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Quale Casa ha più trionfi a Le Mans? Ferrari, Porsche e altri

La 24h di Le Mans è la gara endurance più dura del mondo e attraente per i Costruttori che cercano di mostrare la loro velocità e affidabilità. Ma chi ha il maggior numero di vittorie?

Quale Casa ha più trionfi a Le Mans? Ferrari, Porsche e altri

La 24h di Le Mans è la gara endurance più dura del mondo e attraente per i Costruttori che cercano di mostrare la loro velocità e affidabilità. Ma chi ha il maggior numero di vittorie?

Vincere l'estenuante 24h di Le Mans è stato uno dei grandi obiettivi delle Case fin dalla prima edizione della gara nel 1923.

Molti ci hanno provato e hanno fallito, mentre altri sono stati in grado di costruirsi una buona reputazione grazie al successo in Francia.

Toyota è l'attuale Regina e punta alla vittoria numero quattro nella prossima edizione del 2021, ma ha una lunga strada da percorrere prima di insidiare i marchi che sono in cima alla lista quando si tratta di affermazioni assolute...

Porsche

Kiwis Hartley and Bamber joined Bernhard to take advantage of more Toyota woe in Porsche's most recent win in 2017

Kiwis Hartley and Bamber joined Bernhard to take advantage of more Toyota woe in Porsche's most recent win in 2017

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 19 (1970-71, 1976-77, 1979, 1981-87, 1994, 1996-98, 2015-17)

Sarebbe difficile non dire che la Porsche sia il più grande Costruttore di Le Mans di tutti i tempi. Non solo ha più vittorie complessive di qualsiasi altro, ma ha anche prodotto alcune delle più belle auto ottennendo anche molti successi di classe.

L'azienda tedesca è apparsa per la prima volta alla 24 Ore nel 1951 (la 356 ha vinto la sua classe) e presto è diventata protagonista nelle categorie con motori più piccoli, facendo sentire il suo peso. Nel 1955 la Porsche si aggiudicò il quarto, quinto e sesto posto assoluto dominando la classe 1500cc con la 550 RS Spyder, mentre il primo podio generale arrivò nel 1958 grazie alla 718 RSK.

Questa striscia continuò negli anni '60, ma i nuovi regolamenti per il 1968 avrebbero dovuto giocare a favore della Porsche. Quell'anno fu invece sconfitta nel campionato e a Le Mans dalle vecchie Ford GT40 della JW Automotive Engineering Gulf. La 908 fu l'auto da battere nel 1969, ma perse ancora a Le Mans quando Jacky Ickx sconfisse Hans Herrmann in un finale mozzafiato.

Una volta sviluppata, la possente 917 divenne il punto di riferimento per le corse di auto a ruote coperte e finalmente arrivò una vittoria a Le Mans con Richard Attwood e Herrmann sotto al diluvio del 1970.

La 917 si ripetè l'anno successivo - stabilendo un record di distanza che sarebbe rimasto in piedi fino al 2010 - prima di essere messa fuori gioco dalle norme.

La Porsche passò brevemente in secondo piano, anche se continuò a presenziare nelle classi GT, prima che la 936 diventasse la prima auto turbo a vincere Le Mans nel 1976. La 936 avrebbe vinto ancora nel 1977 e nel 1981, con la 935 K3 sviluppata da Kremer che si fece avanti nel 1979 nella disfatta dei prototipi.

936 with engines originally intended to race in Porsche's mothballed IndyCar programme was rolled out of the museum for Bell and Ickx in 1981

936 with engines originally intended to race in Porsche's mothballed IndyCar programme was rolled out of the museum for Bell and Ickx in 1981

Photo by: Motorsport Images

La 956 a effetto suolo e la seguente la 962 divennero il punto di riferimento del nuovo regolamento del Gruppo C che arrivò nel 1982. Le 956 ufficiali fecero tripletta al debutto a Le Mans quell'anno e, con le versioni private che riempivano la griglia, la Porsche si ritrovò nove auto nella top 10 nel 1983.

Anche se la concorrenza della Jaguar e poi della Sauber-Mercedes crebbe, la Porsche rimase una forza a Le Mans e i sette successi consecutivi arrivarono solo dopo una battaglia epica con la Jaguar nel 1988.

