Una sfida da Sceriffo: "Il Drift ora merita la mia Ferrari"

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Una sfida da Sceriffo:
Francesco Corghi
Di: Francesco Corghi
11 dic 2017, 14:37

Al Motor Show di Bologna, nelle varie esibizioni andate in scena all'Area 48, è scesa in pista anche la 599 GTB Fiorano allestita per le sgommate dal pilota milanese, che non si ritiene inferiore ai colleghi GT e vuole portare il suo progetto in USA.

Esibizione Drift GP
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Esibizione International Drift Battle by Drift GP
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Una Ferrari nel Drift potrebbe sembrare una bestemmia in chiesa per i puristi, ma se ti chiami Federico Sceriffo e la tua missione è portare una sfida unica negli Stati Uniti, allora tutto ciò è possibile.

Al Motor Show di Bologna anche quest'anno le esibizioni sulla pista allestita all'Area 48 Motul Arena hanno visto la presenza dei piloti del drifting, ai quali si è aggiunto un ospite molto particolare.

Sceriffo è un 35enne milanese molto carismatico che prende parte a questa disciplina da oltre 10 anni, ma per sbarcare nel campionato Formula Drift U.S.A. che inizierà a Long Beach a primavera 2018 non utilizzerà una vettura qualsiasi.

Il lombardo guiderà la sua Ferrari 599 GTB Fiorano modificata apposta per affrontare le curve di traverso grazie al certosino lavoro svolto dal team FFF Drifting Department. Motorsport.com lo ha incontrato nel Padiglione 26 dedicato alle vetture "Racing" per una intervista esclusiva che ci svela particolari curiosi su un progetto tutto di marca tricolore.

Federico, da dove parte questa idea?
"Si tratta ovviamente di un progetto molto ambizioso fatto interamente da noi per andare a correre nel Formula Drift americano. Si è pensato di preparare questa macchina per esprimere al meglio la nostra italianità. A me piacciono moltissimo le sfide. E' facile vedere un sacco di macchine giapponesi nel drifting, ma con la Ferrari c'è un gusto particolare".

Quanto hai lavorato su questa vettura?
"E' una macchina che mi ha preso 18 mesi a 15 ore di lavoro al giorno, dunque un mega-impegno in tutti i sensi. Una volta ritirata da Maranello ho cominciato l'opera aggiungendo due turbocompressori Rotrex a chiocciola al motore aspirato, poi l'ho alleggerita il più possibile eliminando le parti interne superflue, anche se non è stata una grande fatica farlo perché avendo il telaio in alluminio l'auto non pesa molto. Dopo ho dovuto rifare tutte le sospensioni e aumentare il raggio di sterzo per consentirmi il drifting. Ho sostituito il cambio a 6 marce originale con un sequenziale a 6 rapporti a frizione montato in blocco col differenziale posteriore, dato che quest'ultima mi serve per le diverse azioni che faccio quando la guido, tirando il freno a mano e cercando di darle una "svegliata". Questo termine sembra quasi una bestemmia, ma perché ogni tanto tengo una marcia in più per poi lavorare di cambio e fare... festa!"

Un lavoraccio: hai dovuto ridisegnare da capo una macchina in pratica...
"In realtà non più di tanto. Ho spostato i radiatori sul posteriore per allontanarli dalla fonte di calore maggiore e per bilanciare meglio i pesi. In sè la vettura è già bilanciatissima appena uscita dalla casa; la parte più complicata è stato trovare i punti di riferimento perché non ne avevo su una vettura del genere, che però è un'ottima base su cui partire".

Di originale Ferrari cosa avanza?
"Telaio, motore V12 da 6 litri, che con i due turbo raggiunge 917CV, parabrezza, fari, una parte del cruscotto e ovviamente il Cavallino Rampante! Nell'abitacolo c'è l'obbligatoria struttora di sicurezza a tubi, ma in generale comunque diverse parti sono rimaste quelle di Maranello, io l'ho solo dovuta adattare a ciò che faccio".

La gente come ha reagito a questo particolarissimo progetto?
"Sono davvero molto soddisfatto e vedo le reazioni del pubblico e cosa smuove, è tutto molto interessante e anche impressionante da un certo punto di vista perché è come se l'avessero presa come la "loro" Ferrari. Non solo tra i miei fan, anche fra tutti gli altri appassionati e curiosi non ho notato invidie o bocche storte".

Domanda cattiva: perché prendere una Ferrari per fare Drift e non le corse GT?
"Perché no? Il drift è roba da sfigati? (ride, ndr) Io penso che siamo molto più in voga noi di tanti altri piloti in gamba perché offriamo al pubblico uno spettacolo unico che altri non danno. La nostra disciplina è arrivata ad un punto dove merita una Ferrari e non va affatto sminuita. Voglio essere sincero e che venga messo per iscritto: partendo alla pari, io non riesco ad andare forte come un pilota GT, ma posso stargli a qualche secondo senza sentirmi da meno; a parti invertite, un pilota GT non è capace di fare quello che faccio io in macchina. Magari dopo qualche ora che "giochiamo" assieme allora potrà riuscirci molto bene, lo dico perché ho esperienze ben precise. Alla gente serviva proprio questa macchina".

Alla quale hai dato un nome molto particolare...
"Sì, l'ho battezzata Fiorella pensando all'assonanza con Fiorano e a quelle donnone delle campagne emiliane che tirano con il mattarello la sfoglia! Credo rendano proprio l'idea del luogo e della bontà di ciò che fanno. E' una soddisfazione immensa".

