Renault: la R.S. 19 sarà un grande passo avanti, ma i dubbi restano sul turbo

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Renault: la R.S. 19 sarà un grande passo avanti, ma i dubbi restano sul turbo
Franco Nugnes
Di: Franco Nugnes
30 dic 2018, 10:15

La monoposto 2019 sarà la prima a essere realizzata sfruttando la piena potenzialità della rinnovata factory di Enstone, per cui dovrebbe nascere un telaio certamente più competitivo. Preoccupano i ko al banco dei cuscinetti del turbo, perchè il V6 avrebbe 50 cavalli in più!

Daniel Ricciardo, Red Bull Racing
Nico Hulkenberg, Renault Sport F1 Team R.S. 18
Nico Hulkenberg, Renault Sport F1 Team R.S. 18
Nico Hulkenberg, Renault Sport F1 Team R.S. 18
Cyril Abiteboul, Managing Director, Renault Sport F1 Team
Nico Hulkenberg, Renault Sport F1 Team R.S. 18
Logo Renault F1 Team
Renault R.S. 18 , dettaglio dell'abitacolo
Presentazione Formula Renault Eurocup 2019
Mattia Binotto, Chief Technical Officer, Ferrari
Il motore Renault Energy F1 V6 2014
Cyril Abiteboul, Managing Director, Renault Sport F1 Team, con Marcin Budkowski, Renault Sport F1 Team
Artem Markelov, Renault Sport F1 Team R.S. 18

La Renault ha chiuso il 2018 al quarto posto del mondiale Costruttori con il team di Enstone che ha prevalso sulla Haas, la grande sorpresa del campionato che è stata capace di avvicinare le squadre ufficiali di F1 al terzo anno di attività potendo disporre della “Ferrarina”.

Il Costruttore francese dovrà fare un importante salto di qualità nel 2019, visto che le aspettative sono quelle di rivedere il marchio della losanga vincere un Gran Premio: dal rientro nel Circus sono ormai trascorsi tre anni e i tempi sono “maturi” perché dopo una lunga semina, cominci nella quarta stagione il periodo del raccolto.

La squadra è stata pesantemente rinforzata in ogni settore, tanto che l’organico ora è più vicino a quello dei top team con oltre 800 addetti (senza i motoristi). La R.S. 19 che è in gestazione sarà la prima monoposto che potrà godere delle modernissime strutture che hanno portato all’avanguardia la factory di Enstone, una fabbrica mai evoluta nell’era Lotus per l’assoluta mancanza di capitali freschi da parte di Genii Capital.

L’impianto, dopo una ristrutturazione che ha riguardato ogni aspetto della fabbrica, dal rifacimento della galleria del vento per arrivare al reparto CFD o di prototipazione rapida, dovrebbe essere in grado di produrre una macchina capace di sfidare, almeno in alcune gare, Mercedes, Ferrari e Red Bull.

L’impresa può sembrare quanto mai ambiziosa perché nel 2018 la Renault si è classificata quarta nel Costruttori, ma ha pagato un distacco di 297 punti dalla Red Bull che il mondiale lo ha concluso al terzo posto a parità di motore.

Il team di Milton Keynes ha totalizzato 419 punti contro i 122 della squadra di Enstone, rivelando che c’era una vera voragine fra Renault e Red Bull, senza ricordare che la Mercedes ha creato un distacco di 533 punti!

Cyril Abiteboul, capo di Renault F1, non vuole fare salti nel vuoto e preferisce parlare di tornare in fretta sul podio, senza ambire ancora a una vittoria. Ma l’arrivo di Daniel Ricciardo come pilota di punta avrà la funzione di accelerare i piani dei transalpini: un successo in F1 sarebbe come manna dal cielo per mitigare l’impatto mediatico negativo che ha prodotto l’arresto del presidente Carlos Ghosn, detenuto in Giappone per reati amministrativi contro la Nissan.

L’ultima vittoria Renault è datata GP del Giappone 2008 con la R28 condotta da Fernando Alonso: parliamo di 11 anni fa, un’era geologica in F1. Eppure c’è da domandarsi come mai l’australiano abbia deciso di lasciare un team capace di vincere, per passare a una squadra che ha ottenuto l’anno scorso un quinto posto con Carlos Sainz in Spagna e un altro con Nico Hulkenberg in Germania.

La risposta è semplice: oltre al fatto che Daniel era saturo del clima irrespirabile che viveva in Red Bull, i motoristi Renault gli avevano mostrato i dati al banco della power unit 2019. Stando alle indiscrezioni si parla di una cinquantina di cavalli di potenza in più che dovrebbe avvicinare (finalmente) i francesi a Mercedes e Ferrari e, in ogni caso, stare davanti al motore Honda che è stato adottato, invece, a Milton Keynes al posto del criticatissimo Renault.

Ricciardo si è fidato perché i valori visti sulla carta sono giusti, ma ciò che non è affatto chiaro è quale sia l’effettiva affidabilità della nuova unità. Il 6 cilindri, che ora dispone di parti realizzate dal pieno (basamento e testate), sembra robusto. I problemi derivano sempre dal turbo. Anzi dai cuscinetti del turbo che non reggono le violente sollecitazioni, almeno per ora.

La Renault si trascina un problema che è lo stesso da anni: non si tratta di un difetto di progettazione, quanto di materiali che gli altri Costruttori hanno brillantemente risolto nel tempo.

E la “caccia” a Mattia Binotto, dt Ferrari, probabilmente puntava a trovare una soluzione definitiva ai guai dell’unità francese che, comunque, nel 2018 ha vinto quattro GP potendo contare sull’eccellente telaio della Red Bull RB14 sulle piste dove il motore contava di meno.

È facile, quindi, prevedere che a motore fresco la squadra di Enstone si possa togliere qualche soddisfazione (podio più che vittoria), ma al momento è impensabile che possa completare la stagione con appena tre power unit, non avendo ancora raggiunto un’affidabilità adeguata, sempreché nella sosta invernale non si trovi la quadra e, allora, tutto potrebbe cambiare.

Ma fino ad allora Abiteboul dovrà decidere se mostrare quale potrebbe essere il potenziale Renault per sfidare almeno la Red Bull sfruttando la power unit al massimo della potenza, senza curarsi della durata, oppure se preferirà la lunga vita dei motori facendo abbassare il regime di rotazione fino alla soglia di sicurezza per l’affidabilità, in attesa che i tecnici di Viry Chatillon siano in grado di trovare le soluzioni ai problemi.

L’andazzo lo scopriremo già nei test invernali di Barcellona in programma a Barcellona. Ricciardo, sappiatelo, pende per la prima soluzione. È stufo di stare ad aspettare…

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