Un cambio di regolamento fornì un'altra opportunità, quando la Porsche trovò ancora una volta uno spiraglio nelle regole, omologando la Dauer 962 "stradale" come GT. Il risultato fu vittoria e terzo posto sfruttando i guai accusati dalla Toyota nel 1994.

È forse generoso includere nella lista le due vittorie della Porsche WSC95 di TWR nel 1996 e 1997, dato che erano basate su Jaguar e gestite da Joest contro le GT ufficiali. Di fatto, però, i tedeschi avevano sviluppato l'auto, che era motorizzata Porsche. La GT1-98 si impose anche nel 1998, sempre per problemi avuti dalla Toyota.

Porsche è uscita di scena dalla prima Classe, dando modo ai cugini di Audi di firmare diversi record. Il ritorno con la 919 Hybrid LMP1 nel 2014 ha portato a tre vittorie consecutive a Le Mans nel 2015-17 prima di fare di nuovo un passo indietro.

Audi

Heavy rain couldn't halt the Audi juggernaut in 2001 as Kristensen, Biela and Pirro claimed their second win on the trot

Heavy rain couldn't halt the Audi juggernaut in 2001 as Kristensen, Biela and Pirro claimed their second win on the trot

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 13 (2000-02, 2004-8, 2010-14)

Le vittorie di Audi a Le Mans sono arrivate tutte in un periodo incredibile. Più famosa per i suoi exploit nei rally e nel turismo, l'Audi si è diretta a Le Mans all'apice del boom dei costruttori nel 1999. Le R8R aperte furono superate ma finirono terze e quarte, e la leggendaria R8 fu pronta per il 2000.

Purtroppo, la maggior parte dell'opposizione se n'era andata, ma la tripletta di quell'anno fu l'inizio di una fantastica era per la R8. Tra il 2000 e il 2005 fu battuta a Le Mans solo una volta, dal programma Bentley ufficiale, e due di quei successi arrivarono nelle mani di privati.

L'Audi ha provato poi l'esperienza della R10 TDI LMP1, diventata la prima auto a diesel a vincere la 24 Ore nel 2006. Ha vinto di nuovo nel 2007 e poi ha fatto una tripletta contro le previsioni nel 2008, nonostante sull'asciutto fosse inferiore alla Peugeot.

Il Leone ha finalmente ottenuto il suo successo LMP1 a Le Mans nel 2009, ma l'anno successivo fallì clamorosamente, permettendo all'Audi di ottenere la sua nona vittoria, questa volta con la R15-plus, eguagliando la Ferrari e battendo il record di distanza della Porsche che risaliva al 1971.

La R18 TDI ha battuto la prima Peugeot di soli 13"9 nel 2011 e, dopo il ritiro dei francesi e l'arrivo della Toyota, ha continuato a vincere. La sua corsa si è conclusa nel 2015, quando la Porsche è tornata a trionfare sia a Le Mans che nel Campionato del Mondo Endurance, ritirandosi alla fine del 2016.

Ferrari

Pictured here in 1958, Gendebien won four times in a Ferrari and was the most successful driver of his era

Pictured here in 1958, Gendebien won four times in a Ferrari and was the most successful driver of his era

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 9 (1949, 1954, 1958, 1960-65)

È notevole che la Ferrari non abbia più corso nella classe regina a Le Mans per quasi 50 anni; eppure è ancora terza in questa lista, tale era il suo livello di successo nei suoi primi anni. La Ferrari era un nuovo costruttore quando gareggiò per la prima volta alla 24 Ore nel 1949, ma vinse al suo debutto soprattutto grazie agli sforzi di Luigi Chinetti sulla 166 MM di Lord Selsdon.

Nonostante alcuni avversari con grandi motori e molteplici titoli mondiali all'attivo, Enzo Ferrari ha dovuto in gran parte giocare in un ruolo di secondo piano rispetto alla Jaguar a Le Mans per gran parte degli anni 1950. Jose Froilan Gonzalez guidò brillantemente per precedere la nuova Jaguar D-type con la mostruosa 375 Plus nel 1954, ma si è dovuto attendere l'arrivo del motore tre litri nel 1958 per imporsi.

