Castera: "Non fermiamo la Dakar se piove o fa freddo"

Castera: "Non fermiamo la Dakar se piove o fa freddo"

Il direttore tecnico risponde alle polemiche sulla marathon: i piloti con lui hanno parlato di sicurezza, non di guasti

David Castera – direttore tecnico della Dakar - risponde alle polemiche sollevate nei giorni scorsi relativamente alla prova speciale del 12 gennaio, la seconda parte della marathon di moto e quad, con partenza da Uyuni in Bolivia. In quell'occasione la prova speciale è partita sotto la pioggia e con il Gran Salar in parte allagato e questo ha portato a delle incrostazioni di sale ed acqua spaventose che hanno finito per danneggiare seriamente tutti i mezzi in gara corrodendo gli impianti elettrici e non solo.

14 i piloti usciti di scena in quel settore selettivo per colpa del connubio acqua e sale che ha provocato in alcuni casi, vedi il nostro Alessandro Botturi, la rottura del motore di alcune moto.

"Prima di tutto non c'era tantissima acqua sul lago, ce n'era un po' verso la fine ed alcune zone si sono venute via via formando, ma in realtà non era un mare come affermato. Però il fatto è un altro. C'è stato per caso un solo pilota, uno solo che abbia detto che il problema dell'acqua e del sale avrebbe potuto causare la rottura delle moto? No, l'unica cosa che i piloti hanno detto e rimarcato, prima del via, è stata la questione della sicurezza. Hanno detto è pericoloso, andiamo ad ammazzarci sull'acqua, solo questo, tutti hanno ripetuto che era una questione di sicurezza, ma nessuno ha sottolineato, diciamo così, il problema tecnico".

E poi presenta i fatti visti dalla parte dell'organizzazione: "Noi abbiamo analizzato la situazione ed è vero purtroppo che 14 piloti hanno abbandonato la gara perchè hanno rotto il proprio mezzo, e abbiamo rilevato che la sicurezza c'era, tutto era stato organizzato nel miglior modo possibile e non c'era motivo per non far partire la speciale. E' vero purtroppo che il sale ha rovinato le moto ma questo è un altro problema. Lo stesso accade con la sabbia, con i sassi, con il calore, con l'acqua".

E a chi dice che la prova speciale si è disputata solo per consentire delle riprese suggestive, o perchè c'era il presidente della Bolivia presente risponde: "Le immagini le avevamo già girate il giorno prima, non erano per forza necessarie. Ma non possono pensare i piloti che adesso, ogni volta che piove, o che c'è vento, o che fa freddo, noi fermiamo la Dakar. E' esattamente questo che hanno detto i piloti alla mattina prima della partenza da Uyuni: fa freddo e piove. Non ce n'è stato neanche uno che abbia detto 'così roviniamo la moto', nessuno. Non uno ha alzato la mano dicendo stiamo facendo una pazzia perchè rovineremo i nostri mezzi".

E prosegue: "Lo so che oggi tutti dicono una cosa diversa, ma lo dicono perchè hanno visto le conseguenze, tutti le abbiamo viste, sinceramente neanche io pensavo che fossero così rapide e che sarebbe successo tutto questo...però è vero che poi ognuno ha gestito la cosa a modo suo. Chi si è fermato a pulire la moto, chi l'ha lavata, chi ha deciso di perdere tempo per pulirla e chi invece è andato veloce e ha rotto. Però questa è la Dakar, effettivamente in termini di sicurezza non c'era nulla che poteva impedire di partire alla corsa, e questo per noi è l'elemento numero uno".

E rimarca ancora come sul totale dei partenti solo un numero esiguo si sia ritirato: "Questo vuol dire che la tappa era fattibile perchè se qualcuno ha rotto tutti gli altri sono arrivati al traguardo. Per noi l'essenziale è la sicurezza e quella c'era".

Sull'altra voce invece che gira sul bivacco e che Radio Rally sta alimentando non poco in questi giorni, sulla sua decisione di lasciare la direzione tecnica della Dakar, David Castera preferisce non parlare. Trasferitosi da due anni in Argentina l'ex pilota francese ammette solo che sta per rientrare in Francia: "Non voglio dire altro per il momento, semplicemente che ci trasferiamo di nuovo in Francia, io e la mia famiglia, per tutto il resto ne parleremo più avanti".

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