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Vettel: "Non mi interessa quello che la gente pensa di me"

Il pilota tedesco ha iniziato ufficialmente la sua avventura in Aston Martin con la presentazione di oggi ed ha parlato senza troppi fronzoli delle difficoltà dell'ultimo anno in Ferrari e su come si approccia a questa nuova realtà.

Vettel: "Non mi interessa quello che la gente pensa di me"

Dopo il Vettel in blu, e quello in rosso, da oggi per Seb inizia il ciclo verde. Per quanto fosse annunciato da tempo, il Vettel visto alla ‘prima’ della Aston Martin è sembrato decisamente di buon umore, impaziente di essere al via di una nuova avventura attesa da tempo. Ci sono tanti modi per iniziare un nuovo capitolo della carriera, e nel caso di Vettel l’arrivo nella squadra di Silverstone è coinciso con un finale triste della sua storia ferrarista. In questi casi non c’è nostalgia, ma solo voglia di ricominciare, sensazione che Seb ha trasmesso molto chiaramente.

Nel primo incontro con i media in tuta verde, Vettel ha risposto ad una lunga serie di domande che lo hanno traghettato dagli ultimi capitoli della storia ferrarista fino agli obiettivi 2021. E Seb ha risposto alla…Seb: chiaro, a volte pungente e apparentemente senza filtri. Sarà un osservato speciale del Mondiale che scatterà tra meno di un mese, ed anche se afferma di non essere a caccia di rivincite, qualche sassolino dalla scarpa vorrà pur toglierselo. Non tanto nei confronti della Ferrari, ma di tutti coloro che lo hanno considerato ormai al termine della sua carriera. E a loro ha risposto in modo molto chiaro…

Iniziamo dalla nuova monoposto…
“Sono entusiasta, la monoposto sembra davvero fantastica. È una vettura per me completamente nuova, una filosofia diversa, ho passato molto tempo con gli ingegneri cercando di familiarizzare con le sue caratteristiche, non solo sul fronte tecnico ma anche studiando le procedure della squadra, quindi spero che non ci voglia molto per arrivare ad essere perfettamente in sintonia con la squadra. Ho trovato un gruppo molto entusiasta, con un grande spirito e sempre di ottimo umore. È difficile però poter fare delle valutazioni con il simulatore, perché ogni sistema è differente, ma almeno mi sono fatto un’idea. È un progetto all’inizio del suo percorso, sappiamo che c’è ancora molto lavoro da portare avanti, ma l’entusiasmo non manca”.

Quanto sei fiducioso sulle possibilità che questa squadra possa riportarti alla vittoria? Credi che troverai subito il feeling con la monoposto?
“Non lo so ancora, ogni macchina ha un proprio comportamento. Credo che ogni pilota ha sempre delle caratteristiche che preferisce, ma è anche vero che quando sei al comando di una gara tutto ciò che accade intorno ti sembra perfetto. Alla fine è importante adattarsi in tempi brevi, e iniziare a sfruttare al massimo il potenziale della monoposto. In merito alle nostre possibilità, sappiamo che i favoriti sono ancora in casa Mercedes, dopo una striscia vincente come la loro non potrebbe essere diversamente, e bisogna essere realisti, siamo all’inizio di un nuovo progetto di squadra e abbiamo tanto tempo davanti per crescere. Credo che sia stimolante pensare di poter fare un passo avanti nella stagione in cui torna il nome Aston Martin, sarebbe un ottimo inizio, poi dobbiamo considerare che anche per tutta la Formula 1 è l’inizio di un nuovo periodo, grazie all’introduzione del budget cap. Riassumendo, non ci aspettiamo di essere subito in lotta nelle primissime posizioni, ma se dovesse accadere, beh, non sarebbe male. Da parte mia non vedo l’ora di salire in macchina, di essere me stesso, felice e contento di fare ciò che faccio”.

