Faggioli esclusivo: "Salite, passione da veri uomini, meritano più importanza. Ai box sono in gabbia e alla Pikes Peak tornerò"

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Faggioli esclusivo:
Francesco Corghi
Di: Francesco Corghi
23 ott 2018, 07:52

A Gubbio Motorsport.com ha incontrato il toscano, che dopo averci portato a fare un giro sulla Norma Pikes Peak si è fermato a parlare raccontandoci l'amore per uno sport che a 40 ancora lo affascina e per il quale spera di vedere maggior risalto mediatico. E gli U.S.A. lo aspettano di nuovo...

Simone Faggioli, Norma M20FC-Zytek
Gianni Cogni e Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Norma M20FC-Zytek di Simone Faggioli
Simone Faggioli e Francesco Corghi, Motorsport.com
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli e Francesco Corghi, Motorsport.com
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli
Simone Faggioli

Simone Faggioli era già entrato di diritto nella storia del motorsport con i suoi innumerevoli successi nelle varie salite di tutta Europa, ma il 2018 è stato l'anno che lo ha visto partecipare anche alla Pikes Peak, la più famosa ed importante cronoscalata che si tiene negli Stati Uniti, dove ha centrato il secondo posto assoluto.

Il toscano ha presenziato a Gubbio al FIA Hill Climb Masters nel quale non si è cimentato solamente come pilota, ma anche in veste di "autista" per gli ospiti portati da Pirelli. Il gommista milanese e Faggioli hanno organizzato un evento per mostrare il lavoro che assieme stanno svolgendo sugli pneumatici per le salite e per dare ad alcuni fortunati partecipanti la possibilità unica di salire a bordo della Norma M20 SF PKP condotta dal fiorentino.

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Scesi dalla vettura dotata di motore TFT 3700 biturbo da 800CV dopo un "giretto" di 2,2km nella Gola del Bottaccione e in salita fino al valico di Madonna della Cima - ancora "elettrizzati" per la fantastica esperienza - abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Faggioli sulla sua vita da... crono-scalatore!

Che velocità abbiamo raggiunto in questo percorso e quanto ti sei "trattenuto"?
"Diciamo che cerco di andare bene e forte, tenendo però conto che di fianco ho una persona che non conosco e quindi non so come può reagire. Inoltre c'è sempre una percentuale di rischio da non sottovalutare, non si può mica andare a sbattere facendo queste cose! In alcuni punti mi sono certamente trattenuto per un 40% circa, in altri invece ho spinto al massimo come faccio normalmente, ma stando molto attento".

In questi 2,2km dov'è che sei stato Faggioli-pilota e dove Faggioli-autista?
"Il punto dove si riesce a dare di più è il tratto misto dopo la curva che porta al rettilineo, passato il primo tornante. La macchina si poteva sfruttare al massimo, poi nelle staccate ho sicuramente frenato un po' in anticipo per non rischiare".

Che velocità abbiamo raggiunto?
"Sul dritto siamo arrivati a circa 235-240km/h, mentre nel misto attorno ai 180km/h. Nelle curve più lente, tipo tornanti, direi sui 70km/h in seconda marcia, poi in accelerazione in uscita le punte erano anche da 140-150km/h, specialmente nel tratto finale".

Che punti di riferimento prendi quando corri su percorsi del genere?
"Di solito si guardano i punti fissi, come le rotoballe di paglia poste in prossimità dei tornanti, gli alberi, i cartelli, cambi d'asfalto e via dicendo. I punti di riferimento servono per memorizzare il percorso e avere delle cose che ti saltano all'occhio mentre sali".

Quando sei in ricognizione fai anche dei video per studiarti il percorso?
"No, non mi serve, la memorizzazione viene naturalmente vivendo a pieno la strada nei passaggi. Capisci dove sono le buche, gli avvallamenti, tenendo conto dei riferimenti di cui parlavo prima. Ti entra tutto in testa molto rapidamente e con precisione una volta imparato".

A 40 anni hai vinto praticamente tutto in Europa, nel 2018 hai provato la Pikes Peak come nuova sfida. Non c'è mai stato altro che ti stuzzicasse, tipo rally o corse in pista?
"Certo, però per dove sono io in questo momento significherebbe iniziare da zero con dei costi da sostenere importanti. Qui ho in mano una certezza, con Pirelli e Norma che mi appoggiano e mi danno una mano. Sicuramente sarebbe bello provare, però il costo è elevato".

