Montezemolo esclusivo: "Parlai con Senna prima dell'incidente, voleva venire in Ferrari"

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Montezemolo esclusivo: "Parlai con Senna prima dell'incidente, voleva venire in Ferrari"
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, Motorsport.com Switzerland
28 nov 2019, 18:38

Luca Cordero di Montezemolo si è concesso ad una lunga intervista esclusiva a Motorsport.com dove ha ripercorso i suoi anni in Ferrari.

Luca di Montezemolo
Piero Lardi Ferrari, Luca di Montezemolo, e Gerhard Berger
Luca di Montezemolo
Luca di Montezemolo
Luca di Montezemolo, Presidente Ferrari
Felipe Massa e Luca di Montezemolo
Niki Lauda e Luca Di Montezemolo
Luca di Montezemolo, Presidente Ferrari con i giornalisti
Luca di Montezemolo lancia i cappelli al pubblico
Luca Cordero di Montezemolo e Mika Häkkinen alla celebrazione Michael Schumacher
Eddie Irvine (a sinistra), Nicola Larini, Luca Di Montezemolo e Michael Schumacher (a destra)
Luca Cordero di Montezemolo e Jean Todt alla celebrazione per Michael Schumacher
Ferrari F2001, Luca di Montezemolo, Rubens Barrichello, Michael Schumacher
Luca di Montezemolo
Luca di Montezemolo
Luca di Montezemolo, Ferrari
Luca di Montezemolo
Luca di Montezemolo, Presidente Ferrari
Luca di Montezemolo
Luca di Montezemolo, Presidente Ferrari

Luca Cordero di Montezemolo ha rappresentato per tantissimi anni un punto di riferimento all'interno della Ferrari. Arrivato a Maranello come assistente del Drake all'inizio degli anni 70' in poco tempo a scalato posizioni all'interno dell'azienda sino a diventarne presidente. Sotto la sua gestione, prima come Direttore Sportivo e poi come presidente la Rossa ha portato a casa ben 19 Mondiali diventando il marchio di automobile più prestigioso a livello internazionale.

Purtroppo il rapporto con la Ferrari, del quale resta ancora oggi grande tifoso, si è interrotto bruscamente nel 2014. Nel curriculum di Montezemolo compaiono tantissimi ruoli manageriali di rilievo, ma nella sua vita da imprenditore menzione speciale la merita l'avventura avviata nel 2006 con la fondazione della compagnia di treni Italo. L'ex presidente della Rossa si è confidato in una lunga intervista esclusiva a noi di Motorsport.com dove ci ha accompagnato in un viaggio durante la sua stellare carriera.

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Lei è entrato in Ferrari come assistente di Enzo Ferrari. Come era lavorare con il Drake?

Per me è stato un lavoro molto interessante. Per l'epoca è stata una situazione strana perché io ancora non avevo compiuto 25 anni quando sono entrato in Ferrari, prima come suo assistente personale e poi come Direttore Sportivo, che sarebbe l'attuale ruolo di Team Principal. Rispondevo a lui ed era bello lavorare con lui perché era un uomo che guardava sempre avanti.

Da lui ho imparato una cosa importante: cioè che i momenti più delicati sono quando sei in alto e quando vinci, non quando perdi. Quando perdi è logico che deve reagire e mettercela tutta, mentre quando vinci è diverso, è un po' come quando i politici sono al culmine della popolarità, sono proprio quelli i momenti più delicati. Poi ho imparato che non bisogna arrendersi mai. Per me è stata una gran bella esperienza, abbiamo vinto tanto e quegli anni mi sono serviti tanto quando poi ho assunto la responsabilità totale dell'azienda.

Senza l'incidente di Imola, Ayrton Senna sarebbe arrivato a Maranello?

Si. Lui è venuto da me, non ricordo se il martedì o il mercoledì sera, a casa mia, alle porte di Bologna, che dista mezzora di macchina da Imola. Abbiamo fatto una lunga cena insieme e mi disse: "Ma come è possibile che quando io arrivo negli aeroporti e poi arrivano i piloti della Ferrari a me non mi fila nessuno?". Diceva scherzando naturalmente. Parlammo di due cose: per prima cosa lui ringraziò me e la Ferrari per la battaglia che avevamo fatto contro l'eccessiva elettronica. All'epoca c'erano le sospensioni intelligenti. Meno elettronica si vedeva a bordo e più si evidenziavano le doti del pilota. Lui era molto contento della nostra posizione politica.

