Marquez: "Il 2020 è stato un anno perso a livello personale e professionale"

Motorsport.com intervista Marc Marquez e passa in rassegna ciò che ha passato nell'ultimo anno dopo il suo infortunio.

Marquez: "Il 2020 è stato un anno perso a livello personale e professionale"

Fino alla scorsa stagione, Marc Marquez era conosciuto solo come un implacabile pilota da record, che a 26 anni era considerato da molti il miglior pilota di tutti i tempi. Poi è arrivato l'incidente a Jerez, alla prima tappa del calendario 2020, e da allora si sono visti molti altri lati dello spagnolo, dalla profonda frustrazione all'impotenza, fino all'emozione incontenibile. In questa chiacchierata con Motorsport.com, il pilota della Honda parla di tutte queste emozioni e di come sta cercando di riconquistare quella posizione di forza che aveva prima del suo infortunio.

A Portimao ho avuto la sensazione che tutti fossero assolutamente felici di rivederti, e questo non è molto comune...
"Ovviamente è meglio che la gente sia felice, ma non era una grande preoccupazione perché avevo già abbastanza di cui preoccuparmi. Ma sì, l'accoglienza è stata molto buona, sia da parte delle altre squadre, che dei responsabili e degli altri piloti".

Chi è il pilota che ti ha sorpreso di più finora?
"Direi Fabio (Quartararo), fondamentalmente a causa della situazione in cui è arrivato l'anno scorso, quando sembrava che si fosse un po' perso. Ma questa stagione l'ha ribaltata dall'inizio".

E da chi ti aspettavi un po' di più?
"Non voglio fare nomi perché dovrei dare anche i nostri".

L'anno scorso, per spiegare l'incostanza di Quartararo, hai indicato la sua inesperienza nell'affrontare la pressione di essere il punto di riferimento e di condurre il campionato. Pensi che abbia fatto un passo avanti in questo senso?
"È un insieme di cose. C'è un aspetto tecnico, c'è un aspetto di fiducia, ma ovviamente l'esperienza gioca un ruolo importante. Fino all'anno scorso non aveva lottato per il campionato, né in Moto3 né in Moto2. Ora ha quell'esperienza, è stato nella posizione di vincere un campionato del mondo e non lo ha fatto. E lo sta gestendo bene. E' tutto una ruota: più fiducia hai, migliori sono i risultati, e questo ti dà più motivazione, e ti aiuta allo stesso tempo. Ora sa che, per quanto bene vada un anno, come nel suo caso nel 2019, non significa che quello successivo andrà allo stesso modo. L'ho imparato nel 2015, quando venivo da uno dei miei migliori anni in MotoGP (nel 2014 ho vinto le prime dieci gare e 13 su 18 in totale), e non è andata affatto bene. Tu hai degli avvertimenti di questo, lo vedi accadere ad altri, ma finché non lo sperimenti tu stesso non lo capisci".

Marc Marquez, Repsol Honda Team

Marc Marquez, Repsol Honda Team

Photo by: Repsol Media

Il primo Gran Premio a Spielberg, dopo essere tornato da una vacanza in cui hai potuto "tornare alla vita normale" come avevi detto, è stata una doccia fredda perché ti aspettavi di stare molto meglio fisicamente?
"Sono tornato dalla pausa estiva con aspettative molto alte perché mi ero allenato bene a casa e mi sentivo molto bene, ma probabilmente siamo venuti al circuito peggiore di tutti per la zona del braccio destro, perché ha un sacco di curve in quella direzione e frenate molto dure. E, naturalmente, più alte sono le aspettative, più frustrazione si prova se non si raggiunge l'obiettivo".

E come hai affrontato questa frustrazione?
"Ovviamente, durante il primo giro non potevo credere che la mia spalla mi desse ancora così tanto fastidio. Ma una volta che l'ho superato, sono tornato presto alla mia realtà e questo mi ha fatto continuare a lavorare con la stessa mentalità".

Come spiegheresti alla gente la limitazione del tuo braccio in questo momento?
"Facile: quando hai sete e vai a prendere un bicchiere d'acqua, non pensi a come prenderlo e bere, lo fai automaticamente. Beh, devo pensare a come devo posizionare il braccio quando entro in una manovra di staccata per evitare il dolore, e questo mi condiziona in curva. Ovviamente, sto interiorizzando questa procedura e mi sento meglio man mano che il fine settimana va avanti, perché la sto rendendo sempre più automatica. Ma non posso guidare con l'istinto. A parte questo, ci sono sempre imprevisti, movimenti che causano disagio. E non importa quanto tu non voglia pensarci, riappare".