La 250 Testa Rossa fu alacremente sviluppata per il successo e vinse tre volte in quattro anni tra il 1958 e il 1961, sconfitta solo dalla Aston Martin ufficiale con il ritiro del 1959. La 330 TRI/LM da quattro litri dominò nel 1962, ma ormai la supremazia della casa di Maranello era avviata.

La 250 P divenne la prima auto a motore centrale a vincere Le Mans nel 1963, con ben 6 Ferrari nei primi posti al traguardo quell'anno. La Ford arrivò nel 1964, ma le macchine americane non erano abbastanza affidabili da impedire altri successi alle Rosse quell'anno e nel 1965 - anche se i privati salvarono la pelle di Enzo in quest'ultima occasione, dato che le auto ufficiali ebbero guai. La Ford portò a termine il lavoro di crescita nel 1966 e la MkIV si impose in quella occasione e l'anno successivo, nonostante la strenua resistenza della superba 330 P4 del Cavallino.

Alla fine del decennio, la stella delle Ferrari a ruote coperte cominciava a spegnersi. La 312 P del 1969 fu superata dalla Porsche 908 e la 512S del 1970 fu battuta dalla 917. Prima che la Ferrari lasciasse la classe regina di Le Mans per concentrarsi sulla Formula 1, ebbe comunque un'ultima occasione.

La 312 P del 1972 (spesso chiamata 312 PB) dominò il campionato mondiale sportscar, ma non andò a Le Mans, che fu vinta dalla Matra. I due si incontrarono nel 1973 e, dopo una dura lotta, fu la casa francese ad avere la meglio, sia nella corsa al titolo che alla 24h.

Da allora, la Ferrari si è in gran parte limitata alle classi GT, compresa la sua fortunata operazione GTE con AF Corse. Ora è pronta a tornare con la nuova Hypercar dal 2023.

Jaguar

Rolt and Hamilton headed Jaguar 1-2-4 in 1953 as C-Types crushed the opposition

Rolt and Hamilton headed Jaguar 1-2-4 in 1953 as C-Types crushed the opposition

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 7 (1951, 1953, 1955-57, 1988, 1990)

Una gara promettente con le XK120 leggermente modificate nel 1950 incoraggiò Jaguar a prendere sul serio Le Mans. Il risultato fu la C-type, che arrivò alla vittoria della 24 Ore nel 1951.

Una catastrofica modifica alla carrozzeria rovinò tutto nel 1952, ma le C-type dominarono l'anno successivo, con un primo, secondo e quarto posto. Fu anche il primo successo a Le Mans per una vettura dotata di freni a disco.

La D-type fu sviluppata per Le Mans e, anche se vinse altrove, fu sempre al top sul circuito francese sfruttando l'aerodinamica e l'alta velocità. Un secondo posto nel 1954 fu seguito da una tripletta di vittorie, per la squadra ufficiale nel 1955 e per i privati della Ecurie Ecosse nel 1956-57. L'ultimo successo fu uno dei più belli di Jaguar nel motorsport, con le D-type che finirono 1-2-3-4-6.

Il passaggio al regolamento tre litri non si adattava al leggendario motore XK e i privati Jaguar erano sempre in difficoltà, nonostante le E-type avessero chiuso quarte e quinte nella classifica generale nel 1962. Ma Le Mans a quel punto aveva già contribuito a forgiare la reputazione di Jaguar e a sviluppare le sue auto stradali.

Dopo l'aborto del progetto XJ13, Jaguar non tornò a Le Mans fino a quando l'operazione americana Group 44 non riportò il suo nome in auge negli anni '80. Ma furono le auto gestite dalla Tom Walkinshaw Racing che, dalla fine del 1985, divennero una minaccia sempre più grande per le Porsche.

La XJR-8 dominò il mondiale sportscar nel 1987, ma fallì alla 24 Ore. La sesta vittoria arrivò nel 1988, con Jan Lammers/Andy Wallace/Johnny Dumfries dopo una gran battaglia con le Porsche ufficiali.

Jaguar fu sonoramente battuta dalla Sauber-Mercedes nel 1989 ma, in assenza delle Frecce d'Argento, fece doppietta nel 1990 con la XJR-12. Le Jaguar erano affidabili nel 1991, ma non abbastanza veloci e finirono 2-3-4 dietro la vincente Mazda 787 dopo che tutte le Mercedes C11 ebbero problemi.

