Agag: “Forse 12 tappe e FanBoost anche in gara...”

A un mese circa dalla fine dell'edizione inaugurale, il promoter spagnolo sviscera il futuro della serie “full electric”

L'emozionante finale di stagione del giugno scorso a Londra ha mandato in archivio la stagione inaugurale della Formula E e contemporaneamente portato a conclusione i tre anni e mezzo di incessante lavoro capaci di trasformare in realtà un'intuizione teorica di Jean Todt, Presidente della FIA. Coordinata e gestita da Alejandro Agag, la cosiddetta serie “full electric” è passata da una presentazione in PowerPoint, o poco più, a una sequela di gare internazionali di grande successo. Con i preparativi per la stagione due già in corso, l'occasione di una chiacchierata con il manager e imprenditore spagnolo su “pro” e “contro” dell'edizione inaugurale della categoria a emissioni zero è molto interessante, soprattutto da un punto di vista di ciò che i fan riceveranno dal torneo 2015-2016...

Nessuno può negare che la prima stagione della Formula E sia stata un successo fantastico: si dovrebbe sentire molto orgoglioso per quello che lei, il suo staff e la FIA hanno ottenuto…
“Sì, certo, e naturalmente ciò vale per tutti i soggetti coinvolti. Terminare la prima stagione in grande stile con due gare emozionanti e dimostrare di essere una categoria dotata di cotanto slancio è stato semplicemente fantastico. Se avessimo dovuto scrivere in anticipo il copione della prima stagione, non avremmo potuto vergarlo meglio. Dalla prima curva del primo giro della gara di Pechino fino all'ultimo passaggio dell'ultima corsa di Londra, abbiamo offerto un campionato drammatico e spettacolare. Ciò ha reso la stagione un romanzo sportivo incredibile, più unico che raro. Naturalmente, la Formula E ha raggiunto il grande obiettivo di portare le auto elettriche più vicine alla gente, rendendole accessibili al pubblico. Abbiamo ancora molto lavoro da fare onestamente, ma credo che sia stata un primo grande campionato. Credo che la Formula E possa adottare oggi un motto che non dà spazio a equivoci: 'missione compiuta!'”.

Non sarà facile mettere insieme i molti, certamente toccanti ricordi del torneo 2014-2015, ma quali sono i suoi preferiti?
In me, prevale la memoria del debutto stagionale di Pechino. I dieci secondi in cui tutte le vetture erano ferme sulla griglia di partenza in attesa che le luci si spegnessero. Quel momento ha rappresentato l'inizio di tutto. Fino a un paio di mesi prima del via, non sapevamo nemmeno quanto bene le vetture avrebbero funzionato: vederle in azione tutte insieme, con i piloti, i team e anche i tifosi a fare loro da corollario, è stato un momento di enorme emozione per me e per tutte le nostre maestranze”.

Guardando indietro, quale pensa che sia stata la chiave di volta del successo della Formula E?
“Penso semplicemente che tutto è nuovo, che la nostra categoria regala una nuova 'vision' al motorsport internazionale. Le persone sono curiose di cose nuove: siamo in un mondo in continuo cambiamento, rapidamente cangiante. Stiamo mostrando nuove tecnologie e allo stesso una forma inedita di intrattenimento: penso che questo sia il principale ambito in cui la Formula E è stata capace di eccellere. Inoltre, va sempre ricordato il perché corriamo nelle città. Ciò non significa gareggiare sempre e comunque in un contesto urbano, perché a Berlino la competizione ha avuto ad esempio luogo in un aeroporto. La chiave interpretativa corretta è quella di essere in città per portare lo sport il più vicino possibile alla gente e per veicolare il messaggio che le auto elettriche sono fatte per la città. E ciò fa parte del nostro DNA, chiaramente...”.

