Dall'Igna: "La Ducati è la moto migliore? Non ha senso dirlo, in questo mondo conta vincere"

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Matteo Nugnes
Di: Matteo Nugnes
19 nov 2018, 15:43

Il direttore generale di Ducati Corse traccia un bilancio positivo della stagione 2018 nella conferenza di fine anno, anche se ora il Mondiale è quasi un obbligo nel 2019. E ammette anche anche che Lorenzo mancherà a Borgo Panigale.

La Ducati ha fatto il pieno di secondi posti nella stagione 2018 della MotoGP. Oltre a quello di Andrea Dovizioso, che ha concesso il bis del 2017 nella classifica piloti, sono arrivati quello nella classifica costruttori e nella classifica team, artigliato proprio ieri a Valencia per un punto ai danni della Yamaha.

Le vittorie sono state 7, una in più rispetto al 2017 e questa volta divise tra il forlivese e Jorge Lorenzo, ma un anno fa "Desmodovi" era riuscito a tenere il Mondiale aperto fino all'ultima gara, mentre nel 2018 ha chiuso ad oltre 70 punti di distacco dal campione del mondo Marc Marquez, nonostante una Desmosedici GP additata da molti nel paddock come la miglior moto del lotto, almeno nella seconda parte del campionato.

Tutti elementi che hanno fatto tracciato un bilancio positivo della stagione a Gigi Dall'Igna, direttore generale di Ducati Corse, che come ormai tradizione ha incontrato la stampa nel paddock di Valencia nella giornata che separa l'ultima gara della stagione dai primi test di quella successiva. E ancora una volta non si è nascosto, dicendo che arrivata a questo punto, la Ducati ha il compito non di provarci, ma di vincere il Mondiale nel 2019.

"Anche questo è stato un anno pieno di soddisfazioni, soprattutto dal punto di vista tecnico. E' un anno in cui abbiamo fatto un altro passo avanti, anche se non siamo riusciti a giocarci il Mondiale fino all'ultima gara di Valencia come un anno fa. Il risultato di ieri sarebbe dovuto accadere un anno fa e sarebbe stata veramente l'apoteosi. Battute a parte, abbiamo dimostrato di essere riusciti a migliorare ancora la moto, perché siamo stati protagonisti anche sulle piste dove l'anno scorso avevamo faticato di più" ha detto Dall'Igna.

"Penso a Phillip Island, ad Aragon o al Sachsenring, gare molto ostiche l'anno scorso, che invece quest'anno abbiamo affrontato nella maniera più giusta, combattendo fino alla fine con i nostri avversari. Un'altra cosa importante è che siamo riusciti a vincere con entrambi i piloti, perché due ragazzi con uno stile di guida diverso sono riusciti a trovarsi a proprio agio con la nostra moto e a vincere delle gare bellissime" ha aggiunto.

Lavorare bene nei test è stata una delle chiavi che hanno portato alla crescita mostrata dalla Desmosedici GP dal punto di vista tecnico: "Posso confermare che durante i test di Jerez abbiamo fatto qualche evoluzione che reputo interessante, che poi abbiamo mantenuto nel corso della stagione con i due piloti, anche se in tempi diversi. Invece un altro passo importante lo abbiamo fatto a partire da Brno in avanti, perché anche lì abbiamo trovato dei benefici che ritengo importanti anche per l'anno prossimo. Parliamo di cose di aerodinamica e di ciclistica".

Senza il titolo iridato in tasca, però, non può essere ancora del tutto soddisfatto: "Sicuramente non dobbiamo ancora essere completamente soddisfatti di quello che abbiamo fatto, perché l'obiettivo non è fare secondi. Una casa come la Ducati, con il nome che ha, merita non solo di lottare per il Mondiale, ma di vincere il campionato".

"Moto migliore del lotto? In questo mondo conta vincere"

 

Forse anche per questo, quando gli è stato fatto notare che molti ritengono la Desmosedici GP la moto migliore in griglia, ha cercato di non dare troppo peso alla cosa, pur riconoscendo che il lavoro fatto quest'anno ha permesso di ridurre il gap a centro curva, ma senza perdere i punti di forza della Rossa.

