Dovizioso: "La caduta dimostra che anche Marquez non ha tutto sotto controllo al 100%"

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Dovizioso: "La caduta dimostra che anche Marquez non ha tutto sotto controllo al 100%"
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14 apr 2019, 23:16

Secondo il pilota della Ducati, più della leadership iridata, è questo l'aspetto più positivo della domenica di Austin, perché apre uno spiraglio in più nella corsa al titolo, alla quale però ora si iscrivono anche Rins e Rossi.

Quella di Austin sembrava una giornata in cui dover limitare i danni, ed in un certo senso lo è stata, ma molto probabilmente ieri Andrea Dovizioso non avrebbe scommesso che sarebbe tornato in Europa da leader della classifica iridata della MotoGP.

Dopo il 13esimo tempo, il pilota della Ducati aveva bisogno di una grande partenza per riportarsi nel trenino dei migliori. Cosa che è riuscito a fare, chiudendo il primo giro addirittura al sesto posto. Tuttavia, nei primi giri non ha avuto un grande feeling con la sua Desmosedici GP, quindi ha finito per staccarsi dai migliori.

Poi però la sorte è girata, perché il rivale numero uno Marc Marquez è caduto quando era saldamente al comando e lui ha trovato un buon ritmo, che gli ha permesso di arrivare ad un soffio dal gradino più basso del podio, occupato da Jack Miller, conquistando 13 punti che lo hanno proiettato in vetta al Mondiale.

 

"Ho perso diversi secondi dopo tre o quattro giri, perché ho perso un po' di feeling ed ho rischiato di cadere alla curva 10, poi nelle curve veloci non ero abbastanza veloce. Questo è il motivo per cui non sono riuscito a stare davanti anche se ho fatto una grande partenza ed ero dietro a Rins, quindi ero in una posizione perfetta" ha detto "Desmodovi" dopo la gara.

"Subito dopo però ho perso parecchi secondi, ma sono rimasto calmo quando ero con Morbidelli, cercando di capire dove potevo guidare meglio ed ho capito che alla curva 10 c'era una chiazza d'umido che saliva da sotto l'asfalto. A quel punto ho cambiato la mia linea in quel punto ed ho ritrovato un po' di feeling".       

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"Ero ancora lento nelle curve più lente, ma c'erano altri punti in cui riuscivo ad essere veloce, quindi ho superato Morbidelli ed ho ritrovato un buon ritmo, simile a quello dei migliori. Questa è la parte migliore della gara di oggi. Alla fine ho visto che Miller era un po' in difficoltà ed ho spinto, ma sfortunatamente non sono riuscito ad andare a prenderlo. Ma dobbiamo essere contenti".

Dovendo tracciare un bilancio, però, il forlivese vede il bicchiere mezzo pieno, proprio perché la classifica gli sorride e perché la sua Ducati si è dimostrata nuovamente piuttosto competitiva su una pista molto ostica in passato.

"In questo weekend abbiamo avuto degli aspetti positivi ed altri negativi, ma penso che la maggior parte siano positive. Per esempio, l'incidente di Marquez dimostra che anche lui non ha tutto sotto controllo al 100%. Questo è positivo per noi in ottica campionato, perché nelle prime due gare aveva guidato in maniera pazzesca. A livello di velocità, abbiamo confermato i nostri miglioramenti rispetto all'anno scorso su una pista difficile e abbiamo portato a casa dei punti importante anche partendo molto indietro. Penso che da Jerez potremmo più competitivi".

Di contro, la corsa al titolo quest'anno sembra più complessa, perché oltre a lui e Marquez sono della partita anche Alex Rins e Valentino Rossi, oggi primo e secondo: "La cosa negativa invece è che il campionato è molto aperto perché, come dico dal Qatar, Rins e la Suzuki sono della partita. Certamente poi ci sono Valentino e Marquez. E penso che sarà diverso rispetto a quando eravamo solo io e Marc a lottare per il titolo, quindi sarà importante fare sempre dei buoni risultati".

Durante la gara non si era reso conto di essere in testa al Mondiale, ma ha anche sottolineato che in questa fase della stagione non fa una grande differenza: "Non l'avevo realizzato, ma in questo momento non è neanche fondamentale. Era più importante portare a casa dei punti importanti, anche se avevo visto che erano caduti sia Marquez che Crutchlow. Ma ribadisco, in questo momento sono importanti i punti, non essere primo o secondo".

Informazioni aggiuntive di Charles Bradley

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