Poi parlammo di contratti. Lui mi disse che aveva un contratto con la Williams con delle clausole di uscita e parlammo di come si sarebbe potuto configurare un suo arrivo in Ferrari. All'epoca avevamo Berger e Alesi di cui eravamo anche contenti. Ognuno doveva arrivare ad una soluzione per risolvere certi contratti. Lui quella sera mi disse che gli andava bene, il tutto era anche in relazione al piazzamento che avrebbe ottenuto, ma lui aveva delle clausole per liberarsi dalla Williams.

Ayrton Senna e Luca di Montezemolo

Ayrton Senna e Luca di Montezemolo

Photo by: Ercole Colombo

Tra i piloti con i quali ha lavorato c'è qualcuno che le è rimasto nel cuore?

Sicuramente Lauda, perché con Niki c'è stato un rapporto di grande amicizia. Sin dall'inizio, avevamo cominciato insieme, lui era un pilota molto giovane che veniva da un anno in BRM, mentre io ero ai miei esordi come Direttore Sportivo, quindi ci siamo ritrovati all'inizio delle nostre carriere molto uniti, molto amici. Sino a una settimana prima che morisse ci siamo sempre sentiti. Con Niki c'è stato un rapporto personale fortissimo fuori dalle corse che è rimasto invariato dal 1974 ad oggi. 

Anche in certi momenti quando esagerava con le dichiarazioni, io mi arrabbiavo molto, lui capiva e si calmava. Anche con Michael ho avuto un bellissimo rapporto. Quando è arrivato in Ferrari si è sposato e ha avuto dei figli e lo stesso è accaduto a me. Mick veniva quasi in culla a casa mia quando venivano Corinna e Michael a mangiare. Con lui era importante stargli vicino in alcuni momenti difficili: uno su tutti il famoso incidente con Villeneuve a Jerez.

Però mentre con Niki il rapporto era giornaliero, con Michael mi vedevo un po' meno perché lui si sentiva con il suo referente che era Jean Todt, che in quel momento era quello che Montezemolo era stato per Lauda.

Ho avuto ed ho un bellissimo rapporto anche con Gerhard Berger, uno dei piloti che ha fatto più gare nella storia della Ferrari. Poi, anche se sono 2-3 anni che non lo sento, ho avuto un buon rapporto anche con Carlos Reutemann.

Mantengo un buon ricordo un po' di tutti quelli che hanno lavorato con me. Ad esempio Regazzoni era fantastico, sembrava un bel napoletano piuttosto che uno di Lugano. Lui era simpatico ed estroverso. Poi c'è stato Felipe, che è stato un ragazzo che è cresciuto con noi, lo abbiamo mandato alla Sauber e quando è tornato avrebbe potuto vincere il Mondiale nel 2008, perché all'epoca la Ferrari li perdeva anche all'ultimo GP, non come ora che a tre gare dalla fine è già fuori. Ancora, c'era Jean Alesi che era tutto cuore e amava la Ferrari.

Quello con cui ho avuto più rapporto è Lauda, ma con tutti gli altri continuo ad avere contatti. Mi sento con Berger in continuazione, ma anche con Felipe e Alesi.

Valentino Rossi quanto è stato vicino alla Ferrari? Il progetto era di affiancarlo a Schumacher?

Le devo dire la verità, quando Valentino me ne parlò pensavo che lui volesse correre e non provare la F1. Poi una sera venne a casa mia a cena e mi accorsi che lui stava programmando per l'anno seguente la possibilità di correre.

Poi però, da ragazzo intelligente quale è, fece questo ragionamento: Io in F1 potrò anche andare forte, ma è tutto da vedere che io possa essere un grandissimo, mentre nelle moto lui era un grandissimo. Lui poi avrebbe dovuto abbandonare la MotoGP per tanto tempo per concentrarsi sulla F1, perché una cosa è fare 20 giri e un'altra è prepararsi per un campionato.

Lui giustamente si tolse la soddisfazione e capì che anche in F1 poteva andare forte, però di là era un extra bit, mentre qui non era così sicuro. 

Ci può raccontare il momento del primo ritiro di Schumi? Come è nata la cosa e lei quando lo ha saputo?

Ne avevamo parlato da diverso tempo. Michael si è ritirato non tanto per le gare, ma più che altro perché non reggeva più tutta quella pressione che portava con sé il fatto di essere il più grande campione della storia della F1. Giornalisti, interviste, sponsor, prove, tutta questa parte che lo esasperava, lo stancava.