Jaguar è uscita dal motorsport prima di tornare nel 2016-17 per affrontare la Formula E. L'ottavo successo a Le Mans potrebbe però essere nel mirino per il futuro.

Bentley

Bentley's Speed Eight was the only car to beat the Audi R8 at Le Mans, prevailing in 2003 with Kristensen, Capello and Smith

Bentley's Speed Eight was the only car to beat the Audi R8 at Le Mans, prevailing in 2003 with Kristensen, Capello and Smith

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 6 (1924, 1927-30, 2003)

I primi giorni di Le Mans erano veramente da pionieri e la gara aveva un aspetto molto diverso. Anche se i premi ufficiali non erano inizialmente per il vincitore assoluto, presto divenne l'interesse principale del pubblico.

Dopo aver completato con successo l'evento inaugurale nel 1923, John Duff e Frank Clement ottennero la prima vittoria per la Bentley l'anno successivo con la loro 3 Litre Sport. Dopo due tentativi falliti, Bentley riuscì a strappare la vittoria nel 1927. Un incidente multiplo coinvolse tutte e tre le auto ufficiali, ma Sammy Davis riuscì ad uscire dal caos. Quando la rivale Aries si ruppe, Davis e Dudley Benjafield furono liberi di andare a prendersi il successo pur con l'auto malconcia.

Woolf Barnato e Bernard Rubin vinsero con quella da 4,5 litri nel 1928, mentre Barnato (con Henry Birkin) guidò il poker dell'anno successivo con la Speed Six, le quali fecero doppietta nel 1930, pur con diverse difficoltà. Due squadre Bentley - le Speed Six ufficiali e le "Blower" sovralimentate di Dorothy Paget - batterono la Mercedes SSK, guidata da Rudolf Caracciola e Christian Werner.

La Bentley era già in difficoltà finanziarie e passò attraverso diversi proprietari prima di apparire di nuovo a Le Mans, anche se Jack Hay e Tommy Wisdom finirono al sesto posto assoluto nella famosa Embiricos nel 1949.

Entrata nel gruppo Volkswagen Audi, tornò nel 2001 e centrò un bel terzo dietro due Audi R8. La migliore si classificò quarta nel 2002, mentre la nuova Speed 8 dominò il 2003 (senza Audi) con una doppietta prima di ritirarsi dalle competizioni.

Alfa Romeo

Chinetti and Etancelin gave Alfa a fourth consecutive victory in 1934

Chinetti and Etancelin gave Alfa a fourth consecutive victory in 1934

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 4 (1931-34)

Uno dei grandi marchi di auto sportive e dei GP dell'era precedente alla seconda guerra mondiale era l'Alfa Romeo, che riprese da dove la Bentley aveva lasciato. Già vincitore della Mille Miglia e della Targa Florio, il costruttore italiano ottenne la sua prima vittoria a Le Mans nel 1931, quando Earl Howe e Henry Birkin usarono la 8C 2300 di Howe per battere le Mercedes con motore più grande.

Quel successo fu il primo di quattro vittorie consecutive a Le Mans per la 8C sovralimentata da 2,3 litri, con uno dei finali più vicini nella storia della 24 Ore quando Tazio Nuvolari/Raymond Sommer sconfissero per un pelo i colleghi Luigi Chinetti e Philippe de Gunzburg nel 1933.

L'Alfa Romeo arrivò vicino a vincere di nuovo Le Mans sia nel 1935 che nel 1938, ma non poté mai eguagliare i precedenti successi. Ci fu una breve rinascita nel 1953 con una squadra che includeva Juan Manuel Fangio, anche se tutte e tre le 6C 3000 CM ufficiali si ritirarono.

Il suo ritorno negli anni '60 ebbe un successo marginale. La T33/3 vinse tre gare mondiali fra le sportscar nel 1971, ma l'Alfa Romeo tendeva ad essere vecchia e superata dai suoi rivali di Le Mans, principalmente Porsche, Ferrari e Matra. I titoli mondiali sportscar dell'Alfa nel 1975 e nel 1977 furono ottenuti contro un'opposizione minima e il miglior risultato dopo la seconda guerra mondiale a Le Mans è il quarto posto del 1968 e del 1972.

