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Leclerc: "Smettete di dirmi 'razzista' perché non mi inginocchio"

Il pilota della Ferrari, tramite una serie di tweet, si sfoga e sottolinea di essere disgustato dal razzismo e dai razzisti, ma anche di non giudicarlo tale per non inginocchiarsi durante gli inni nazionali prima dei GP.

Leclerc: "Smettete di dirmi 'razzista' perché non mi inginocchio"

"Non sono razzista". Nel corso di queste settimane, Charles Leclerc lo ha affermato più volte, lo ha scritto spesso utilizzando media differenti con l'obiettivo di far passare il suo messaggio e fuggire dalle insinuazioni piovutegli ingiustamente addosso dopo averlo visto in piedi durante gli inni nazionali dei gp, facendo scelte differenti rispetto a tanti suoi colleghi.

Oggi pomeriggio il pilota della Ferrari ha voluto ribadire il concetto espresso a più riprese e lo ha fatto con una serie di tweet postati dal suo account ufficiale. Charles ha usato parole chiare, concetti ficcanti e lungi dall'essere interpretabili in più maniere.

Insomma, non inchinarsi durante un inno nazionale non vuol certo dire essere a favore del razzismo. Questa è solo una piccola parte del messaggio, perché quella più importante arriva sin dalle prime righe del suo intervento social.

"E' davvero triste vedere come alcune persone abbiano manipolato le mie parole per fare titoli e faer di me un razzista. Non sono un razzista, odio assolutamente il razzismo. Il razzismo mi disgusta", ha subito attaccato Charles.

"Piantatela di inserirmi nello stesso gruppo di orrende persone che discriminano gli altri a causa del colore della pelle, della religione o di genere. Non faccio assolutamente parte di quella schiera e non sarò mai uno di loro. Ho sempre avuto rispetto per tutti e questo dovrebbe essere uno standard in tutto il mondo".

"E a chi usa la mia immagine per promuovere le loro idee sbagliate, chiedo di farla finita. Non sono immischiato nella politica e non voglio essere coinvolto in essa".

"Non voglio più essere giudicato. Come ho detto tante volte, sono molto attivo sui social media e non accetto di essere chiamato nel mondo in cui sono stato chiamato nelle ultime settimana, in maniera negativa ovviamente, solo perché non mi sono inginocchiato durante gli inni nazionali".

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Autore Giacomo Rauli