I lavori li hai fatti tutti da solo o qualcuno ti ha dato una mano?
"Ho operato assieme al mio team FFF, a ruota il progetto è stato seguito da almeno 20 persone e diverse aziende. Ho faticato tanto e al momento sto ricaricando le mie batterie perché è stata durissima, ma molto soddisfacente".

Un progetto del genere quanto può venire a costare?
"E' una domanda difficile alla quale dare una risposta. Nell'arco di questi mesi ammetto, da signore, di avere commesso diversi errori perdendo tempo e denaro. Penso che comunque ci stia tutto ciò, ma d'altra parte non si cresce senza sbagliare e provare in continuazione. E' un progetto che può essere paragonato a quello di un GT3, di preciso però non riesco a quantificare un costo. Per fare una stagione intera andando in America servono almeno 200.000€; non è un budget altissimo, ma comunque si tratta di una cifra importante".

Da pilota sei partito subito dal drift o hai preso parte ad altre discipline?
"Ho sognato di diventare rallista e sono partito da lì, ma quando mi sono avvicinato a questo mondo in modo professionale ho faticato parecchio a trovare sponsor e aiuti perché non avevo un palmares di livello. Subito dopo aver pensato ad un modo per prendere seriamente questo tipo di lavoro ho scoperto il Drift su internet e di conseguenza mi sono innamorato di qualcosa che in realtà facevo già. Ovviamente non attaccavo le curve in controsterzo a 100m come ora, ma ho sempre amato sgommare; di fatto è stata una specializzazione in qualcosa di particolare. Sono contento davvero a mille!"

Da quanto sei passato al Drift?
"Dal 2005 a livello professionale, ma da quando avevo 14 anni mi piace mettere la macchina di traverso. In generale saranno almeno 20 anni che ci sto mettendo tutto il mio impegno coi motori".

Domanda scontatissima: che obiettivi ti poni con questo progetto?
"Ovviamente andare forte e battere i miei avversari sapendo che non si tratta di una sfida affatto semplice. Nel Drift ci sono mille sfaccettature come in tutte le gare, ma quello che mi preme di più è lasciare un segno e fare innamorare il pubblico di quello che è un progetto puramente Made in Italy. Se tutto ciò accade, allora mi diverto".

Ti è mai venuta l'idea di mollare tutto?
"Mai, altrimenti non sarei qui a parlarne. Tante persone che avevano cominciato a metterci le mani ci hanno rinunciato. Il mio amico e collega giapponese Daigo Saito ha una Lamborghini, per cui abbiamo iniziato assieme, poi lui per impegni ed esperienza ha preferito che si continuasse il lavoro in Italia, di conseguenza tutta la responsabilità è passata a me. Ho avuto collaboratori che non sono riusciti ad andare fino alla fine perché pressioni e responsabilità sono altissime. Dico solo che prima di venire al Motor Show ho dovuto smontare la frizione sei volte in un giorno".

Quindi sei anche un buon meccanico?
"Veramente no, ma sono un ottimo... garzone! Aiuto i miei meccanici passandogli materiali, attrezzi e pulendoli. Cercando di sbirciare ed imparare. In tutti i casi serve comunque un certo tipo di preparazione tecnica per sistemare la vettura come meglio vuoi tu. Devi percepire tutti i rumori e i comportamenti della macchina per poi guidarla al meglio. L'auto va conosciuta in tutte le sue parti, con questa ho davvero fatto scuola. 18 mesi fa sapevo la metà delle cose su come è costruita un'automobile, com'è fatto un circuito idraulico o di raffreddamento, la funzione degli iniettori, le pressioni della benzina, un anticipo, il raffreddamento e scaldare tutto".

Ti senti più completo adesso?
"E' stata un'esperienza fantastica della quale vado fiero e che mi ha dato molte sicurezze. Ora faccio cose che mi vengono in modo naturale, cosa che altri piloti impiegano molto di più. Questo non significa che io di impegno non ne metta, ma il rendersene conto prima ti aiuta in tutto e per tutto. Non voglio peccare di presunzione perché in un progetto del genere bisogna avere umiltà e mantenere i piedi per terra, ma vedo risultati che mi aiutano ad andare avanti come motivazioni. Onestamente non sono uno con il coraggio di poter affrontare una vita normale, ma con quello che serve per metterci la faccia e giocarmi una bella fetta di reputazione".

Hai conoscenze con altri piloti del motorsport?
"Ho diversi amici come Vitantonio Liuzzi, Andrea Caldarelli, Giancarlo Fisichella e Mattia Pasini, ma anche personaggi come Juri Chechi. Tanti anni fa ho avuto modo di conoscere anche Valentino Rossi e parlarci al rally di Monza, una persona splendida. Poi c'è Guido Meda che possiede una BMW M3 da Drift che ha parcheggiato nel mio capannone".

Dove può arrivare il Drift secondo te?
"Il mondo di questa disciplina è molto più ampio di ciò che appare, ma vedrete che la gente pian piano inizierà a capirla. Come serie è di nicchia, ma la base tecnica non è diversa dal resto del mondo dei motori. Nel nostro ambito ci si attende molto e c'è curiosità, ma anche invidia e gelosia. Il mondo del motorsport è particolarissimo, ma lo affronto accettando anche chi sparla e quelli che oggi vengono definiti "haters". Ce n'è per tutti a prescindere. Ma con la mia Ferrari Fiorella mi sono assunto la responsabilità a spalle larghissime".

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Su questo articolo

Serie Speciale
Evento Motorshow di Bologna
Location Area 48 della Fiera di Bologna
Autore Francesco Corghi
Tipo di articolo Intervista