Ford

Foyt and Gurney kept Ford's winning run going in 1967

Foyt and Gurney kept Ford's winning run going in 1967

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 4 (1966-69)

Lo sforzo della Ford per sconfiggere la Ferrari dopo il quasi acquisto della ditta italiana è ben noto, in particolare dopo il successo del film hollywoodiano Le Mans '66.

Dopo due fallimenti in cui nessuna delle veloci Ford GT arrivò al traguardo, l'Ovale Blu attaccò la gara del 1966 con uno sforzo mai visto prima. Il risultato fu la capitolazione della Ferrari e la tripletta americana con la MkII da sette litri, anche se comportò un finale controverso che sembrò rubare la vittoria alla macchina di Ken Miles/Denny Hulme.

Più tirata l'edizione del 1967. L'assalto di Ford, con le MkIV e MkIIB, ma la Ferrari era meglio preparata. Un incidente fra più auto fece fuori tre Ford e le affidabili 330 P4 risalirono la china. Ma AJ Foyt e Dan Gurney sembrarono sempre in controllo e conquistarono la vittoria a una velocità record con la loro MkIV.

Dopo il 1968, gli sforzi del team JW Automotive Engineering con la Ford GT40 Mk1 diedero finalmente i loro frutti. Una stagione di battaglia con la Porsche e popi il team Gulf vinse Le Mans e il campionato sportscar.

La GT40 era ormai troppo vecchia nel 1969, ma la sua affidabilità la mantenne in lizza nelle gare più lunghe. Dopo che Jacky Ickx e Jackie Oliver vinsero la 12 Ore di Sebring, il duo ottenne una notevole quarta vittoria per la Ford nella 24 Ore dopo che tutte le Porsche avevano avuto problemi.

Oltre al suo successo come costruttore, i motori Cosworth DFV marchiati Ford vinsero anche Le Mans nel 1975 (in un telaio Mirage) e nel 1980 (Rondeau). A parte il suo programma Gruppo C abortito, Ford è rimasta lontana dalla classe superiore negli ultimi decenni, ma è tornata a Le Mans nel 2016 e ha ottenuto la vittoria della classe GTE nel 50° anniversario del suo primo successo assoluto.

Matra

Pescarolo won Le Mans for Matra in three consecutive years, pictured here in 1974

Pescarolo won Le Mans for Matra in three consecutive years, pictured here in 1974

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 3 (1972-74)

Il periodo di Matra (Mecanique Aviation Traction) al vertice dell'automobilismo è stato breve ma di successo. Jackie Stewart conquistò il primo dei suoi campionati mondiali di F1 con la MS80 gestita dalla Tyrrell con motore Cosworth e la Matra si dedicò anche alle gare endurance.

Matra sviluppò gradualmente la sua serie di auto nella seconda metà degli anni '60 e la MS660 del 1969 fu una discreta concorrente nel Gruppo 6 da tre litri, mentre la MS660 arrivò fino al secondo posto contro i migliori di Le Mans nel 1971.

I regolamenti cambiarono per le tre litri nel 1972 e Matra si concentrò su Le Mans. La Ferrari saltò la gara e, dopo una breve lotta con la Lola di Jo Bonnier, la Matra dominò. Graham Hill/Henri Pescarolo portarono a casa il successo davanti ai colleghi François Cevert/Howden Ganley con la MS670.

Ferrari e Matra lottarono per la supremazia per tutto il 1973 e fu lo stesso a Le Mans. La Ferrari si qualificò in prima e seconda piazza, e dettò il passo a lungo, ma fu la Matra di Pescarolo/Gerard Larrousse ad arrivare prima, con la sorella MS670B in terza posizione.

Senza Ferrari, Matra vinse comodamente contro le Gulf-Ford e Alfa Romeo nel campionato del mondo sportscar del 1974 - e segnò un altro primo e terzo posto a Le Mans - prima di ritirarsi dalle corse automobilistiche.

Peugeot

Bouchut, Helary and Brabham took Peugeot's second win against limited opposition in 1993

Bouchut, Helary and Brabham took Peugeot's second win against limited opposition in 1993

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 3 (1992-93, 2009)

A parte le Darl'mat su base Peugeot prima della seconda guerra mondiale e le auto WM degli anni '70 e '80, la prima vera uscita di Peugeot a Le Mans arrivò con la 905.

