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Honda e Lorenzo: ecco perché separarsi è la soluzione migliore

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Honda e Lorenzo: ecco perché separarsi è la soluzione migliore
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10 ott 2019, 16:04

Anche se Jorge Lorenzo e la Honda insistono entrambi nel voler portare avanti il contratto che li lega anche nel 2020, la maggior parte dei segnali indica che il prolungamento della situazione attuale per un altro anno non ha senso per entrambe le parti.

L'enorme aspettativa generata dall'annuncio della firma del maiorchino con la Honda, a metà della scorsa stagione, si è trasformato in un incubo nei mesi successivi, sia per la squadra che per il pilota, che aveva sempre desiderato la possibilità di guidare per quella che è considerata la squadra più forte della MotoGP.

I risultati deludenti della prima parte della stagione sono stati inizialmente giustificati come parte del recupero da una serie di infortuni che il tre volte campione del mondo della MotoGP ha rimediato nei mesi precedenti.

Tuttavia, non c'è alcuna spiegazione plausibile per la forma dello spagnolo nelle ultime due gare, nemmeno l'incidente di Assen, nel quale si è procurato la frattura di due vertebre e che lo ha costretto a saltare le gare in Olanda, Germania, Repubblica Ceca ed Austria.

Lorenzo è rientrato a Silverstone, dove ha tagliato il traguardo in 14esima posizione, staccato di circa 56"6 dal vincitore Alex Rins. A Misano la posizione è stata la stessa, questa volta a 47"2 da Marc Marquez. Ad Aragon ha tagliato il traguardo penultimo (20esimo), 46" dietro al compagno di squadra e domenica scorsa, in Thailandia, ha incassato ancora 54"7 da Marc, piazzandosi 18esimo. Risultati che danno vita alla peggior striscia del #99 da quando ha esordito nella classe regina nel 2008.

Fin dal suo ritorno al GP di Gran Bretagna, Lorenzo è sembrato disconnesso, privo di una qualsiasi spinta competitiva e la cosa più preoccupante è che sta accettando la paura di cadere come un qualcosa di normale. Per ogni essere umano ordinario, sarebbe qualcosa di normale, ma l'ammirazione che nutriamo per i motociclisti è proprio per la loro capacità di fare cose straordinarie. Ascoltando le parole di Lorenzo, sembra che il suo unico obiettivo in questo momento sia arrivare alla fine di novembre senza altri incidenti.

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L'entità del problema aumenta di peso quando si confrontano le sue statistiche con quelle del suo compagno di squadra, che ha già conquistato il titolo con quattro gare d'anticipo, in quella che è stata la sua miglior stagione da quando ha esordito in MotoGP nel 2013.

Mentre la maggior parte dei piloti farebbe qualsiasi cosa per invertire una situazione che sta andando di male in peggio, ed anche il più presto possibile, Lorenzo sembra contare i giorni alla fine dell'anno. "Può darsi che le cose continuino così indefinitamente, non lo so" ha detto sabato scorso, quando gli è stato chiesto per quanto tempo ancora avrebbe dovuto fronteggiare quella situazione.

Lorenzo è chiaramente consapevole che questo non sia vero, che questa situazione non possa andare avanti "indefinitamente", ma continua ad offrire l'immagine di un pilota senza ambizione o spirito combattivo. Ma non può permettersi di continuare ad apparire perennemente nella parte inferiore della classifica in sella ad una Honda ufficiale.

Il team manager della HRC, Alberto Puig, sta mantenendo una posizione attenta quando gli viene chiesto del futuro di un pilota la cui firma la scorsa stagione aveva scosso il paddock. Allo stesso tempo, dei segnali di avvertimento possono essere letti tra le righe dei commenti sulla recente gara di Buriram: "Speriamo anche che Jorge possa aiutarci a raggiungere i titoli team e costruttori" ha detto Puig.

Questo commento indica efficacemente come sia stato lanciato il guanto di sfida a Lorenzo, suggerendogli che c'è una missione da compiere. "Sto solo pensando alla progressione di Jorge fin dall'inizio della stagione, per vedere quali prospettive può avere verso il 2020" aveva detto Puig poche settimane fa, suggerendo che le difficoltà che sta vivendo il suo pilota non fossero nulla di straordinario.

"Stiamo cercando di aiutarlo facendo il massimo possibile, ma deve esserci un punto d'incontro tra il pilota e la moto e sta trovando difficile questo" ha aggiunto Puig, più diretto che mai, così come lo è per quanto riguarda l'altra metà del box. "La strategia è di vincere, vincere e vincere, perché sono rimaste quattro gare. Il modo migliore per progredire è rimanere concentrati su questo obiettivo. Marquez e Honda, almeno mentalmente, cercano sempre di raggiungere questo obiettivo".

Allora dove si inserisce Lorenzo in questa strategia? E' difficile immaginare che un pilota che non mostra segni di progressione, anzi, sembra peggiorare, possa trasformarsi in un contendente per il podio da un momento all'altro su una moto di cui non ha fiducia.

Per quanto Jorge insista sul fatto che dal Giappone arrivano rassicurazioni che la versione 2020 della RC213V presenterà le modifiche che ha richiesto per renderla una moto meno critica, è difficile credere che qualsiasi ingegnere possa andare a cambiare troppo drasticamente una moto con cui Marquez ha vinto nove delle 15 gare fin qui disputate, finendo anche secondo in cinque occasioni.

Se fai un passo indietro e guardi la situazione dal punto di vista di Marquez, il fatto che sia l'unico pilota in grado di fare così bene con la Honda, sottolinea semplicemente il suo ruolo all'interno dell'azienda, rendendolo sempre più indispensabile.

All'età di 32 anni, Lorenzo è cinque volte campione del mondo, tre volte in MotoGP (2010, 2012 e 2015), con un totale di 68 vittorie, 69 pole e 152 podi. Una carriera eccezionale, che solo un vero campione sarebbe stato in grado di realizzare, come lui si stesso non manca di ricordare ogni volta che gli è possibile.

Ora, tuttavia, sta correndo il rischio di chiudere una carriera quasi perfetto nel modo più imperfetto possibile. Una stagione come questa, può essere ignorata come un errore o una macchia su un quaderno. Ma una seconda macchia sulla stessa pagina, sarebbe molto difficile da cancellare.

La Honda, uno dei più importanti costruttori al mondo, non ha in programma di rompere il contratto li unisce, ma si aspetta un gesto da Lorenzo. Un cambio di atteggiamento o una resa come quella che ha portato Johann Zarco a chiedere alla KTM di strappare il contratto che li avrebbe dovuti legare anche nel 2020.

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