"Io sono convinto che abbiamo una moto che è un buon compromesso tra tutte le varie fasi di guida. Siamo riusciti a ridurre il gap che avevamo nella fase di centro curva nei confronti dei nostri avversari, senza peggiorare le altre fasi. Era un obiettivo sicuramente impegnativo e credo che nel corso di quest'anno ci siamo riusciti. Ci manca sicuramente ancora qualcosa, nel senso che non siamo come gli altri nella fase di centro curva ed è lì che ci concentreremo nel corso dell'inverno. Dire se abbiamo la moto migliore o meno, credo che abbia poco significato: quello che conta in questo mondo è vincere il Mondiale e noi non ci siamo riusciti, quindi complessivamente dovremo lavorare per cercare di fare ancora meglio".

E poi ha aggiunto: "Sicuramente il binomio Marquez-Honda quest'anno era decisamente migliore rispetto al 2017. Probabilmente il passettino che abbiamo fatto noi è stato un pelino più grande, ma anche la loro moto era veramente ben bilanciata quando era guidata da Marc".

"Lorenzo è un pilota che necessariamente mancherà"

 

La gara di Valencia ha segnato anche l'ultima dell'era di Jorge Lorenzo in Ducati. Da domani il maiorchino sarà un pilota della Honda, ma Dall'Igna gli è grato per la grande professionalità con cui ha lavorato in questi due anni, non mollando mai neanche quando le cose andavano veramente male. Una reazione che lo ha portato anche ad ottenere tre belle vittorie, senza riuscire però a completare il progetto che lo voleva a Borgo Panigale per vincere il Mondiale.

"Voglio ringraziare Jorge per tutto il lavoro che ha fatto, perché ha dimostrato una volontà incredibile, perché soprattutto per un campione non è facile partire in affanno come ha fatto lui l'anno scorso e ribaltare la situazione. Queste sono cose che sono in grado di fare solo i grandi campioni. Lo ringrazio per averci sempre provato. Il bilancio è positivo, anche se non tanto quanto ci saremmo aspettati. Siamo riusciti a vincere e ad emozionare i nostri tifosi con delle gare bellissime, ma non siamo riusciti ad arrivare a lottare per il campionato come invece era in programma. Abbiamo fatto delle cose belle, ma non belle come avremmo voluto".

Dall'Igna non ha negato che un pilota come Lorenzo farà sentire la sua mancanza, soprattutto perché avendo uno stile di guida differente da Dovizioso era in grado di offrire dei feedback molto interessanti dal punto di vista tecnico.

"Lorenzo è un pilota che necessariamente mancherà. L'anno prossimo avremo due piloti che hanno uno stile di guida più simile e questo per un tecnico che deve sviluppare la moto non è mai completamente positivo, perché stili di guida diversi possono mettere in evidenza problematiche o sfumature diverse che possono aiutare anche l'altro pilota. Questa credo che dal punto di vista tecnico e di sviluppo della moto ci mancherà di più. Poi ripeto, è un campione del mondo, quindi dal punto di vista dei risultati può portare sicuramente un valore aggiunto".

Sempre parlando di Lorenzo, ha rivelato che il problema tecnico accusato in Thailandia, che ha portato alla caduta nella quale si è fratturato il radio sinistro, è stato al motore: "Il problema di Jorge in Thailandia è stato al motore. E' qualcosa che non era mai successo prima, ma stiamo lavorando per evitare che in futuro si possa verificare ancora un problema di questo tipo".

I due nuovi arrivi, Petrucci e Bagnaia

 

A partire dai test di domani ci saranno due novità nei box Ducati. La prima è Danilo Petrucci, che però è un pilota che a Borgo Panigale conoscono benissimo, visti i suoi quattro anni di militanza nel Pramac Racing. Da domani però "Petrux" sarà vestito di Rosso, quindi sarà chiamato ad alzare ulteriormente l'asticella.

"Domani ci saranno due nuovi arrivi. Il primo è quello di Danilo, un pilota che con noi ha fatto tanta strada ed è migliorato molto in questi anni. E' sicuramente un pilota che deve ancora fare un ulteriore step e che ha faticato più di quanto ci aspettassimo nella seconda parte della stagione, ma siamo comunque tutti convinti che riusciremo a metterlo nelle condizioni di farlo".

La novità vera e propria è Pecco Bagnaia, campione del mondo della Moto2 che arriva nel Pramac Racing con un contratto Ducati e ovviamente molte belle aspettative per il suo futuro, che magari un giorno potrebbe tingersi del rosso ufficiale.

