Pit stop F1: soste da record con le pistole-computer!

La FIA ha varato una direttiva tecnica che dal GP d'Ungheria obbligherà le squadre a rallentare i pit stop, imponendo dei tempi di reazione umani a procedure che nel tempo sono state automatizzate grazie a sensori che non sono più passivi ma permettono di controllare le funzioni di rilascio della monoposto. Scopriamo la complessità di un'operazione ad alto tasso tecnologico.

Pit stop F1: soste da record con le pistole-computer!

La questione pit stop non è affatto di lana caprina come qualcuno vorrebbe ridurla. La FIA ha emesso con una direttiva tecnica che dal GP d’Ungheria imporrà il parziale rallentamento dei pit stop rifacendosi al Regolamento Tecnico della F1 che all’art 12.8.4 recita: "Qualsiasi sistema di sensori può agire solo passivamente".

Per ragioni di sicurezza la ripartenza di una monoposto durante un GP deve avvenire con sei consensi che definiscono il safe release: devono arrivare dai quattro meccanici che agiscono con le pistole e i due addetti ai cric, per cui solo dopo si accende il semaforo verde.

Ecco le pistole del pit stop della Ferrari

Ecco le pistole del pit stop della Ferrari

Photo by: Giorgio Piola

Le squadre hanno spinto la ricerca per ridurre man mano i tempi di reazione con procedure automatizzate che, secondo la FIA, sarebbero andate ben oltre le capacità umane, lavorando una volta di più in quelle che sono le zone grigie del regolamento.

Con il chiarimento regolamentare che scatterà a Budapest, Nikolas Tombazis impone dei tempi di reazione minimi nelle fasi di rilascio. Il dato sarebbe stato ricavato da quanto tempo impiegano i piloti al via a far scattare la monoposto dopo che si sono spenti i semafori, vale a dire 0,2 secondi.

La FIA introduce, quindi, un tempo di reazione minimo per i due principali processi del pit stop: 0,15 secondi dal fissaggio della ruota all'abbassamento del cric e 0,2 secondi dalla discesa della vettura all’effettiva ripartenza.

È evidente che con queste procedure sarà impossibile effettuare delle soste in pit lane con un cambio gomme inferiore ai 2 secondi. E a patirne maggiormente le conseguenze sarà la Red Bull che è stata capace del pit stop più veloce in sei degli otto GP disputati quest’anno, con tre soste inferiori ai 2 secondi.

Red Bull Racing, dettaglio della pistola per il pit stop

Red Bull Racing, dettaglio della pistola per il pit stop

Photo by: Red Bull Content Pool

La FIA, quindi, una volta raccolti tutti i dati ha deciso di intervenire nella consapevolezza che ci siano delle squadre, e non solo la Red Bull, che sono riuscite ad automatizzare certe fasi del cambio gomme.

Il dubbio è che la squadra di Milton Keynes abbia trasformato la pistola del pit stop in una sorta di gun-computer che, oltre a invertire il senso di rotazione dell’avvitatore, gestisce sensori in grado di “comandare” senza l’azione del meccanico la discesa della vettura del cric con soluzioni elettro-attuate

Basta guardare le pistole che non hanno quasi più niente a che vedere con l’attrezzo del fornitore: oltre a uno scudo in carbonio che copre l’avvitatore, si sono aggiunti componenti elettronici che ne fanno uno strumento... pensante.

Ecco l'avvitatore sviluppato dalla Mercedes

Ecco l'avvitatore sviluppato dalla Mercedes

Photo by: Giorgio Piola

Stando alle indiscrezioni del paddock anche la Mercedes avrebbe un proprio sistema, con la differenza che la squadra di Brackley non ha mai estremizzato la manovra fisica del cambio gomme, preferendo che l’operazione si chiuda senza errori (ed esclusione del pit di Bottas nel GP di Monaco), mentre la Red Bull potrebbe essere arrivata anche alla gestione della frizione, per cui il pilota con la marcia inserita non dovrebbe fare altro che accelerare. Verità? Fantasie?

È veramente difficile dirlo, ma non è casuale che la Mercedes durante le libere del GP di Stiria abbia provato una ripartenza di Valtteri Bottas dalla pit lane dopo che nei conteggi degli strateghi di Brackley non quadravano sei decimi persi dopo il pit stop di Lewis Hamilton nel GP di Francia: l’inglese ha perso la gara perché è stato superato da Max Verstappen proprio nell’undercut dell’olandese.

C’entra anche la più veloce ripartenza di Max? Può darsi. E non è casuale che gli avversari nel mondiale abbiano fatto degli esperimenti in quell’area (costati una penalizzazione del finlandese di 3 posizioni in griglia).

I team, quindi, non si limitano a registrare le informazioni, ma riescono a ridurre quasi a zero i tempi morti, ottenendo prestazioni straordinarie. La Red Bull, va detto, non è mai incorsa in unsafe release riuscendo a migliorare i pit stop senza mettere a rischio la sicurezza (solo Sergio Perez ha pagato domenica scorsa una sosta insolitamente più lenta nell’ultimo GP al Red Bull Ring).

Piazzuola McLaren inclinata al pit stop per velocizzare la sosta

Piazzuola McLaren inclinata al pit stop per velocizzare la sosta

Photo by: Steven Tee / Motorsport Images

Niente viene lasciato al caso: ogni dettaglio è frutto di studi ed analisi. Le postazioni dei pit stop non sono più parallele alla corsia dei box, ma per lo più sono inclinate per favorire l’accesso del pilota alla piazzuola con una manovra in meno per ottenere il necessario allineamento.

Era stata la Renault nel 2018 a introdurre con Gilles Carraro, oggi manager FOM, la piazzuola disassata nel GP d'Australia: Nico Hulkenberg e Carlos Sainz apprezzarono subito la possibilità di fermarsi senza dover ricorrere a una correzione dello sterzo prima di fermarsi, ben sapendo che bastava un colpo di acceleratore per raddrizzare la vettura alla ripartenza dal pit stop.

È interessante notare come le prestazioni non si cerchino solo sulla monoposto, ma su ogni elemento che entra in gioco in gara: basti pensare alle performance degli avvitatori che oggi pesano circa 3,5 km e con una pressione di 25 bar riescono ad avvitare il dado con una coppia di oltre 4.200 N. E per serrare la ruota bastano appena due o tutt'al più tre giri di filetto sul mozzo (ragione per cui a volte si spanano).

Dettaglio dell'eso-scheletro sul guanto di un meccanico Alfa Romeo al pit stop

Dettaglio dell'eso-scheletro sul guanto di un meccanico Alfa Romeo al pit stop

Photo by: Alfa Romeo

Non deve stupire, quindi, che i meccanici (tutti allenatissimi) siano sottoposti a carichi sulle mani sempre più gravosi: il team Alfa Romeo, per esempio, protegge l’arto di chi agisce con la pistola con un eso-scheletro applicato sopra al guanto ignifugo che consente di ridurre le forze che si scaricano sulla mano.

Ogni procedura ha subito un’evoluzione, portandoci a soste record che però non potranno più essere ripetute dall’Ungheria…

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