Lui lo aveva detto a me e a Todt e ne avevamo parlato a lungo. Non è stata una decisione dell'ultimo minuto o comunque un po' alla Rosberg per intenderci. Ci sono stati due momenti che non dimenticherò mai: l'ultima gara ad Interlagos che fu eccezionale, che dimostra che lui quando si ritirò era fortissimo, non lasciò in una fase di decadenza. Poi il secondo ricordo è quando a Monza, durante i Ferrari Day portò la vettura ai box dopo aver fatto l'ultimo giro su una Ferrari, scese dalla monoposto e noi eravamo tutti lì ad aspettarlo. Fu un momento di grande commozione.

Lei ha qualche notizia sulle condizioni attuali di Michael? Pensa che lo rivedremo mai in pubblico?

Quello che le posso dire è che non so niente, ma se parla il mio cuore la speranza è sempre quella di rivederlo.

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Luca di Montezemolo, Presidente Ferrari, (a destra) abbraccia Michael Schumacher

Luca di Montezemolo, Presidente Ferrari, (a destra) abbraccia Michael Schumacher
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Foto di: Sutton Motorsport Images

Luca Di Montezemolo, Presidente Ferrari, con i piloti Rubens Barrichello e Michael Schumacher, al lancio della F2005

Luca Di Montezemolo, Presidente Ferrari, con i piloti Rubens Barrichello e Michael Schumacher, al lancio della F2005
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Foto di: LAT Images

Luca di Montezemolo, presidente della Ferrari con Fernando Alonso, Ferrari

Luca di Montezemolo, presidente della Ferrari con Fernando Alonso, Ferrari
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Foto di: XPB Images

Malesia 2000, Jean Todt, Michael Schumacher, Rubens Barrichello Luca Badoer, Luca di Montezemolo, Ferrari

Malesia 2000, Jean Todt, Michael Schumacher, Rubens Barrichello Luca Badoer, Luca di Montezemolo, Ferrari
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Foto di: Ercole Colombo

Jean Todt, Michael Schumacher e Luca di Montezemolo

Jean Todt, Michael Schumacher e Luca di Montezemolo
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Foto di: Alessio Morgese

1974, Enzo Ferrari con Luca Di Montezemolo

1974, Enzo Ferrari con Luca Di Montezemolo
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Foto di: Ercole Colombo

Luca di Montezemolo, Clay Regazzoni, Niki Lauda, Ferrari

Luca di Montezemolo, Clay Regazzoni, Niki Lauda, Ferrari
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Foto di: Ercole Colombo

Cosa pensa del paragone tra Hamilton e Schumacher? Negli anni in cui è stato in Ferrari Lewis è mai stato vicino a Maranello?

Hamilton è un grande appassionato delle nostre auto. Mi ricordo che una volta Domenicali venne da me per perorare la causa di vendere a lui una LaFerrari, perché noi eravamo molto rigidi sull'assegnazione delle macchine, ci voleva un curriculum da collezionista. Alla fine, siccome si trattava di un grandissimo campione molto appassionato delle nostre macchine gliela vendetti. Ora, ogni volta che lo incontro ci ricordiamo di quella cosa. Comunque negli anni in cui io avevo la responsabilità in Ferrari lui non è mai stato vicino ad arrivare a Maranello. Anche perché noi onestamente avevamo Schumacher, poi abbiamo avuto Raikkonen, poi Alonso, quindi non è mai stato vicino nella maniera più assoluta. In futuro non lo so, ma finché sono stato io no. 

Detto questo io considero Hamilton un campione straordinario, ma è sempre difficile fare paragoni. Cambiano le macchine, cambia il modo di guidare, ci sono molte più corse in un anno, le gare sono differenti. Oggi ad esempio un pilota deve anche essere un ragioniere con le gomme. Nell'attuale F1 lui è un gradino superiore agli altri, anche quando come quest'anno e l'anno scorso non aveva la Mercedes imbattibile di sempre.

Michael per me è ancora unico. Hamilton è giovane ed ha ancora alcuni anni davanti a sé, per me è comunque un grandissimo pilota.

Ci racconta il momento più bello e quello più brutto della sua vita manageriale?

Il momento più brutto per me è stato quando ho lasciato la Ferrari, perché non mi è piaciuto il modo in cui è avvenuta la cosa. Dopo 23 anni di successi mi è molto dispiaciuto. Io ho vinto 19 campionati del mondo tra costruttori e piloti, con tre piloti differenti: Niki, Michael e Kimi. Avevo un grande rapporto con gli uomini che lavoravano in Ferrari, l'atmosfera, la fabbrica, poi in quegli anni abbiamo sempre o vinto o perso all'ultima gara. Per me è stato un momento brutto perché pensavo che la situazione si potesse gestire in maniera differente. 

