Rivoluzionario Hembery: "Tre campionati regionali con 7 GP back to back"

Il direttore di Pirelli Motorsport questa volta non parla di gomme, ma della sua visione sulla F.1 del futuro che deve calamitare le Case automobilistiche con un BoP che metta tutti sullo stesso piano e con un calendario per aree geografiche.

Paul Hembery ha diradato la sua presenza ai GP di Formula 1 da quando a metà marzo è stato nominato anche Presidente Esecutivo della Region Latam Consumer di Pirelli, alla quale fanno capo le unità operative che la Casa milanese conta in Argentina, Brasile e Venezuela.

L’inglese di 51 anni è sempre il Direttore di Pirelli Motorsport, ma in questi ultimi mesi trascorsi per lo più in Sud America ha maturato una visione del mondo dei GP diversa da quella che aveva vivendo costantemente nel paddock.

E così Paul ha maturato alcune idee per rivoluzionare la Formula 1, dando un taglio netto al recente passato per guardare a un futuro che impone delle scelte importanti per riportare i GP all’attenzione del grande pubblico, coinvolgendo le nuove generazioni.

Una volta tanto, quindi, non saranno le gomme il tema della nostra conversazione, quanto una visione su come dovrebbe cambiare il Circus per renderlo più appetibile agli appassionati e agli sponsor.

Da cosa cominciamo Paul?
“Intanto bisognerà decidere se si vuole un campionato di F.1 per Costruttori piuttosto che per team. Se si vuole puntare sulle presenza delle Case auto, come io credo, bisogna creare una situazione a lungo termine nella quale tutte possono partecipare e magari non vincere, ma senza correre il rischio di crearsi un’immagine negativa”.

L’esempio della Honda può essere esemplificativo, ma cosa si può fare concretamente a livello regolamentare?
“Molti marchi si sono orientati verso la Formula E, altri si sono impegnati nel GT perché è stato trovato un bilanciamento delle prestazioni: nessuna Casa è in palese difficoltà al punto da rovinarsi la reputazione. So che l’adozione di un BoP in F.1 sarebbe contraria alla visione di tutti i tecnici che ci sono nel paddock, ma si è visto a Le Mans che è possibile trovare un punto di equilibrio pur con soluzioni tecniche molto diverse e spendendo delle cifre ragionevoli”.

“I costi attuali di un top team arrivano a 300/400 milioni di euro. Parliamo di cifre eccessive per portare due macchine in giro per il mondo in 20 appuntamenti stagionali. Io credo che il pubblico sarebbe molto attratto da un progetto egualitario che s’ispiri anche alla montante sensibilità ecologica”.

Il tentativo di ridurre i costi è sempre fallito in F.1…
“Bisogna fermare l’escalation. L’esempio lo abbiamo nel calcio, dove certi ingaggi o certe quotazioni di giocatori oggi sono considerate immorali dagli stessi tifosi. Dobbiamo trovare un nuovo equilibrio anche nei GP. Bisogna coinvolgere i grandi Costruttori per fare in modo che 10 Case investano per 10 anni in F.1. Questa sarebbe la condizione ideale”.

Facile a dirsi, ma complicato da realizzare…
“Non credo, si potrebbe creare un BoP specifico per la F.1: ci sono molti modi per equiparare le prestazioni delle monoposto. Penso che il peso sarebbe molto osteggiato nel paddock, ma c’è molta elettronica sulle macchine e ci sono molti modi per trovare un buon equilibrio. Basta guardare cosa hanno fatto a Le Mans: anche se le tecnologie erano molto diverse, alla fine le prestazioni erano molto simili. Se si vuole è fattibile…”.

Macchine con prestazioni più simili faciliterebbero i sorpassi?
“La gente vuole vedere i sorpassi, se non gli incidenti. Se si guardano gli highlights di qualsiasi gara si vedranno solo i sorpassi, nessuno guarderebbe per cinque minuti una macchina che gira su una pista da sola”.

