MotoGp: quanto conta fidarsi del traction control?

MotoGp: quanto conta fidarsi del traction control?

L'elettronica sta trasformando il modo di guidare dei piloti che "devono" crederci ciecamente, altrimenti...

Un cavetto tranciato di netto. Daniel Pedrosa apre il gas come sempre, come se niente fosse successo e viene catapultato in un high-side cinematografico. Non poteva essersene accorto, ma si è strappato il cavo del sensore che legge la velocità della ruota posteriore, indispensabile al funzionamento del traction control. Per fortuna la botta alle chiappe è più forte per il morale che per il fisico. Questa volta il “campione dalle ossa di cristallo” non si è rotto. Anche se con il ritiro di Aragon, Dani di fatto esce dalla lotta per il titolo. Per l’ennesima volta. Il sesto giro della gara di Alcaniz lascerà più di un segno nella carriera del catalano. VI RICORDATE STONER A VALENCIA 2009? Noi comuni mortali che non sappiamo cosa sia cavalcare al limite una MotoGp abbiamo capito in un istante cosa significhi per un pilota trovarsi all’improvviso senza l’elettronica che funziona. Ce lo siamo domandato tante volte, ma non abbiamo mai avuto una dimostrazione così plastica. Anzi di esempi ne abbiamo visti molti, ma ci hanno sempre dato altre spiegazioni. E allora torna alla memoria Casey Stoner sdraiato a Valencia nel 2009 durante il giro di ricognizione: prima del semaforo verde il canguro era stato letteralmente disarcionato in uscita di curva dalla sua Ducati nel giro di ricognizione. Per gli uomini di Borgo Panigale la figuraccia fu catalogata come un errore dell’australiano, ma ora siamo certi che Casey si sia fidato di un “aiuto” che non c’era. E come non tirare in ballo la tragica morte del povero Marco Simoncelli? FIDARSI DELL’ELETTRONICA NON E’ FACILE Quante volte è successo in questi anni di vedere cadere un ridere nessuno ne ha saputo niente? Probabilmente più di quanto possiamo pensare. E certi piloti che all’improvviso tirano indietro la manetta, diventerebbero subito più umani se ammettessero che non sono più disposti a “fidarsi” al 100% dell’elettronica. Bisogna spalancare il gas ben oltre quello che l’istinto di conservazione consiglia, staccando il… cervello. Sfidando tutte le regole della fisica. Bisogna crederci e non avere mai incertezze. Ogni dubbio costa dei centesimi al giro. Incrostazioni mentali che non permettono di trarre tutto il potenziale dalla moto che si ha a disposizione. Abbassando il proprio limite. E a volte è quasi meglio pensare di aver fatto un piccolo errore piuttosto che accettare di essere stati traditi dall’elettronica. Una brutta bestia. Invisibile, ma oggi sempre più importante nella prestazione. SI MAPPA CURVA DOPO CURVA Saper mettere a punto il traction control è un’arte non da tutti: uno dei “maestri” è certamente Andrea Dovizioso. Il romagnolo ha una sensibilità e una predisposizione all’analisi dei dati che probabilmente non ha nessun altro. Il set up va fatto curva dopo curva con certosina pazienza: oggi i software avanzati permettono di realizzare mappature molto complesse, per avvicinare il proprio giro all’ideal lap. È necessario dedicare tempo al proprio ingegnere in lunghi meeting per delineare le giuste regolazioni. Ma bisogna anche accettare l’idea che l’elettronica faccia poi la sua parte. UN SENSORE DI ALLARME? Il “tradimento”, infatti, può lasciare nel pilota segni difficilmente cancellabili con un colpo di spugna. Cosa si potrebbe fare? Di fatto niente, se non introdurre un allarme sul dash-board digitale che segnali immediatamente al rider l’eventuale problema all’antispin. JORGE OSA NEI PRIMI GIRI Può essere che Valentino Rossi, cresciuto ancora alla sensibilità nel saper dosare la manetta, paghi qualche centesimo nel non accettare che sia una “memoria esterna” a gestire la sua sicurezza? È palese che il “Dottore” non sia in grado di fare le partenze monstre di Jorge Lorenzo: il maiorchino azzarda nei primi giri un passo che sembra insostenibile per gli avversari, delegando al traction control la tenuta di gomme che magari non sono ancora perfettamente in temperatura. MARC ? E che dire di Marc Marquez svezzato con le ultime diavolerie elettroniche? Osa oltre ogni limite e prende rischi che gli altri nemmeno si sognano, ma trova sempre briciole di competitività che lo portano davanti a tutti. Ad Aragon al 6. giro è arrivato lungo sfiorando la Honda dell’incolpevole Pedrosa. Per evitare di centrare il compagno ha rialzato la sua moto: Dani poi è caduto, mentre lui è finito largo e si è rimesso in carena per agguantare quella vittoria che potrebbe aprirgli il titolo (che merita) nel mondiale del debutto. La sua azione molto rude è finita sotto la lente della direzione gara: lo spagnolo è sotto inchiesta, ma non c’è traccia di una decisione che arriverà solo a Sepang. Perché il provvedimento doveva essere preso dal collegio dei commissari sportivi e non a posteriori da… Carmelo Ezpeleta.

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