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Valencia 2012: quando Alonso trionfò nel caos

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Valencia 2012: quando Alonso trionfò nel caos
Di:
Tradotto da: Lorenza D'Adderio
21 apr 2020, 10:14

Nell’ultima puntata della nostra serie di gare memorabili scelte dai giornalisti di Motorsport.com, riviviamo il Gran Premio d’Europa del 2012. Una gara che ha avuto di tutto, dal buonsenso alla mancanza di giudizio, con incidenti, emozioni ed un podio unico.

“È stato il racconto di bloccaggi e speranze infrante, giochi di nervi sia nell’abitacolo sia al muretto”. Così si legge nella cronaca del numero di Autosport del 28 giugno che raccontava il Gran Premio d’Europa del 2012. È stata una gara che ha avuto di tutto – da un dominio sfumato a causa di un problema meccanico, a manovre coraggiose guidate anche da una buona dose di fortuna, sorpassi stupidi finiti in disastro, incidenti a volontà, errori ai box, gioie, dolori ed un podio unico.

Quell’evento ha ricordato ancora una volta quanto la Formula 1 può essere bella e frustrante allo stesso momento. Qui, forse, ci sono diverse lezioni dal passato che il campionato può usare per il proprio futuro. C’è anche un messaggio di speranza, qualcosa di cui nel 2020 abbiamo certamente bisogno.  

Sebastian Vettel aveva conquistato la sua 33esima pole position in condizioni proibitive a Valencia, con la RB8 aggiornata. Finalmente sembrava che potesse raggiungere il livello che lo aveva portato a dominare nel 2011. Tuttavia ci sarebbero stati molti ostacoli sulla via del terzo titolo mondiale per l’allora campione del mondo in carica. Questo è stato uno di quei momenti, nel 2012 la Red Bull aveva raggiunto l’apice del lavoro sulla monoposto, un problema che aveva condizionato la stagione fino a quel momento, ma sappiamo tutti come è andata a finire…

Ma era la fila dietro Vettel sui 3.367 chilometri di pista (di cui ancora oggi si possono vedere alcuni elementi intorno al porto di Valencia, se si gira di giorno. Di sera non si apprezzano) a dare una prima lezione, a posteriori, ai protagonisti della Formula 1 attuale.

Lewis Hamilton si era qualificato secondo con la McLaren (non scattava dalla pole dall’ultima gara del 2011), accanto a Pastor Maldonado con la Williams. Dietro di loro c’erano il duo Lotus formato da Romain Grosjean e Kimi Raikkonen, con alle spalle la Mercedes di Nico Rosberg e la Sauber di Kamui Kobayashi. La Force India di Nico Hulkenberg rappresentava la settima monoposto diversa nelle prime otto posizioni. Cosa darebbe la Formula 1 attuale per avere una griglia di partenza così varia nel 2020!

Jenson Button e Paul di Resta chiudevano la top 10 con la McLaren e la Force India rispettivamente, davanti alla Ferrari di Fernando Alonso, undicesimo, ed alla Mercedes di Michael Schumacher, dodicesimo.

Nico Rosberg, Mercedes AMG F1

Nico Rosberg, Mercedes AMG F1

Photo by: Mercedes AMG

Potrebbe essere difficile guardare indietro a quella stagione, ripensando alla brutta natura delle monoposto all’epoca, ma vale la pena ricordare alcuni dettagli tecnici. Così come il lavoro della Red Bull nella galleria del vento, la Mercedes aveva installato il doppio DRS, che canalizzava l’aria dall’ala posteriore attraverso il telaio per arrivare all’ala anteriore e questo sistema è stato bandito nel 2013. Un primo segnale pionieristico di Brackley, che prefigurava il suo successivo dominio nel decennio che si è appena concluso, anche se in seguito l’allora team principal Ross Brawn aveva affermato: “Il doppio DRS ci ha rallentato lo sviluppo di altre aree”.

Il fine settimana di Valencia è stato caratterizzato da due metà, il dominio prima ed il disastro poi di Sebastian Vettel, che scattava dalla pole. Come ha spesso fatto durante le stagioni in cui ha vinto il titolo, Vettel aveva guadagnato due secondi di vantaggio al termine del primo giro, stavolta su Hamilton. Al giro successivo aveva raddoppiato il vantaggio. Era chiaro che il quel momento della gara Grosjean era la minaccia più grande, dopo che aveva beffato Raikkonen alla partenza dalla seconda fila e aveva sorpassato Maldonado alla Curva 2 prendendo la terza posizione. Aveva impiegato 10 giri per conquistare la seconda posizione, occupata da Hamilton. Il francese sarebbe tornato a caccia di Hamilton più tardi, dato che il pilota Lotus era riuscito a rimanere all’esterno alla Curva 12/13 per approfittare del vantaggio di traiettoria all’interno nella seconda parte.

