Bosch Driverless: come nasce un prototipo a guida autonoma
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Bosch Driverless: come nasce un prototipo a guida autonoma

Bosch DRIVERLESS: Sense - Episodio 2

Per iniziare questo viaggio alla scoperta del progetto che vede coinvolti i ragazzi dell’Università di Modena e Reggio Emilia, è bene capire fin da subito che ingegno, talento ed impegno da soli non bastano per gareggiare con altre “corazzate” accademiche a livello internazionale.

Servono partner di riferimento assoluto, come Bosch e Power On nella fattispecie, che hanno fornito prodotti e formazione tecnica di base utili per realizzare un progetto di successo.

Quando si decide di realizzare un prototipo da corsa a guida autonoma, è bene aver chiaro in mente un progetto di sviluppo. Quindi, cerchiamo di pensare a questo veicolo come fosse il corpo umano, immaginando i vari sensi di cui è dotato.

I sensi sono il biglietto da visita del corpo umano per conoscere sé stesso. Ci aiutano a leggere e interpretare il mondo che ci circonda, riconoscere un volto amico, un paesaggio annegato nei nostri ricordi e, nei casi estremi, a capire le situazioni di pericolo.

Così come per l’uomo, anche per un veicolo a guida autonoma i sensi sono fondamentali. E gli occhi e le orecchie di un’auto, tecnologicamente, sono niente altro che dei sensori che percepiscono l’ambiente circostante.

Se, da un certo punto di vista, questa tecnologia ormai è diventata una routine imprescindibile nel mondo moderno legato al prodotto automobilistico, altra cosa è la sua traduzione in ambiente racing dove sono i ragazzi a realizzare un prototipo da corsa a guida autonoma.

Il veicolo deve dimostrare di leggere bene l’ambiente circostante viaggiando su un percorso prestabilito, senza toccarne o superarne i limiti. Tutto, fuorché una sfida facile.

Capire dove posizionare i sensori è il primo passo: la profondità, tanto per l’uomo quanto per il prototipo, è un fattore fondamentale. Andare a selezionare un punto specifico del veicolo in luogo di un altro può portare svantaggi e vantaggi caratteristici. Necessario, quindi, ponderare bene il tutto prima di procedere con l’installazione vera e propria ed il collegamento alla centralina, il cervello del prototipo e tema chiave del prossimo episodio.

Tempismo, capacità visiva e rilevazione sono le basi di partenza del progetto: ovviamente, però, siamo solamente al primo passo di un percorso ancora lungo.

LO SAPEVI CHE...

Per rilevare tutti i parametri della dinamica del veicolo, in particolare l’angolo di imbardata che descrive il comportamento del veicolo in curva e durante la marcia, gli studenti del team utilizzano l’Inertial Measurement Unit (IMU) di Bosch. Si tratta di una centralina di calcolo inerziale dalle elevate prestazioni che contiene sensori inerziali 6D per misurare accelerazione e velocità angolare. In base alla posizione d’installazione del sensore, questo misura l’accelerazione verticale, longitudinale e laterale del veicolo e i valori di imbardata, beccheggio e rollio. Di conseguenza, l’IMU di Bosch può essere utilizzato per una moltitudine di applicazioni in campo automotive, nonché per future funzioni avanzate di sistemi di assistenza alla guida e guida autonoma.

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