione, che si è rivelata essere meno del previsto...
"Credo che sia stato un insieme dei fattori di cui abbiamo già parlato. In parte è stato dovuto alle caratteristiche del circuito ed in parte al fatto che le moto non avevano il setting ottimale con cui affrontare la gara. Dunque, anche quelli con la dura hanno tenuto qualche giro in più rispetto a chi aveva la media e la soft, ma quello è stato il punto in critico e in queste condizioni credo che fosse inevitabile".

Prima di rovinare definitivamente la sua gara con una caduta, Pecco Bagnaia aveva avuto un innalzamento della pressione della gomma anteriore. Lui stesso ha parlato di un valore di partenza troppo alto per una gara a centro gruppo probabilmente. Credi che la sua analisi possa essere giusta?
"Per stare in gruppo, probabilmente era una pressione di partenza troppo alta. Poi è salita ed è vero che lui non ha troppo l'abitudine a stare a centro gruppo, quindi quando si è alzata è arrivata a valori che ad un pilota come lui danno fastidio. Altri riescono a gestirla di più, mentre lui magari è un po' più sensibile da questo punto di vista. Comunque parliamo di un fenomeno che non si era verificato a Misano e ad Aragon, nonostante le temperature fossero molto alte. A Motegi invece ci sono delle staccate molto violente, quindi è vero che le temperature e le pressioni si sono alzate, non solo per Pecco, ma anche ad altri piloti".

Come detto, a Motegi avete corso con un format ridotto, con un solo turno da 75 minuti nella giornata di venerdì. Ad alcuni piloti è piaciuto e ad altri meno, dal vostro punto di vista che tipo di esperimento è stato?
"Per noi è meglio. Noi preferiamo quando i turni sono lunghi. Il format del prossimo anno, nel quale la FP2 durerà 60 minuti, credo che permetterà di fare tanti giri consecutivi con la stessa gomma. Questo può dare un quadro più realistico del degrado e del consumo della gomma, perché fare 15 giri spezzettati in tre run non è come fare 15 giri di fila. Per noi è positivo quindi, ma dal punto di vista dei piloti posso capire che Motegi sia una pista molto impegnativa dal punto di vista fisico, quindi fare tanti giri consecutivi fin dal venerdì non è stato facile".

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