Parli sempre della tua condizione fisica e della moto nel suo insieme. Ma cosa pensi che farebbe con questa moto il Marc Márquez di prima dell'infortunio?
"Penso che il Marc pre-infortunio potrebbe lottare per il titolo con questa moto. Sicuramente non potrei vincere tante gare come nel 2019 (12), ma potrei lottare per il campionato del mondo ed essere nei primi tre molto spesso. E credo che sia così per una semplice ragione: sulle piste in cui non ho sentito la limitazione fisica, o l'ho sentita meno, sono andato molto meglio. Ma non posso sempre rimediare da solo, la moto deve aiutarmi e ora non lo fa. Né per me né per gli altri piloti Honda".

Marc Marquez, Repsol Honda Team

Marc Marquez, Repsol Honda Team

Photo by: Repsol Media

Questo significa che Honda deve cambiare la filosofia della sua moto d'ora in poi?
"La mia intenzione è di tornare ad essere il Marc che ero prima. Mi è chiaro che, finché sono fisicamente in forma, posso essere di nuovo quel pilota. Non so se sarà sufficiente per vincere titoli o no. Per lottare per il titolo però penso di sì, ma per vincerli non lo so, perché anche gli avversari migliorano. Ora il mio fisico mi permette di andare in moto, ma non posso fare magie. Se fossi molto indietro rispetto agli altri piloti della Honda penserei che qualcosa non va. Ma sono davanti a loro nonostante abbia saltato due gare. E sia chiaro, questo non è affatto il mio obiettivo".

Cosa è successo la scorsa stagione alla HRC?
"Personalmente è stato un anno perso, sia a livello personale che professionale. E per Honda, quando si considera che hanno dovuto portare in pista un rookie (Alex, suo fratello), che Crutchlow era alla fine della sua carriera, è stato anche un anno perso nell'evoluzione della moto".

In che misura corri meno rischi che in passato quando vai in moto? Lo dico perché si vedono molti meno salvataggi di una volta...
"Corro gli stessi rischi, ma è vero che al momento non ho la fiducia necessaria per entrare in quelle situazioni estreme che una volta mi portavano ai salvataggi. Non ho ancora questo controllo. Ogni spavento mi rende meno fiducioso".

Dal tuo ritorno in Portogallo, abbiamo visto un pilota più emotivo, che lascia uscire i suoi sentimenti più del solito. Ti sei tolto un peso dalle spalle in questo senso?
"Non è che mi sono tolto un peso dalle spalle, perché mi viene naturale. Mi piace esprimere certi sentimenti in privato: con la mia squadra, nel box. Ma ci sono alcuni sentimenti che non posso controllare, come la felicità, per esempio. Al contrario, non succede: se sono arrabbiato, cerco di non mostrarlo".

Nel 2020, hai firmato il più grande contratto di qualsiasi pilota nella storia del campionato del mondo - per quattro anni, con un ingaggio di più di 20 milioni a stagione - e poi è arrivato Covid, c'è stata una tremenda regolarizzazione e hai perso tutto la stagione. Quel contratto ti pesa?
"Quando firmi un contratto di quattro anni, con un marchio come Honda e a quelle cifre, ovviamente senti questo impegno. Ma lo si sente già quando si inizia un progetto come questo. Questa responsabilità non mi pesa quando si tratta di correre, ma ovviamente la sento. La cosa buona è che ho la fiducia di parlare con Honda, come ho fatto la scorsa stagione. Non ho corso tutto l'anno, quindi ho detto loro di pagarmi qualsiasi cosa volessero. Non ho fatto la mia parte. Ma è una cosa naturale se c'è fiducia nella tua squadra. Sono stato con Honda per molto tempo e il rapporto è buono, sia con Alberto (Puig, il team manager) che con il resto dello staff giapponese. Mi sono sempre sentito molto rispettato".

Pol Espargaró suggerisce che la filosofia di lavoro della Honda non incoraggia entrambi i lati del garage a lavorare nella stessa direzione...
"Siamo in un momento in cui l'HRC sta cercando informazioni e testiamo molte cose. E quando si attraversa un brutto momento, la fretta è la cosa peggiore. Non c'è nessun test e non abbiamo fatto la pre-stagione perché Pol si stava adattando alla moto. Abbiamo deciso di tornare a quello che sapevo e a poco a poco provare altre cose. Ma sì, è vero che la filosofia di lavoro di una Casa giapponese è molto diversa da quella di una Casa europea come quella da cui veniva lui".

Fabio Quartararo, Yamaha Factory Racing, Marc Marquez, Repsol Honda Team

Fabio Quartararo, Yamaha Factory Racing, Marc Marquez, Repsol Honda Team

Photo by: Dorna

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