Balzan a caccia del titolo GTD con il sogno Le Mans

Balzan a caccia del titolo GTD con il sogno Le Mans

Il pilota della Scuderia Corsa ci ha raccontato il successo di Detroit e svelato le sue ambizioni future

C'è stata una bella festa tricolore lo scorso fine settimana a Detroit. Sul gradino più alto del podio della classe GT Daytona della United Sportscar è salita la Ferrari 458 della Scuderia Corsa e ad alternarsi al volante di questa c'erano Jeff Westphal, ma soprattutto Alessandro Balzan. Per il campione in carica della Grand-Am, pilota di punta del Cavallino in questa classe, si è trattato del primo successo stagionale. Una vittoria fondamentale in ottica campionato, ma che ha anche reso molto orgoglioso il 33enne veneto, che è convinto che la GTD sia la classe più combattuta dell'intera serie unificata. "Personalmente ritengo che la GT Daytona sia uno dei campionati più tosti al mondo, perché il livello degli equipaggi e dei team è molto alto. Inoltre siamo una classe molto numerosa: alla 24 Ore di Daytona eravamo 33 vetture in griglia, ma anche nelle altre gare siamo sempre stati tra le 20 e le 25. Guardando ai piloti, ce ne sono diversi che provengono dalla Porsche Supercup come Estré, Giermaziak e Bleekemolen, ma anche tanti specialisti statunitensi come Lally, Keen e Pumpelly che sono davvero veloci. A prescindere dal Balance of Performance, in ogni gara quindi ci sono almeno una decina di vetture che possono ambire alla vittoria. Mentre l'anno scorso, in Grand-Am, un piccolo errore era sempre recuperabile nell'arco delle tre ore di gara, qui perdere quattro o cinque secondi vuol dire perdere diverse posizioni e poi recuperare diventa difficilissimo, perché le gare sono tiratissime: ormai sembra di essere sempre in qualifica e bisogna spingere al limite in ogni singolo giro" ci ha spiegato infatti Balzan. Per trionfare sul cittadino di Belle Isle, infatti, è stata fondamentale la strategia che avete studiato in ogni minimo dettaglio con la squadra... "A Detroit abbiamo vissuto un weekend perfetto, studiando fin dalle prove libere la strategia da adottare se fosse arrivata una safety car una volta aperta la finestra per il cambio pilota: il nostro intento era quello di rimanere in pitlane meno tempo possibile, per cercare di recuperare delle posizioni. Io e Jeff ci siamo allenati molto per cercare di rendere il più rapido possibile il cambio pilota, che in media è un po' più lungo in America perché vengono utilizzate delle reti di protezione aggiuntive nell'abitacolo. Se la safety car fosse entrata dopo circa 35 minuti, sapevamo che avremmo avuto più di metà serbatoio pieno sulla nostra vettura e che quindi la velocità nel cambio pilota sarebbe stata fondamentale, perché normalmente ci vogliono solo 45 secondi per fare un pieno quando il serbatoio è vuoto. Per farlo in questo caso ne sono bastati una ventina e per guadagnare tempo abbiamo deciso quindi di sostituire solamente le due gomme in appoggio, a differenza di quanto hanno fatto tutti gli altri che ne hanno cambiate quattro". Anche Westphal però ha fatto una bella rimonta nel primo stint... "Jeff è stato bravissimo, perché comunque è partito settimo ed ha superato in pista quattro avversari. Devo dire infatti che è molto in forma quest'anno: è davvero in sintonia con la squadra, con la vettura e anche con me, perché abbiamo più o meno le stesse richieste a livello di set-up. Il capolavoro però lo ha fatto il team al pit stop, perchè siamo rientrati in terza posizione e mi hanno rimandato in pista in testa alla corsa. Credo che la nostra forza sia stata proprio quella di non aver dovuto inventare questa strategia, ma di aver avuto questa intuizione fin dall'inizio del weekend, lavorando per sfruttarla al massimo". A te poi è toccato il compito più difficile: gestire la leadership e le gomme fino alla fine. Anche perché i doppiaggi sono molto complicati nella United SportsCar, giusto? "Si, la gestione delle gomme è stata un incubo, anche perché noi della Ferrari siamo un po' penalizzati dal Balance of Performance venendo dalla vittoria del campionato e da quella alla 24 Ore di Daytona. Questo lo si può notare sia nelle velocità di punta che guardando i giri veloci a fine gara. Nonostante tutto, la squadra mi ha dato una vettura con un ottimo set-up, quindi a livello di passo ero molto tranquillo. Quello che ha creato un pizzico di suspence in più è la regola americana che non obbliga i doppiati