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Bastianini: “Ducati ha puntato su di noi, ora dobbiamo far bene”

Il team Esponsorama ha aperto le danze delle presentazioni con un evento che si è tenuto ad Andorra. Enea Bastianini ha svelato la livrea della propria Ducati in quella che è stata la prima uscita ufficiale da pilota MotoGP.

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Bastianini: “Ducati ha puntato su di noi, ora dobbiamo far bene”

Enea Bastianini arriva in MotoGP da campione del mondo in carica della Moto2 e, in attesa di scendere in pista, oggi ha svelato la livrea della Ducati del team Esponsorama che guiderà a partire dalla stagione che inizierà a marzo in Qatar. Il giovane pilota italiano dovrà attendere ancora un po’ prima di girare con la GP19 che era stata di Johann Zarco, ma è impaziente di salire in sella e iniziare a familiarizzare con la moto e con il nuovo mondo che è la MotoGP.

La presentazione della squadra ad Andorra ha rappresentato il primo evento ufficiale di Enea Bastianini come pilota MotoGP. Al termine dell’evento, insieme al suo nuovo compagno di squadra Luca Marini, ha risposto alle domande dei media.

Come sono state le prime impressione sulla moto? Che rapporto hai con Luca?
“Le prime impressioni sulla moto sono senza ombra di dubbio positive, se sali su in realtà non è così come sembra. Poi il nostro rapporto è buono, siamo stati rivali quest’anno per il titolo, però ci rispettiamo”.

Hai già parlato con il tuo capo tecnico? Che cosa vi siete detti?
Ho avuto modo di conoscere il mio capo tecnico, ci siamo già incontrati tre o quattro volte anche prima del nuovo lockdown abbiamo fatto una riunione per buttare giù un programma. L’impressione è stata positiva, buona, nel senso che è un ragazzo giovane, ma si vede che ha già molta esperienza su quella moto e potrà insegnarmi molto perché ha lavorato con un pilota che reputo molto bravo, soprattutto sulla messa a punto. Credo che potrò imparare da lui”.

Quali sono le aspettative, dato che non avete potuto fare test?
“Le aspettative non sono alte già dai test, la moto è nuovo, dovrò cercare di capire come andare a lavorare, ma soprattutto inizialmente adattarmi al metodo di lavoro nuovo. Ci sarà molta più elettronica e molte più cose da sistemare, imparare a conoscere le gomme. Credo che ci vorrà del tempo, però sono carico, non vedo l’ora di iniziare. Purtroppo non abbiamo ancora potuto fare i test, ma faremo tutto concentrato in Qatar.

La preparazione fisica è cambiata? Hai modificato anche l’alimentazione?
“Io leggermente. Ho cercato di lavorare ancora un po’ più duramente. Io mi alleno oltre che in palestra, anche in bicicletta. Faccio cross, sono due anni che cerco di andare due volte a settimana con la moto da cross. C’è da imparare ancora tanto perché è una disciplina a parte, però mi piace molto e credo che sia produttiva per la mia disciplina. Per quanto riguarda l’alimentazione, io sono piccolino, quindi devo cercare di tenere una bella massa muscolare perché mi dovrò adattare alla moto. Ma una volta che guiderò in maniera più fluida, avrò sempre meno bisogno di forza e più di resistenza. Ma in realtà non lo so perché ancora non l’ho provata.

Farete tutto in Qatar e starete 12 giorni sulla stessa pista, tra gare, prove e test. Può essere un vantaggio per abituarvi più velocemente alla moto?
“Forse sarà un vantaggio, anche se comunque sia non è una cosa molto buona rimanere sempre sulla stessa pista. Mi farebbe piacere anche cambiare, però purtroppo è così e credo che avrò più esperienza. Vedremo”.

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Il campione del mondo Moto2 2019 ha fatto due podi nell’anno di debutto in MotoGP, questo ti mette pressione?
“In realtà no, perché ogni pilota è a sé. Magari ci metterò più tempo ad adattarmi o magari meno, quindi non mi mette pressione, anzi. Io ho voglia di guidare, di divertirmi e poi speriamo che arrivino i risultati, ma se non arrivano il primo anno mi concentrerò per capire cosa fare per il secondo”.

A livello emozionale, come stai vivendo questo momento di passaggio in MotoGP?
“Io penso che in teoria non c’è Marquez e in pratica vedremo. Però magari ci sono tanti piloti con cui ci siamo già scontrati in passato, vedi Mir, Pecco, Miller, Rins, Alex Marquez...comunque me li ritrovo lì, ma ovviamente loro hanno più esperienza. Quindi saranno più avanti di noi, che dobbiamo imparare. L’emozione è tanta e la voglia ancora di più”.

Pensate che la rivalità che avete avuto in Moto2 possa proseguire anche in MotoGP, magari diventando come quella che c'è stata in passato tra Valentino Rossi e Max Biaggi?
“Alla fine se nasce una rivalità così è perché stiamo facendo la differenza noi. Ma non è detto che nasca sempre una rivalità così grande. Negli ultimi anni si è livellato tutto, dalle moto ai team, passando per i piloti. Quindi mi auguro di essere anche io protagonista, ma saremo in tanti e adesso molto dipende dalle gomme e da come approcci con il team”.

Ti preoccupa il fatto che la Ducati abbia la tendenza a cambiare i piloti all’interno dei team anno dopo anno? Potresti avere meno tempo rispetto se fossi andato altrove?
“Sinceramente non lo so. Perché credo che la MotoGP sia una categoria molto difficile, comunque non sono preoccupato. Magari sbaglio, ma credo che Ducati abbia fatto delle scelte per un motivo e se ha puntato su dei giovani, non penso ci lasceranno a piedi. Però nella vita mai dire mai, se ha puntato su di noi, vuol dire che ci ha dato fiducia e spero di aver modo di far bene”.

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