Vasseur: "Per Sauber il legame con Alfa Romeo è un grande passo avanti"

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Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
11 mar 2018, 08:46

Il team principal della squadra elvetica sottolinea l'importanza di una partnership ad ampio raggio, che può aiutare ad attirare nuovi sponsor e a realizzare l'obiettivo di tornare a centro gruppo entro un paio d'anni.

Charles Leclerc, Alfa Romeo Sauber C37
Charles Leclerc, Alfa Romeo Sauber C37
Charles Leclerc, Sauber C37
Frederic Vasseur, Alfa Romeo Sauber F1 Team, Team Principal
Marcus Ericsson, Alfa Romeo Sauber C37
Marcus Ericsson, Alfa Romeo Sauber C37
Marcus Ericsson, Sauber C37
Frederic Vasseur, Alfa Romeo Sauber F1 Team, Team Principal
Charles Leclerc, Alfa Romeo Sauber C37
Charles Leclerc, Sauber C37
Charles Leclerc, Alfa Romeo Sauber C37
Frederic Vasseur, Sauber Team Principal, Marcus Ericsson, Sauber
Marcus Ericsson, Sauber C37
Marcus Ericsson, Sauber C37
Marcus Ericsson, Alfa Romeo Sauber C37
Frederic Vasseur, Alfa Romeo Sauber F1 Team, Team Principal
Charles Leclerc, Alfa Romeo Sauber C37, incidente
Charles Leclerc, Alfa Romeo Sauber C37
Charles Leclerc, Alfa Romeo Sauber C37
Frederic Vasseur, Alfa Romeo Sauber F1 Team, Team Principal

L’Alfa Romeo Sauber ha imboccato il percorso di risalita. Obiettivo: tornare in due anni a metà schieramento, poi si vedrà. Operazione tutt’altro che semplice quando si è il fanalino di coda, ma dopo stagioni vissute nell’incertezza di un futuro molto nebuloso, in Sauber ora possono varare dei piani nel lungo periodo. La struttura ha interrotto l’emorragia di personale vista negli ultimi anni, e stanno arrivando volti nuovi per ricomporre l’organico necessario se ci si vuole sfilare la poco gratificante maglia nera.

Frederic Vasseur è al vertice di questo progetto: "Abbiamo cambiato molto la monoposto rispetto allo scorso anno, e questo ad inizio stagione non è mai un vantaggio. Dobbiamo migliorare la vettura già a Melbourne, ma in generale abbiamo piani nel medio e lungo periodo. Al momento si lavora sulla monoposto ma anche sulla riorganizzazione dell’azienda, ed è un processo lungo".

È complesso riuscire a potenziale l’organico di un team in tempi brevi?
"Di sicuro è un problema in più a cui pensare. Siamo passati da 320 a più o meno 400 in pochi mesi, e durante la stagione raggiungeremo i 450 dipendenti. Non è facile, sono processi che si completano passo dopo passo. Renault ci ha impiegato 18 mesi, speriamo di riuscirci in un periodo più breve".

Lo scorso anno il gap che vi separava dalle primissime posizioni era di circa due secondi. Pensate di poter ridurre questo margine durante il 2018?
"Quando ho accettato questa sfida era chiaro che mi sarei concentrato sulla macchina 2018. In questa stagione, se cresceremo sul fronte del personale, saremo in grado di portare avanti un programma di sviluppo più importante rispetto a dodici mesi fa. Sarà difficile riuscire a ridurre quel ritardo dai top team, ma potremmo riuscirci nei confronti dei team di metà classifica, perché sono quelli gli avversari che dobbiamo avvicinare per primi".

Che ruolo avranno Ferrari ed Alfa Romeo nei progetti a lungo termine della Sauber?
"La collaborazione con Ferrari è tecnica. Sono i nostri fornitori di motori, e la collaborazione potrebbe estendersi un pò se ci saranno le condizioni. Con Alfa Romeo la partnership è molto più ampia, e credo che si svilupperà sempre di più. Per la Sauber questo rapporto è cruciale, perché Alfa Romeo è un marchio molto conosciuto che ci rende più appetibili per gli sponsor. Abbiamo la sensazione che il progetto stia motivando tutta la squadra, è stato un grande passo avanti".

