Dall'Igna: "Dirò ce l'ho fatta solo quando vinceremo il Mondiale"

Il direttore generale di Ducati Corse ha tracciato un bilancio positivo della stagione 2021, che è stata ricca di soddisfazioni per la Rossa, anche se è ancora sfuggito il bersaglio grande. Il tecnico veneto però è convinto di aver costruito delle basi molto importanti per il futuro.

Dall'Igna: "Dirò ce l'ho fatta solo quando vinceremo il Mondiale"

Bastano pochi numeri per riassumere una stagione che potremmo quasi definire storica per la Ducati in MotoGP: 11 pole position, 7 vittorie, ma soprattutto la bellezza di 24 podi. Risultati che hanno permesso alla Casa di Borgo Panigale di confermarsi campione del mondo tra i Costruttori, centrando così la sua terza corona, ma non solo. Alle porte di Bologna sono arrivati anche il titolo Team, quello riservato ai Team Indipendenti, oltre a quello di miglior pilota indipendente e di Rookie of the Year.

Insomma, la Rossa ha fatto mambassa di titoli, ma ha mancato il bersaglio grande. Un vero peccato se si pensa alla grande esplosione di Pecco Bagnaia nella seconda parte della stagione: il piemontese ha conquistato quattro vittorie e cinque pole position nelle ultime sei gare. E se non fosse scivolato a Misano, forse ora staremmo parlando di un dominio totale, visto che alla fine sono stati 26 punti a separarlo dal campione del mondo Fabio Quartararo (anche se va detto che il calo del francese è avvenuto solo a titolo conquistato).

Per Gigi Dall'Igna, direttore generale di Ducati Corse, questo 2021 rimane comunque una stagione da ricordare, soprattutto perché ha dato la sensazione di aver costruito delle basi molto solide per il futuro. Ecco il bilancio che ha tracciato nell'ormai tradizionale conferenza stampa di fine anno.

Negli ultimi anni abbiamo visto tutti i piloti che hanno lasciato Ducati faticare tantissimo ad adattarsi ad un'altra moto. Come si può spiegare questa cosa?
"Se uno guarda alle statistiche, è sicuramente così. E' vero che i nostri piloti hanno fatto fatica ad adattarsi alle moto dei nostri competitor. Onestamente, faccio fatica a dare una motivazione valida. E' anche vero, però, che in passato c'è stato chi ha fatto fatica a passare da una moto diversa alla nostra, come ad esempio Jorge Lorenzo. Alla fine ci era riuscito ad adattarsi, ed ha fatto anche un'ultima parte di stagione molto brillante. E' una domanda interessante, ma alla quale non so dare una risposta. Forse bisognerebbe chiedere ai diretti interessati, parlando con Danilo (Petrucci) per esempio, per avere un'idea più precisa".

Ma dal punto di vista umano che sensazione ti dà questa cosa?
"Umanamente non mi può dare soddisfazione. Per esempio, proprio nel caso di Danilo, vedere uno che era abituato a fare certi risultati, a cui comunque una persona si è affezionata, perché è impossibile non affezionarsi a lui, dà sempre un po' di dispiacere vedere che non riesce a fare quello che si aspetta. Dal punto di vista professionale, sicuramente è un piccolo indizio, ma preferisco molto di più fare primo, secondo e terzo come a Valencia domenica. Questo mi dà di più la sensazione che stiamo facendo un bel lavoro".

Paolo Paolo Ciabatti, Ducati Corse Sporting Director, Gigi Gigi Dall'Igna, Ducati Team General Manager

Paolo Paolo Ciabatti, Ducati Corse Sporting Director, Gigi Gigi Dall'Igna, Ducati Team General Manager

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

In questa stagione cinque piloti su sei sono saliti sul podio e avete messo una moto in prima fila in ogni gara. Non è che dopo essere stata la moto più difficile la Ducati sia diventata la più facile?
"Noi comunque abbiamo vinto anche in passato con tanti piloti. Abbiamo vinto con Lorenzo, con Petrucci, con Iannone. In passato anche altri hanno fatto molto bene con la nostra moto, per esempio Bautista. Non è che abbiamo acceso la luce solamente in questa stagione. E' stato un percorso di crescita che ci ha portato fino a qui e che comunque parla di una moto che è sempre migliorata dal punto di vista dell'adattabilità alle piste ed ai piloti. Poi era l'obiettivo costruire una moto che non fosse buona solo per un pilota, ma che fosse capace di permettere a vari stili di guida di esprimersi al meglio".