Hai avuto il tempo e la possibilità per poter dare delle indicazioni alla squadra in merito al tuo stile di guida? Hai chiesto un retrotreno stabile?
“Penso che l'intera faccenda del retrotreno sia un po' sfuggita di mano. Voglio dire, se ricordi le monoposto che ho guidato quando ero alla Red Bull o all'inizio del periodo Ferrari, ci sono state vetture con il retrotreno nervoso, e in qualche modo è andato comunque bene, quindi non penso di essere più vulnerabile di altri piloti su questo fronte. Poi confermo che non mi piace quando la monoposto è molto sottosterzante, perché con il sovrasterzo si può compensare viceversa è più difficile. Con il sottosterzo ci sono tecniche di guida ma le mani sono più ‘legate’, quindi sei un po' più limitato, preferisco quando l'auto è un po' allentata sul posteriore, perché ruota più agevolmente, ma ovviamente quando lo è troppo si perde tempo, cosa che non piace a nessun pilota. Ma tornando alla filosofia, penso che sia interessante. Ovviamente non ho ancora fatto un solo giro con la nuova monoposto, domani daremo un'occhiata ma poi sarà in Bahrain che inizieremo a capire come funziona il tutto”.

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Lo scorso anno hai vissuto una stagione molto dura. Hai voltato pagina?
“In tutta onestà, l'intero 2020 è stato una situazione nuova per me. Ho pensato molto all’andamento della scorsa stagione, intendo durante lo svolgimento del campionato, non mi ha fatto ovviamente piacere vedere come sono andate le cose in termini di assoluti così come le mie prestazioni, ma penso di aver accettato quanto è accaduto e oggi non ho rimpianti. Ci sono cose che non sono andate bene, cose che avrei voluto fossero andate in modo diverso e così via, ma alla fine non vedevo l’ora che iniziasse il 2021. Sono molto in pace con il ricordo dello scorso anno, so che non è stato in linea con i miei standard. Non mi è mai veramente importato di ciò che la gente dice o pensa e…scrive, è per questo che penso sia importante essere in pace con me stesso, e non vedo l'ora che arrivi il via di questa stagione, anch'io ho aspettative molto, molto alte”.

Qualcuno ha detto che potresti aver perso il tuo ‘mojo’. Senti di poter ritrovare il tuo tocco magico?
“Non lo so ... il termine mojo non è tedesco, quindi se volessi avrei una facile via d'uscita da questa domanda! Non è un segreto che lo scorso anno non sia stato al massimo della mia felicità, per questo non vedo l’ora di tornare in pista, e al momento ho la certezza di farlo con un gruppo di persone molto entusiasta ed animato dal giusto spirito. Ovviamente è un gruppo più piccolo rispetto a quello Ferrari, ma considerando che questa squadra non deve progettare e realizzare il motore, e che il numero di persone sta salendo costantemente, credo che cresceremo ancora un po'. Le cose sono un po' diverse, ma non si tratta di avere delle sedie di design di lusso in ufficio, bensì del lavoro che si svolge in sede e in pista, e ho visto persone molto capaci, talentuose, che forse per la prima volta hanno a disposizione tutte le risorse di cui hanno bisogno”.

Andrew Green lo scorso anno ha ribadito che la cosa di cui avevi più bisogno era un abbraccio, un po' di sostegno. Lo hai trovato nel tuo nuovo team?
“No, per niente, giuro...nessun abbraccio! Credo che passerà ancora un po' di tempo prima che si possa tornare ad abbracciarci. Scherzi a parte, mi hanno accolto benissimo, facilitandomi il più possibile il processo di integrazione. Poi ci sono un sacco di cose che dovrò imparare visto che utilizzerò una power unit differente, che vuol dire comandi nuovi, regolazioni nuove e via dicendo. Non è la transizione più semplice, visto che abbiamo davvero pochi test a disposizione, ma è così per tutti, e sono in questo ambiente da un po', quindi so cosa mi aspetta e non vedo l’ora di iniziare”.