In quella fase di gara, Vettel aveva già 11.5 secondi di vantaggio, anche se Grosjean riusciva a replicare i suoi tempi anche con gomme usate e dopo un sorpasso a Hamilton. Nel gruppo alle loro spalle, c’era la gara di Alonso, di cui nostro report scriveva “dipendeva fortemente da una buona partenza”. In effetti era iniziata così, dato che l’allora pilota Ferrari aveva messo a segno una serie di manovre audaci già dal primo giro, in particolare il sorpasso su Button alla Curva 2, che lo aveva portato a rimontare dall’undicesima all’ottava posizione.

Da lì, Alonso aveva superato Hulkenberg nel primo stint, andando poi a caccia della quarta posizione quando Kobayashi, Raikkonen e Maldonado avevano avuto dei problemi durante le loro soste. Autosport scriveva: “Era come se le acque del mare si stessero aprendo per Alonso”.

Vettel e Grosjean avevano effettuato la sosta al sedicesimo giro di quella che era una gara di 57 giri. Il pilota Lotus era il più rapido nel secondo stint. Alle loro spalle regnava il caos, quando le varie strategie si sono mischiate ed i piloti che avevano avuto un primo stint più lungo – tra questi Schumacher e Webber – erano stati beffati da Alonso, che guidava il gruppo dei piloti che erano stati tra i primi a fermarsi. Nel report si legge: “C’era ogni sorta di tentativi disperati di sorpasso e di difesa in mezzo ad una lunga fila di monoposto”.

Bruno Senna e Kobayashi si erano scontrati alla Curva 7, prima del famoso ponte sul porto, ma non è stato questo incidente a cambiare le sorti della gara. Era stata la manovra inspiegabile di Jean-Eric Vergne sulla Caterham di Heikki Kovalainen mentre erano sul rettilineo che portava alla Curva 12. L’incidente aveva danneggiato entrambe le monoposto e messo fuori gara la Toro Rosso. Questo aveva costretto all’uscita della Safety Car, dato che i detriti erano sparsi ovunque. La manovra è poi costata uno 0 a Vergne nella pagella di Autosport (che aveva anche tenuto conto del fatto che non era riuscito a battere Kovalainen nel Q1, nonostante Webber avesse avuto dei problemi idraulici che gli avevano causato un guasto al cambio e reso aperta la strada per i piloti nel Q1).

Lewis Hamilton, McLaren, Pastor Maldonado, Williams

Lewis Hamilton, McLaren, Pastor Maldonado, Williams

Photo by: Motorsport Images

I leader – compresi Hamilton e Alonso – si erano fermati per sostituire le gomme e questo aveva portato ancora più fortuna allo spagnolo. La sosta di Hamilton con la McLaren aveva fatto segnare il record non ufficiale di 2.6 secondi di pit stop all’inizio, ma un problema gli era costato altri 10 secondi ed Alonso e Raikkonen ne avevano approfittato, balzando alle spalle di Vettel e Grosjean in regime di Safety Car (che vedeva Daniel Ricciardo davanti a Raikkonen, ma l’australiano doveva ancora fermarsi).

Alla ripartenza, Vettel era riuscito a riprendere margine, mentre Alonso aveva sopravanzato Grosjean, resistendo all’esterno della Curva 2 e ripetendo l’impresa eroica che aveva compiuto al primo giro. Autosport scriveva: “Il desiderio di Alonso e la sua audacia sono evidenti”.  

I 26 gradi di temperatura stavano mettendo alla prova l’intero gruppo, ma sembrava che la fortuna girasse ancora dalla parte di Alonso. La Red Bull infatti aveva notato che l’alternatore sulla monoposto di Vettel aveva smesso di funzionare sotto regime di Safety Car, rallentando pian piano per poi ritirarsi per un problema elettrico come conseguenza del guasto all’alternatore.