Durante il 2021, tutti hanno detto che la Ducati fosse la moto migliore della griglia. Ma fino all’anno scorso molte persone, compresi i piloti, hanno detto che il turning è stato il più grande problema per Ducati. Qual è stata la chiave per migliorare così tanto la moto rispetto agli anni precedenti?
"Non c’è una sola cosa, sono tante che ci hanno aiutato a migliorare in questa direzione. Non sono molto contento del turning della moto, perché dobbiamo migliorare un po’ di più per la prossima stagione. In alcune piste abbiamo alcuni problemi in ingresso di curva e vorremmo risolverli. Ma è difficile pensare a una cosa sola, ce ne sono molte che modifichiamo per cambiare la situazione. Il turning della Ducati è stato un problema dall’inizio della mia avventura a Borgo Panigale. Passo dopo passo penso che abbiamo migliorato un po’ la moto ogni anno. Forse nell’ultimo anno abbiamo chiuso maggiormente il gap rispetto al precedente, ma ogni anno abbiamo fatto un passo in più per modificare la moto con l’obiettivo di avere un turning migliore".

Alla luce di quello che è stato capace di fare Bagnaia, non c'è un po' la sensazione di un'occasione sprecata?
"E' difficile avere rimpianti dopo aver fatto una stagione così, perché abbiamo fatto un'annata che probabilmente passerà alla storia come una delle migliori della Ducati. Con il senno di poi, uno può sempre fare mille dietrologie, ma sono cose che servono a molto poco. Quello che mi resta di questa stagione è il fatto di aver contribuito a far crescere un pilota che può giocare da protagonista nei prossimi anni. E comunque di aver messo insieme un pacchetto moto-pilota che può essere protagonista".

I risultati vi hanno dato ragione con la nuova line-up, ma perché l'anno scorso un pilota forte come Dovizioso non è riuscito a performare e quest'anno è cambiato tutto? Sono i piloti che hanno portato qualcosa in più o è la moto che è cambiata e noi da fuori non riusciamo a capire come?
"Questa è una domanda a cui non è facile dare una risposta. Non è mai una sola cosa che mette a posto tutto il puzzle. Bisogna lavorare su vari fronti e su vari aspetti. L'anno scorso eravamo arrivati alla fine di una storia ed era venuta un po' meno quella fiducia reciproca che è importante per riuscire a raggiungere certi risultati. Quest'anno invece la situazione è completamente diversa: c'è una fiducia assoluta e reciproca da parte dei tecnici verso i piloti, e viceversa. E questo spesso fa la differenza. Poi, sicuramente la moto è migliorata e anche i piloti hanno fatto, soprattutto nel caso di Pecco, un passo avanti importante. Non è mai un fattore unico, sono vari fattori che determinano il risultato finale".

Gigi Dall'Igna, Ducati Team General Manager con la Ducati Desmosedici GP21

Gigi Dall'Igna, Ducati Team General Manager con la Ducati Desmosedici GP21

Photo by: Ducati Corse

L'anno prossimo avrete in pista ben otto moto, come le gestirete?
"Possono sembrare tante, ma alla fine sono più i vantaggi che i problemi. Per sviluppare una moto, i dati sono sempre importanti, quindi più informazioni si hanno a disposizione e più è facile capire cosa si possa fare per sviluppare la moto. Ed è anche più facile che vengano le idee giuste. Averne sei o otto è solamente una questione di organizzazione, ma Ducati credo che abbia le capacità per riuscire a gestire le persone che servono per portare in pista otto moto".