Ericsson è stato molto ottimista sul potenziale tecnico 2018. Quali pensi possano essere i vostri obiettivi stagionali?
"I test non ci hanno chiarito le idee del tutto, anche a causa del tempo perso nella prima sessione a causa del maltempo, senza considerare che con tutte le mescole di pneumatici a disposizione c’è stato poco tempo per provarle con calma una per una. Ho parlato con un paio di miei colleghi e siamo più o meno nella stessa situazione. Un paio di mesi fa abbiamo dovuto scegliere il numero di set da utilizzare nelle prime gare, ed è stata una selezione alla…cieca. Sarà uguale per tutti, ma solo a Melbourne capiremo qualcosa di più, sia di noi stessi che degli avversari".

Pensi che potranno esserci sorprese nelle prime gare?
"È possibile. Nella prima settimana di test abbiamo provato in condizioni molto fredde, nella seconda più normali, considerando che siamo a marzo in Europa. Nelle prime gare, oltre alle gomme, potrebbero emergere dei problemi di affidabilità legati alle alte temperature, visto che saremo a Melbourne e Bahrain. Ci sono squadre che temono il raffreddamento, ad esempio, quindi si, potrebbe esserci qualche verdetto a sorpresa".

Nel paddock si parla di presente ma anche di futuro. Cosa ti aspetti dai regolamenti tecnici che saranno presto deliberati per la stagione 2021?
"Una piccola squadra spera sempre di ritrovarsi in un confronto più serrato, con delle differenze in termini di performance non così ampie come oggi. Ma dobbiamo essere realisti: se oggi fossi nei panni di Toto (Wolff) farei tutto il possibile per mantenere il vantaggio che ho".

Però nel lungo periodo anche i vostri obiettivi saranno più ambiziosi….
"Non puoi costruire una squadra in un paio d’anni. Basti ricordare cos’erano Red Bull dieci anni fa o Mercedes 7 anni fa, e nel caso di quest’ultima ricordiamo anche che il programma nacque acquistando una squadra campione del Mondo, la Brawn GP. Nonostante questo, ed i capitali investiti, hanno impiegato cinque anni per tornare a vincere un Mondiale. Noi stiamo partendo da molto, molto lontano, dobbiamo essere realisti e lucidi su questo punto. So che ci vorrà del tempo per crescere, ma dobbiamo dare segnali positivi gara dopo gara, e mi aspetto in una o due stagioni di essere a metà della griglia. Non sarà semplice, ricordo la fatica che ha fatto un team come Force India per arrivare nelle posizioni che occupa oggi con regolarità, ma dobbiamo provarci".

Come giudichi i primi passi di Leclerc?
"Ho conosciuto Charles più o meno dieci anni fa, perché ha corso in karting con noi (riferendosi alla ART GrandPrix). Ha raggiunto obiettivi molto importanti, ha vinto in quasi in tutte le categorie in cui ha corso, ma il passo più grande è sempre l’esordio in Formula 1. Perché tra GP3 e F2, o tra F3 e GP3, un pilota trova più o meno sempre la stessa situazione. La Formula 1 è un'altra storia, per mille motivi. Un pilota deve imparare a conoscere e gestire gli pneumatici, un gruppo di lavoro molto numeroso, deve capire come gestire le sue energie, il motore, avere una visione di gara zeppa di parametri, deve anche imparare a interloquire con voi, con i media. Poi ci sono anche piste sconosciute, insomma tante cose con cui familiarizzare. Credo che un team debba cercare di non mettere troppa pressione su un esordiente, quello che conta è vedere una crescita costante, che poi è quello che anche noi, come squadra, siamo chiamati a fare. Ma non sono troppo preoccupato per Charles, perché ha il giusto atteggiamento, molto positivo, e sono convinto che farà un buon lavoro".

Se fossi la Ferrari, lasceresti Charles lavorare con gli ingegneri Sauber o chiederesti anche di interfacciarlo anche con i tecnici della Scuderia?
"Penso che Charles debba concentrarsi sul suo lavoro giorno dopo giorno, con tranquillità. Lo scenario peggiore sarebbe quello di iniziare a pensare al futuro, a cosa potrebbe accadere nel 2020, o cose simili. Sarebbe l'atteggiamento sbagliato, deve concentrarsi sul lavoro attuale con gli ingegneri Sauber e non pensare a quelli Ferrari. È un atteggiamento importante, e penso che ce l'abbia, anzi, ne sono certo".

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