Quanto è il budget per fare una stagione?
"Se vuoi essere competitivo e lottare per il vertice avendo tutte le cose essenziali a disposizione ci vogliono circa 70.000€, che di questi tempi è un prezzo competitivo".

Per fare una Pikes Peak come ci si prepara?
"E' una gara molto dura e difficile, forse la mia preparazione è stata quella minore. Ho lavorato sul percorso andando nel 2017 a vedere la gara per capire come si svolgeva la gara e l'organizzazione dell'evento e del regolamento. Poi sono tornato a novembre a vedere il percorso, purtroppo non ho avuto tanto altro tempo perché ero impegnato nel Campionato Europeo".

Sei riuscito a capire tutto?
"Non è facile, ci sono dei limiti di velocità rigidissimi da mantenere, tipo 25 miglia all'ora con doppia striscia continua. Un giro durava anche 1h30'! E poi l'altitudine perché fra andare su e tornare a valle ti sballa totalmente, devi esserci abituato. Pur allenandomi, ho comunque dovuto mettere la bombola dell'ossigeno in macchina proprio per questo motivo, l'altitudine non è semplice da gestire".

Una giornata volava via velocemente, quindi...
"Sì, ma la cosa più dura sono i tempi. Col team si partiva alle 2;00 del mattino per arrivare al Parco Assistenza, poi dalle 5;00 alle 8;00 c'erano le prove, che però non erano sul percorso intero. Dipende dalla categoria in cui sei, affronti solo una porzione di gara e se capiti in cima, dove è sterrato e le temperature sono bassissime, è veramente impegnativo. Senza contare che se si verifica un problema tecnico hai pochissimo tempo per agire, anche perché tutti i giorni devi montare e smontare ogni cosa, non ti lasciano fisso al paddock. Avanti e indietro sempre".

Quando finisci la gara è una sorta di liberazione allora!
"Una settimana così è pesante, ma si tratta di una esperienza unica. A fine gara sei a pezzi!"

Ti è bastata questa volta o la rifarai anche il prossimo anno?
"Stiamo lavorando per tornare, ma secondo me l'anno prossimo è troppo presto. Abbiamo capito cosa ci è mancato e dove dobbiamo migliorare, vediamo come evolve la situazione e poi decideremo. E' una gara che va preparata alla perfezione, qui potrai essere al 100%, poi arrivi là e scopri che sei solo al 60%. La mancanza di ossigeno ed aria crea talmente tanti problemi che non ne avete un'idea".

A macchina e fisico...
"Con il fisico ti adegui, mentre per l'auto i guai sono numerosi. Noi abbiamo rotto tre motori, temperature fredde o calde da gestire, radiatori da curare. Un'infinità di lavoro! Il nostro progetto era umile con un budget ridotto. Volevamo andare là e capire come funzionava, era impossibile presentarsi già pronti all'80%. Ho detto di fare una macchina semplice, come fosse una base, con motore turbo chiaramente sennò non sarebbe andata mai avanti. E anche con le gomme ci siamo affidati alle Pirelli Soft che vanno molto forte. Era una base sicura, poi la situazione là è cambiata per via di condizioni atmosferiche e del peso dell'auto che faceva lavorare lo pneumatico molto prima e diversamente. Quindi di conseguenza si agiva in un certo modo sul set-up. Insomma, è stata una esperienza dalla quale capire come poi migliorare".

Un progetto a basso costo che però ha dato immediatamente un risultato importante!
"La Volkswagen si è presentata con un budget diverso, ovviamente. Il nostro successo è stato prima di tutto arrivare in fondo, poi abbiamo segnato il terzo crono della Pikes Peak e il primo fra i team privati. Davanti abbiamo solo Sébastien Loeb con la Peugeot e Romain Dumas con la Volkswagen elettrica. Miglior tempo assoluto per una trazione posteriore. Secondo me il risultato è stato ottimo per quello che avevamo in mano e per i problemi che ci sono stati".

