Red Bull sul piede di guerra: non si vuole far tagliare 30 milioni da Liberty

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Red Bull sul piede di guerra: non si vuole far tagliare 30 milioni da Liberty
Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
31 dic 2018, 14:09

Helmut Marko ha minacciato che la Red Bull possa lasciare la F1 alla fine del 2020 se le regole tecniche ed economiche non saranno in linea con le aspettative di Milton Keynes. In realtà è iniziata una guerra con gli americani sui soldi. Ecco cosa c'è in ballo nelle discussioni...

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I motori di Formula 1 sono spenti da un mese, e ufficialmente le ostilità riprenderanno solo a metà marzo sulla pista di Melbourne, sede del primo Gran Premio del calendario 2019. Ma in realtà le contese tra i team di Formula 1 hanno solo cambiato habitat, passando dalle piste alle sedi meno blasonate che accolgono gli incontri tra i rappresentanti delle squadre.

Sul tavolo ci sono i regolamenti che definiranno la Formula 1 2021, ovvero un cambiamento epocale per il Circus, che di fatto ripartirà da zero. Nuovi regolamenti tecnici (probabilmente non così diversi da quelli attuali) ma soprattutto nuovi ordinamenti sui fronti sportivi ed economici.

Nelle ultime settimane sono rimbalzate le voci di una Red Bull molto indispettita. Senza entrare nel dettaglio di ciò che ha causato il disappunto, Helmut Marko ha lanciato il classico sasso nello stagno:
“Abbiamo un accordo per rimanere in F1 fino al 2020, fino a quando non ci sarà un regolamento sui motori e un nuovo Patto della Concordia, né Red Bull e né Honda prenderanno una decisione a tal riguardo”.

Il punto sui motori è fumo negli occhi, che serve a mettere sul piatto anche la figura di un costruttore come la Honda, ma l’oggetto della contesta non sembra toccare la Casa giapponese. L’arrabbiatura, sembra essere tutta Red Bull. 

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Sono due i nervi scoperti che indispettiscono Marko: il budget cap, ed i criteri con cui verrà suddiviso il montepremi a partire dal 2021. Sul secondo fronte le intenzioni della Liberty sono molto chiare e note da tempo.

L’obiettivo è quello di rivedere i criteri di attribuzione del montepremi, aumentando notevolmente la colonna A del sistema che regolamenta attualmente la suddivisione (ovvero la cifra corrisposta in parti uguali a ciascun team) oggi di 27,5 milioni di euro a scapito dei benefit storici, che attualmente sono riservati a Ferrari, Mercedes, Red Bull, McLaren e Williams.

Le indiscrezioni raccolte negli ultimi giorni indicano un taglio che nel caso Red Bull arriverebbe a superare i 30 milioni di euro, e a quanto sembra non gradito da Marko.

Da qui la sua presa di posizione, che questa volta ha velatamente fatto passare il messaggio di una possibile dipartita affiancando però a questa opzione anche un possibile affiancamento al programma Formula 1 di un progetto a ruote coperte.

“C'è un'opzione differente - ha proseguito - potremmo correre alla 24 Ore di Le Mans con la Valkyrie con le regole WEC Hypercar. Se fosse introdotto un budget cap in F1 dovremmo tagliare del personale e non vorremmo necessariamente farlo. Potremmo dunque considerare altri progetti come quello di fare Le Mans”.

In linea di principio il budget cap sarebbe una soluzione moto efficace, che permetterebbe di ampliare notevolmente le possibilità di poter ambire al podio anche ai team oggi a centro schieramento.

Tutt’altra cosa è però la messa in pratica, visto che l’unica via percorribile sarebbe quella di introdurre in ciascuna squadra del personale FIA a tempo pieno, ‘commissari’ che verrebbero a conoscenza di tutte le attività del team, compresi i segreti industriali.

I recenti casi di tecnici FIA che occupavano posizione sensibili, passati dopo regolari dimissioni in forza a singole squadre (il caso più eclatante risale al 2017 con l’assunzione di Marcin Budkowski da parte della Renault) lascia però dei preoccupanti punti interrogativi sull’efficacia del sistema, e da qui la ferma presa di posizione dei top-team. La partita è ancora apertissima, ed il finale tutt’altro che scontato... 

 
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