a darti strada. Per esempio, alla ripartenza mi sono trovato davanti Bleekemolen che aveva cambiato tutte e quattro le gomme sulla sua Viper e mi chiudeva come se fosse in bagarre per la posizione. E' andata anche peggio in un'altra ripartenza, perché avevo attaccata alle mie spalle l'Audi di Pumpelly e proprio davanti a me c'era la R8 del suo compagno di squadra che era doppiata: per passarla ho dovuto tirare una staccata davvero clamorosa, manco fosse l'ultimo giro del Mondiale di Formula 1! Con questa situazione, siamo rimasti tutti molto vicini in trenino e fortunatamente stavolta è stato proprio Pumpelly a sbagliare a 4 minuti dalla fine, ma poteva capitare anche a me di commettere un errore. Senza voler essere polemico, perché non ci sono state scorrettezze, ritengo comunque che questa regola favorisca alcuni giochi di squadra che possono essere un po' pericolosi, soprattutto nella fase decisiva del campionato". Questo successo vi permette anche di fare un salto in avanti in classifica... "Alla fine la vittoria è arrivata sulla pista sulla quale forse la aspettavamo di meno, un po' come l'anno scorso in Kansas, quando noi temevamo molto l'ovale e invece abbiamo dominato. Poi è stato un ottimo risultato anche in ottica campionato perché, con l'Audi della Flying Lizard fuori ed anche la Porsche della Magnus Racing in fondo, abbiamo ridotto il nostro gap dalla vetta a soli 15 punti. Pochi se si pensa che si prendono 35 punti per ogni vittoria. A riprova di quanto sia tirato il campionato, siamo comunque in nona posizione perché la classifica è cortissima". Insomma, l'obiettivo è di provare a lottare per il titolo fino alla fine... "Io ci tengo a provare a difendere il titolo dell'anno scorso nella Grand-Am, ma ho sempre molto rispetto per gli avversari, anche perché dovremo affrontare due o tre gare su circuiti che non conosco ancora, quindi è giusto capire quali sono gli avversari più forti e provare anche a studiarli fin dalle prove libere. Anche in America ci sono delle piste che hanno i loro segreti, come possono essere Imola e Mugello da noi, quindi cercare di capire quali possono essere osservando i migliori e pressandoli a uomo è molto importante. Come dicevo prima, Pumpelly è sicuramente uno dei piloti con cui bisognerà fare i conti fino alla fine, ma anche Andy Lally è un grande stratega e credo che sia il più forte di tutti a livello di gestione della gara e del mezzo. Poi non bisogna dimenticare il mio compagno dello scorso anno, Leh Keen, perché parliamo di uno che ha già vinto due volte l'American Le Mans Series in classe GT Cup". La settimana prossima c'è la 24 Ore di Le Mans: ora che sei un pilota endurance a tempo pieno è uno dei tuoi obiettivi futuri? "Il sogno Le Mans è iniziato un anno fa, perché correre la 24 Ore di Daytona ha veramente acceso qualcosa in me. Era la mia prima 24 ore e sono rimasto davvero stregato, infatti ci sono rimasto molto male per come è finita quest'anno (con l'undicesimo posto, ndr), perché credo che avessimo il potenziale per salire sul podio. Diciamo però che in questo momento Le Mans è un sogno nel cassetto: non ci sono ancora programmi definiti, ma ci spero e ci sto lavorando. Credo che sia l'obiettivo di ogni pilota che corre nelle gare endurance, a maggior ragione quando si difende i colori di un marchio come la Ferrari. Intanto quest'anno ci sarò da spettatore per cercare di capire un po' l'ambiente, sperando che magari il prossimo anno ci possa essere un sedile per me". Potrebbe essere più semplice arrivarci passando nel FIA WEC o credi che l'America possa bastare come trampolino? "Sicuramente arrivare nel FIA WEC mi potrebbe spianare la strada, ma so che non sarebbe semplice perchè per la FIA e per l'ACO io sono già considerato come un pilota "gold", avendo vinto per tre volte la Carrera Cup Italia, anche se sarei un rookie su quasi tutte le piste del calendario. Quest'anno, per esempio, avevo già ricevuto delle telefonate da tre o quattro team per fare Le Mans, che però erano alla ricerca di un pilota "silver", quindi la cosa non si è potuta concretizzare. Io comunque di carattere sono testardo e quindi sono convito che ci arriverò anche come "gold" e sarà una soddisfazione ancora più grande perché vorrà dire che ci sarà qualcuno che crede in Alessandro Balzan in quanto tale".
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Campionati IMSA
Piloti Alessandro Balzan
Articolo di tipo Ultime notizie