Vettel è un predestinato, dove vuole arrivare?

Vettel è un predestinato, dove vuole arrivare?

Seb dopo due titoli mondiali non convince tutti: per Fiorio domina solo perché è sulla F.1 migliore...

Cesare Fiorio non lo considera un campionissimo. Per il commentatore della RAI che è stato direttore sportivo della Ferrari dal 1989 al 1991, Sebastian Vettel non è un fuoriclasse, ma un buon pilota che sa sfruttare la migliore monoposto del Circus. Cesare, apprezzato talent scount di giovani piloti nei rally come nella velocità, è uno dei tanti a sostenere che il tedesco non vale Fernando Alonso, il campione spagnolo che proprio Fiorio aveva avuto modo di far debuttare sulla Minardi di Formula 1 quando era il responsabile della squadra faentina. Il manager torinese, dunque, attribuisce ad Adrian Newey, il progettista della Red Bull Racing, gran parte del merito che ora viene attribuito a Sebastian. Secondo Fiorio, insomma, sarebbero diversi i piloti del Circus che avrebbero potuto dominare il mondiale 2011 se avessero avuto per le mani la micidiale RB7. Il tema è destinato a far discutere tutto l'inverno. Spesso condividiamo l'arguzia dei suoi commenti e la lucidità delle sue analisi, ma questa volta crediamo che possa aver preso un granchio. Basta scorrere la progressione del pivello di Heppenheim per capire che si tratta di un campione che lascerà un profondo solco nella storia dell'automobilismo. Sta demolendo un record dietro l'altro con la freddezza di un pilota maturo e la semplicità di chi non si è ancora montato la testa. Eppure la sua crescita è stata davvero impressionante e non sembra affatto essersi completata. Chi si ricorda che al debutto in F.1 nelle prove libere del Gp di Turchia del 2007 con una BMW Sauber F1.06 certo non irresistibile era stato subito il più veloce? All'epoca era solo il test driver che si doveva accontentare di un turno e poi togliere il disturbo, lasciando il volante a Nick Heidfeld. È stato il più giovane conduttore a conquistare un punto (19 anni e 350 giorni) nel Gp degli Stati Uniti 2007 quando aveva sostituito sulla BMW Sauber F1.07 Robert Kubica, ancora convalescente dopo il terribile botto di Montreal. Inoltra risulta il più giovane vincitore di un Gran Premio (21 anni, 73 giorni): nel 2008 non guidava una Red Bull, ma la Toro Rosso, la monoposto “fotocopia” spinta dal motore Ferrari che era stata sviluppata dall'ingegner Giorgio Ascanelli. Aveva conquistato la pole e la vittoria in un memorabile Gp d'Italia a Monza su una pista fradicia d'acqua, portando la squadra faentina ad un risultato che non aveva mai raggiunto. Poi è arrivata la consacrazione in Red Bull Racing, ma la squadra di Milton Keynes non aveva mai vinto un Gp fino all'arrivo di Sebastian nel team (primo successo Gp di Cina del 2009). E la folgorante ascesa è stata a dir poco sensazionale: un successo nel 2008, quattro nel 2009, cinque nel 2010 e siamo già arrivati a nove nel 2011, con due mondiali piloti nel carniere. Le nude statistiche evidenziano la qualità delle sue cifre che sono semplicemente disarmanti (è già a 12 pole nel 2011 e può raggiungere il primato di Nigel Mansell che è arrivato a 14 nel 1992). Questo non è il pedigree di un pilota qualunque, ma il palmares di un campione che sta ancora studiando da fuoriclasse. Adrian Newey, che di campioni in carriera ne ha visti molti, è stupito dalla capacità di Vettel di non ripetere mai lo stesso errore: “Ha una dote di apprendimento che mi ha sorpreso ed è attento su tutto quello che si evolve sulla macchina: non si limita a guidare il materiale che gli mettiamo a disposizione, ma cerca di capire a cosa serve e come funziona”. In effetti Seb è stato uno dei pochi piloti che è andato a visitare lo stabilimento Pirelli che c'è in Turchia dove vengono prodotte tutte le gomme di F.1: il tedesco aveva voluto vedere dove nascevano le coperture che avrebbe usato quest'anno. Una curiosità ben riposta visto che è stato certamente il pilota che ha capito meglio di tutti gli altri come usare gli pneumatici. Bernie Ecclestone è pronto a scommettere che Vettel migliorerà ancora: “La sua forza è che non si lascia intaccare minimamente dai successi, ma resta sempre con i piedi per terra. Uno così non può che crescere ancora perché non si accontenterà certo di due mondiali”. Mister B se la ride, anche se forse il manovratore del Circus dovrebbe preoccuparsi perché il dominio incontrastato di Vettel, il ragazzino con la faccia pulita, rischia di togliere curiosità ed attenzione alla F.1. Dove vorrà arrivare? È difficile dirlo, tanto più che sembra piuttosto sensibile al fascino della Rossa...

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Campionati Formula 1
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