Brabham: "A Imola corsi per rispetto verso Roland"

A distanza di 20 anni, il compagno di squadra di Ratzenberger racconta il suo ricordo del weekend

Brabham: "A Imola corsi per rispetto verso Roland"
Sono passati esattamente venti anni da quel sabato 30 aprile in cui Roland Ratzenberger perse la vita nelle qualifiche del Gp di San Marino, ad Imola. Una tragedia che fu il preludio all'altro incidente fatale del weekend, quello di Ayrton Senna, ma che soprattutto ha fatto tornare ad aleggiare lo sprettro della morte sul Circus dopo 12 anni (l'ultimo a morire in un Gp fu Riccardo Paletti, l'incidente di Elio De Angelis avvenne durante un test). A dividere il box con il pilota austriaco in quella stagione era David Brabham ed oggi l'australiano ha raccontato il suo ricordo di quel fine settimana sulle rive del Santerno a GPUpdate. Un ricordo che merita di essere condiviso, soprattutto perchè spiega le motivazioni che portarono la Simtek a decidere di disputare la corsa nonostante la scomparsa del suo pilota. "Fatta eccezione per l'incidente di Rubens (Barrichello, che fece un volo incredibile alla Variante Bassa, ndr), il weekend era iniziato abbastanza normalmente. Ricordo che Roland venerdì mattina si era lamentato dei freni, così la squadra mi chiese di provare la sua monoposto, visto che io avevo maggiore esperienza, ed effettivamente anche io notai che c'era qualcosa che non andava e quindi dissi che andavano cambiati. Quando li hanno sostituiti, i tempi di Roland sono subito diventati molto vicini ai miei" ha esordito Brabham. "Non ci sono dubbi sul fatto che il botto di Rubens fosse stato orribile e che avesse spaventato davvero tantissima gente, ma nessuno pensava che potesse essere il preludio a quello che è successo dopo. Inoltre eravamo tutti contenti di vedere che Rubens fosse a posto e che non si fosse ferito gravemente" ha proseguito. Sabato poi c'è stato il terribile incidente di Roland: "Ero in pista anche io in quel momento, quindi non vidi quello che accadde in diretta. Però passai vicino alla macchina poco dopo e capii subito che la situazione era molto grave". Poi i ricordi si fanno un po' più confusi, perchè sicuramente non è stato un momento facile anche per lui: "Per essere onesti, sono successe tante di quelle cose in quel weekend, che faccio fatica a ricordarmi tutto bene. Era la prima volta che mi capitava di perdere il compagno di squadra, quindi non è stato un momento facile. Nel paddock erano tutti in sotto shock, in particolare all'interno della Simtek, perché eravamo la una piccola squadra e a nessuno era mai successa una cosa del genere. Ma era la Formula 1 in generale ad essere sotto shock, perché erano 12 anni che non moriva un pilota in Formula 1". Infine, Brabham racconta i motivi che hanno spinto lui e la Simtek a decidere di correre il giorno successivo: "Sabato sera mi è stato chiesto se volessi correre il giorno dopo o meno. Naturalmente ero molto scosso e non sapevo cosa fare, quindi ho detto che avrei deciso dopo il warm-up. Durante la sessione ho percepito che l'umore della squadra si era un po' sollevato, così come la nuvola nera che ci circondava. Dopo aver visto questo, ho deciso di fare la gara per aiutare la squadra e rimetterla sui binari. Inoltre credo che fosse il modo giusto di mostrare rispetto nei confronti di Roland, che era un pilota e ci avrebbe voluto vedere in pista. In ogni caso, 20 anni sono tanti, ma di sicuro non potrò dimenticare quel weekend".
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