A Lorenzo conviene fare il "gufo" come Alonso?

Il maiorchino aspetta una scivolata in gara di Marquez per riaprire un mondiale molto difficile per lui

A Lorenzo conviene fare il
Jorge Lorenzo diventa un “gufo” come Fernando Alonso. Il maiorchino della Yamaha non esita ad usare tutti i mezzi nel tentativo di infrangere la supremazia di Marc Marquez in Moto GP. Per colpire poco dopo essere sceso dal podio di Misano Adriatico non ha bisogno di troppi giri di parole: “Marc è l’avversario più duro di sempre: è giovane, ha talento, non si arrende mai. E rischia molto. Ha cominciato a cadere in prova e nel warm up, potrebbe succedergli anche in gara!”. LA PROFEZIA DELLA SFIGA Un complimento che si trasforma in profezia della sfiga. Rispetto all’asturiano della Ferrari c’è una differenza: Jorge spara la sua “bordata” dopo aver vinto due gare di fila, risucchiando dieci punti al rookie della Honda che mantiene 34 lunghezze di margine quando mancano cinque gare alla fine, mentre il campione del Cavallino sperava di piegare la consistenza di Sebastian Vettel e della Red Bull Racing facendo ricorso solo alla… “guferia”, non avendo a disposizione una F138 capace di sfidare la RB9 alla pari. JORGE NELLA MORSA DI DUE FENOMENI Il “martillo”, che in passato ha patito la capacità mediatica di Valentino Rossi, il “comunicatore”, cerca di alzare la pressione sul giovanissimo talento della Honda HRC, che al primo anno nella classe regina, si trova a far tabula rasa della storia, per iniziare un nuovo ciclo da predestinato. Si può discutere la sportività dell’atteggiamento di Lorenzo, ma è chiaro quanto possa dare fastidio essere un campione del mondo (due volte) che vede la sua carriera compressa fra due… fenomeni, prima il “Dottore” e ora l’incalzante “El Cabronsito”. MARC EVITERA’ I RISCHI INUTILI Jorge è troppo lucido per non capire che il ragazzo è molto scaltro e intelligente: non rinuncerà alla guida sempre di traverso, ma eviterà di prendersi dei rischi per salvaguardare il bottino di 34 punti che svanirebbe con una scivolata in gara. Marc un po’ alla volta sta bruciando le convinzioni di Dani Pedrosa: il catalano è sempre più consapevole di essere gregario, per quanto di lusso. E il ragazzo di Cervera, il Valentino all’apice della carriera lo aveva visto solo in televisione. Quello che si trova in pista adesso è solo l’alias del campionissimo che ha fatto appassionare al Motomondiale chi di due ruote non ne sapeva quasi niente. Il sorpasso al cavatappi di Laguna Seca è una “cicatrice” che serve all’iberico per sancire che il tempo passa e i valori cambiano. VALENTINO UNA WILD CARD? Del resto è stato lo stesso papà Graziano a sancire che Rossi quest’anno si comporta come una Wild Card: i due anni di Ducati hanno fiaccato le motivazioni del pilota di Tavullia, che deve resettare il cervello come se fosse una centralina, per mettere in default tutti quei virus mentali che lo hanno attanagliato in due anni di bocconi amari sulla Rossa. Il genitore promette un altro Valentino l’anno prossimo, ma per il momento è solo il quarto del poker d’assi. LORENZO COME ALONSO L’unico vero sfidante di Marquez, quindi, resta Jorge Lorenzo. Anche se all’anagrafe ha soli 26 anni, il “Por fuera” è il campione affermato che se la deve vedere con il ragazzino appena 20enne. Marc cavalca la Honda HRC che è la moto più competitiva del mondiale: abbiamo detto che è un predestinato, tenuto d’occhio dalla Dorna come se fosse il nuovo Messia. E ha beneficiato subito del miglior materiale. Proprio come Sebastian Vettel in Formula 