La macchina con motore V10 da 3,5 litri non fu immediatamente un successo, inaffidabile al suo debutto e superata dalla Jaguar XJR-14 di Ross Brawn nel 1991. Ma gli investimenti e lo sviluppo intensivo hanno aiutato l'operazione gestita da Jean Todt a diventare più competitiva.

Jaguar e Mercedes si ritirarono dal campionato mondiale sportscar prima del 1992, lasciando Peugeot ad affrontare Toyota. Il costruttore giapponese vinse all'apertura di Monza, ma il Leone dominò in seguito, arrivando primo e terzo a Le Mans.

Con il campionato cancellato nel 1993, Peugeot si impose a Le Mans nell'ultima avventura del programma con tripletta della sua Evo 1 Bis.

Tornata alle corse con la LMP1 908 nel 2007, nelle cinque stagioni successive, ha spesso battuto la rivale Audi e vinto molte gare in tutto il mondo, ma raramente ha avuto fortuna a Le Mans. Da entrambi i lati si registrano sconfitte dolorose, nonostante il gran passo del 2008 e nel 2010, con la doppietta guidata da David Brabham/Alexander Wurz/Marc Gené.

Peugeot ha svolto la sua parte in un bel periodo di gare endurance che ha contribuito alla formazione del FIA World Endurance Championship - l'equivalente moderno del campionato mondiale sportscar - ritirandosi a sorpresa alla vigilia della stagione inaugurale del WEC.

L'annuncio di un programma Le Mans Hypercar significa che Peugeot tornerà un decennio dopo.

Toyota

The #8 Toyota is unbeaten in the past three iterations of Le Mans, with Buemi and Nakajima joined by Alonso and subsequently Hartley

The #8 Toyota is unbeaten in the past three iterations of Le Mans, with Buemi and Nakajima joined by Alonso and subsequently Hartley

Photo by: Motorsport Images

Vittorie: 3 (2018-20)

L'apparente maledizione della Toyota a Le Mans era diventata leggendaria prima di ottenere finalmente la sua prima vittoria nel 2018. Il marchio giapponese non si era mai avvicinato ad essa durante l'era del Gruppo C, ma la 94V gestita da SARD era in procinto di vincere nel 1994 quando il collegamento del cambio si ruppe a 90 minuti dalla fine e Eddie Irvine/Mauro Martini/Jeff Krosnoff finirono secondi.

La sensazionale GT-One fu veloce nel 1998 e nel 1999, ma il secondo posto fu ancora una volta il meglio che Toyota poté ottenere. Problemi al cambio hanno ostacolato la sua avventura fin dal debutto, mentre un contatto mise fuori gioco la sua auto principale nel 1999. Ukyo Katayama, Toshio Suzuki e Keiichi Tsuchiya avrebbero potuto salvare la faccia se non fosse stato per lo scoppio di un pneumatico che regalò alla BMW il primato nelle fasi finali.

Forse il fallimento più doloroso, però, è quello del 2016. La TS050 HYBRID di Sebastien Buemi, Anthony Davidson e Kazuki Nakajima aveva ormai battuto Porsche e Audi quando Nakajima perse potenza a sei minuti dalla fine. Il collegamento in una canalina d'aria tra turbocompressore e intercooler si ruppe e l'auto si fermò sulla linea di partenza/arrivo, passata dalla Porsche a poco più di tre minuti dalla fine. E l'ultimo giro fu troppo lento perché l'auto venisse classificata.

Dopo aver perso un'altra 24 Ore che avrebbe dovuto vincere nel 2017 e il ritiro di Audi e Porsche, la TS050 ha finalmente portato a termine il lavoro nel 2018 con Fernando Alonso che la condivideva con Buemi e Nakajima.

Contro un'opposizione limitata e privata, Toyota ha aggiunto altre vittorie nel 2019 e nel 2020. Inizierà la 24 Ore di Le Mans 2021 come favorita per firmare la quarta con la sua nuova GR010 HYBRID Hypercar, ma potrebbe arrivare ad ulteriori successi più difficili da ottenere quando molti dei grandi rivali - compresi alcuni di quelli elencati sopra - torneranno al Circuit de la Sarthe nei prossimi due anni.

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