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Ducati: il titolo Costruttori può essere una consolazione?

Nonostante un 2020 al di sotto delle aspettative, la Casa di Borgo Panigale è a pari punti con la Suzuki, e a Portimao quindi si giocherà il titolo Costruttori. Ma questo potrebbe ripagare almeno in parte l'occasione sprecata con l'assenza di Marc Marquez?

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Ducati: il titolo Costruttori può essere una consolazione?

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un costante botta e risposta tra Ducati e Honda. Dalla Casa di Borgo Panigale, seconda dal 2017 al 2019 con Andrea Dovizioso, hanno a più riprese sottolineato di essere stati battuti soprattutto dal talento sopraffino di Marc Marquez piuttosto che dalla RC213V, quasi a voler sottolineare che la Desmosedici GP fosse un mezzo migliore.

Dai rivali giapponesi però erano sempre arrivate delle risposte piuttosto aggressive, soprattutto da quando sul ponte di comando della HRC è salito Alberto Puig.

Lo scorso anno, il manager spagnolo non aveva usato troppi giri di parole per commentare l'argomento: "Con Honda hanno vinto molti piloti. Con la Ducati ha vinto un pilota solo (Casey Stoner), un anno, in circostanze particolari, punto. Da allora, Ducati si sta sforzando molto: stanno provando di tutto e di più, ma ad oggi non hanno vinto nulla".

Proprio dalle colonne di Motorsport.com arrivò la replica del direttore sportivo della Rossa, Paolo Ciabatti: "Semplicemente, trovo un dato inconfutabile la rilevanza di Marc per le vittorie ed i campionati che la Honda ha accumulato da quando ha debuttato in MotoGP nel 2013. Con il mio massimo rispetto per la Honda, il numero sarebbe stato molto diverso senza Marquez".

Alla luce di come è andata questa stagione, verrebbe da dire che gli uomini in Rosso non parlavano per niente a sproposito, visto che senza il suo pilota di punta la Casa giapponese ha raccolto la miseria di due podi e al momento occupa il quinto posto nella classifica costruttori, con alle sue spalle solamente l'Aprilia, l'unico marchio che ancora gode delle concessioni.

Dovizioso, da favorito a grande delusione

 

Ma è proprio per questo che non si può fare altro che parlare di grande occasione sprecata per la Ducati. Con il re Marquez fuori dai giochi a causa del grave infortunio rimediato nella prima gara di Jerez, Dovizioso era stato immediatamente indicato come il più papabile candidato al titolo, con al pari forse solo l'astro nascente Fabio Quartararo.

La realtà però non avrebbe potuto essere più diversa. Il podio nella gara inaugurale di Jerez, pista mai amica per il forlivese e la Desmosedici GP, aveva fatto sperare, ma poi sono stati di più i bocconi amari da ingoiare che le soddisfazioni. Dovi infatti non è mai riuscito ad adattarsi alla nuova gomma posteriore introdotta dalla Michelin (non particolarmente digesta anche agli altri piloti Ducati) e nelle 12 gare successive l'unico altro podio è stato quello della vittoria nel Gran Premio d'Austria.

Ad una gara dal termine, dunque, è solo sesto nella classifica iridata, a 13 punti di distacco dal terzo posto, in una stagione che sicuramente è stata condizionata anche dai rapporti tesi all'interno del team, che poi hanno portato alla decisione di separarsi a fine anno e potrebbero addirittura avere degli strascichi legali.

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Gli exploit delle altre Rosse

 

Fortunatamente per la Ducati, anche se la stagione di Dovizioso è stata deludente, ci sono stati pure degli exploit sporadici che le consentiranno di giocarsi almeno il titolo Costruttori nell'atto conclusivo di Portimao, con la speranza di riportare alle porte di Bologna un Mondiale, a distanza di 13 anni dalla "Tripla Corona" firmata Casey Stoner, dopo che lo scorso anno era sfuggito quello Team proprio all'ultima gara.

Danilo Petrucci ha "salvato" un anno da dimenticare con la bella vittoria conquistata sotto alla pioggia di Le Mans. Johann Zarco è salito sul podio in Repubblica Ceca, alla terza uscita sulla Desmosedici GP. Pecco Bagnaia è arrivato secondo nel Gran Premio di San Marino, ma avrebbe potuto raccogliere di più: nel Gran Premio d'Andalusia è stato tradito dal motore quando era secondo e in quello d'Emilia Romagna è caduto a pochi giri dal termine quando era al comando.

Alla fine, quello che ha portato la Ducati più volte sul podio quest'anno è stato il futuro pilota ufficiale Jack Miller, terzo e secondo nelle due gare al Red Bull Ring, ma soprattutto capace domenica scorsa di contendere la vittoria a Franco Morbidelli su una pista storicamente ostica alla Rossa come Valencia.

Il Mondiale Costruttori come consolazione?

 

Un secondo posto preziosissimo proprio nella corsa al titolo Costruttori, perché ha permesso alla Ducati di andare ad agganciare la Suzuki in vetta a quota 201. A questo punto va detto che in realtà in testa ci sarebbe la Yamaha in base ai risultati acquisiti in pista (7 vittorie in 13 gare), ma la Casa di Iwata è stata giustamente penalizzata di 50 punti per aver utilizzato delle valvole differenti da quelle omologate in occasione del GP di Spagna.

A Portimao, su una pista nuova per tutti, ci sarà dunque una doppia opportunità: per la Suzuki di provare a completare una storica "Tripla Corona", per la Ducati invece di raddrizzare un 2020 che sicuramente è stato al di sotto delle aspettative. Ma può bastare un titolo Costruttori, che sicuramente in MotoGP non ha lo stesso appeal che ha in Formula 1, per farlo?

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