1. Rappresenta il futuro, ma ha fretta di impadronirsi anche del presente. Jorge ci prova a non farsi scippare la corona di campione del mondo. E usa tutti gli strumenti che conosce. Deve attizzare l’orgoglio del giovane avversario. Provare a pungolarlo nel tentativo di far saltare quella sicurezza che si incornicia sempre in un sorriso pieno di ottimismo. Non sarà facile metterlo in crisi, visto che a Misano ha allungato il suo vantaggio anche accontentandosi di un secondo posto che è valso quanto una vittoria. È arrivato in Romagna con 30 punti di margine e se n’è tornato a casa con 34 lunghezze in saccoccia, nonostante la sconfitta. Marc ha capito che il titolo si può vincere anche con i piazzamenti, mostrando una lucidità che è caratteristica tipica di Jorge. UNA SFIDA DI UOMINI E TECNICA Non sarà solo una sfida di uomini, ma anche di mezzi. La Yamaha cerca di rintuzzare la superiorità della Honda HRC: il cambio seamless è la novità che a Misano ha debuttato in gara sulla M1. Questa trasmissione quick shift (derivata dalla tecnologia di F.1) azzera il tempo di passaggio da una marcia all’altra, tranne che fra la prima e la seconda, perché in mezzo c’è ancora la folle, mentre la soluzione Honda è già più evoluta. Ma non si può avere tutto e subito. Specie quando si è nel ruolo dell’inseguitore. MARTILLO BUONO ALLA… PRIMA Misano è una pista che richiede delle scalate fino alla prima e il vantaggio Honda poteva essere tangibile anche in questa sfida tecnologica: Jorge Lorenzo, però è stato scaltro. Avrebbe cercato di ovviare al problema del cambio Yamaha, scegliendo una seconda molto corta, in modo da “risparmiare” la marcia critica in alcuni punti della pista ed usare il vantaggio seamless sempre (o quasi). Il maiorchino ha cercato di “depistare” i giornalisti parlando di una forcella più rigida per essere più aggressivo in staccata. E probabilmente ha giocato su entrambi gli elementi per scattare come una furia e andarsene in una fuga solitaria. QUANTO VALE LO SCARICO OVALE? Sulla pista dedicata a Marco Simoncelli si sono visti anche gli scarichi ovoidali della Ducati: Andrea Dovizioso ha assicurato che non danno un grande vantaggio, se non che hanno una sonorità diversa che permette di “sentire” gli avversari nella bagarre. Il fatto è che per la Desmosedici il problema sono le moto che stanno davanti e non quelle che ancora sono dietro! Quella delle marmitte è una modifica importante che permette al motore di “cantare” in modo diverso: non è possibile che qualsiasi novità portata da Borgo Panigale non dia un risultato tangibile sulla Rossa. ARRIVABENE SI E’ STUFATO Ha ragione Maurizio Arrivabene, vicepresidente della Philip Morris, che minaccia di chiudere la borsa se la Ducati non saprà ritrovare la strada della competitività in fretta: “La Ducati in MotoGP ha avuto dei gladiatori più che dei piloti. Loris Capirossi, senza l’incidente del 2006 avrebbe vinto quel Mondiale, e Casey Stoner, che un titolo l’ha vinto, forse ne avrebbe potuto conquistare un altro. Posto che ora abbiamo degli ottimi fantini, non si corrono i Gran Premi con dei cavalli da rodeo“. LO SPONSOR ORA MINACCIA La vera tirata d’orecchie è venuta dopo: “Mi auguro che non ci si affidi solo ed esclusivamente a Dovizioso e Crutchlow, due ottimi piloti che mi piacciono molto, ma gli si deve mettere a disposizione una moto in grado di competere per il Mondiale e comunque di poter lottare per le prime posizioni. Perché bisogna saper perdere con dignità”. Più chiaro di così…

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