Valentino Rossi ha detto che vorrebbe fare qualche giro sulla MotoGP anche il prossimo anno. Può scegliere tra la Yamaha, se decide di rimanere come ambasciatore, e la Ducati, che fornirà il suo team. Glielo chiederai se la vuole provare?
"Non ne abbiamo parlato e chiedere qualcosa a Valentino in questo momento mi sembra poco intelligente. Non so che tipo di rapporto abbia ancora con Yamaha e cosa abbia intenzione di fare con loro. Mi sembra giusto lasciare a lui la possibilità di decidere, anche perché è Valentino, quindi in questo mondo può fare quello che vuole".

Sei vittorie, sette considerando quella di Martin in Austria, di cui quattro nelle ultime sei gare con Bagnaia. C'è qualcosa che ti rende veramente orgoglioso dal punto di vista tecnico, che ti fa dire finalmente ce l'ho fatta?
"No, io non posso ancora dire che finalmente ce l'ho fatta. Lo potrò dire quando avremo raggiunto il nostro obiettivo, che sicuramente non è quello che abbiamo raggiunto quest'anno. Ci sono tante cose che rendono orgoglioso non solo me, ma tutti i tecnici e tutti i piloti che hanno lavorato con Ducati in questi anni, perché è innegabile che siamo diventati il punto di referimento delle nuove tecnologie della MotoGP. La maggior parte delle idee nuove che si vedono applicare sulla moto, normalmente sono partite da noi e questo ci rende per forza di cosa orgogliosi".

Pensi che il fatto che i motori fossero congelati negli ultimi due anni possa avervi aiutato in qualche modo, perché così vi siete concentrati su diverse aree, come il telaio?
"No, onestamente le persone che devono sviluppare la moto sono diverse. Il motore ha i suoi specialisti, il telaio ne ha altri. Tutte le persone coinvolte nelle diverse aree devono seguire la loro strada. Non importa se il motore è nuovo o meno. Quindi non credo che il congelamento ci abbia aiutato a vedere i reali problemi della nostra moto. Noi semplicemente sviluppiamo la nostra moto nel modo giusto e, parlando sinceramente, sono convinto che anche i nostri piloti siano stati fantastici durante questa stagione".

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Francesco Bagnaia, Ducati Team

Photo by: Dorna

Parlando delle gomme, che sono state chiave, come Ducati avete lavorato con un’azienda esterna per simulare la performance della gomma. Come vi ha aiutato nello sviluppo della moto anche nel weekend?
"Ovviamente il pilota è molto importante nella performance della moto. Conoscere il comportamento del pilota e della tecnologia è un aiuto importante per evolvere telaio e sospensioni. Quindi è davvero importante, ma è vero che è dall’inizio della mia carriera che le gomme sono un punto chiave e il ruolo dei tecnici del telaio è quello di trovare un modo per farle lavorare bene col telaio. È importante conoscere le gomme e come trarne le migliori performance".

Chi ti ha sorpreso di più quest’anno, Bagnaia, Bastianini o Martin?
"Tutti e tre hanno fatto un lavoro fantastico. Sicuramente Martin ha fatto la pole alla sua seconda gara in MotoGP ed è una cosa difficile da fare. Ha vinto alla sua prima stagione e non è semplice. Ma anche Pecco ha fatto un lavoro incredibile e nella seconda parte della stagione forse è stato il migliore in assoluto. Ha vinto quattro delle ultime sei gare, quasi cinque se non fosse caduto a Misano. È stato sul podio ad Austin, quindi onestamente Pecco è un pilota che è migliorato anno dopo anno. Quando ti aspettavi che avesse raggiunto un livello alto, faceva un altro passo avanti. Ma anche Enea! Non aveva la moto ufficiale, ha dovuto usare la GP19, perché questa è la realtà. Ma anche con questa moto ha fatto delle gare brillanti, come a Misano. Nell’ultima parte della gara lui è davvero competitivo, al livello dei piloti che vincono. Deve migliorare il venerdì e il sabato, ma se riesce a partire da una buona posizione, penso possa essere della partita l’anno prossimo. Quindi non saprei dire chi mi ha sorpreso di più".