E qual è la via maestra?
“E’ necessario rimettere il pilota al centro. Il pubblico deve capire se un pilota riesce a fare la differenza su un avversario. La domanda più ricorrente che sento fra gli appassionati è sempre la stessa: chi è il miglior pilota di Formula 1? Dobbiamo dargli delle risposte. I tifosi preferiscono identificarsi in un pilota più che in una squadra”.

Passiamo al dettaglio: cosa cambierebbe subito?
“Ho già accennato all’idea di creare dei campionati regionali di F.1, rivoluzionando l’attuale calendario. Quando parlo con i nostri mercati scopro che fanno fatica a sapere quando c’è un GP: il diverso fuso orario ha un effetto, ma non solo. Io credo che sia possibile creare dei campionati regionali per aree geografiche: America, Europa, Asia”.

Facciamo degli esempi…
“La serie americana potrebbe comprendere le gare di Città del Messico, Austin, Montreal e Interlagos. A queste si può aggiungere un GP in Argentina dove c’è una passione folle per la F.1 e un altro paio di gare negli Stati Uniti: Los Angeles piuttosto che New York o Miami. Insomma si potrebbe creare un calendario americano che dovrebbe occupare solo un paio di mesi”.

Un tempo molto compresso…
“Certo, io le gare le metterei una in fila all’altra per creare poi una pausa nella quale le squadre potrebbero avere il tempo di sviluppare le macchine per la serie successiva. In questo modo si creerebbe un interesse a livello regionale che adesso di fa fatica ad alimentare perché adesso il campionato di F.1 è molto focalizzato sull’Europa”.

“La diffusione televisiva dei GP è studiata in funzione degli orari del Vecchio Continente. E, invece, si potrebbero lanciare tre mini campionati per poi assegnare il titolo mondiale come sempre”.

Rivoluzione nel calendario?
“Oggi c’è un calendario che non lega gli eventi, perché si va dall’Australia alla Cina e poi si torna dopo mesi in Oriente per correre a Singapore e in Malesia. Insomma c’è un grande scollegamento che fa anche crescere enormemente i costi di trasferta. Se si creano i campionati regionali, invece, la gente sa che per un paio di mesi la F.1 sarà la grande protagonista del proprio territorio”.

Ma i piloti saranno in grado di reggere sei/sette GP back to back: non sarebbe troppo?
“Ogni pilota ormai è un super-atleta, molto allenato fisicamente e preparato a livello psicologico. Se guardiamo al passato, quando una squadra non era impegnata in gara effettuava moltissimi test privati, per cui i piloti erano sempre in macchina. Non sarei preoccupato da questo punto di vista, anche perché nella mia idea fra una serie regionale e l’altra ci sarebbero dei periodi nei quali i piloti potrebbero riposarsi”.

È vero che avevi esposto il tuo progetto a Ecclestone?
“Sì in passato, ma ora Liberty Media sta sviluppando qualcosa in questo senso. Io sto lanciando delle idee che dovranno essere discusse e analizzate in modo approfondito”.

Dopo aver messo mano al calendario cosa bisognerebbe fare?
“Ci vorrebbe un maggiore collegamento con i tifosi e bisogna dire che Liberty Media lo sta già cercando, perché il pubblico sta cambiando. La televisione ormai non viene utilizzata come unica piattaforma per seguire qualsiasi evento: oggi tutto si muove intorno allo smartphone, all’i-Pad, insomma al mondo digitale”.

“Dobbiamo capire se la Formula 1 sarà in grado di utilizzare la piattaforma più diffusa nel mondo. Perché se andremo ancora verso le pay-tv avremo una qualità dell’audience che, per esempio, sarà molto vicina alla nostra clientela, ma avremo un numero chiuso, limitato”.