"L'altro pilota a cui voglio dare il benvenuto è Bagnaia, anche se non farà parte della squadra ufficiale. Entra a far parte della famiglia Ducati ed è un campione del mondo Moto2. Anche qui vorrei sottolineare come Ducati segue il percorso di crescita dei suoi piloti in maniera più strutturata e in accordo con Pramac facciamo ruotare i nostri tecnici. Per esempio, Pecco avrà il capo tecnico e l'elettronico che negli ultimi due anni hanno lavorato con Lorenzo".

Tra le altre cose, Pecco sembra avere uno stile di guida simile a Lorenzo, anche se chiaramente andrà verificato in MotoGP: "Questo è uno dei motivi per cui utilizzeremo un set-up molto simile a quello di Lorenzo con Pecco. Ovviamente non conosciamo perfettamente Pecco, ma osservandolo dalla televisione sulla sua Moto2, il suo stile di guida sembra molto simile a quello di Jorge".

"Dovizioso è il valore più grande della Ducati"

 

Curiosamente, quello di cui Dall'Igna ha parlato meno è stato proprio il condottiero che per ben due anni ha conquistato il secondo posto nel Mondiale, con tanto di 10 vittorie (6 nel 2017 e 4 quest'anno), ovvero Andrea Dovizioso. Non una dimenticanza, quanto il fatto che Gigi ormai lo ritiene quasi un'entita unica con la Ducati.

"Non mi sono dimenticato di Dovizioso, c'è poco da dire su Dovizioso. Rappresenta la nostra continuità e il valore più grande che in questo momento abbiamo in Ducati. Onestamente, ne parliamo così spesso di Andrea che c'è poco da dire, soprattutto dopo la gara di ieri".

E alle porte di Bologna non hanno neanche paura che la partenza di Lorenzo lo possa caricare di eccessiva pressione: "Dovi ha avuto l'attenzione concentrata su di lui comunque in questi anni. Soprattutto nel 2017, quando Lorenzo non è riuscito a performare come invece ha fatto quest'anno, Andrea aveva comunque tutta la pressione su di lui. E' un pilota che è così maturo e così intelligente, che non mi aspetto che abbia più pressione addosso nel 2019. Anzi, avrà la mente più libera, con la convinzione che tutto il sistema Ducati lo aiuterà per provare a portare a casa quel risultato che tutti noi vogliamo".

La Desmosedici GP19 promette bene nei test con Pirro

 

Ora c'è grande attesa per vedere in pista la moto del prossimo anno, il cui sviluppo entrerà nel vivo domani proprio a Valencia. Ovviamente uno degli snodi fondamentali è cercare di non perdere la retta via ora che la Rossa è arrivata ad un livello importante di competitività.

"Abbiamo in programma dei passi ulteriori da fare nel corso dell'inverno e arrivati a questo livello di competitività, la cosa più importante da fare è non perdere la strada. Il primo obiettivo che abbiamo con la moto nuova è di renderla almeno in avvio molto simile a quella con cui abbiamo corso il Mondiale 2018, per poi andare ad introdurre nel corso dei test delle evoluzioni, che non andranno necessariamente sulla moto 2019. Tra qui e Jerez abbiamo in programma dei passi anche piuttosto importanti da fare, dando priorità alle cose che hanno dei tempi di realizzazione più lunghi".

Le prime indicazioni arrivate nei test con il collaudatore Michele Pirro comunque sono state buone e questo è positivo, anche considerando che invece lo scorso anno c'erano state delle difficoltà in questo senso. La prova del 9 però ci sarà solamente con in sella i due titolari.

"L'anno scorso è stato un anno complicato, perché la moto che pensavamo di far debuttare nel test di Valencia ci aveva dato qualche segnale non troppo incoraggiante dal punto di vista della performance nei test che avevamo fatto in precedenza con Pirro, quindi abbiamo dovuto cambiare anche pesantemente il progetto in corso d'opera. La vera molto nuova quindi siamo riusciti a portarla solamente nel test di Sepang. Quest'anno i commenti di Michele sono stati sicuramente più positivi, quindi mi aspetto di essere messo meglio rispetto allo scorso anno. Però sono tutte sensazione che devono essere confermate domani, quando i tre piloti ufficiali la proveranno".

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Autore Matteo Nugnes