Schumi: ecco perché i tifosi vivono il suo dramma

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Schumi: ecco perché i tifosi vivono il suo dramma
Di: Sara Rosa, psicologa dello sport
17 gen 2014, 13:25

La “scoperta” della fragilità del campione spinge l'opinione pubblica a stringersi al capezzale del tedesco

TRA LA VITA E LA MORTE Il sette volte campione del mondo Michael Schumacher è attualmente ricoverato presso l’ospedale di Grenoble e lotta tra la vita e la morte, dopo il terribile incidente sugli sci di domenica 29 dicembre. La procura di Albertville ha aperto un’inchiesta e gli uomini della Gendarmerie di Bourg Saint Maurice stanno indagando per meglio comprendere la dinamica della rovinosa caduta del pilota tedesco. UNA SPERANZA COLLETTIVA Ma ora, naturalmente, sono gli aggiornamenti e i bollettini dei medici sulle condizioni di salute di Schumi a essere attesi, rincorsi e ascoltati con il più vivo interesse, dai suoi tifosi, ma in generale dalla grande massa. Ogni comunicato stampa, ogni breve annuncio, ogni nuova informazione desta speranze e accende nuove aspettative, nonostante sia ancora certamente troppo presto per potersi sbilanciare: la fiducia e una certa carica di ottimismo sembrano dilagare nei cuori dei tanti estimatori di Schumi, abituati a vederlo vincere, sempre. LA SOLIDARIETÀ DEI COLLEGHI Tutti vicini a Michael, dai colleghi alla gente comune, da chi correva al suo fianco a chi lo seguiva in TV. Innumerevoli le testimonianze di vicinanza in questi giorni dal mondo della Formula 1, i colleghi ferraristi di un tempo, e poi David Coulthard con la sua toccante lettera alla moglie di Michael, Corinna, le parole di incoraggiamento del rivale di sempre Mika Hakkinen (nelle stagioni 1998, 1999 e 2000), l’intervento commovente di Alain Prost, che ha parlato di Schumacher nel corso di un’intervista sul canale francese Antenne d’Itélé e tantissimi altri... E poi numerosissimi messaggi di conforto, incoraggiamento e solidarietà provenienti dal circuito più grande, costituito dalla “gente”, la più comune, incredibilmente affezionata a Schumi. IL RISCHIO DELL'AUTOINGANNO La sensazione di “shock” che sembra aver travolto in questi giorni milioni di persone pare essere ancora più marcata per il contrasto con l’immagine indistruttibile di Michael, per molti un’icona, un mito vivente, una sorta di supereroe con relativi superpoteri (eccezionali capacità fisiche e/o mentali...), non a caso calato nel magico “Circus” della Formula 1. Distante, quindi, nell’immaginario comune dall’essere umano, fatto di carne ed ossa, soggetto a fragilità come ognuno di noi. Le sue innumerevoli imprese, i suoi record e le sue vittorie ci hanno portato a una sorta di autoinganno in tal senso. Da qui lo sgomento che ha avvolto e scosso gli animi, dal momento della notizia e in tutti questi giorni di attesa. COSÌ LONTANO, COSÌ VICINO Non solo, ma nonostante siano davvero pochi quelli che personalmente lo conoscono, la frequenza e la quantità di volte che lo abbiamo visto e seguito nelle sue gare, regala a un gran numero di persone la sensazione di stare in pena non per uno sconosciuto, ma per una persona conosciuta, quasi vicina. Avere familiarità con “l'oggetto” aumenta infatti non solo la percezione di gradevolezza nei suoi riguardi, ma fa anche sì che vi si instauri una sorta di vicinanza emotiva. I personaggi come Schumi, campioni indiscussi, fanno parte in qualche modo della nostra quotidianità e in un certo senso appartengono alle immagini di alcuni momenti della nostra vita. La commozione che proviamo per il personaggio pubblico, carismatico e vincente, che negli anni è riuscito a coinvolgerci e ad affascinarci, appare reale e viva. Anche per il puro dispiacere umano, non dettato da una particolare ammirazione verso il personaggio, ma per sentita empatia. LA LEZIONE DI ARISTOTELE Si tratta di una forma molto profonda di comprensione dell'altro, un’immedesimazione negli altrui sentimenti. Ci si sposta quindi, in tal caso, da un atteggiamento di pura osservazione esterna al come invece ci si sente interiormente. Ci si sente allora vicini al dolore perché ci si rende conto che situazioni simili e circostanze assurde e improvvise possono capitare a chiunque, persino a chi ci pareva intoccabile. E ci fanno pensare che la fiducia e l'empatia con il prossimo possano essere l'unica risposta o soluzione possibile alla esilità della vita. "La speranza è il sogno dell'uomo sveglio", per dirla molto più sinteticamente con Aristotele.
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Piloti Michael Schumacher
Autore Sara Rosa, psicologa dello sport
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