Sono stato contento poi di vedere che pochi mesi dopo il successo avuto dalla Ferrari in borsa era dettato da tutto il lavoro che avevamo fatto negli anni precedenti.

I momenti più belli invece sono stati tre: il primo è quello del Mondiale vinto nel 1975 a Monza, sentì Ferrari al telefono commosso. Vincemmo il GP con Regazzoni e il Mondiale di F1 davanti al nostro pubblico con Niki 12 anni dopo l'ultima volta. Poi un altro momento fantastico è stato nel 2000 quando vincemmo con Michael il titolo piloti dopo aver conquistato quello costruttori l'anno prima. Infine ricordo con orgoglio quando ricevemmo dal Financial Time il premio "The best place to work in Europe", il miglior posto dove lavorare in Europa con la nostra Formula Uomo. Quella fu una grande vittoria perché fu una ricerca fatta sui lavoratori di tutte le aziende europee. Fu un momento davvero bellissimo.

Cosa manca a questa Ferrari per tornare grande?

Questo è un discorso lungo. Manca soprattutto un forte gruppo di leadership. Noi abbiamo cominciato a vincere titoli o a perderli all'ultima gara dal 1976. Avevamo un gruppo con il sottoscritto che ogni martedì faceva una riunione per la gestione sportiva. C'era Jean Todt, Ross Brawn, Stefano Domenicali, Rory Byrne, avevamo un gruppo di vertice molto molto forte, ognuno con una chiara responsabilità. In quegli anni non ci sono state mai polemiche, anche quando ci sono stati momenti difficili. Questo è molto importante, è fondamentale avere gente che ha nel sangue la F1. La Formula 1 non è un mestiere che si può fare part time e senza conoscerlo.

Noi abbiamo vissuto gli anni d'oro della Williams della fine degli anni '90, poi c'è stata la McLaren di Hakkinen, poi ancora la Renault con Alonso. Infine la Red Bull con Vettel contro cui abbiamo perso il Mondiale all'ultima gara. All'epoca c'era molta più competizione. Binotto è molto bravo, ma è anche molto solo. 

Se lei vede, con tutto il rispetto, lo staff che c'era all'epoca oggi ricoprono tutti cariche di grande importanza: Todt è presidente della FIA. Brawn ha praticamente messo in piedi la Mercedes che c'è oggi. Domenicali è presidente e amministratore delegato della Lamborghini. Io sono orgoglioso che tutte le persone che io ho scelto e inserito in azienda abbiano fatto queste grandi carriere. Oggi c'è una persona giovane e preparata come Binotto, che è troppo solo.

"La Ferrari ha la necessità di una gestione chiara di questi due piloti".

Torneerebbe a ricoprire la sua vecchia carica qualora se ne presentasse l'occasione?

Ci sono talmente tanti sé davanti che è inutile che le risponda. Se improvvisamente ci fosse la rivoluzione mondiale e mi venisse chiesto di tornare risponderei tre volte si, ma stiamo parlando come se l'Italia d'improvviso diventasse la Luna.

Mi dispiace vedere una Ferrari con un grande potenziale, che negli ultimi anni non riesce a giocarsi il Mondiale sino all'ultima gara. Dall'altro lato però abbiamo avuto la soddisfazione di aver visto tante pole e una Ferrari vincente a Monza.

Lei terrebbe i due piloti?

Sicuramente sono due piloti molto forti di età diverse e caratteristiche diverse. Leclerc ha fatto una stagione molto buona per essere all'esordio. La Ferrari però ha la necessità di una gestione chiara di questi due piloti. Devo dire però che nel caso dell'ultimo incidente c'è stata un po' di sfortuna perché di solito con quel tipo di contatto non vanno fuori i piloti. Però è chiaro che bisogna chiarire le posizioni.

Io ho sempre puntato su un pilota che poteva essere Schumacher, Alonso o Raikkonen con un altro pilota che era fondamentale per vincere il costruttori e portare via dei punti agli altri. L'altro pilota non creava problemi. Patti chiari e amicizia lunga. Ricordo che lo dissi a Barrichello dopo la famosa polemica della gara in Austria, gli dissi: "Se a te non sta bene ti fai la tua squadra e fai quello che vuoi, ma finché corri per la Ferrari corri per questa maglia". Quando sono più chiari ruoli e posizioni è meglio. È chiaro che il compagno di team è sempre un pilota da battere, in Mercedes ad esempio i momenti critici sono stati quelli tra Hamilton e Rosberg. Noi questi problemi non li abbiamo mai avuti perché o puntavamo su un numero due che non desse problemi al primo pilota o comunque chiarivamo prima certe determinate dinamiche.