Qual è il suo giudizio sui cambiamenti subiti dalla categoria e sulla metamorfosi avvenuta fra la prima e l'ultima gara?
“I cambiamenti si sono verificati naturalmente, un po' come quelli che avvengono in un bambino che cresce! A Pechino stavamo imparando a... camminare e non sapevamo veramente che cosa stesse per succedere: non soltanto noi promotori, ma anche i team e i piloti. Non avevamo cognizione di come queste auto inedite avrebbe reagito in pista, e come pianificare al meglio la gara. Ogni nuova corsa ha però consentito a noi, nonché a tutti i soggetti coinvolti, di imparare qualcosa di più, di perfezionarci. Londra è stata la prova provata del fatto che la conoscenza e l'esperienza della Formula E nelle mani degli addetti ai lavori era cresciuta tantissimo. Lo si poteva vedere dal modo in cui le varie squadre apparivano capaci, in quel particolare momento stagionale, di confezionare strategie ad hoc di gestione delle batterie e della carica elettrica immagazzinata. Di sicuro è stata una curva di apprendimento esponenziale, il cui apice si è mostrato in tutta la propria chiarezza proprio a Battersea Park...”.

Fin dall'inizio, la Formula E ha lanciato un appello a una nuova generazione, decisamente più giovane, di appassionati di automobilismo. Si aspettava di vedere la serie così ben accolta dal pubblico pressoché in tutto il mondo?
“Abbiamo sempre sperato di poter catturare l'interesse dei fan più giovani, ma non sapevamo se ciò stesse per accadere o no. In ogni caso, è successo. Credo che una delle chiavi interpretative della nostra affermazione sia stata il livello di rumore delle auto, che sicuramente ha attirato un gruppo più 'fresco' di appassionati, in particolare le famiglie con bambini piccoli. Ricordo di aver visto alcuni giovanissimi – dell'età di quattro o cinque anni - scrutare le auto in una delle gare e rimanere affascinati dal suono, il che è stato fantastico. Naturalmente, abbiamo bisogno di continuare a lavorare su questo aspetto e sulla 'calamita' per gli appassionati in generale. Non si tratta di un'impresa facile, in quanto gli interessi mutano in continuazione”…

Il calendario provvisorio della stagione due è stato appena diramato, prevedendo l'aggiunta di Parigi e una nuova città ancora da annunciare. Che cos'altro può dirci riguardo il programma della prossima edizione?
Per cominciare, sottolineo il fatto che arrivare a correre a Parigi è stato davvero un colpaccio! Si tratterà di una gara in una posizione ottima nonché in uno scenario suggestivo (fra l'Hôtel National des Invalides, in cui alberga anche la tomba di Napoleone Bonaparte, e la Torre Eiffel, ndr). Se non fossimo un campionato elettrico, semplicemente non ci sarebbe stato consentito correre lì: ciò è un grande risultato, credetemi. Per quanto riguarda l'altra città, abbiamo deciso di annunciare la novità più avanti nel corso dell'anno, ma vi posso assicurare che si tratta di una location ideale e che siamo molto eccitati all'idea di corrervi. Ci rimane anche la remota possibilità di aggiungere un'ulteriore corsa più tardi: in tal caso potremmo completare il datario con 12 gare, ma sarà il caso di vedere per bene tutti gli incastri (si scenderà in pista il 19 marzo a Lugano?, ndr). In ogni caso, stiamo già valutando il calendario della stagione tre e incontrando i rappresentanti di altre città potenzialmente interessate”…

Nel torneo 2015-2016, i regolamenti sono stati “aperti” fino al punto di consentire ai team di sviluppare le loro auto. Quale sarà l'impatto della novità sulla categoria? Può dirci qualcosa di più su ciò su cui i vari team stanno già lavorando?
“La tecnologia resta al centro della Formula E. Sempre. Quello che vogliamo fare è rappresentare il quadro di riferimento per una migliore tecnica delle auto elettriche. Avere già otto differenti propulsori per la stagione due è qualcosa di fantastico. Le squadre stanno però mantenendo coperte da segreto le informazioni sul loro lavoro, il che è comprensibile. Tutti dicono che saranno significativamente più veloci delle vetture della prima stagione: a mio avviso ciò è una gran bella notizia. Inoltre, il suono del propulsore sarà leggermente diverso da un costruttore all'altro...”.

Infine, che cosa potranno aspettarsi i fan dalla seconda stagione?
“I nostri tifosi possono e debbono aspettarsi un'altra grande stagione, con diverse tecnologie nuove e, quindi, grandi incertezze di risultato. Vogliamo anche guardare seriamente alla possibilità di estendere l'operatività del FanBoost in gara, in maniera da rendere la competizione più aperta e flessibile. E da rendere, per così dire, 'più reale' e immediato il sondaggio online fra tifosi...”.

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula E
Articolo di tipo Intervista
Tag agag, formula e, intervista