Marquez: ecco perché vuole essere un pilota temuto

Marquez: ecco perché vuole essere un pilota temuto

Il duro sorpasso su Lorenzo a Jerez vale molto più della seconda posizione sul podio

Un sorpasso che vale un secondo posto. Anzi, molto di più. Marc Marquez, dopo aver appreso la “lezione” di Valentino Rossi in Qatar, non è più disposto ad aspettare. Lo spagnolo ha capito che non è più il caso di perdere tempo. Dopo tre gare della MotoGP il giovane debuttante della Honda è in testa al mondiale. Pochi ci avrebbero scommesso. Nemmeno lui, probabilmente. IL CAMPIONE E’ TEMUTO Marc è il nuovo che avanza nel Motomondiale. Il campione della Moto2 ha voluto dare subito un “segno” alla concorrenza. E ha scelto Jorge Lorenzo. La “spallata” (che non c’è stata, si sono urtate le carene) all’ultima curva ha un significato che va ben oltre una posizione nell’ordine di arrivo del Gp di Spagna. Queste manovre servono a stabilire delle gerarchie fra i piloti stessi. Ci sono gli avversari che si temono, quelli che si rispettano e, infine, quelli di cui non si tiene in minimo conto. MARC IL PREDESTINATO Marquez è entrato nel mondiale da predestinato: è considerato il nuovo Valentino Rossi, ma erano in molti a sostenere che "El Cabronsito" avrebbe dovuto mangiare qualche panino prima di puntare alla vetta. Il ragazzo ventenne, invece, ha fretta e vuole entrare per merito nella categoria dei piloti che si temono. C’è un modo solo: non basta vincere una gara partendo dalla pole, lasciandosi tutti dietro. Quello è il modo di correre alla Pedrosa e il catalano è un campione rispettato, ma non è temuto. Quando tutto gli gira alla perfezione è imbattibile, ma non succede troppo spesso. E, forse anche per questo, non è mai diventato campione del mondo. MARC IL PREDESTINATO Marc Marquez, invece, porta nella MotoGP l’aggressività di chi non sa cosa sia la paura ed è pronto a scompaginare le gerarchie pre-costituite. Le sue pieghe vanno oltre le leggi della fisica: se Lorenzo, Rossi e, soprattutto, Pedrosa portano nel fisico i segni delle cadute, il ragazzo di Cervera non ha ancora grattugiato la tuta sull’asfalto in modo tale da fargli cambiare idea (nonostante la brutta botta in Moto2 nella quale aveva patito un temporaneo sdoppiamento della vista). UN’AZIONE PREMEDITATA Il sorpasso di Marc all’ultima curva di Jerez è stato preparato, cercato, voluto. E, probabilmente, Lorenzo ha sottovalutato l’avversario: ha scelto di fare la solita traiettoria alla ricerca della massima scorrevolezza, senza considerare che Marquez aveva già tentato un paio di attacchi kamikaze (arrivando un po’ lungo), per cui era prevedibile che il giovane della Honda si sarebbe fatto vivo alla staccata decisiva. È evidente che Jorge considerava il pupillo di Carmelo Ezpeleta un pilota da rispettare, ma ancora non lo temeva. Adesso avrà cambiato idea. E se ne sarà fatto una ragione. Ora è perfettamente consapevole che sarà l’imberbe Marc il vero rivale per il mondiale, anche se la gara andalusa l’ha vinta Pedrosa. LA FOTOGRAFIA DI JARVIS Chissà quante volte Marquez ha guardato e riguardato su YouTube il filmato del Gp di Spagna del 2005, quando la spallata di Valentino aveva… disintegrato la fragile consistenza di Sete Gibernau: “All'ultimo giro ho messo in pratica quello che ho imparato dal filmato della sfida tra Valentino e Gibernau, ma anche Pedrosa una volta l'ha fatto quel sorpasso all'ultimo giro. Ho provato a dare il 100%, mi dispiace per Jorge, che è un grandissimo pilota, ma credo sia stata un'azione di gara". PADDOCK SPACCATO IN DUE Per accreditare la propria grandezza, si incensa l’avversario battuto: anche a livello mediatico il ragazzo sembra avanti. Il paddock della MotoGP si è spaccato in due fra chi sostiene che l’azione di "El Cabronsito" andava sanzionata e chi, al contrario, liquida il contatto come un duro fatto di gara. Chi sembra aver fotografato meglio la situazione ci è parso Lin Jarvis, capo della Yamaha: “Lorenzo ha lasciato la porta aperta. A chi mi ha chiesto se quella di Marc è stata una manovra aggressiva, io risposto di sì. Troppo aggressiva? No”. MORDERA’ IL BLACK MAMBA? E aspettiamoci la “reazione” di Lorenzo: Jorge è un pilota intelligente che non va a cercare briga se non si sente nella condizione di mordere. Il “mamba nero”, però, non attacca se non è provocato. Specie quando la preda è di grandi dimensioni, il mamba non la trattiene dopo il morso, ma lascia che si allontani per poi seguirla nell'attesa che il veleno faccia effetto, cosa che puntualmente accade in pochi minuti. E siccome un soprannome non è mai casuale, state certi che arriverà, presto o tardi, un segnale dal campione del mondo. Altrimenti sarà rispettato, ma non più temuto dal giovane connazionale…

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Campionati MotoGP
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