Le caratteristiche tecniche della Norma M20 SF PKP quali sono nello specifico?
"Ha lo chassis in carbonio, motore V6 da 3,7 litri biturbo e attorno agli 800CV per un peso totale di 620kg circa. E' concepita per avere più carico aerodinamico rispetto a quella standard. Gli pneumatici sono gli stessi, il passo è leggermente più lungo e il cambio a 6 marce è più grande perché chiaramente deve gestire la coppia del turbo. Ovviamente si guida in modo diverso, è un altro tipo di mezzo".

Con Pirelli che tipo di lavoro stai portando avanti?
"Da inizio stagione abbiamo lavorato con un tipo di gomma che ci ha soddisfatto molto, dunque abbiamo mantenuto quello. Poi tutti gli anni svolgiamo test, soprattutto invernali per poi presentarci pronti alla prossima stagione. Facciamo una giornata su un percorso che racchiude diverse varianti in modo da capire come muoverci. Non è comunque semplice perché quando vieni da un prodotto buono farne uno nuovo è ovviamente un bella sfida".

Dopo così tanti anni in questa disciplina, cosa sono le cronoscalate per te?
"Quando vedi 30.000 persone paganti assiepate lungo le strade che ti vengono a salutare quando torni indietro, è veramente stupendo. Vivi a pieno le emozioni del motorsport e della passione per quello che fai. In pista non mi dispiacerebbe andare, ma stare chiusi in un box dopo un po' sarebbe uno strazio per me che amo stare in mezzo alla gente".

Secondo te cosa manca a questa categoria?
"Dal punto di vista mediatico purtroppo non si è trovato il modo di affermarci, è una cosa che mi dispiace tantissimo. Il pubblico c'è ed è numeroso, con tante auto, piloti e team. C'è veramente tutto, ci manca uno scalino per diventare importanti come gli altri. In pista si svolgono tantissimi campionati, che però alla lunga sono simili ad un cinema. Le salite sono una disciplina sicuramente particolare, ma che richiedono uomini veri e palle per farle!"

Le difficoltà maggiori in un abitacolo quali sono?
"In questo sport quello che conta di più è l'elasticità mentale e la rapidità d'azione perché affronti curve e percorsi non così chiari. Devi memorizzare tutto e guidare d'istinto percorrendo tratti a volte ciechi, cercando di spingerti il più in là possibile con il gas e la macchina. Prendersi un rischio in un punto potrebbe essere decisivo in positivo e in negativo. Praticamente devi pensare ad una rapidità maggiore rispetto alla velocità con la quale viaggi in macchina, non hai margine di fare tanti ragionamenti. Sicuramente le condizioni più estreme le troviamo quando piove, è sempre molto difficile e pericoloso. In Europa ci sono gare dove raggiungiamo anche i 270km/h. Da giovane ebbi un incidente nel quale mi ruppi entrambi i piedi, ma all'epoca forse usavo più quelli che la testa!"

Quella è sempre importante...
"Sì, ma ovviamente lo capisci strada facendo. Nelle cronoscalate servono passione e determinazione, pur non spendendo molto. Io ho iniziato a 19 anni seguendo le orme di mio papà, sono ancora qui e spero di andare avanti ancora per molto".

Tanti rischi dovuti anche all'ambientazione: ti è mai capitato di trovarti davanti animali?
"E' vero, è un altro problema perché in montagna ce ne sono. A me personalmente non è mai capitato nulla, ma al mio collega ed amico Omar Magliona è spuntato davanti un capriolo una volta. L'impatto è stato notevole e l'animale è stato spedito a diversi metri di altezza. Sono cose che possono accadere, ma quando sei lì ovviamente non hai il tempo di pensarci".

Come ti prepari per una gara nuova?
"Non ci sono simulatori o altre cose del genere. Semplicemente bisogna andare sul luogo qualche giorno prima, guidando una vettura stradale e facendo le ricognizioni, come dicevo in precedenza. Devi memorizzare il più velocemente possibile il percorso e le sue caratteristiche, cercando di adottare il set-up migliore basandoti sulle tue conoscenze".

Per l'anno prossimo ci saranno cambiamenti regolamentari?
"Al momento non ci hanno detto nulla, per ora stiamo pensando a delle modifiche aerodinamiche per trovare più carico e migliorare sui salti e nella guidabilità in generale".

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Serie SALITE
Piloti Simone Faggioli
Team Best Lap , Team Faggioli
Autore Francesco Corghi
Tipo di articolo Intervista