Senti di dover rispondere a qualcuno dopo la stagione 2020? Ti sei sentito messo da parte negli ultimi tempi?
“Non mi interessa quello che pensa la gente. Penso che sia più importante dare il mio contributo alla squadra e a me stesso... il nostro mondo si sta muovendo molto velocemente, il che è positivo, non si può restare fermi nel passato, altrimenti saremmo ancora qui a parlare di Juan Manuel Fangio come il Dio di tutti i piloti. Penso che sia stato un grandissimo, un pilota molto speciale, ma se chiediamo oggi a un quindicenne chi è Juan Manuel Fangio non credo che arrivi una risposta, e questo alla fine non è sbagliato, nel senso che il tempo passa e passerà ancora.  Sono sicuro che quando dirò addio alla Formula 1 sarò dimenticato molto rapidamente, e mi sta bene, penso che sia giusto così. Questo è anche il motivo per cui non sono troppo preoccupato dal dover dimostrare qualcosa alle persone, e mi concentro solo su chi ho di fronte e su me stesso. Non voglio sembrare egoista o arrogante, ma alla fine siamo io e la squadra. Ampliando un po' ci sono le persone che mi supportano e che mi hanno dato molto negli ultimi dieci anni, standomi accanto indipendentemente dall’ultimo risultato ottenuto. Penso che la F1 si stia muovendo molto velocemente, non solo in termini di velocità in pista, ma anche con valutazioni che ormai si basano sugli ultimi due risultati ottenuti. Puoi venire dal nulla ed essere giudicato un eroe dopo un paio di buone gare, oppure, come nel mio caso, avere più di 50 vittorie all’attivo ed essere giudicato nella media. È così che va oggi”.

Che idea ti sei fatto in merito alla proposta dell’introduzione di una sprint race?
“Non lo so. Non so quale sia l’obiettivo ma ad un primo approccio non mi piace. Perché si sente la necessità di inserire una pre-finale prima di una finale? Qual è l’obiettivo? Onestamente non lo capisco. Ovviamente se ci sarà una gara il sabato dovrò partecipare perché domenica voglio disputare la gara, ma dal mio punto di vista non ha senso. Un Gran Premio è sempre stato disputato sulla distanza di 300 km, e la sfida principale del fine settimana, se si vuole cambiare il format del weekend credo che non sia questa la cosa da fare. Ho l’impressione che si stia spostando o distogliendo l’attenzione dal vero problema, mi sembra più una pezza che una soluzione”.

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Fernando Alonso quando ha lasciato la Ferrari ha detto che la squadra funzionando in quel modo non avrebbe potuto vincere il Mondiale…
“Nel 2014 Fernando e la Ferrari non hanno vinto il campionato, quindi aveva ragione. Credo che siano successe molte cose dopo il 2014 e fino alla mia partenza, abbiamo avuto anni in cui siamo stati in una buona posizione ed altri in cui ci siamo ritrovati più lontani. E, come ho detto prima, sono abbastanza felice di voltare pagina. Mi sono divertito molto alla Ferrari, ho imparato molto, ho incontrato tante persone fantastiche e sono molto grato di aver avuto questa opportunità. Penso che correre per la Ferrari sia un'esperienza unica e tale rimarrà anche per me, per il resto della mia vita. Ma ora non vedo l'ora di affrontare la sfida che ho di fronte, non sono ancorato al passato e sono sempre stato felice di guardare avanti".

Ti senti tra i candidati a sostituire Lewis Hamilton alla Mercedes qualora decidesse di concludere la sua esperienza in Formula 1 al termine del 2021?
“Ovviamente non conosco i suoi piani, ho solo sentito che ha firmato un contratto per un anno. Per quanto mi riguarda, la mia casa adesso è qui, e siamo tutti molto impegnati perché abbiamo una grande sfida davanti a noi. Ci sono molte cose di cui dobbiamo occuparci, quindi non ho altri pensieri in questo momento”.

Recentemente è trapelato che hai messo in vendita molte auto tra le quali diverse Ferrari. Qualcuno potrebbe dedurre che non vuoi più guidare una Ferrari…è così?
“Qualcuno chi?  Ma no, la logica è stata il dover liberare un po' di spazio. Sono molto impegnato in generale nella mia vita, quindi non ho il tempo che serve per guidare queste vetture. Non ci sono davvero altre motivazioni”.

Hai iniziato a conoscere Lance? Che opinione ti sei fatto?
“I ruoli sono chiari: io sono il vecchio e lui è il giovane! Non è solo questione di passaporto, ma credo di avere molta più esperienza. Ha molto talento e velocità pura, e penso che possa ancora imparare molto. Sono felice di poterlo aiutare, non ho mai nascosto nulla a nessun compagno di squadra, e non vedo perché dovrei iniziare a farlo ora. Semmai sarei stato felice del contrario, ovvero se quando sono stato io il giovane del team…qualcuno fosse stato felice di condividere tutto”.

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