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Dei vostri piloti, Miller forse è quello da cui ti saresti aspettato di più?
"Per la sua carriera, Jack era quello che era chiamato a fare probabilmente un po' di più quest'anno. Poi il lavoro del pilota è complicato e spesso non si raggiunge l'obiettivo per poche banalità. Jack secondo me ha fatto una stagione molto buona, perché ha vinto due gare e ha fatto anche tanti altri risultati importanti. Sicuramente è vero che da lui probabilmente ci si aspettava un po' più di concretezza o di continuità, cosa che invece in qualche occasione è venuta meno. Siamo comunque convinti che sia un pilota forte e che possa essere determinante, nel senso che possa giocare da protagonista assoluto, perché non gli manca nulla per farlo".

Jorge Martin, Pramac Racing

Jorge Martin, Pramac Racing

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

Qual è il tuo parere sulla stagione di Zarco? Quando è arrivato in Ducati ha detto di voler vincere e di puntare al titolo, ponendosi sempre obiettivi molto alti, ma alla fine è l'unico a non aver vinto con la Desmosedici GP Factory...
"Credo che sia normale per un pilota pensare di poter vincere il Mondiale. Io non vorrei lavorare con un pilota che non ha questa idea nella testa, perché siamo qui per quel motivo. Io stesso, quando sono arrivato nel 2014, pensavo di poter vincere il Mondiale con la Ducati, perché è la mentalità che devi avere per ottenere i risultati sperati. Io credo che Johann abbia fatto una bellissima stagione fino a metà, poi dalla ripresa del campionato dopo la pausa estiva si è messo da solo troppa pressione addosso e questo lo ha un po' destabilizzato. Nelle ultime gare ho visto un ritorno alle prestazioni di inizio anno e questo mi fa ben sperare per il 2022, perché secondo me Johann è un altro pilota forte, che ci ha aiutato a progredire e che considero una pedina importante nel sistema Ducati".

Questa suggestione di Casey Stoner come coach, nata dopo la sua presenza a Portimao, è destinata a rimanere tale?
"E' complicato riuscire a lavorare con un collaboratore che vive e che ha la famiglia dall'altra parte del mondo. Diciamo che sia mentalmente che logisticamente la vedo una cosa troppo complicata da attuare e io tendo ad essere molto pragmatico nelle cose".

Qual è stata la prima richiesta dei piloti per i test in vista del 2022?
"Durante questa stagione abbiamo avuto delle buone performance ma anche delle carenze in alcune aree. Per esempio abbiamo accusato qualche problema in entrata delle curve veloci ad Assen e anche in Qatar. Vorremmo migliorare la moto principalmente su questo aspetto".

Per i test dei prossimi giorni ci dobbiamo aspettare dei piccoli miglioramenti oppure una delle invenzioni che poi danno ispirazione anche alla concorrenza?
"Dobbiamo provare delle cose che sono abbastanza normali. Sono evoluzioni di cose che avevamo già provato nel corso della stagione e che per qualche motivo avevamo poi deciso di accantonare per poi svilupparle meglio, con un po' più di pazienza, durante i test invernali. Sicuramente ci sarà il motore, che è completamente nuovo e, anche se non è ancora nella sua versione definitiva, ci aspettiamo di avere dei commenti dai piloti da questo punto di vista".

Il motore nuovo lo avranno tutti i piloti factory o solamente Bagnaia e Miller?
"In questo momento abbiamo una moto a testa per Jack e per Pecco, mentre i due piloti Pramac dovranno alternarsi su un solo esemplare della moto nuova".

Che moto avranno invece i due piloti della VR46?
"Avranno entrambi la moto di quest'anno, perché Marini quella ufficiale l'avrà solo a partire dai test di Sepang. Tenete presente che all'inizio questo test non era pianificato ed è stato inserito a metà stagione. Noi organizzativamente, dunque, non siamo riusciti a fare di più di così. Luca intanto dovrà provare tutte quelle cose che non aveva quest'anno, quindi avrà parecchie cose da verificare. Poi cercheremo di dargli anche delle soluzioni che poi troverà sulla moto ufficiale. E avranno la GP21 anche Bastianini e Di Giannantonio, quindi partono tutti alla pari domani per VR46 e Gresini".

Johann Zarco, Pramac Racing

Johann Zarco, Pramac Racing

Photo by: Gold and Goose / Motorsport Images

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