Tost crede nella Honda: "Il motore è pronto e la Toro Rosso avrà molte parti Red Bull 2018"

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Tost crede nella Honda:
Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
05 dic 2018, 11:11

Il team principal della squadra di Faenza svela qual è stata la crescita del motore Honda: "Non avevano i dati minimi per lavorare e poi hanno prodotto molte novità. La power unit giapponese è stata migliore di quanto sia stato il telaio Toro Rosso".

Scuderia Toro Rosso STR13
Sean Gelael, Scuderia Toro Rosso STR13
Pierre Gasly, Scuderia Toro Rosso STR13
Naoki Yamamoto nel garage Toro Rosso
Ingegneri Toro Rosso al muretto box
Alex Albon, Scuderia Toro Rosso
Daniil Kvyat, Toro Rosso STR13
Daniil Kvyat, Scuderia Toro Rosso
Pierre Gasly, Scuderia Toro Rosso STR13, lascia il garage
Toro Rosso STR13, paratia ala anteriore
Ingegneri Toro Rosso Honda, in griglia di partenza
Toro Rosso STR13, bargeboard
Franz Tost Team Principal,, Scuderia Toro Rosso e il Dr. Helmut Marko, consulente Red Bull Motorsport
Logo Toro Rosso su un musetto in pit lane
Toyoharu Tanabe, Direttore tecnico F1, Honda, e Franz Tost, Team Principal, Scuderia Toro Rosso
Franz Tost, Team Principal, Scuderia Toro Rosso, al muretto box
Brendon Hartley, Toro Rosso STR13
Max Verstappen, Red Bull Racing RB14
Red Bull RB14, dettaglio dell'ala anteriore

Franz Tost conferma quanto da tempo sostiene Helmut Marko: la Honda è pronta per vincere. L’obiettivo non sembra essere solo quello di ottenere dei successi di tappa, ma di recitare un ruolo importante nella corsa al prossimo Mondiale.

La convinzione di Tost si è rafforzata dopo dodici mesi di convivenza fianco a fianco con i tecnici giapponesi, una stagione non semplice per la Toro Rosso, ma che il team principal austriaco giudica estremamente positiva nel lungo termine.

Ora la palla passa alla Red Bull, almeno per quanto riguarda le ambizioni iridate, ma Tost ha confermato che il lavoro va avanti anche nella sede di Faenza, dove la prossima monoposto ha preso forma intorno al retrotreno della Red Bull 2018. Ci sono da recuperare posizioni nella Classifica Costruttori, e la voglia di rivincita è tanta.

Quanto è stata difficile la stagione conclusa da poco? In certi momenti siete sembrati un laboratorio viaggiante…
“Non è stato frustrante, abbiamo avuto dei buoni weekend ed altri in cui la performance non c’era. In Bahrain Gasly ha disputato una bella gara, conclusa in quarta posizione, così come a Monaco, Budapest ed anche Spa, pista in cui non pensavamo di ottenere dei punti. Questi sono stati i weekend migliori, ma ci sono stati anche momenti difficili”.

Ovvero?
“Inizio con un dato: quest’anno abbiamo speso 2,3 milioni a causa di incidenti. A Barcellona Gasly è stato incolpevolmente coinvolto da Grosjean al via, non poteva far nulla. Poi c'è stato l'incidente con Ocon in Francia, quello tra Stroll e Hartley in Canada, a Silverstone e a Monza Brendon è stato toccato da Vandoorne e da Ericsson, e ne è uscito con la macchina praticamente distrutta. E' un... bollettino che ha impattato sul nostro 2018!".

"Tornando al discorso Honda, credo che per noi sia stata e sia tuttora, una grande opportunità. Dodici mesi fa incontravo persone che mi dicevano ‘dovete essere totalmente pazzi ad aver fatto questa scelta', ma dentro di me ero convinto che sarebbe stata una buona stagione e che la scelta Honda fosse quella giusta. A rafforzare questa mia idea c’erano i progressi che la Honda aveva fatto vedere nel 2017. Poi durante i mesi invernali ho avuto modo di vedere quanto hanno lavorato sui banchi dinamici di Milton Keynes e Sakura”.

La prestazione è cresciuta molto, ma avete cambiato parecchie power unit...
“Sapevamo, ovviamente, che non avremmo completato la stagione con tre motori, questo era ben chiaro. Ma nell’ultima fase della stagione abbiamo spinto anche noi per fare tutte le prove necessarie per prepararci al meglio in vista del 2019. Credo che alla fine i migliori test siano quelli che si fanno con il motore montato in macchina, è dalla pista che ottieni i riscontri e le indicazioni migliori".