Alonso era così al comando e non voleva perderlo. Ma non era un’impresa facile, Grosjean aveva visto che poteva ricucire il distacco ed al giro 39 era a meno di un secondo. Ma la fortuna aveva sorriso nuovamente ad Alonso: Grosjean infatti era stato costretto al ritiro qualche giro dopo a causa dello stesso problema di Vettel. Entrambe le vetture avevano motore Renault. Autorsport aveva scritto di Grosjean: “Era stata una gara magnifica, fino a che è durata. La vittoria non è lontana”. Sono parole che si rileggono nel 2020 e ci si chiede cosa sia andato storto, era così veloce nel 2012 e nel 2013…

Alonso si stava preoccupando per la gomme negli ultimi otto giri, ma tutti gli altri alle sue spalle avevano lo stesso problema. Raikkonen, che aveva perso la posizione su Hamilton quando entrambi avevano sopravanzato Ricciardo, era riuscito a superare l’inglese a tre giri dal termine, lasciando il pilota McLaren a lottare con Maldonado.

Il pilota della Williams cercava il suo secondo podio dopo la vittoria in Spagna di quell’anno, ma stavolta non c’era possibilità di ottenerlo. Come il sorpasso di Grosjean su Hamilton qualche giro prima, le cose si sono replicate alle Curva 12/13 al giro 56. Ma mentre il pilota della Lotus era rimasto in pista, Hamilton aveva mandato fuori pista Maldonado. Nonostante le quattro ruote fuori dall’asfalto, Maldonado aveva ripreso la via della pista alla Curva 13, portando Hamilton contro il muro e rompendogli l’ala anteriore. Il pilota della Williams aveva così ricevuto una penalità per aver causato un incidente, perdendo il punto che aveva conquistato alla fine della gara con il decimo posto.

Fernando Alonso, Ferrari F2012.

Fernando Alonso, Ferrari F2012.

Photo by: Sutton Images

Ma quel caos aveva portato gioia altrove. La strategia con uno stint lungo di Schumacher e Webber aveva pagato ed erano tra i piloti più rapidi. L’incidente tra Hamilton e Maldonado aveva permesso a Schumacher di essere in terza posizione ed il tedesco aveva conquistato così l’unico podio del suo ritorno alle corse. Sul podio insieme ad Alonso, Raikkonen e Schumacher c’era Andrea Stella – l’allora ingegnere di pista di Alonso – che aveva lavorato con tutti e tre quando correvano per la Ferrari.

Tanto caos, tanta drammaticità, tanta…imprevedibilità. Ancora una volta, ecco come la Formula 1 può trarre vantaggio da eventi come questo, avvenuto in quella che è stata una stagione entusiasmante nel complesso.

Ci sono ovviamente delle buone ragioni per cui le cose ora sono diverse. Le regole sul’utilizzo dei motori hanno incrementato l’affidabilità in maniera impressionante ed il 2012 era dipeso troppo dalle gomme – il range ristretto di lavoro di Pirelli era stato chiave. Ma questa è la frustrazione della Formula 1, volere una cosa che poi ha un impatto su un’altra cosa…

Ma non è stata solo la gara a rendere così adrenalinica la gara di Valencia nel 2012. È stata l’emozione nel suo insieme. Nessuno all’epoca sapeva che Schumacher non sarebbe mai più salito sul podio – ma i tentativi di quella seconda parte di carriera prima di quel giorno indicavano che quello era un grande risultato.

Poi c’è stato il festeggiamento di Alonso. Ha fermato la monoposto nel giro di rientro – apparentemente per assicurarsi che la FIA potesse prendere un campione del carburante – ed era sceso per raggiungere il proprio pubblico sulle tribune gremite.

Autosport scriveva: “Per cinque minuti o qualcosa di più, ha interagito con la folla adorante e poi ha parlato con una grande eloquenza delle difficoltà economiche che affliggevano il suo paese. Ha detto di essere felice di aver alleviato la sua gente dalle preoccupazioni, almeno per un momento”.

Questo è il potere dello sport. Quando le cose torneranno alla normalità dopo la pandemia del Coronavirus, dobbiamo sperare che queste prestazioni possano far sparire le preoccupazioni – per motivi economici o di salute – anche solo per un momento.

Kimi Raikkonen, Lotus F1, Fernando Alonso, Ferrari, Michael Schumacher, Mercedes AMG F1 and Andrea Stella, Ferrari Race Engineer celebrates on the podium

Kimi Raikkonen, Lotus F1, Fernando Alonso, Ferrari, Michael Schumacher, Mercedes AMG F1 and Andrea Stella, Ferrari Race Engineer celebrates on the podium

Photo by: Sutton Images

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Serie Formula 1
Autore Alex Kalinauckas