“La F.1 non è ancora come il calcio che riesce a calamitare sulle pay-tv i propri tifosi, magari succederà fra 20 anni. Nel frattempo dovremo fare in modo di portare i GP su delle piattaforme più fruibili. E poi mi aspetto delle trasmissioni di cinque minuti al giorno di riassunto di ciò che è successo in pista, perché la gente non ha tempo per stare due ore davanti al televisore”.

Cambieresti il format dei GP?
“Credo che anche una gara di un’ora possa essere troppo lunga, magari introducendo la corsa di qualificazione al sabato. Detto questo, mi rendo conto che il modello di business è particolarmente complicato perché ci sono gli organizzatori e le tv che pagano i diritti per avere il GP, per cui mi immagino che saranno contrari al fatto che possa esserci una diffusione della F.1 più aperta nel mondo. Giustamente tutelano i loro interessi, ma gli sponsor hanno bisogno di audience per giustificare i loro investimenti. È evidente che stiamo parlando di un sistema complesso, ma è proprio questa la sfida che dovrà affrontare Liberty Media…”.

Parlando di campionati regionali si potrebbe pensare di non rendere valide tutte le gare per il titolo, in modo da permettere alle squadre di far correre dei giovani piloti?
“Non ci avevo pensato… ma ci sono molte idee che si possono sviluppare. L’aspetto negativo è che se dovesse mancare qualche nome grosso fra i piloti, il pubblico potrebbe decidere di non guardare la gara. Ma da cosa nasce cosa…”.

Le monoposto dovranno essere semplificate o esprimere il pinnacolo della tecnologia?
“L’altro aspetto sul quale la F.1 deve puntare è la tecnologia. Il mondo sta cambiando in fretta e si sta andando verso l’elettrico che non sarà l’unicoa, perché l’ibrido è una bella realtà che sarà valida nei prossimi dieci, quindici anni. La F.1 aveva iniziato con il KERS sui motori V8 prima di arrivare alle power unit attuali. Oggi si usano tecnologie che non riusciamo a spiegare al grande pubblico”.

È una colpa dei team che vogliono tenere segrete molte soluzioni anziché spiegare i concetti…
“Sì, ma nella mia idea di F.1 avrei pensato a una semplificazione: su qualsiasi vettura ibrida di serie c’è un display nel quale è possibile osservare da dove arriva l’energia e come si sfruttano le batterie. Perché non facciamo qualcosa di simile anche in F.1? In questo modo gli appassionati avrebbero modo di capire che non si consuma solo della benzina, ma c’è un aspetto elettrico che permette al motore ibrido di raggiungere un’efficienza impensabile pochi anni fa”.

“Dobbiamo fare uno sforzo per rendere più fruibile la conoscenza di questa tecnologia che è molto estrema, ma simile a quella delle macchine che girano per la strada. La F.1 concede ad altri campionati la possibilità di comunicare di essere i più evoluti, mentre le monoposto 2017 sono le vetture più avanzate che esistono nel mondo delle corse. Non bisogna spiegare i segreti ma i concetti che hanno portato a certe scelte sulle macchine”.

Campionati regionali, mondo digitale, tecnologia ibrida: cosa manca alla tua idea di F.1 per il 2021?
“Ci aggiungerei la simulazione. Questo mondo sempre più importante in F.1 è molto vicino ai giochi dei giovani. Quello dei GP è il mondo leader in materia di simulazione per cui dobbiamo avvicinarlo al grande pubblico. Noi abbiamo un modello matematico delle nostre gomme e potremmo aprire dei dati per creare un ponte fra l’attività di ricerca e sviluppo con quella ludica dei giovani”.

È pensabile avere un indicatore del consumo delle gomme da mostrare in tv?
“Si può immaginare di applicare questa tecnologia in F.1 in tempi piuttosto brevi. Penso che si potrà fare. Gli spettatori potrebbero avere la percezione di quali sono le condizioni in cui guida un pilota e che rischi starebbe prendendo, oltre a dare una grande trasparenza…”.

Il sasso nello stagno è stato lanciato. La discussione è aperta…

 

 

 

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Articolo di tipo Intervista