"Poi una volta raccolti i dati in pista puoi tornare al banco, ma è sempre girando che capisci se la direzione è giusta o no. Non era necessario cambiare power unit in Messico e ad Austin, ma siamo stati noi a spingere per farlo, in modo da verificare in un weekend di gara alcune delle novità che la Honda aveva pronte”.

Quindi non era parte del programma iniziale?
“No, ma a quel punto per noi era importante familiarizzare subito con questi sviluppi. Valutare le vibrazioni, le scalate di marcia, tutto questo genere di cose. E poi, ovviamente, per verificare il rendimento in pista, ovvero la guidabilità e il consumo, tutte cose che puoi verificare al cento per cento solo quando il motore è in macchina”.

I tecnici Honda hanno confermato di aver sentito meno la pressione lavorando con la Toro Rosso...
“Abbiamo un’ottima collaborazione. Se rileviamo qualche aspetto migliorabile ci sediamo insieme, ne discutiamo e cerchiamo di trovare una soluzione. Quando lo scorso anno abbiamo avuto il primo incontro con Honda sono rimasto choccato: non erano al corrente di aspetti riguardanti la monoposto, intendo dati che impattavano anche sul motore, il che significava che non erano stati informati. Oggi abbiamo un ottimo rapporto e sono convinto che l'anno prossimo con la Red Bull Racing potranno vincere delle gare”.

Quindi sposi la previsione di Helmut Marko?
“Sì. Il motore è pronto. E questo è il piano, e questo deve essere”.

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Torniamo ad un aspetto rimasto in sospeso: quanto è pesato questo ruolo con la Honda sulla posizione finale della Toro Rosso nel Mondiale?
“Se intendi il peso avuto dal programma Honda, beh non penso poi molto. Ovviamente se non cambi il motore non parti dalle retrovie, e questo non è certo un vantaggio, ma sono tutti aspetti preventivati. Credo che la power unit Honda abbia mostrato una potenziale molto migliore di quello che è stato mostrato dal telaio Toro Rosso, ovvero le nostre mancanze sono state più sulla macchina che sul motore. Quello che ha comportato il lavoro con la Honda era in preventivo”.

Essere un team ufficiale per la prima volta nella vostra storia, ha comportato dei cambiamenti importanti nei vostri programmi di lavoro?
“Sì, certo. Ma è andata molto bene, perché i tecnici giapponesi si sono confermati totalmente aperti nei nostri confronti, e questo approccio si è sposato al meglio con la filosofia Toro Rosso, che è sempre stata estremamente trasparente. Volgiamo fare bene, il meglio possibile, non abbiamo mai avuto aspetti politici nel nostro lavoro, e loro sono stati molto sorpresi, ovviamente in positivo. Diciamo che ci siamo intesi subito”.

Credi che la Honda riuscirà il prossimo anno ad avere un’affidabilità all’altezza di Ferrari e Mercedes?
“Lo spero. Dipenderà da come impatteranno i prossimi passi sul fronte delle prestazioni. Per quanto si provi al banco, avremo le risposte quando il motore sarà montato sulla monoposto. Non credo che ci saranno molte modifiche alla power unit 2019, me l’aspetto simile a quella che ha concluso questo Mondiale, quindi tutto mi fa pensare che lavoreranno molto sul fronte affidabilità”

Quando credi che terminerà l’egemonia Mercedes?
“È difficile da dire, perché Toto e Niki fanno un lavoro molto, molto buono, tenendo unita la squadra. Hanno un'infrastruttura fantastica, hanno investito nel 2010, nel 2011 e nel 2012 milioni e milioni, assumendo persone molto capaci e di grande esperienza. E tutti restano lì, compreso Hamilton, quindi presumo che non sarà facile per gli avversari. Da parte mia spero che la Red Bull faccia un grande passo avanti e che possa dire la sua anche per il campionato”.

È vero che monterete il retrotreno Red Bull 2018 sulla vostra monoposto del prossimo anno?
“Si, ed avremo anche delle componenti della sospensione anteriore, ma non il meccanismo completo, perché abbiamo un aerodinamica diversa e la sospensione ha un impatto su questo fronte, quindi sono state necessarie delle modifiche".

"Mi è stato chiesto come mai il retrotreno 2018, e la risposta è semplice: la Red Bull è sempre molto al limite sul fronte dei tempi, e noi non possiamo permetterci di aspettare, perché altrimenti non arriveremmo in tempo per essere in pista”.

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