Penso che Leclerc è andato ancora meglio delle aspettative e non si era pronti a gestire questo genere di situazioni. Anche Vettel ha fatto bene, entrambi sono molto forti. Poi è normale che il pilota con qualche anno in più non veda di buon occhio il giovane che vuole stargli davanti. L'importante però ora è essere molto chiari e rigidi nella gestione.

Lei è sempre stato molto lungimirante, secondo lei quale è il futuro dell’automobile?

Io credo che siamo davanti ad una rivoluzione. Credo che ci sarà un grande boom dei trasporti collettivi come il car sharing e i nuovi autobus ibridi. Si sta puntando fortemente sull'elettrico, ma secondo me ci sono ancora alcune incognite da valutare. Sono certo che sarà molto utile in città, mentre ho qualche perplessità per quanto concerne la lunga distanza perché ci vogliono delle batterie molto grosse e rendi le macchine troppo pesanti, inoltre bisogna capire come smaltire queste batterie.

Siamo di fronte poi a delle opzioni come l'idrogeno. Io non sono anti-diesel di nuova generazione. Bisogna stare attenti a seguire la tecnologia e non le mode. Elettrico e idrogeno bisogna valutarli sino in fondo. L'ibrido bisogna capire i consumi. Io, da cliente dell'elettrico, credo che sulla media distanza e in città sia il futuro. Ho qualche perplessità sulle lunghe distanze.

Oggi i giovani sono meno appassionati alle vetture rispetto al passato. Usano il car sharing, vedono la macchina come un mezzo di trasporto e non come un oggetto edonistico e di passione. Io rompevo le scatole a mio padre quattro anni prima di prendere la patente, oggi invece sento ragazzi di 18 anni che non prendono nemmeno la patente. Siamo in un momento interessantissimo di trasformazione non solo a livello tecnologico, ma anche a livello di cultura dell'automobile. 

Ricordo che nel 2014, quando incontrai il capo di Google, mi disse che amava la Ferrari, ma che guidava una Toyota ibrida proprio pensando all'ecologia. Questo è un momento interessantissimo. Anche per gli autobus è un momento cruciale perché dovrebbero arrivare finalmente gli autobus cittadini elettrici, mentre oggi abbiamo ancora dei mezzi vecchi che inquinano. Anche la politica però deve incentivare tutto questo magari immettendo autobus elettrici all'interno delle città.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Io guardo molto avanti. Se guardo indietro potrei scrivere un libro. Ho fatto il presidente della FIAT in un momento difficilissimo in cui erano morti i due leader Gianni e Umberto e c'erano le banche che erano quasi proprietarie dell'azienda. Ho fatto il presidente della Federazione italiana dell'editoria perché ho sempre avuto la passione per l'editoria. Ho fatto il presidente di confindustria. Ho fatto il presidente di Maserati che c'erano i cani nello stabilimento, era chiuso e abbiamo fatto una macchina meravigliosa che era la Maserati Quattroporte con Pininfarina. Ho partecipato alla prima barca italiana alla Coppa America, la famosa Azzurra. Ho organizzato i Mondiali di calcio del '90. Ho fatto, tra le varie cariche che ho ricoperto, 30 anni di Ferrari. Tenga conto che il Cavallino Rampante ha 70 anni di storia e per la metà della sua storia io sono stato lì. 

Poi ho fatto, secondo me, la più grande operazione di privatizzazione avvenuta in Italia dopo la televisione. Io ho fatto i treni. Da un foglio bianco ho avuto l'idea di fare un treno, ho coinvolto amici e istituzioni come una banca senza prendere un euro di denaro pubblico. Ho coinvolto alcuni amici imprenditori. Quest'anno abbiamo avuto 21 milioni di passeggeri sui nostri treni e già quella è stata un'impresa titanica. Questa, dopo i Mondiali vinti in Ferrari, è stata la più grande soddisfazione che mi sono tolto come imprenditore. Ora sto lavorando ad un nuovo progetto con Flavio Cattaneo molto interessante che riguarda gli autobus. Stiamo lavorando all'ipotesi di un'azienda di autobus innovativa che possa collegare quelle tratte dove è complicato andarci in treno e dove andarci in auto costa tantissimo. Se riusciremo a realizzare questo progetto sarà unico in Italia.

 
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Serie Formula 1
Piloti Luca di Montezemolo
Team Scuderia Ferrari
Autore Antonio Russo