Yamaha: Vinales ha illuso, ma aveva ragione Valentino

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Yamaha: Vinales ha illuso, ma aveva ragione Valentino
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13 mar 2019, 12:17

La velocità di Vinales nei test e fino alle qualifiche di Losail aveva abbagliato, ma la gara ha riportato a galla la dura verità per la Yamaha: la M1 non è ancora in grado di giocarsela alla pari con Honda, Ducati e forse anche Suzuki. Proprio come aveva predetto il "Dottore"...

"Per me non siamo ancora abbastanza forti per vincere. Abbiamo ancora uno svantaggio rispetto alle moto migliori, ma spero con tutto il cuore di sbagliarmi e che Maverick abbia ragione".

Valentino Rossi l'allarme lo aveva lanciato forte e chiaro alla conclusione della giornata inaugurale dei test di MotoGP in Qatar. Tutti quanti eravamo rimasti abbagliati dalle grandi prestazioni di Maverick Vinales, che per tutto l'inverno aveva tenuto la Yamaha in cima al gruppo, ma il "Dottore" aveva già capito che quello non era il reale potenziale della M1.

E dire che fino a sabato sembrava proprio che Vinales avesse tutte le carte in regola per vincerla la gara di Losail, ma poi quando si sono spenti i semafori la musica è cambiata e la triste verità per gli uomini di Iwata è venuta fuori: Valentino aveva ragione fin dall'inizio.

Sia chiaro, anche il pesarese aveva detto nel corso dell'inverno di aver visto dei miglioramenti, soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento dei giapponesi, diventato molto più propositivo di quanto non fosse mai stato nel recente passato.

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Il guaio, semmai, è che la M1 continua a trascinarsi dietro i suoi soliti problemi: consuma un po' troppo le gomme e le manca qualcosa in accelerazione, soprattutto sulla prima apertura del gas, perché non c'è abbastanza grip sul posteriore.

Difetti che non le impediscono di essere velocissima, almeno nelle mani di Vinales, quando si tratta di lottare contro il cronometro. Ma quando la battaglia è contro avversari reali, ecco che il quadro cambia completamente. Resistere ai tentativi di attacco di moto che ti "sverniciano" in rettilineo non è per niente facile e non lo è affatto neanche provare a rispondere, quando arrivi in staccata con delle velocità di punta più basse dei tuoi avversari.

Se a questo aggiungiamo che i primi giri di gara ormai sono diventati un vero e proprio tallone d'Achille per Maverick, non c'è da stupirsi se nell'arco di pochi giri si è ritrovato addirittura alle spalle di Valentino, che prendeva il via dalla quinta fila. Perché, se non altro, Rossi non ha perso la sua dote di grande staccatore e qualche sorpasso è riuscito ad inventarselo per risalire la china.

"Abbiamo meno velocità di punta rispetto agli altri e ho anche problemi quando sono nel gruppo. In molte accelerazioni ero accanto ad un altro pilota e mi ritrovavo dietro alla fine del rettilineo. Non ho mai avuto l'opportunità di fare un sorpasso, perché non ero mai abbastanza vicino. Poi è andata meglio quando è calata la gomma anche agli altri. Il problema è chiaro: ci manca grip al posteriore", ha detto Vinales dopo la gara, senza girarci troppo intorno.

Valentino è stato forse addirittura più diretto: "Rispetto alle altre moto ufficiali, perdiamo tanto in accelerazione e perdiamo tanto a livello di grip. E' su quello che dobbiamo lavorare. Secondo me siamo ancora più o meno al livello dell'anno scorso, se vogliamo arrivare più avanti, dobbiamo migliorare. Dobbiamo trovare il modo di essere più competitivi anche in qualifica".

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In effetti, il risultato di Rossi è stato quasi la fotocopia del 2018, perché è transitato nuovamente sotto alla bandiera a scacchi con un ritardo di sei decimi rispetto al vincitore, che anche questa volta è stato Andrea Dovizioso. Il livello della concorrenza però si è alzato e quindi la posizione è peggiorata, facendolo scendere dal terzo al quinto posto. Vinales invece si è dovuto accontentare del settimo posto.

Ma anche qui forse va chiarita un'altra cosa. E' vero che #46 è un "animale da gara" e che sicuramente ha in parte risolto i problemi di consumo della gomma anteriore che avevano l'avevano relegato fuori dalla Q2 al sabato. Se però è riuscito ad arrivare così vicino ai migliori è dovuto soprattutto al fatto che parliamo di una gara che è stata corsa al suo ritmo: il passo dell'1'55" medio-alto, che sembrava altissimo venerdì e sabato, è improvvisamente diventato buono in una corsa in cui la gestione delle gomme ha fatto da padrona.

Considerando questo ultimo aspetto, oltre al fatto che a Losail si corre in notturna e che c'è uno dei rettilinei più lunghi del Mondiale (non è quindi ideale per chi è in deficit di accelerazione e velocità di punta), probabilmente bisognerà aspettare ancora qualche gara per avere un'idea più chiara del potenziale della M1, visto che quella del Qatar è sempre una gara un po' particolare. Ma per il momento diciamolo, avevi ragione tu caro Valentino...

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